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venerdì, novembre 27, 2009

La visione Junghiana.

La visione Junghiana.
Difficile dire in poco così tanto, la storia delle persone può essere
un indice del loro pensiero, alle volte la storia si trasforma in
storie dove son troppe le cose da considerare perdendo un unicità del
pensiero per lasciare spazio alla sua molteplicità.
Per me la curiosità per Jung emerge quando si interessa del sacro,
come risulta dalla citazione qui di seguito, Jung ha appoggiato la
filosofia come studio del pensiero per aprire una visione laica del
mondo spirituale attraverso la filosofia e la scienza medica,
sottraendo il monopolio alla religione, fino a prima di Freud,
inizialmente suo mentore, unica detentrice dell'idea di Uomo e di
Spirito.
Jung riteneva che "va ammesso che noi psicoterapeuti dovremmo essere
dei veri filosofi o medici filosofi; anzi, che già lo siamo anche se
non vogliamo ammetterlo, poiché una differenza troppo grande divide
ciò che noi facciamo da quello che all'università viene insegnato
come filosofia"
La sua idea di Psicoterapia e la sua concezione del mondo passa per
Jung come " l'acquisizione progressiva della totalità psichica, il
cammino verso il Sé, questa è la sola possibilità di divenire un
essere umano totale, sapiente, felice e realizzato, di comprendere
l'incomprensibile".
la curiosità e l'interesse porta Jung ad interessarsi dei confini del
la conoscenza e trova l'alchimia e anche l'ipnosi attraverso l'idea
dell'inconscio.
« L'alchimia è, come il folclore, un grandioso affresco proiettivo di
processi di pensiero inconsci. A causa di questa fenomenologia mi sono
sottoposto allo sforzo di leggere da cima a fondo l'intera letteratura
classica dell'alchimia»
Infine la sua visione globale dell'inconscio come spirito o inconscio
collettivo, molto illuminata come visione dal momento che introduce
una visione ecologica, globale, dove il tutto è nell'uno che è nel
tutto, anche dopo la vita stessa.
« Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente
indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non
potrebbero concepire nemmeno approssimativamente...Prima o poi, i
morti diventeranno un tutt'uno con noi; ma , nella realtà attuale,
sappiamo poco o nulla di quel modo d'essere. Cosa sapremo di questa
terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea
nell'eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci
sentiremo tutti membri di un unico corpo ».
La ricerca del sacro come tentativo d'andar oltre al conosciuto
abbracciando l'inconscio è per me la visione Junghiana, un tentativo
coraggioso che si ribella alla teorizzazione dell'individuo di stampo
psicanalitico, che al tempo riduceva tutta la volontà umana ad una
manciata di pulsioni in cui quella sessuale, di cui era molto
impregnata la cultura borghese Viennese del tempo di Freud, era la più
risonante.
Libera e dunque individuale interpretazione dell'inconscio per
riscattare il singolo individuo e la sua storia, dunque la sua visione
di un fine ed uno scopo che la concezione del tempo, come storia
appunto, ci permette si avere, restituendogli così la sua visione del
sacro, questa per me in sintesi la visione Junghiana.

Dr. Marco Chisotti







martedì, ottobre 27, 2009

L'Ipnosi non è una semplice tecnica di rilassamento che induce in
una persona un semplice stato psicofisico. L'ipnosi permette di
influire sulle condizioni psichiche, somatiche e viscerali, dunque è
un mezzo specifico per permettere ad un individuo di cambiare stato
mentale, l'equilibrio tra pensieri e sensazioni. Per mezzo del
rapporto creatosi fra paziente/cliente e l'ipnotizzatore si lavora
sullo stato mentale della persona che, proprio perché differente dallo
stato mentale di veglia, permette un facile apprendimento, essendo
ogni stato mentale memoria dipendente, l'individuo non porta con s'è
le barriere della sua identità, barriere che si son strutturate dal
bambino in avanti attraverso le sue esperienze e conoscenze
tratificatosi nel tempo. Questa constatazione ormai condivisa dalla
maggior parte degli specialisti è realmente costata secoli di
discussioni e di alterni giudizi sul metodo in questione. La più
antica delle interpretazioni risale ai popoli greci, egizi e romani
che utilizzavano lo stato di trance ipnotica per "avvicinarsi alle
divinità" e predire il futuro. Tuttavia il padre dell'ipnosi pre-
moderna è considerato Franz Mesmer (1734-1815), dalla cui
interpretazione sono poi discese tutte le teorie di tipo magnetico e
fluidico. Egli riteneva che il fenomeno ipnotico fosse da attribuire
al "magnetismo animale", intesto come forza che, traendo origine
dai corpi viventi, anche inanimati come le piante, potesse passare in
altri, tra cui i malati, come fluido magnetico e curativo.Tali teorie
ebbero tanta risonanza in Francia, dove dal 1825 si avviarono numerosi
studi per cui il mesmerismo, inteso come forza magica, venne ben
presto sostituito da conoscenze che pretendevano di essere più
scientifiche e spiegavano il fenomeno in termini di fluido o di onde
che, attraverso lo spazio si irradiavano dall'ipnotizzatore ad altri
soggetti. Charcot (1825-1893), il celebre clinico che teneva le
lezioni alla Scuola della Selpetriere, sviluppò meglio quest'ultimo
concetto sostenendo che solo in soggetti affetti da isteria e
caratterizzati quindi, da una particolare disposizione psicologica,
era possibile produrre tale trasmissione di fluido psichico.Oltre alle
teorie di Charcot ne nacquero molte nello stesso periodo; in
opposizione a quelle di tipo magnetico-fluidico, Faria (1776-1819)
diede il via ad interpretazioni di tipo psicologico che cercavano,
nell'ipnotizzato stesso, le spiegazioni del fenomeno. Si iniziò
quindi a studiare processi quali l'attenzione, la suggestione e
finalmente si ipotizzò l'importanza di un rapporto tra ipnotizzatore
ed ipnotizzato, escludendo quindi la possibilità di ottenere una
trance come effetto di una meccanica trasmissione di onde
psichiche.Bernheim (1837-1919) ed i suoi allievi, che in particolar
modo si sono occupati dei processi relativi alla suggestionabilità, si
caratterizzarono come gli oppositori della Scuola di Charcot,
sostenendo che la possibilità di essere ipnotizzati non era
assolutamente una caratteristica patologica, ma l'effetto di una
tecnica che sfruttava la suggestionabilità degli individui.Anello di
congiunzione tra queste teorie e quelle più prettamente
psicoanalitiche è costituito dalle teorie dell'autosuggestione di
Couè (1857-1926): egli sosteneva che la suggestione non agisce sulla
volontà ma sull'immaginazione e che, quest'ultima,
corrisponderebbe all'inconscio; il soggetto, elaborando le
suggestioni ricevute, otterrebbe una sorta di autosuggestione ed
andrebbe così ad agire sul proprio inconscio. Per quanto riguarda la
interpretazione psicoanalitica, l'ipnosi rappresenta un fenomeno di
regressione, nel quale il soggetto reagisce rivivendo una situazione
passata e sostituendo l'originale attore con il terapeuta.Nell'est
europeo, accanto a interpretazioni di natura psicologica, vennero
enunciate varie spiegazioni fisiologiche. Pavlov (1849-1936) dimostrò
che l'induzione ipnotica produceva inibizione neuronale a livello
della corteccia cerebrale, che si andava irradiando a tutto il
cervello ma lasciando comunque delle zone di vigilanza; lo stato di
trance rappresenterebbe quindi una specie di difesa dell'organismo
dall'afferenza di stimoli monotoni e ripetitivi (abitazione) o, se
l'ipnosi viene indotta bruscamente, per un blocco induttivo per
eccessiva stimolazione.Attualmente come tecnica specifica ed acquisita
con un corso specialistico, l'ipnosi può essere inserita in un
progetto di relazione d'aiuto più ampio, valutando sempre la
disponibilità del paziente e la sua motivazione al cambiamento.
L'ipnosi moderna trova il suo padre in Milton Erickson, a lui
l'introduzione in terapia di un incoscio "buono" utile, interessato a
dare un aiuto alla persona. Un'induzione ipnotica non rappresenta un
problema tecnico in sé, ma proprio per il suo principio attivo, agisce
sull'apprendimento della persona, ed il suo effetto di riduzione del
senso critico del soggetto, che contempla della conoscenza la sua
parte che ci obbliga, l'ipnosi può indurre reazioni anche intense, sia
dal punto di vista psicologico che fisiologico volte al miglioramento
della situazione del soggetto. La capacità di gestire tale
eventualità fa parte della professionalità dell'ipnotizzatore.
Molte sono le tecniche induttive ed è necessario che l'ipnologo le
conosca per poter rapidamente decidere quale è la più adatta al
paziente da trattare o al suo specifico problema.Le suggestioni
ipnotiche sono rappresentate da atti che il soggetto compie pur non
sapendosene spiegare il motivo, o durante la seduta ipnotica o anche
ad una certa distanza di tempo dalla seduta in cui queste sono state
suggerite. Possono essere suggestioni psichiche, motorie, sensitive,
sensoriali, o riguardare le funzioni della vita vegetativa. Possono
interessare anche l'attività onirica del paziente inducendone dei
sogni. Vi sono diversi livelli di profondità della trance che rendono
più forti tali suggestioni.


Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
Cell. 3356875991
http://www.chisotti.com

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venerdì, ottobre 16, 2009

Ipnosi e tipi logici!
A cura di Marco Chisotti.

L'ipnosi per sua natura lavora su differenti livelli logici
contemporaneamente, se dico " ora chiudi gli occhi " il significato è
chiaro ma a seconda dell'intonazione posso imporre con un comando o
guidare dolcemente la persona verso un'esperienza, solo usando il
paraverbale oriento e guido in modo efficace l'individuo nel suo mondo
interno, al contempo toccando e sollevando la sua mano ad un altro
livello conduco una levitazione del braccio. Usando livelli logici
diversi destabilizzo più facilmente la parte logica, dominante nello
stato di veglia, a favore della parte creativa. Favorendo la
differenza percettiva col tocco faccio lavorare a più livelli la
persona generando facilmente una dissociazione. Tutta la vita mentale
di un individuo è di un grado più astratta del mondo fisico,
l'intelligenza si esprime proprio grazie a questo livello logico
differente, esistono le forme che stanno ad un livello logico
superiore dei processi che son da esse descritti, ma a sua volta un
nuovo processo può contenere più forme dando vita ad una nuova
descrizione. "Così posso sollevare la tua mano (forma di un processo)
e mentre la sollevo il tuo cuore batte, il tuo respiro solleva il tuo
petto (processo di una forma) e tutto questo esprime il tuo vivere
profondo (forma di un processo) un vivere inconscio che non devi
seguire perchè è parte di te che sei parte del vivere (forma di un
processo di una forma". La trance è un processo ( guidare ) condotto a
livelli differenti la mente inconscia dell'individuo attraverso forme
( descrizioni ) sempre mutevoli con l'intento di creare un cambiamento
( nuovo processo ) che declinerà nell'individuo una nuova filosofia di
vita ( nuova forma ), così avanti in un processo di forme, di forme di
processi senza fine.

Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
Cell. 3356875991
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martedì, ottobre 13, 2009

Atti linguistici ed atti ipnotici.

L'atto ipnotico nell'induzione.

Considerando il lavoro di J. Austin sugli atti linguistici, il qual
lavoro ora si ritrova come base operativa nella filosofia analitica,
ogni espressione linguistica è un atto: anche l'enunciato ritenuto
constativo (constatare attraverso un analisi visiva, o logico
cognitiva) è un'azione (ad esempio, dire "e mentre chiudi gli occhi ti
accompagno…" equivale a un impegno, a un atto, è enunciazione
performativa e non solo indicativa e descrittiva).
Così il linguaggio ipnotico è scomponibile iin tre atti ipnotici
differenti:

L'atto ipnotico locativo è quello con cui si dice qualcosa dotato di
significato (ad esempio, "i tuoi occhi sono aperti la tua mano è
leggera") e può essere elaborato dal punto di vista paralinguistico
(tono, timbro, ritmo e volume della voce).

L' atto ipnotico illocutivo è un atto effettuato col dire qualcosa:
esso, oltre a informare, constatando una data realtà (ad esempio, il
fatto che i tuoi occhi siano effettivamente aperti, o che la mano sia
proprio leggera), può contenere un'esclamazione, una preghiera o un
suggerimento (ad esempio, l'invito a chiudere gli occhi o nel caso di
chiudere ancora più fortemente i tuoi occhi o l'invito a sollevare la
mano ora ). L'atto illocutivo ha quindi una forza collegata alla reale
intenzione di chi compie quell'atto ipnotico.

L' atto ipnotico perlocutivo è l'atto compiuto per il fatto di dire
qualcosa: quello per cui si raccoglie il suggerimento (o comando,
invito, ecc.) implicito in quell'atto "illocutorio" e si esegue ciò
che viene suggerito (si chiudono, cioè, gli occhi, si solleva la
mano). Mette in evidenza l'interattività costitutiva dell'ipnosi,
cioè gli effetti sugli interlocutori che l'atto ipnotico determina.
Queste specifiche aiutano a distinguere e comporre con precisione
l'esperienza dell'ipnosi.
Per quanto riguarda il lessico ipnotico (le parole usate durante un
induzione) è utile fare una distinzione:

Il lessico passivo, viene capito tramite il senso del contesto non si
riesce ad utilizzarlo attivamente, mentre il lessico ipnotico attivo
risulta produttivo, viene utilizzato anche mentre si parla e le sue
possibilità di impiego sono così conosciute che vi si possono formare
frasi sensibilmente comprensibili, che raggiungono con facilità la
possibilità di guidare la persona.

Per quanto riguarda il numero di parole da usare con l'ipnosi in
generale bastano dalle 400 alle 800 parole, le parole usate nella vita
quotidiana.
L'uso di parole più difficili come quelle usate in riviste, giornali o
nei classici arrivando fino a 4.000 alle 5.000 parole, o in casi
eccezionali come son presenti in Dante o James Joyce, parole fino a
80.000 o 100.000 parole, ha solo lo scopo di generare o confusione o
saturazione del canale razionale cognitivo o quello percettivo.
Il linguaggio e di conseguenza il lessico deve essere semplice durante
l'induzione come si parlasse ad un bambino, al massimo usando parole
più difficili all'inizio dell'induzione e via via che si prosegue
nell'induzione usare un lessico più semplice.
Ad esempio osservando la costruzione di nuovi campi di comunicazione
(Chat, SMS, ...) nei quali si utilizza un lessico che va dalle 100
alle 200 parole, si può arrivare ad usare e ripetere in modo
rafforzativo le stesse parole.

L'esperienza che si crea con l'uso mirato delle le parole è come una
nagia, una tecnica che si prefigge lo scopo di influenzare gli eventi
e dominare i fenomeni fisici, di creare ed usare l'inconscio,
servendosi di gesti, atti ipnotici formule verbali e rituali
appropriati a far cambiare, adattare, riequilibrare la persona che
stiamo portando o mantenendo in trance ipnotica.


Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
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venerdì, ottobre 09, 2009

Il lavoro della mente umana

Il lavoro della mente umana è per me ben rappresentato dal pensiero
del costruttivismo radicale, qui di seguito i principi del pensiero
costruttivista.
I principi fondamentali del costruttivismo radicale!
La conoscenza non viene ricevuta passivamente ne attraverso i
sensi ne grazie alla comumcazione;
La conoscenza viene attivamente costruita dal soggetto "cconoscente".
La funzione della conoscenza è adattiva, nel senso biologico del
termine, e tende verso l'adattezza o la viabilita.
La conoscenza serve all'organizzazione del mondo esperienziale dei
soggetto, non alla scoperta di una realtà ontologicamente oggettiva.
Di fondo due punti fondamentali son presenti nel costruttivismo, il
meccanismo percettivo che si lega alla nostra conoscenza, e
l'attegiamento adattivo alla ricerca di un'organizzazione.
Di fondo questi due punti riguardano l'assimilazione e l'
accomodamento. L' uno ci guida al cofronto col mondo esterno, l'altro
col mondo interno.


venerdì, agosto 21, 2009

Bisogni e motivazioni.

Oltre ai bsogni fisiologici (come aria, fame, sete, ambiente ecc.),
che vanno soddisfatti per la spravvivenza, esistono molti altri
bisogni che vanno a legarsi alla conoscenza degli individui, la
quantità di bisogni è strettamente legata alla conoscenza. Gli stessi
bisogni fisiologici divengono altamente interpretabili, la quantità e
la qualità del cibo e delle bevande che necessita una persona è
veramente personale, difficile stabilirne i confini, si può dire che
senza non si sopravvive. Il certi luoghi son rarefatti certi
componenti, o sovrabbondano tanto da rendere la vita stessa biologica
estremamente vulnerabile. Ma andando oltre al livello base vediamo in
fondo cosa cercano nella loro vita le persone.
Uno dei bisogni che si ritrova facilmente nelle persone è il bisogno
di sicurezza e protezione, è facile vedere che le persone sviluppano
più fortemente tale bisogno se hanno avuto esperienze negative a
proposito nella loro infanzia, la conoscenza dunque amplifica un
bisogno per esperienza. Dalla protezione e sicurezza si ottiene anche
il senso di riconoscimento, proteggo con amore ed attenzione,
implicitamente riconosco la persona. Naturalmente è facile perdere i
confini di tale bisogno, nel sentirmi minacciato nella mia sicurezza
posso facilmente eccedere in un comportamento che passa da difesa a
offesa, è dunque difficile stabilire criteri, il tutto torna ad essere
un problema di esperienze, conoscenza e cultura presente nel contesto.
Alla protezione e sicurezza segue un altro bisogno presente in ogni
persona, sempre considerando la propria esperienza e cultura di
riferimento, il bisogno di appartenenza (affetto, identificazione), si
può intuire quanto sia legato al bisogno di protezione, si sa anche
che allontanarsi, anche solo per diverse opinioni, dal proprio gruppo
di riferimento ci fa sentire a disagio, noi cerchiamo costantemente
l'assonanza cognitiva con gli altri, è impegnativo reggere la
dissonanza cognitiva dagli altri.
Fenomeni come la moda, la tendenza, rivelano un forte bisogno negli
individui di uniformarsi al senso comune, al contrario si prova in
forte senso di inadeguatezza in molte circostanze in cui ci
allontaniamo dalla cultura e conoscenza del gruppo.
Le persone hanno poi bisogno di stima, prestigio e successo, la
stima degli altri ci permette di rimanere a contatto con le esigenze
collettive, successo e prestigio arricchiscono la nostra identità, son
un forte stimolo a proseguire di una strada anche quando questa si
presenta con grandi difficoltà. Anche questa esperienza risulta
dipendere dalle esperienze avute che si son tradotte in conoscenza
fino ad orientarci.
La naturale continuazione del bisogno di stima e riconoscimento è il
bisogno di realizzazione di sé, realizzando la propria identità e le
proprie aspettative e occupando una posizione soddisfacente nel gruppo
sociale noi completiamo la catena di appagamenti che ci motivano. Qui
possiamo annoverare anche il bisogno d'essere protagonisti della e
nella vita.
Penso sia importante aggiungere a questo insieme di bisogni,
conosciuti come la catena dei bisogni di Maslow, alcuni altri che
contribuiscono in gran misura al nostro comportamento.
Naturalmente ognuno di questi bisogni per quantità e qualità attinge
alla propria cultura di riferimento.
Il bisogno d'amare e prendersi cura degli altri (amare, dedicarsi,
curare, crescere, accudire.
Il bisogno di conoscere, capire, scoprire, esser curiosi, soddisfare i
perché ed i come. Il bisogno di procreare, dare vita ad un essere in
cui riconoscerci.
Sento dal mio personale punto di vista che esiste un bisogno di
libertà ed indipendenza, molto importante, sia di tipo materiale che a
carattere spirituale. A tale proposito c'è bisogno di sacro e di
mistero, difficile quantificare e qualificare tale esperienza, la si
comprende e la si vive a livello personale.
L'orientanento, la decisione, la motivazione, la volontà si alimentano
tutti dalla nostra conoscenza che porta con se, in parti differenti,
ognuno dei bisogni in cui abbiamo potuto riconoscerci.


Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
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martedì, agosto 18, 2009

Le vie dell'ipnosi.

Le vie dell'ipnosi.
Nel rispondere ad una persona entusiasta dell'ipnosi che domandava
come poter accedere alla nostra scuola di Ipnosi, mi è tornato in
mente il mio entusiasmo e la mia passione nello studiare il
comportamento umano, la strada dell'ipnosi è probabilmente la strada
del futuro per chi si interessa di relazioni d'aiuto. Si parte con la
curiosità poi si approfondiscono i temi fino a farsi un idea
direttamente sul campo di ciò che può servire ad una persona, non
condivido appieno il bisogno di teorizzare un intervento terapeutico
in ipnosi regressiva come fanno certi miei colleghi come Angelo Bona,
e il famoso Brian Weiss, giustamente hanno incuriosito e strappato il
plauso, divulgando la pratica dell'ipnosi regressiva, ma la terapia
ipnotica viaggia molto spesso nella complessità della mente umana ed
ha bisogno di essere espletata nel rispetto di tale complessità e non
banalizzando con ipotesi interpretative, se non che arrivino
direttamente dal soggetto interessato che facendosi una sua personale
visione dei fatti riesce a darsi una ragione del suo vissuto e questo
gli serve a trovare una nuova strada. In terapia non è vero ciò che
è vero, ma ciò che viene creduto tale, le credenze, le convinzioni,
son loro a "vincere" sulle ipotesi e le teorie, anche quelle
scientifiche, così aiutare una persona non vuol dire persuaderla o
convincerla di qualcosa, come era dedita fare la teoria
psicoanallitica, creando una dipendenza cronica dal terapeuta, vuol
dire piuttosto approfondire e conoscere il suo mondo per restituirielo
riequilibrato, arricchito ed in parte cambiato, nel rispetto della
complessità della vita e del suo personale sistema di riferimento.
Come dice molto bene Zeig, studioso della terapia ipnotico
Ericsoniana, ed autore dell'idea che la terapia è un arte più che una
teoria, e le tecniche sono per lo più una carta da regalo, molto
utile, con cui presentare la nostra competenza, e coinvolgere
emotivente le persone. Ogni processo terapeutico ha bisogno di un
intenzione che orienta il processo stesso. Ogni terapeuta ha bisogno
di tre forse quattro fedi personali:
La prima fede è credere che se avessimo il problema che la persona ci
porta potremmo risolverlo.
La fede numero due è credere che la persona ha una risorsa nella sua
vita che può essere tirata fuori ed utilizzata, credendo alle risorse
della persona e non ai suoi limiti.
Fede numero tre utilizzare tutto ciò che il soggetto mi porta.
La quarta fede è la fede che posso inventarmi sul momento, si possono
avere tanti modelli operativi ma un buon terapeuta, inteso come
persona che si interessa di relazioni d'aiuto, deve sapersi inventare.
L'ipnosi è e ci chiede d'essere tutto questo.
La mia personale idea è che ogni seduta terapeutica sia come un
momento a se dove si vivono in modo diretto esperienza ed emozioni, ed
è questo alternarsi in momenti esperienziali di momenti emotivi e
cognitivi che apre la strada al cambiamento in termini di riequilibrio
come di ristrutturazione.
La terapia episodico esperienziale è a tutti gli effetti l'idea che
rende meglio l'intervento con l'ipnosi.

Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
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Processi attivi del pensare.

Il perché si plasma con facilità, ad ogni esperienza che facciamo con
facilità troviamo una spiegazione, la nostra intelligenza ha un
intrinseco bisogno di finalizzare ogni nostro operato.
Il senso della vita lo si raccoglie quotidianamente si costituisce
attraverso l'esperienza, noi impariamo, consciamo attraverso le nostre
esperienze, facendo esperienza abbiamo costruito il mondo in cui
viviamo, la mappa di questo mondo non è altro che la nostra conoscenza.
Conoscere è vivere, quello che possiamo vedere è parte della nostra
conoscenza che si incrocia e tesse il nuovo intorno a noi. La
conoscenza è la nostra vita, percepiamo, riconosciamo ed utilizziamo
ogni cosa attraverso la forza del nostro conoscere, tanto che non ci
poniamo tante domande in merito, ci lasciamo guidare dalla conoscenza
che guida a sua volta i nostri sensi che guidano la nostra esperienza.
Se il Sè, la nostra identità è possibile considerarla in
un'entità di relazione, non può trovare un suo spazio negli oggetti
dell'esperienza, l'identità o meglio semplicitamrnte il nostro
essere, è un esperienza che non si ferma, è un divenire facendo, la
consapevolezza di ciò che siano e di ciò che facciamo.
La nostra identità non risiede nel cuore, come pensava Aristotele, e
neanche nel cervello, come siamo propensi a pensare al giorno d'oggi,
è nella relazione che siamo ed in cui esistiamo.
Non risiede completamente in alcun luogo, ma si manifesta prettamente
nella continuità della nostra attività di differenziazione e
relazione, nonchè nell'intuitiva certezza o consapevolezza che la
nostra esperienza sia veramente nostra, che siamo noi a vivere ed a
provare ciò che siamo e che viviamo.
Quando si parla ad una persona si danno per scontate tante cose a
partire dall'identificarsi in se stessi, divenendo una parte
dell'esperienza, l'altra parte è intuitivamente frutto dell'esperienza
dell'altro che diamo per scontata.
Il più delle volte la nostra conversazione cammina per suo conto
sostenuta da un unica idea logica di riferimento, il senso comune
condiviso. Abbiamo bisogno di identificarci quando un ragionamento non
risulta più condiviso, bensì si genera, meglio si crea un nuovo
significato.
Il nostro cervello ripete in modo economico ciò che conosce, ma così
facendo si preclude il nuovo, la novità ha bisogno dell'identità
senza la quale non potrebbe esistere. Noi praticamente esistiamo
consapevolmente solo in un atto creativo, quando generiamo il nuovo.
Nell'esperienza dell'ipnosi noi attiviamo un processo creativo di
generazione di significato, senza per questo conoscere il senso di
quello che andiamo a vivere, vivendo uno stato di trance ci lasciamo
guidare da una persona che possiede un suo stato di coscienza e che
conduce l'esperienza per noi, in tal modo seguiamo una logica esterna
alla nostra che dà un senso ed un fine alla nostra esperienza. Non
filtrando in modo consapevole l'esperienza non siamo soggetti alla
nostra conoscenza che ci obbliga, siamo "obbligati" dalla conoscenza
dell'altro, dunque portati a vivere il nuovo. In tal senso abbiamo a
disposizione quotidianamente un certo numero di cellule staminali
indifferenziate, nel nostro cervello, che utilizziamo per ampliare
l'area del cervello interessata alla nuova esperienza. Forse si può
dire che viviamo costantemente in attesa di confermarci nella nostra
identità, ma ci identifichiamo consapevolmente solo quando abbiamo
nuove esperienze. La nostra intelligenza, come processo identificativo
di noi stessi, ha costantemente bisogno di nuovo identificarsi in un
sè diverso per potersi identificare.
Ci attirano le esperienze che non possiamo conoscere, quelle che non
possiamo prevedere, ci attirano le esperienze che chiedono alla nostra
intelligenza di potersi impegnare.

Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
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venerdì, agosto 14, 2009

Costruttivismo scelte di vita e terapia mediante l'ipnosi.

La vita umana è un continuo susseguirai di scelte e decisioni che ci
orientano e condizionano continuamente, ma con quale metro procediamo
nella vita, cosa ci guida nelle nostre scelte?
Heinz von Glasersfield, studioso della comunicazione uomo-animale, e
della traduzione meccanica ha sviluppato il suo modello di
costruttivismo radicale secondo il quale si deve rinunciare
all'ontologia. Contesta l'idea che la conoscenza umana debba
perseguire una rappresentazione vera ed oggettiva di un mondo già
esistente "in sé" poiché per dimostrare una tale verità sarebbe
necessario confrontare ogni conoscenza con quella parte della realtà
che essa dovrebbe rappresentare, cosa non possibile poiché per fare
questo confronto, si dovrebbe conoscere la realtà così com'era
prima di passare attraverso le operazioni del soggetto osservatore, in
altre parole si richiederebbe un confronto tra una cosa che si conosce
ed un'altra che non è conoscibile. Egli è convinto, ed io con lui,
che i concetti che adoperiamo per "maneggiare" il mondo della nostra
esperienza, siano il risultato della nostra attività costruttiva, nel
corso della quale applichiamo una selezione negativa (principio di
viabilità), eliminando tutto quello che non serve o non funziona, in
modo che ciò che rimane alla fine risulti adatto, adoperabile o come
egli preferisce dire "viabile", cioè percorribile.
Le scelte nella vita dunque passerebbero dal setaccio dell'utilità e
della fattibilità fino a dare spazio ad una scelta utile al soggetto e
percorribile.
La vita è un processo cognitivo: vivere significa conoscere e
conoscere significa vivere. È attraverso il processo cognitivo, che
nasce dall'esperienza individuale, che ogni essere vivente genera il
proprio mondo. L'esperienza vissuta è il punto di partenza di ogni
conoscenza e l'uomo compie le proprie esperienze attraverso il
proprio corpo avente struttura determinata. Soggetti diversi
rispondono in maniera diversa ad uno stesso stimolo e la risposta sarà
determinata dal modo in cui l'osservatore è strutturato. È la
struttura dell'osservatore che determina come esso si comporterà e
non l'informazione ricevuta. L'informazione in sé non ha esistenza
o significato se non quello che le attribuisce il sistema con cui
interagisce, perciò l'informazione non può avere un'esistenza
oggettiva e poiché il principio di oggettività è intrinseco al
significato convenzionale del termine informazione, si conclude che
non esiste l'informazione
In tal senso è arbitrario distinguere il soggetto dalla sua vita, ogni
soggetto vive attraverso una continua relazione tra se e il resto,
trovando via via la strada più " viabile " rispetto alle sue esigenze,
non potendo prescindere dalla propria struttura interna, da come siamo
fatti.
Nella terapia si assiste ad un fenomeno riorganizzativo, in
particolare con l'uso dell'ipnosi il soggetto accetta di usare un
approccio creativo al pensiero, le nuove esperienze conseguenti a
questo approccio creativo rendono possibile una nuova relazione col
mondo e la vita, cambiando sostanzialmente l'approccio cambia l'intero
processo di adattamento.
Credo sostanzialmente che la vita venga affrontata attraverso il suo
aspetto viabile, noi percepiamo, dunque riconosciamo ed utilizziamo
contemporaneamente in ogni processo cognitivo.
Nel momento che la nostra mappa adattativa non ci permette di
adattarci alla vita, abbiamo bisogno di un nuovo processo adattativo,
un processo creativo, che ci permetta di farlo. L'intelligenza è
strettamente legata al processo creativo, l'intelligenza crea per noi
una nuova realtà e la mantiene stabile, e questo vien fatto
continuamente ma la nostra coscienza non controlla, o possiede, la
struttura mentale, ne possiede soltanto l'usofrutto, noi non siamo i
possessori del nostro cervello, noi viviamo unicamente del suo
usofrutto.
Usare l'ipnosi vuol dire avanzare un processo creativo che modifica la
relazione che abbiamo col mondo, vien da se che qualunque approccio
nuovo, dunque creativo, va favorito in un processo di cambiamento fino
a raggiungere un nuovo equilibrio.
Si perturba il sistema fino ad ottenere una nuova mappa viabile,
percorribile, per il soggetto.
Qui l'essenza dell'approccio Ipnotico Costruttivista.


Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
Cell. 3356875991
http://www.chisotti.com

Inviato da iPod

martedì, agosto 11, 2009

Ipnosi e contorni.

Nessuna tecnica o disciplina scientifica ha impiegato così tanto tempo
come l'ipnosi a liberarsi dalle connotazioni magiche che ne limitavano
l'utilizzo e la confinavano alle competenze di pochi sedicenti
specialisti.
In epoca moderna, spogliata da ogni orpello di superstizione, é
possibile vedere l'ipnosi nelle sue varie forme, con un occhio nuovo,
restituendogli quel ruolo fondamentale nella gestione dei rapporti
interpersonali e delle dinamiche comunicative di massa.
Nella storia dell'ipnosi Mesmer, Charcot, Jung, Schultz, Erickson,
Granone, furono i principali studiosi dell'ipnosi, ma altri personaggi
indirettamente coi loro studi e le considerazioni in merito al
costruttivismo, alla cibernetica, ed alle neuroscienze, hanno
contribuito a comprendere meglio il fenomeno, così si può dire che
direttamente o indirettamente Piaget, Bateson, Maturana, Varela, von
Foerster, Ceccato, von Glasersfeld, e altri ancora hanno orientato la
conoscenze di un fenomeno così complesso ed affascinate quale é
quello della trance ipnotica.
Mentre nell'antichità, i nostri antenati con i loro riti magici,
religiosi, hanno adoperato l'ipnosi per costruire legami con se
stessi, gli altri, le cose, oggi si stenta ancora a riconoscere il
fenomeno, sebbene sia inequivocabile la sua esistenza.
A partire dagli albori della civiltà é sempre stato conosciuto l'uso
della voce, delle parole, dei gesti per orientare le persone, per
guidare o condizionare gli altri, e durante tutto il XIX secolo
l'ipnosi ebbe un momento di grande popolarità, con Freud, all'inizio
del 900 si ebbe una brusca frenata, la teoria della Psicoanalisi, da
lui inventata, non potendo spiegare il fenomeno dell'ipnosi, le
neuroscienze al tempo erano ancora molto lontane, venne messa al bando
per un lungo periodo, ancora oggi, malgrado la scienza ci permetta di
avvicinare in modo differente il fenomeno, dell'ipnosi si ha una
visione limitata e distorta.
Moderni studi e ricerche hanno ridato luce all'ipnosi e l'hanno
tradotta in metodologie e modelli più comunemente conosciuti nel campo
psicologico con i nomi di Programmazione Neuro Linguistica, Training
Autogeno, Ipnosi Moderna o Ericksoniana, Ipnosi Dinamica, Training
Mentale. Ma è attraverso il principio dello stato mentale, la
costruzione di uno stato di equilibrio tra pensieri e sensazioni nella
mente dall'individuo, una dimensione mentale alternativa allo stato di
realtà che conosciamo, che si può comprendere meglio la portata della
stessa ipnosi, infatti, il principio su cui si basa l'ipnosi è la
costruzione nell'individuo di una stato mentale funzionale
all'obbiettivo che si desidera raggiungere, la vera portata del lavoro
con la trance ipnotica è proprio questo, utilizzar' lo stato mentale
permettendo alla persona di cambiare le proprie abitudini, credenze,
convinzioni, apprendendo con facilità un nuovo modo di comportarsi,
pensare, vivere le proprie emozioni, e questo è reso accessibile con
l'uso dell'ipnosi e degli stati mentali connessi.
I passaggi seguiti in un induzione ipnotica sono gli stessi passaggi
che accomunano i momenti dell'apprendimento, che guidano il
cambiamento personale sviluppato nell'ambito della psicoterapia, che
accompagnano la meditazione, la preghiera, che strutturano le nostre
emozioni, che traducono i sentimenti in precise sensazioni,
manifestando i nostri pensieri attraverso la fisiologia del corpo.

Malgrado le potenzialità presenti lavorando direttamente con gli stati
mentali, nel 2001 (XXI secolo) ancora l'ipnosi fa paura, è circondata
da pregiudizi assurdi, senza senso, anche se la trance ipnotica
(vissuta come indotta dall'esterno o come autoipnosi), non è ricevuta
passivamente, è una costruzione partecipata ed acconsentita,
attivamente costruita o acconsentita dal soggetto "cosciente", non c'è
bisogno di una trance profonda per ottenere concentrazione e
sviluppare un buon potenziale mentale per apprendimento e cambiamento,
come si credeva un tempo, ogni atteggiamento partecipativo che
richieda attenzione e concentrazione è già una valida trance ipnotica.

Ma che cos'è allora l'ipnosi?

Essenzialmente é la possibilità di strutturare uno stato mentale
(stato di coscienza o consapevolezza) alternativo allo stato di
veglia, ma anche un modo differente di utilizzare le proprie risorse
mentali, un modo diverso di comprendere e vivere la realtà,
nell'esperienza di noi stessi e degli altri. Ma è anche un modo di
usare la fantasia e la creatività per affrontare e superare i problemi
e i limiti della concezione attuale che la psicologia dell'individuo
offre.
Il nostro cervello si divide in due parti definite emisferi: quello
sinistro, specializzato nella formulazione del linguaggio, razionale,
logico; quello destro legato all'intelligenza emotiva, istintivo,
utilizzato dall'immaginazione, dalla fantasia e dalla creatività.
L'ipnosi ci permette di "staccare" l'emisfero sinistro del cervello e
usare quello destro per fare della nostra vita un sogno che si
realizza, permettendo, nello stesso tempo all'emisfero sinistro
"razionale", di equilibrarsi con l'emisfero destro "emotivo", di
rigenerarsi, per ripartire al meglio delle sue possibilità.
Per ottenere questo occorre essere curiosi, aver voglia di abbandonare
lo scetticismo, la critica e le nostre certezze, per aprirsi ad
esperienze emotive oltre che razionali.
Vivere l'ipnosi, abbandonandosi alla trance, è entrare in uno stato
mentale alternativo durante il quale, senza perdere il controllo di
noi stessi e dei nostri pensieri, raggiungiamo uno stato di benessere
psicofisico e di rilassatezza rigenerante per tutto il nostro essere.


"L'ipnosi non esiste, tutto è ipnosi", con questo si intende dire che
l'ipnosi possiamo viverla ogni volta che lo vogliamo, ed in ogni
situazione, anche senza rendercene conto direttamente, infatti, ogni
90 minuti circa, abbiamo tutti quanti un momento di trance naturale,
un meccanismo naturale durante il quale nostro organismo recupera
energia fisica e psicologica, ci si può accorgere facilmente di questo
meccanismo ponendo attenzione al fatto che ogni tanto ci si "incanta",
almeno viene usato questo termine, gettando lo sguardo sfocato,
fissando un punto di riferimento, senza pensieri, concedendosi
semplicemente e naturalmente un momento diverso da ciò che si stava
facendo.
Abbiamo creato un acronimo per fissare le tappe attraverso cui
raggiungiamo una buona trance, "SE MOLTA FEDE", le cui iniziali
possono aiutarci ad entrare meglio nello spirito della trance ipnotica:
Il Sincronismo, sincronizzarci con noi stessi, coi nostri tempi, con
le persone attorno a noi, con il mondo esterno, attraverso le
Emozioni, le immagini positive, le sensazioni, sviluppando una
MOnoidea forte e determinante che ci permette di mettere a fuoco le
singole idee sparse in un unico punto di interesse. Tutto questo
sviluppa una Limitazione del campo di consapevolezza e contribuisce a
definire in un unico punto attrattore in grado di farci sviluppare la
Trance ipnotica. Prima conseguenza di questo stato mentale alternativo
é l'Attivazione del potenziale mentale che ognuno possiede, un modo
per costruire una nuova "realtà" di riferimento, il principio del
cambiamento, vedere con altri occhi la "realtà" condivisa con gli
altri. La FEnomenologia che si rende evidente, sia a chi guida
l'esperienza ipnotica, sia a chi la vive direttamente, ci mostra
l'approfondimento dello stato di attivazione della trance. L'uscita
dal proprio stato di trance la DE-trance ci riporta allo stato di
veglia o "realtà" condivisa da cui siamo partiti, ma con la
possibilità di vivere in modo differente, emozionandoci, pensando,
esprimendo la nostra presenza in maniera differente.
Ogni fenomeno che interessi la nostra mente lo ritroviamo coinvolgerci
profondamente in una elaborazione simile, per avere un idea chiara del
fenomeno ipnotico pensiamo al processo dell'innamoramento, quando ci
si innamora, infatti, succede di sviluppare un forte interesse per
un'altra persona e questo ci porta inevitabilmente a:

• Assomigliare all'altro, prendere abitudini e comportamenti
dall'altra persona (Sincronismo)

• Essere fortemente emozionati e vivere irretiti dai sentimenti e
dalle emozioni (Emotivo)

• Pensare costantemente all'altra persona, a ciò che rappresenta per
noi (MOnoidea)

• Ogni altro interesse passa in secondo piano (Limitazione del campo
di coscienza)

• Si vive l'innamoramento come in un sogno, uno stato etereo (Trance)

• Si diviene creativi, pieni di entusiasmo e vita (Attivazione del
potenziale mentale)

• Si perde appetito o si acquista, non si dorme, si sta bene pieni di
vita (FEnomenologia)

• Quando si smette di essere innamorati si esce dal sogno tornando
nel presente (DE-trance)

Ogni coinvolgimento duraturo implica in noi un attaccamento e dunque
una forma di "innamoramento", dedizione, infatuazione, i punti
facilmente riconoscibili in questo nostro acronimo riportano le tappe
presenti in ogni processo attrattivo, sono quindi alla base di comuni
esperienze di stati mentali alternativi.

Riteniamo per queste ragioni che l'ipnosi debba essere portata nella
giusta considerazione e si possa prendere in considerazione il lavoro
degli stati mentali sulle persone per procedere ad una profonda
rivisitazione della psicologia dell'individuo, nonché delle masse.
Solo così si potrà permettere alla scienza psicologica di unificare
teorie e ricerche in una unica direzione in cui l'ipnosi trova una sua
collocazione ed uno specifico utilizzo pratico e concreto oltre che
ipotetico e deduttivo.

Memoria ipnosi ed apprendimento

Due tipi di ipnosi possono essere sviluppati con la mente dell'uomo,
un ipnosi che potremmo definire a breve termine ed un ipnosi a lungo
termine, l'esperienza dell'ipnosi, strettamente correlata a quella
dell'apprendimento, costituendo la base stessa dell'apprendimento, è
collegata al processo di memorizzazione dell'individuo. Non esistono
esperienze che mutano essenzialmente nella vita, molti elementi
dell'esperienza infantile rimangono per tutta la vita, il
coinvolgimento, la passione, la dedizione sono modalità emotive di
avvicinarsi alle esperienze che ci accompagnano tutta la vita. Perché
si possa avere memorizzazione il soggetto deve vivere un esperienza
che lo coinvolga, noi questa esperienza la definiamo "ipnotica" perché
si sviluppa sempre nello stesso ordine in ogni periodo della vita, e
varia unicamente nella sua intensità e nella sua durata:

• Più il coinvolgimento della persona è alto più si può
riscontrare un forte sincronismo della persona verso l'oggetto
d'interesse, sia che questo appartenga al mondo animato, sia che
appartenga al mondo inanimato, la persona riuscirà a strutturare un
sincronismo, il cosiddetto animismo vissuto verso cose o animali è
riscontrabile anche nel comportamento adulto, al pari di quello avuto
nel periodo infantile.

• Il campo percettivo si ridurrà aumentando la concentrazione
dedicata, il focus attentivo metterà in luce unicamente l'oggetto di
interesse, la realtà di contorno verrà sfocata gradatamente o messa
in secondo piano.

• Si sviluppa una monoidea dominante nella persona che oltre ad
alzare il livello di presenza dedicata, permette la stessa persistenza
legata al neo indotto campo percettivo, aumentando la sensibilità
generale e particolare lavorando su una cresciuta emotività,
dipendente a sua volta dall'accresciuta concentrazione.

• L'accresciuta emotività determina una persistenza
nell'attaccamento portando l'esperienza da un livello a breve termine
ad un livello a lungo termine.

• Il concentrarsi su di un esperienza fa dimenticare ogni cosa
precedentemente seguita, distrae come si sul dire, e si possono
evidenziare delle particolari reazioni collegate al nuovo interesse,
noi definiamo trance, al pari della trance ipnotica questo momento di
concentrazione, dedizione ed attaccamento.
Naturalmente, ed usiamo il termine naturale per definire il momento
particolare che viene a definirsi perché ad ogni età si riscontra un
esperienza analoga, il cervello si attiva ad un esperienza nuova ed
arricchente, questo succede anche a giustificazione dell'attaccamento
e della concentrazione crescente nella persona, il potenziale
elaborativo del cervello si attiva per incrementare ogni possibile
utilizzo dell'esperienza nel futuro.

Da un punto di vista fisiologico l'esperienza dell'ipnosi facilita
ogni fase preliminare legata ad un processo di apprendimento ed in
secondo luogo di memorizzazione, nell'ipnosi a breve termine
l'attivazione del cervello, nelle varie fasi viste in precedenza,
determina a livello cellulare, nelle cellule nervose direttamente
interessate, un aumento di attività e dunque un iniziale aumento di
volume di scambio, gli atomi, presenti in una cellula nervosa, che
veicolano la trasmissione tra le cellule nervose, attraversano i
canali ionici della cellula portandosi con se una carica elettrica. Al
variare della loro concentrazione, si crea una differenza di
potenziale tra l'interno e l'esterno della cellula. Così i neuroni
generano i segnali elettrici che usano per comunicare tra loro. Quando
un circuito nervoso viene stimolato ripetutamente, nel persistere di
una certa esperienza, le sue cellule producono sostanze chimiche che
si legano ai canali ionici e alterano il loro funzionamento: lasciano
passare una quantità maggiore di atomi, e dunque veicolano maggiore
informazione locale. In tal modo il potenziale elettrico aumenta e la
propagazione del segnale nervoso lungo il circuito viene potenziata.
Questo è il meccanismo di registrazione della memoria a breve termine
sul sistema nervoso. Nell'arco di poche ore, se l'esperienza non si
itera e dunque non viene più stimolata a livello locale la produzione
mirata di segnali elettrici, il funzionamento dei canali ionici torna
allo stadio iniziale e la memoria dell'esperienza svanisce in tempi
relativamente brevi.
Se lo stimolo viene ripetuto più a lungo, l'esperienza dell'ipnosi si
ripete o si protrae nel tempo, il ricordo si consolida e la memoria
diventa stabile. A livello cellulare, in ogni contesto di
apprendimento ripetuto e consolidato si verifica un rimodellamento dei
neuroni. Le cellule del circuito nervoso stimolato producono dei
messaggeri chimici, delle sostanze che raggiungono il nucleo e
agiscono direttamente sul Dna. Stimolano l'attivazione di determinati
geni e ne inibiscono degli altri. Allora, i neuroni coinvolti cambiano
forma: producono delle nuove sinapsi, che sono appunto le giunzioni
che collegano le cellule confinanti tra loro. I legami tra i neuroni
del circuito non solo diventano più recettivi, ma aumentano di numero,
si sviluppa una competenza fisiologica e dunque costruttiva, nuove
sinapsi a disposizione del cervello, si incrementa una porzione di
intelligenza, essendo questa determinata non tanto dal numero di
cellule presenti nel cervello, ma dai collegamenti tra le cellule
stesse.
Se gli stimoli si interrompono per un periodo molto lungo la memoria a
lungo termine, e dunque l'effetto dell'ipnosi a lungo termine
svanisce, a distanza di alcuni mesi dall'ultima volta, nell'area
interessata all'elaborazione dell'esperienza di apprendimento in cui
si hanno avuti più stimoli, possono avanzare lacune strutturali. Le
cellule riassorbono le sinapsi in sovrannumero, é il un fenomeno noto
in neurofisiologia come la "potatura" delle sinapsi.
Nel nostro cervello la forza dei legami tra i neuroni aumenta quando
si forma un ricordo. Per esempio, se una persona impara a suonare il
violino, la sua mano sinistra, quella che tocca le corde, riceve
stimoli maggiori rispetto alla mano destra, quella che regge
l'archetto. Con il tempo, la sinistra diventa più sensibile al tatto
della destra. E nel cervello, nella porzione di corteccia cerebrale
che corrisponde alla mano sinistra, i legami tra i neuroni si
rafforzano ed accrescono di numero. La rete delle connessioni tra le
cellule cerebrali cambia da persona a persona. E' una caratteristica
unica di ogni individuo e non è determinata dal Dna, ma
dall'apprendimento, e l'apprendimento passa attraverso l'esperienza
della trance, vissuta con induzioni auto od etero indotte nel
soggetto, ogni forma di apprendimento ha dunque a che far'e con
l'ipnosi.
I gemelli monozigoti, che sono geneticamente identici, hanno una
diversa distribuzione dei legami tra i neuroni, perché le loro
esperienze di vita non possono essere identiche in ogni dettaglio. Per
questo motivo si può sostenere che noi siamo strettamente legati alle
nostre esperienze, l'esperienza è la causa il mondo è la sua
conseguenza, naturalmente l'esperienza è da leggersi come articolabile
in tutti gli organi percettivi, può essere cenestesica (tattile), nel
movimento vanno a fissarsi i parametri del controllo motorio, così per
la vista, l'udito, l'olfatto, il gusto e quant'altro nell'intuito
delle persone, ogni elemento che ci perturba può essere connesso alla
nostra esperienza di vita.
Ogni cosa può essere riportata all'esperienza ipnotica perché ogni
esperienza è per noi ipnotica, ed il suo persistere è legato ad un
monoideismo che si sviluppa in noi e che determina attenzione e
concentrazione mirata e protratta in quella specifica direzione.
Ma se apprendimento e memoria sono processi che si possono spiegare in
se perché ricorrere all'ipnosi?
Noi riportiamo l'esperienza dell'ipnosi, dunque la trance ipnotica
connessa, perché la fenomenologia che si sviluppa con essa è
evidente, misurabile, riproducibile ed esportabile in soggetti
differenti, per tale ragione insistiamo sull'affiliazione di questo
tipo di esperienza mentale, non è possibile, al contrario, avere la
stessa chiarezza di come produrre con facilità apprendimento e
memorizzazione in una persona.
Ogni individuo ha le sue esperienze di trance ed è in grado di
ripeterle, il nostro senso critico, riportandoci ad un senso razionale
e condiviso ci riporta all'esperienza dell'ovvio, un esperienza
scontata e ripetitiva che si auto convalida, il bambino ha avuto
apprendimento di una realtà, l'adulto ha un consolidamento della
stessa, un continuo rinforzo necessario alla sua stessa esistenza, la
memorizzazione è collegata a questa fase seguente all'apprendimento,
l'ipnosi ci mostra il come avviene questo, le neuroscienze ci dicono
perché avviene questo.
A conclusione di questo breve escursus possiamo riportare un pensiero
di Milton Erickson molto attinente al nostro discorso, lui disse:
"L'ipnosi non esiste, tutto è ipnosi".


-- Post From My iPod Marco Chisotti


Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
Cell. 3356875991
http://www.chisotti.com

martedì, giugno 16, 2009

Ipnosi ed esperienza

Pensare all'ipnosi come ad uno stato mentale permette di capire l'essenza dell' esperiena ipnotica.

-- Post From My iPod Marco Chisotti
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Psicologo Psicoterapeuta
cell. 3356875991

domenica, aprile 26, 2009

sabato, gennaio 03, 2009

Essere ed esistere attraverso l'ipnosi.


Essere ed esistere attraverso l'ipnosi. Marco Chisotti.
Il nostro esistere attraverso momenti, circostanze, persone, motivi,
così accediamo alla conoscenza di noi stessi passa attraverso le
esperienze, esistiamo mano mano che diveniamo capaci di riconoscerci
nella nostra auto idea di noi stessi, la nostra identità.
Il tempo ci resttuisce l'idea di storia, comportamenti, pensieri,
azioni che si articolano in una narrazione da cui traiamo un senso
compiuto. Siamo quello che pensiamo di essere e ci perpetuiamo in
quest'idea di noi, le parole ed i ragionamenti sostengono, motivano,
convincono, persuadono, lavorano nella direzione della costruzione
della nostra identità.
Il nostro cervello nel tempo consolida una traccia neuronale in cui si
ritrova tutto ciò che è rimasto delle nostre esperienze, la causa del
mondo che riguarda la nostra identità.
Questa continua modalità di auto apprendimento è resa possibile
dall'attività della nostra intelligenza coinvolta che passa da
un'attività cognitiva diffusa ad una concentrata, dedicata, a cui
segue un abbassamento della critica, lo stato di trance, ipnosi, che
segue permette di fissare nuovi elementi all'idea della nostra
identità.
Siamo perchè pensiamo e l'idea che ci accompagna in ambito percettivo
ci precede dando indicazioni su cosa ha senso, cosa dà significato,
cosa serve e cosa no a completare l'idea della nostra identità.
Così nel corso del tempo tutto ciò che viene vissuto in stato di
trance, abbassamento della critica, si lega all'idea che possediamo di
noi stessi, divenendo parte della nostra identità.

Essere ed esistere attraverso l'ipnosi.
Il nostro esistere attraverso momenti, circostanze, persone, motivi,
così accediamo alla conoscenza di noi stessi passa attraverso le
esperienze, esistiamo mano mano che diveniamo capaci di riconoscerci
nella nostra auto idea di noi stessi, la nostra identità.
Il tempo ci resttuisce l'idea di storia, comportamenti, pensieri,
azioni che si articolano in una narrazione da cui traiamo un senso
compiuto. Siamo quello che pensiamo di essere e ci perpetuiamo in
quest'idea di noi, le parole ed i ragionamenti sostengono, motivano,
convincono, persuadono, lavorano nella direzione della costruzione
della nostra identità.
Il nostro cervello nel tempo consolida una traccia neuronale in cui si
ritrova tutto ciò che è rimasto delle nostre esperienze, la causa del
mondo che riguarda la nostra identità.
Questa continua modalità di auto apprendimento è resa possibile
dall'attività della nostra intelligenza coinvolta che passa da
un'attività cognitiva diffusa ad una concentrata, dedicata, a cui
segue un abbassamento della critica, lo stato di trance, ipnosi, che
segue permette di fissare nuovi elementi all'idea della nostra
identità.
Siamo perchè pensiamo e l'idea che ci accompagna in ambito percettivo
ci precede dando indicazioni su cosa ha senso, cosa dà significato,
cosa serve e cosa no a completare l'idea della nostra identità.
Così nel corso del tempo tutto ciò che viene vissuto in stato di
trance, abbassamento della critica, si lega all'idea che possediamo di
noi stessi, divenendo parte della nostra identità.

--
Dr. Chisotti Marco
Psicologo psicoterapeuta
ipnosi terapeuta
www.chisotti.com
Cell 3356875991
Tel 0119187173

giovedì, giugno 05, 2008

Per poter accedere agli articoli potete andare al nostro sito di
facile consultazione ed utilizzo:

http://www.aerf.it

venerdì, marzo 21, 2008

Cosa crediamo.

Viviamo la nostra cultura, siamo parte di essa, l'umanità, per come la conosciamo, non esisterebbe senza cultura, ma noi non ci accorgiamo di quanto ne facciamo parte, rispondiamo ad essa come ad un programma da cui difficilmente ci possiamo sottrarre proprio perché fa parte di noi, della nostra vita, del nostro pensare, ragionare, scegliere, decidere.

Così viviamo con una consapevolezza viziata da luoghi comuni, ipotesi dannose, criteri fasulli, ma è un prezzo che dobbiamo pagare per avere legami ed affetti, la forza dei pari, del gruppo, l'aiuto, la solidarietà, e quant'altro.

Ogni organizzazione pur partendo da basi semplici, nell'intento di favorire i risultati che si raggiungono, perde rapidamente la sua funzione iniziale divenendo via via più complessa. Il motivo di tale trasformazione è da ricercarsi nel lavoro dei singoli individui che concorrono al suo mantenimento, appartenendo questi ultimi a sistemi che tendono a complissificarsi, venendo a contatto con realtà più più semplici, quali l'organizzazione da loro creata o gestita, con l'andar del tempo la rendono sempre più complessa, dimenticandone in fondo la sua funzione originaria semplificatrice.

Il rischio della complessità è un rischio diffuso, legato alla semplice organizzazione interna della nostra identità, prova ne è il fatto che per non cadere nel tentativo di rendere complessa la nostra organizzazione, accediamo ad un senso comune condiviso che mantiene in noi un minimo comune denominatore all'insegna della semplicità.

Rispondere alla cultura in cui si è nati è dunque importante per mantenersi in comune intesa su come orientarsi nella propria vita. Voglio prendere a prestito un pensiero semplice ma ben articolato, per come l'ho percepito, e senza addentrarmi in merito lo accenno brevemente per chi ama la semplicità come me. "La scoperta consiste nel vedere ciò che tutti hanno visto e nel pensare ciò che nessuno ha pensato" ci è suggerito da Szent-Gyorgy, l'ipnosi è sostanzialmente un lavoro di questo tipo, scoprire il possibile cambiamento per le persone, anche se è più corretto parlare di costruzione del cambiamento, va cercato dove tutti possono guardare, ma solo pochi riescono a vedere. Il pensiero del terapeuta va di solito dove le persone non son state capaci ad andare.

E' per questo motivo che l'ipnosi serve per cambiare, cambiare le abitudini, cambiare i pensieri, le idee, i luoghi comuni, far notare i limiti per dare nuove opportunità, abbassando la critica ci permette di apprendere nuove dimensioni di pensiero, nuove esperienze, dunque nuove relazioni possibili. Oltre a questo il lavoro con l'ipnosi sviluppa il potenziale mentale delle persone, mettendole nella condizione di sviluppare più facilmente il proprio cambiamento.

Ora, per entrare in merito alle struttura delle nostre credenze, e dei meccanismi attraverso cui le formiamo, guardiamo il mondo dell'ipnosi, considerandola come l'esperienza principale in grado di declinare gli stati mentali di una persona, al pari del mondo magico, trae i suoi limiti dai limiti della mente stessa, così è possibile vedere in questi 4 punti cosa succede al contempo nella mente e nell'intelligenza umana, per cui il nostro sistema di credenze si struttura:

La mente umana ha l'incapacità o la grande difficoltà di fare tesoro dell'esperienza ed imparare dai propri errori, ogni nuovo individuo ha bisogno di farsi le sue esperienze, che divengono così le sue relazioni con l'esterno, codificando i propri credo, mano a mano che tali esperienze gli “causano” il mondo.

L'intelligenza umana ha come l'incapacità o la difficoltà di modificare i propri schemi mentali, in funzione delle novità incontrate. L'intelligenza tende a mantenere uno status quo, un omeostasi interiore, un equilibrio che non deve modificarsi, dunque qualunque cambiamento di credenze può avvenire solo gradualmente, ci vogliono almeno 4 mesi perché avvenga un modellamento delle nostre strutture neuronali che hanno appoggiato, nella vita dell'individuo, un cambiamento in atto.

La mente umana ha l'incapacità o la grande difficoltà di discernere i veri presupposti, problemi e criteri di giudizio da quelli falsi, raccogliendo una inutile mole di dati di riferimento. La mente tende a gestire la quantità, in un principio di economia è più semplice da gestire, che non la qualità, più impegnativa da amministrare. L'intelligenza concreta, la più antica forma intelligente, ha sempre gestito grandi quantità di elementi, non curando i dettagli, valutando l'insieme, con l'intelligenza astratta, un tempo esperienza eletta, elaborata all'interno delle tribù solo da alcune persone designate come sciamani, sacerdoti, stregoni, si è cominciato a porre attenzione a dettagli e conoscenze sempre più particolari.

L'intelligenza umana ha l'incapacità o la grande difficoltà di concepire mezzi adeguati ai fini, ricordare i fini nell'uso dei mezzi, e distinguere cause finali da cause efficienti, il risultato è un accumulo di credo orientati a sostenere, o favorire, certe esperienze accumulate in passato e mai messe in discussione.

Approfondendo i meccanismi coi quali costruiamo i nostri sistemi di credenze, dal lavoro di Miller, Galanter e Pribram, autori di “Piani e strutture del comportamento”, tra i primi ad interessarsi della costruzione teorica del concetto di feed-back, emerge che con l’ipnosi si ha qualcosa di simile al sonno profondo: il soggetto elimina il proprio linguaggio interno col quale elabora normalmente i suoi Piani d'azione e a questo subentra la voce ed il Piano dell'ipnotizzatore.
Così anche nel lavoro di Weitzenhoffer emerge questa incapacità, o comunque la difficoltà a parlare dei soggetti in stato di trance già a livello medio oltre che profondo.

L'esperienza ipnotica mette in luce come tutti i sistemi di apprendimento che costituiscono le nostre esperienze, come, in particolare, i quattro livelli che vengono attivati in un sistema educativo rivolto alla crescita o al cambiamento di una persona:

1. Caricamento nell'individuo di un programma, che viene proposto come base da cui partire, il programma si presenta come un piano coerente e completo di comportamento, al quale l'individuo viene instradato, quasi sempre come unica soluzione, al massimo son presentati più programmi, identici nella sostanza, in grado di generare un illusione di scelta.

2. Viene dato un feed-back positivo dove sono premiati tutti gli atteggiamenti in linea con il programma, così vengono dati riconoscimenti diretti ed indiretti a chi si allinea col piano programmato, non ultimo livello di incentivo è l'adeguamento al gruppo, un forte somiglianza coi pari, ricercata dal singolo per essere accettato, ed entrare in assonanza col gruppo, al contrario non rimane che la dissonanza, difficile da mantenere nel tempo .

3. Viene dato un feed-back negativo dove vengono puniti direttamente o indirettamente atteggiamenti non in linea coi piani proposti, l'isolamento e l'emarginazione dal gruppo dei pari è solo uno degli esempi di pressione all'uniformismo.

4. Vengono poi censurati i piani alternativi al programma proposto, ogni iniziativa personale creativa viene disincentivata, solo poche proposte alternative sono accettate e nel tempo integrate nel programma.

Ed eccoci tornati alla cultura, la struttura da cui siamo partiti è anche il punto d'arrivo, la cultura come conoscenza ci impegna, obbligandoci a prenderla in considerazione, il più delle volte ne siamo influenzati senza poterci accorgere dell'esperienza stessa, dando per scontato o pensando “così fan tutti”. Cosa crediamo è una condizione essenziale per comprendere chi siamo, noi siamo quello che crediamo di essere, e questo sistema di credenze è parte del nostro cervello evoluto, parte della neo-corteccia, gerarchicamente controlla i nostri sensi, la nostra volontà, i nostri desideri, si potrebbe pensare che non ha antagonisti, non ha rivali, ma per nostra fortuna non è proprio così.

Sebbene ciò che crediamo è parte essenziale dei nostri meccanismi decisionali e selettivi, esiste almeno un'altra parte in ogni individuo che la pensa diversamente, se non fosse così l'uomo sarebbe, di per sé un robot, asservito ai credo collettivi. Esiste uno spirito in ogni essere umano, oltre all'anima che, lo dice la parola ci anima, e ad un corpo, che ci permette di interagire con la materia esistente, uno spirito che potremmo pensare trasversale all'esistenza individuale, vale a dire che usa l'esistenza individuale, a carattere verticale, per continuare trasversalmente la sua esistenza. Questa nostra parte spirituale, interagendo con la coscienza dell'individuo, è in grado di influenzare il il sistema stesso di credenze del singolo individuo, accrescendo o riducendo il suo impatto nella vita, e così il comportamento finale di un individuo, ma questa è un altra storia e dunque ce la riserviamo per una prossima puntata, dal momento che ci porta nel vivo delle nostre esperienze con l'ipnosi regressiva.

venerdì, marzo 14, 2008

L’ipnosi regressiva e la mente complessa.

Lavorare con la mente umana è sempre una straordinaria avventura, non sai mai cosa si può disvelare, e questo anche dopo 20 di attività clinica, anzi potrei dire che il fascino, grazie all’esperienza dell’ipnosi, ed in particolare con l’ipnosi regressiva, è aumentato a dismisura.
Il mio problema è sempre stato la veridicità di un esperienza come la regressione ad ipotetiche vite precedenti, e l’ho risolto focalizzando la mia attenzione su un’altra esperienza che si manifesta anche nelle menti più semplici, l’esperienza della complessità.
Il cervello umano è estremamente complesso ma nella maggior parte delle esperienze si misura con un intelligenza di tipo concreto, quella che accompagna le esperienze di un bambino nei primi 10/12 anni circa della sua vita per intenderci, non essendo implicato in relazioni complesse, e dovendo unicamente rispondere delle operazioni rutinarie legate all’esistenza.
Ma la vita culturale nella quale siamo impegnati ci porta inevitabilmente a complessificarci, ci troviamo quotidianamente a contatto con strutture complesse, come la fitta rete di relazioni in cui siamo implicati costantemente, e chi conosce la teoria del sociologo Luhmann sa che ogni struttura semplice, individuale o sociale, se posta vicino ad una struttura complessa tende a complessificarsi a sua volta.
Siamo figli delle stelle .... diceva una famosa canzone, più complessi di così, le nostre “nobili” origini reclamano voce, così non ci basta più, almeno per l’uomo occidentale, di saper che veniamo dalla terra, vogliamo di più, vogliamo una storia che giustifichi, alle volte consoli, comunque avvalli le nostre “nobili” origini.
Così credo si stia affermando un diritto, quello di pensare d’essere d’origini lontane, e fin qui il nostro DNA non può esser smentito, possediamo parti della struttura, all’interno del DNA stesso, che derivano da uomini e donne nati anche 10.000 anni prima di noi, e tendiamo a tradurre questo fatto innegabile ricercando il “parente nobile” del caso, come disse un famoso giornalista, il nostro destino, e lo facciamo richiamando in noi l’idea di storia. C’ un aneddoto raccontato da Gregory Bateson nel suo libro Mente e Natura, Adhelfi 1979, che aiuta ad entrare nell’ordine di idee della complessità:
“Un uomo voleva sapere cos'è la mente, ma non nella natura, quanto nel suo personale, grosso computer. Così gli chiese (nel suo miglior linguaggio di programmazione, naturalmente): "Tu calcoli che sarai mai come un essere umano?". La macchina si mise subito al lavoro, analizzando la propria struttura intrinseca. Alla fine, come è costume di queste macchine, stampò la risposta su una striscia di carta. L'uomo si precipitò a prenderla e trovò, nero su bianco, le parole: QUESTO MI RICORDA UNA STORIA.”
Noi viviamo, pensiamo, capiamo, impariamo attraverso storie, abbiamo costante bisogno di andar oltre al caso, per spiegarci la nostra personale esperienza di vita, e questo ci fa star bene, ci fa realizzare, ci fa sentire vivi, è fondamentale per l’esistenza stessa.
Avrete compreso dal mio discorso che non posso entrare in merito sulla veridicità di un esperienza di ipnosi regressiva, ne desidero farlo, ne sarei mai in grado di farlo, ma di un fatto son certo, la vita stessa è una storia, non importa come viene raccontata, da dove arriva e dove porta, la storia è conoscenza, e la conoscenza ha una particolarità, quella di non lasciarci indifferenti, la conoscenza “obbliga”, la storia che ci raccontiamo della nostra origine è conoscenza, come tale impatta sulla nostra esperienza, sulla nostra vita, in modo straordinariamente forte.
Dunque il problema non è da porsi sulla condizione di vero o falso, ma su quale storia varrebbe la pena raccontarsi, qui il lavoro di un buon professionista in relazioni d’aiuto, che sia in grado di usare l’ipnosi, entra in merito e permette di far luce su questa esperienza.
Incrociare il proprio destino col destino di persone che, prima di noi, han dato spazio alla loro vita permette di andare oltre l’ovvio e scontato tran tran quotidiano. Permettersi una storia vuol dire comprendere ed avere consapevolezza di altro, oltre al semplice lavoro della nostra intelligenza concreta, di un mondo astratto nelle sue funzioni elevate, un mondo che no si limita all’anima, da animus azione, ne al corpo fisico, ma ambisce a considerare lo spirito, quella parte dell’essere umano che non si limita al tempo presente, quella parte che trascende l’individuo stesso.
Non voglio però addentrarmi in un ambito che non è strettamente di mia competenza, semplicemente ritorno alla complessità, a cui nella società attuale come abbiamo visto siamo soggetti, e ritengo che l’unica esperienza umana in grado di declinare il verbo ”complessità” sia la narrazione, il raccontarci una storia.
Così ecco compreso il fenomenale momento dell’esperienza regressiva, un momento ricco di tutta l’intelligenza della persona, dedicata a trovare o ritrovare se stessa, nella storia di qualcuno che prima di noi ha affrontato la sua vita come noi, con speranza, illusione, dedizione, fiducia, timore, paura, gioia, felicità, con tutte quante le emozioni umanamente possibili, restituendocele sotto forma di trance ipnotica, come un sonno dove un sogno ci guida, un sogno che ascoltiamo dal nostro profondo, un sogno che parla di noi, di quel che è stato ma soprattutto di quel che sarà.
Potrei continuare ma al momento mi fermo qui rimandando curiosi ed interessati a provare l’esperienza dell’ipnosi, ad uscire fuori dalla barbarie dei luoghi comuni sull’ipnosi, ed usare la loro intelligenza in un modo creativo, oltre che utile e funzionale, a costruire in modo nobile le origini del proprio IO oltre ai limiti della conoscenza accademica verso lo spirito che anima il nostro corpo.

giovedì, febbraio 28, 2008

L'ipnosi regressiva

L'ipnosi regressiva 

In ipnosi vi sono due modi diversi di richiamare il passato della nostra vita nell'attualità del presente: quello tipico della cosiddetta regressione, in cui il soggetto rivede il suo passato con atteggiamento, critica e sentimenti del presente; e quello della cosiddetta rivivificazione, in cui il paziente dimentica il presente per comportarsi, esprimersi e sentire come in tempi passati. Nel primo caso si tratta di una pseudoregressione durante la quale il soggetto, favorito dall'isolamento sensoriale della trance ipnotica e dalla maggiore capacità di attenzione e concentrazione mentale che si possono avere durante questa, diventa capace di ricordi, che molto più difficilmente rievocherebbe nello stato di veglia. Nel secondo caso invece si instaura un procedimento del massimo interesse, durante il quale il paziente diventa capace non solo di ricordare, ma anche di rivivere alcune situazioni somatiche e viscerali proprie di età da tempo trascorse, anche se la sintomatologia che affiora in questo stato deve essere valutata con acuto senso critico dall'operatore, potendo questa essere inficiata da artefatti della più diversa natura.
La rivivificazione si instaura di solito in un soggetto in stato sonnambolico, suggerendogli che egli ritornerà indietro con gli anni, sino all'età infantile. Egli si sentirà piccolo, sempre più piccolo, e diventerà come se avesse cinque anni (otto, sei, quattro, a seconda dell'età a cui lo si vuole regredire). Generalmente si fa la regressione usando tappe di cinque anni. Si aspetta quindi un momento finché il paziente si immedesimi nell'epoca regredita; poscia, rimanendo l'ipnotista nel testo e nell'ambiente creato dalla regressione, si indirizzano caute domande su quanto si vuole indagare e secondo le risposte che si hanno. «Io sono uno che tu conosci e che ti vuole bene. Chi sono i tuoi amici? Chi ti è più caro? Quando l'hai visto l'ultima volta? Con chi eri?... Vai a scuola? Chi è il tuo compagno di banco? Chi siede dietro dì te? Chi siede davanti a te? Hai fratelli? ecc.» Dato che la memoria è legata essenzialmente all'interesse e alle emozioni, è chiaro che sarà tanto più facile rivivere episodi trascorsi, quanto più questi furono importanti nella vita del soggetto. Altre modalità di tecniche di rivivificazione sono le seguenti, adoperate anche da Bryan, Erickson, Van Pelt e altri autori: quella del treno, del calendario, dell'orologio, dell'emozione.
Con la tecnica del treno, si suggerisce la partenza del soggetto su questo e che egli guarda dal finestrino, scorgendo episodi e periodi passati della sua vita, indietro e indietro nel tempo. Quando si raggiunge un avvenimento particolarmente traumatizzante o importante della vita, il treno si ferma ed egli scende, parla e agisce immedesimato nel tempo che rivive appieno.
Con il calendario si suggerisce al soggetto che egli sfogherà un calendario in cui i giorni sono stampati in modo regrediente e non progrediente nel tempo. Egli alzerà l'indice destro appena vedrà il calendario e i giorni che scorrono all'indietro; quindi si immedesimerà nel tempo che scorre all'indietro, fermandosi a una data specifica, a un periodo importante per lui.

La regressione con l'orologio è come quella del calendario, usata soprattutto per appurare fatti importanti dal lato legale o criminologico e in essa ci si avvale della distorsione del tempo, per cui un soggetto può rivivere un evento traumatico in un tempo più breve di quello in cui il fatto è veramente avvenuto. Si può con questo metodo anche far scaricare l'emozione congiunta all'evento in modo sempre più breve: due giorni in cinque minuti, poi in un minuto, in 10 secondi, in 5 secondi, in un secondo; finché l'evento finirà con l'essere svuotato di ogni emozione.
Nella regressione per emozione si chiede al soggetto di ritornare indietro al tempo in cui ha provato un'emozione per lui molto spiacevole, di riviverla appieno, invitandolo ad alzare l'indice destro appena vi sia riuscito. Quando ciò accade, si cerca di minimizzare l'avvenimento, di dissociarlo dall'emozione, facendo vivere al paziente l'episodio doloroso come un episodio freddo e ineluttabile, al di sopra di ogni volontà umana e con conseguenze rimediabili.
Riassumendo le tecniche indicate si può quindi dire che con esse è possibile regredire un paziente a una determinata data o a una determinata età, a uno specifico avvenimento o a una specifica emozione e neutralizzarla del suo significato traumatizzante con appropriate immagini e tecniche di distorsione temporale.
La rivivificazione è molto efficace per scoprire rapidamente eventuali traumi infantilí, o episodi che sono alla base di sintomi psiconevrotici. Se, inavvertitamente, si facesse regredire il paziente in un tempo in cui egli ha riportato un intenso trauma fisico o psichico, bisogna essere pronti a svolgere un'adeguata psicoterapia e a fronteggiare ogni sua reazione. Prima di svegliare il paziente, lo si fa tornare alla realtà col procedimento opposto a quello con cui si è fatto regredire.
Sull'autenticità della regressione e sul fatto che questa conduca il soggetto a rivivere un comportamento da lui avuto a diversi livelli di età, in modo da escludere ogni possibilità di simulazione, sono d'accordo Erickson, Estabrooks, Lindner, Spiegel, Shor e Fishman, Bernstein, Wolberg, Raikov e chi scrive. Le modificazioni che si attuano (scrittura, ipermnesia, riflessi ecc.) rientrano nel quadro delle manifestazioni ipnotiche (come la catalessi, le reazioni vegetative, ecc.) essendo possibile l'attivazione di associazioni antiche condizionate ontogeneticamente durante lo sviluppo della personalità, nello stato di coscienza dell'ipnosi profonda.
E'da tenere soprattutto presente che la regressione di età non è mai statica, ma può venire assai spesso modificata dal funzionamento ad altri livelli di età, cosicché una persona regredita ha spesso un mutevole punto di orientamento.

Usando le tecniche della regressione occorre tenere presenti alcune premesse generali:

1.Il paziente può non rivivificare una determinata situazione perché troppo dolorosa per lui o perché non ha compreso bene come deve fare; può allora mantenersi sulla difensiva o cercare di fingere per condiscendenza verso l'ipnotista.
2.Nel valutare l'attendibilità del materiale evocato si deve osservare il contenuto emozionale di quanto viene espresso; l'uso del tempo presente e non del passato; controllare atteggiamenti, calligrafia, polso, pressione, respiro.
3.Come può variare la profondità della trance ipnotica, così pure può variare quella della rivivificazione, sicché ciò che una persona sta rivivendo può diventare dopo qualche tempo solo un ricordo, con slittamento quindi nel suo discorso dal tempo passato a un altro più presente.
4.E' eccezionale avere una regressione in cui mente e funzioni somatiche neurovegetative regrediscono totalmente, dato che il paziente conserva parte della sua mente al tempo presente e si rende parzialmente conto di ciò che sta accadendo. Ciò permette la comprensione dei comandi dell'ipnotista anche nel paziente regredito alla prima infanzia. Per quanto da vari autori, come abbiamo precedentemente accennato, sia ritenuto possibile, per profonde rivivificazioni a questa età, perdere il contatto verbale con il soggetto.
5.Bisogna essere molto cauti nel regredire cardiopatici a periodi in cui hanno subito eventi gravemente traumatizzanti, essendo ciò pericoloso. In questo caso si possono far rivivere al paziente le scene traumatizzanti passate come spettatore ad esempio con la tecnica del treno e non come attore, in modo da attutire la tensione emotiva.
6.Si deve rispettare, almeno momentaneamente, il desiderio del soggetto di non rispondere alle nostre domande traumatizzanti per lui, e ricorrere eventualmente all'uso di risposte gestuali per cui il soggetto in ipnosi, invece di rispondere a parole, fa un gesto della mano per il si, l'opposto per il no, e un altro ancora per il rifiuto di parlare. Ciò facilita il colloquio durante particolari stati di coscienza nei quali è difficile la formulazione di parole, o scabrosa la loro espressione.

Per nostra personale esperienza riteniamo la regressione di età un buon metodo, sia per l'indagine analitica, sia per la psicoterapia, associandola eventualmente alla tecnica della distorsione temporale e della dissociazione dell'avvenimento dall'emozione. Pur non sapendo bene in che modo agiscano sulla persona le esperienze di regressione, il semplice parlare ed esporre esperienze passate aiuta a viverle in modo diverso, finanche a liberarsi del giogo subito negli anni in merito a tali limitazioni vissute.



Materiale della scuola di formazione in Ipnosi costruttivista

lunedì, febbraio 11, 2008


A cura del dott. Massimo SANTORO

Abuso e maltrattamento nell’infanzia: implicazioni psicologiche per un conselling efficace


Prima di affrontare il problema dell’abuso e del maltrattamento è opportuna una premessa su cosa vuol dire fare e come è stata fatta la storia dell’infanzia. La storia dell’infanzia è forse la più problematica rispetto a ogni altro oggetto delle scienze sociali perché sono poche le notizie che il passato ci offre in merito.
La memoria dell’infanzia è raccontata dagli adulti secondo modalità in cui predomina la concezione e l’interpretazione dell’infanzia in quel momento e contesto storico (Savarese G., 2007 P.619)
Storicamente la società non è mai stata particolarmente sensibile al maltrattamento dei bambini. Nell’antichità erano pratica molto diffusa i sacrifici di bambini e neonati destinati ad essere sacrificati agli dei, in diverse civiltà antiche l’uccisione di bambini deformi o non desiderati era comunemente accettata e praticata.
Il diritto romano nell’antica Roma stabiliva il diritto di vita o di morte sui propri figli. I bambini erano considerati proprietà del pater familias che aveva pieno diritto di trattare i figli come pensava fosse giusto, per cui un trattamento severo veniva giustificato dalla convinzione che potesse essere necessaria una punizione fisica per mantenere la disciplina, trasmettere le buone maniere e correggere le cattive inclinazioni.
Lo sviluppo di una cultura dell’infanzia ha iniziato a diffondersi nei paesi industrializzati solo negli ultimi due secoli e solo dopo il 1900 è osservabile il diffondersi a livello nazionale ed internazionale di iniziative volte alla difesa dei diritti dei bambini, alla protezione dell’infanzia rivolgendosi al problema sommerso dei maltrattamenti, violenze e negligenze verso minori. Da questa trasformazione culturale è nata anche una diversa valutazione degli abusi che, da atti criminosi ed antisociali, vengono letti oggi come espressione di un disagio emotivo che non riguarda solo l’abusato ma anche l’abusante e tutta la famiglia , con un coinvolgimento di diverse discipline, dal diritto, alla psicologia, alla sociologia ed alla psichiatria.

L’attaccamento e l’amore per i bambini nel nostro Paese oggi è sentito intensamente come sentimento spontaneo e naturale. Viene naturale pensare e desiderare che tutti i bambini vivano felicemente circondati dalle amorevoli cure dei genitori e degli altri adulti che interagiscono con loro, zii, nonni, fratelli, insegnanti, etcc.. Ma la cronaca ci pone sempre più spesso dinanzi a fatti in cui i minori sono sottoposti a maltrattamenti, sfruttamenti, sevizie e persino abusi sessuali fin anche tra le mura domestiche.
Ascoltare la crudeltà e la gravità dei maltrattamenti inflitti ad un bambino se da un lato suscita sempre emozione ed indignazione dall’altro deve spingere tutti coloro che per il loro operare si trovano a ruotare nel mondo relazionale del bambino (insegnanti, pediatri, operatori sanitari, operatori sociali, forze dell’ordine, magistrati, ….) a conoscere meglio il problema dell’abuso all’infanzia per capire il senso, le radici di ciò che accade, per riconoscere il disagio emotivo e sociale da cui questi fatti derivano, per cogliere i sensi talvolta non molto chiari del disagio del minore abusato e cercare di intervenire per lenire le ferite devastanti che si determinano nel bambino violato.
I fattori di rischio
I fattori di rischio dell’abuso sessuale possono essere diversi:
Età: le fasce di età più a rischio sono rappresentate dalla pubertà e dai primi anni dell’adolescenza; tuttavia comportamenti sessuali anomali possono riguardare anche bambini molto più piccoli.
Composizione e strutturazione del nucleo familiare: nelle famiglie molto numerose la promiscuità favorisce gli abusi intrafamiliari, soprattutto tra padre e figli o tra fratelli o con parenti. Sono famiglie a rischio di abuso le famiglie isolate dal contesto sociale o dalle rispettive famiglie di appartenenza, quelle che vivono in condizioni abitative inadeguate, quelle emarginate ed immigrate.
Dinamiche familiari specifiche: in recenti studi sull’incesto è stato dimostrato che talvolta l’abuso sessuale intrafamiliare va visto nell’ambito di un sistema relazionale organizzato, distorto e “complice”. Inoltre in molti casi costituisce un fattore di rischio la presenza di genitori con esperienza di maltrattamento o abuso e/o che hanno vissuto gravi carenze affettive nella loro infanzia.
Psicopatologie e tossicodipendenze: spesso la presenza di una patologia mentale o le dipendenze possono essere fattori di rischio; madri depresse, genitori alcoolisti o tossicodipendenti possono con diverse motivazioni abusare sessualmente dei loro figli ( per compensare frustrazioni sessuali e isolamento affettivo, per sfruttare sessualmente il minore ecc.).
Deprivazione socio-economica: numerose ricerche condotte nelle diverse regioni italiane nonché all’estero hanno dimostrato che l’abuso sessuale familiare interessa trasversalmente tutti i ceti sociali contrastando l’opinione generalmente diffusa che l’abuso sessuale si verifichi solo nelle classi sociali più basse. Spesso la realtà dei fatti mostra invece l’aspetto aberrante e crudele di insospettabili professionisti e di persone anche i una certa cultura. Bisogna comunque riconoscere che in situazioni di deprivazione socio-economica e culturale si possono verificare situazioni di trascuratezza fisica e affettiva che non permettono al bambino di sviluppare la capacità di discriminare i pericoli e lo rende predisposto ad accettare qualsiasi attenzione affettiva gli venga proposta dentro e fuori casa, compensatoria di un vuoto affettivo permanente. Inoltre in questi ambienti è più facile riscontrare un atteggiamento di omertà da parte del genitore o di altri familiari non abusanti per timore delle conseguenze penali ma soprattutto per la situazione di grave insicurezza economica.
Scarsa socializzazione e mancanza di fiducia negli altri: queste persone hanno difficoltà di relazione, sono stati inadeguatamente formati come adulti e sono socialmente isolati in quanto scarsamente capaci di sviluppare e utilizzare i sistemi di supporto. Essi capiscono poco dello sviluppo di un bambino e quindi anche delle sue ragionevoli aspettative e dei suoi bisogni psicologici. Un esempio tipico è quello di una madre non sposata, che vive con una serie di compagni, ognuno dei quali resta per un breve periodo per poi andare via ed essere rimpiazzato da un altro. Questi uomini non hanno alcun interesse nei bambini della donna e tendono ad avere poca pazienza con loro.
Limitata capacità di controllarsi: lo stress, la rabbia e la frustrazione e tendenza ad esplodere con violenza, sia verbale che fisica, in risposta a sentimenti negativi.
Fattori di rischio legati al bambino:
- Bambini separati alla nascita dalla madre per malattia o prematurità, forse a causa di un legame deteriorato con una madre ad alto rischio.
- Bambini nati con anomalie congenite o con malattie croniche.
- Bambini considerati come difficili o diversi.
- Bambini adottati.
Un pericolo comune che lega tutti questi fattori di rischio, sembra essere quello delle aspettative disattese, sia per aspettative poco realistiche dei genitori che per l'incapacità del bambino di rispondere ad aspettative realistiche in conseguenza di un ritardo di sviluppo, iperattività o disciplina incostante.
Il maltrattamento fisico è definito come il procurare lesioni che suscitano un dolore significativo, lasciano segni fisici, alterano la funzione fisica o mettono in pericolo l'incolumità dei bambino. E' generalmente ripetuto nel tempo e tende ad aumentare di gravità.
La precocità della diagnosi, della denuncia e dell'intervento sono essenziali per prevenire lesioni future e più gravi. I padri e i compagni sono di gran lunga coloro che abusano più comunemente, poi vengono le baby-sitter ed, infine, anche le madri.
Gli eventi scatenati più comuni sono il pianto e i problemi legati all'igiene personale del bambino. La diagnosi della lesione provocata è stabilita sulla base di una serie di fattori tra cui i dati anamnestici, fisici e comportamentali.

Epidemiologia dell’abuso nell’infanzia

Ci sono una serie di ricerche con cui si individua un range, un arco, anche perché è difficile compiere ricerche sull'abuso all'infanzia, non si possono porre domande dirette ai minorenni, ci saranno altri modi per scoprirlo. Queste ricerche dicono che dal 14% al 64% della popolazione femminile ha subito un abuso e dal 3% al 29% per la popolazione maschile; il che vuol dire che l'abuso è molto diffuso e le vittime sono soprattutto donne. Qualcuno sostiene che il 20% dei minori ha subito una forma di abuso, un bambino su cinque; ovviamente bisogna cercare di capire che tipo di abuso è, quando è avvenuto, perché a seconda dell'età bisogna valutare il consenso, una serie di studi da compiere.
Effetti a breve termine: malattie sessualmente trasmesse, lesioni fisiche, disturbi affettivi. Aggressività, sensi di colpa, crisi di collera, ansia, paura, vergogna e bassa autostima, disturbi del comportamento, devianza, incubi, fobie, disturbi del sonno e dell'alimentazione, problemi a scuola.
Effetti a lungo termine: disfunzioni sessuali, difficoltà nell'eccitamento, evitamento o reazioni fobiche all'intimità sessuale, vulnerabilità ad un successivo abuso o allo sfruttamento sessuale, promiscuità, prostituzione, disagio nelle relazioni intime, isolamento, problemi coniugali, depressione, abuso di alcool e droghe, suicidio e, ancora una volta, disturbi nell'alimentazione.Non c'è molto di specifico, c'è di tutto. Quando ci occupiamo di queste persone che hanno subito, una delle cose che si nota di più è quella chiamata "confusione dei linguaggi", perché chi ha subito un abuso, soprattutto familiare, non sa di aver subito un abuso; la confusione dei linguaggi consente all'abusante, che quasi sempre è il padre, di utilizzare il linguaggio della tenerezza per fare violenza. Poi ci vorranno un bel po’ di anni prima che il bambino si renda conto di aver subito una violenza e quando se ne rende conto iniziano i problemi. Il problema è proprio quello di tenere separati questi linguaggi; quello dell'amore, quello della tenerezza e quello della violenza. E' difficile che queste persone, crescendo, imparino ad amare.
Effetti sulle femmine: 1/3 delle pazienti psichiatriche ambulatoriali e circa la metà delle giovani devianti (tossicodipendenza, prostituzione, condotte antisociali in genere), sono vittime pregresse di incesto. Alcune ricerche hanno dimostrato che il 75% delle prostitute sono state vittime, nella loro infanzia, di abusi sessuali.
Effetti sui maschi: in uno studio condotto su soggetti maschi che hanno subito un abuso sessuale da bambini è emerso che più dell'80% abusa di sostanze stupefacenti, il 50% ha avuto propositi suicidari, il 23% ha tentato il suicidio, il 70% ha ricevuto un trattamento psicoterapeutico, il 31% ha sessualmente abusato di altri bambini. E’ importante sottolineare quest'ultimo dato perché una delle cose più pericolose che si dice, è che gli autori degli abusi sessuali hanno subito nella loro infanzia, un abuso sessuale; l'hanno subito e lo fanno sugli altri: questa è diventata una vera e propria equazione. Perché è pericoloso continuare a dire questo? Immaginate quando questa notizia viene diffusa (soprattutto tramite la televisione dove si ha il così detto "effetto pioggia", nel senso che non si sa dove va a finire questa informazione) cosa può pensare una bambina che ha subito o che sta subendo un abuso sessuale. Questo minore crescerà con la consapevolezza che prima o poi lo farà lui. Questo, in termini psicologici, si chiama abuso secondario. Non è che non sia vero, ma non è sempre vero (lo è in un terzo dei casi) e, comunque, non è il caso di porgere la notizia come se fosse un'equazione.
Effetti rispetto all'età: più giovane è l'età in cui si scopre l'abuso, peggiori ed insopportabili sono le conseguenze che ne derivano. Se lo scoprono altri, nella vittima rimane il dubbio della complicità. Tutti gli studi clinici che sono stati fatti sulle vittime di abuso hanno accertato una cosa interessante: se lo svelamento, l'autoconsapevolezza dell'abuso, è spontaneo, si supera meglio; l'elaborazione di quello che è successo è più facile. Di solito accade che la bambina che ha subito l'abuso, intorno ai tredici, quattordici anni, si rende conto di averlo subito, si ribella, lo dice alla mamma, sperando che la capisca e che non si schieri con il papà (succede anche questo).Se la rivelazione succede autonomamente, l'elaborazione successiva dell'abuso, cosa molto lunga e laboriosa, va meglio; se invece la rivelazione o lo svelamento dell'abuso viene fatto da altri, di solito la madre, il rischio è che a questa bambina rimane il dubbio “se non lo avesse detto mia madre, io l'avrei mai detto? E perché non lo dicevo? Se è stato necessario che lo dicesse mia madre vuol dire che in qualche modo mi piaceva”.
Questo rientra nella confusione dei linguaggi di cui si parlava prima. Il problema di noi psicologi è: nel momento in cui ci rendiamo conto che c'è un abuso, dobbiamo aspettare che ci sia un'elaborazione autonoma interna? Ovviamente no, non possiamo aspettare che sia lei a denunciare.
Il problema vero è quindi quello di cercare di accompagnare questa vittima nel processo di autoconsapevolezza prima e processo penale poi. Queste denunce vanno fatte, perché se non vengono fatte, non solo non è giusto, ma gli abusanti continueranno a credere che godono di una impunità.I dati forniti dal Consiglio d'Europa riferiscono che i casi denunciati costituiscono dal 5% al 15% dei casi effettivi: il fenomeno è soprattutto sommerso. Nel 94% dei casi le denunce di abuso sessuale fatte dai bambini sono state confermate dalle indagini successive e solo nel 6% dei casi il minore non è attendibile, quindi bisogna smetterla di mettere in dubbio l'attendibilità del minore.
A questo proposito per gli psicologi diventa assolutamente importante l'ascolto del minore. Il problema non è ciò che dice, è come lo ascoltiamo. Se siamo in grado di ascoltarlo, probabilmente, lo renderemo più attendibile.
Altri pregiudizi sull'abuso: che l'abusante di solito è considerato un vecchio sporcaccione, un maniaco, un pazzo, un ubriaco; non è vero: la maggior parte degli abusanti sono giovani maschi, senza alcun segno di disagio mentale, né di abuso di alcool, appartenenti ad ogni classe sociale. L'alcool e la droga, se ci sono, hanno solo l'effetto di slatentizzare una condotta che comunque, in determinate occasioni (solitudine, promiscuità, intimità) può emergere.

Le cause e le configurazioni degli abusi sessuali
Gli approfondimenti prodotti nell’ultimo decennio hanno contribuito ad una migliore comprensione delle cause e della configurazione del fenomeno delle violenze sessuali compiute sui minori.
Numerose sono state le prospettive teoriche che nel corso degli anni hanno proposto delle ipotesi interpretative riguardo al fenomeno dell’abuso sessuale. Tra queste menzioniamo:
- l’orientamento psicoanalitico; la causa primaria dell’abuso va ricercata nei problemi psicologici e nei conflitti intrapsichici degli adulti aggressori, questi determinerebbero il comportamento abusante;
- l’orientamento sociale; l’abuso è un comportamento espresso da un determinato gruppo sociale;
- l’orientamento socio-ambientale; l’abuso è la risultante dell’agire di condizioni sociali e ambientali: disoccupazione, condizioni abitative inadeguate e povertà.
Differentemente secondo un approccio integrato, che prevede il concorrere di più fattori, l’abuso è considerato come l’espressione di un sintomo disfunzionale che origina dal confluire di più variabili interagenti tra loro, appartenenti al sistema familiare, sociale e relazionale e non unicamente legato alla componente psicologica dell’abusante.
L’episodio violento va collocato all’interno di un contesto familiare, dove ogni membro ha una sua storia e porta con sè le esperienze della propria famiglia di origine e del proprio ambiente sociale, esperienze che vengono, poi, ad interagire con quelle degli altri membri appartenenti al nucleo.
Tra i diversi autori si riscontra un parziale accordo circa l’identificazione dei fattori di rischio individuali e socio-familiari nella genesi del comportamento abusante e circa i tratti i specifici del bambino abusato.
Ad esempio alcuni autori reputano la giovane età degli abusanti come favorente le difficoltà nell’espletare le funzioni genitoriali e, quindi, anche l’espressione dell’aggressione di tipo sessuale, mentre altri rilevano che l’autore della violenza possa avere un’età molto superiore a quella della vittima. Dati di altre ricerche collocano l’età media degli abusanti nella fascia d’età che va dai 35 ai 45 anni.
Differiscono poi i risultati di numerosi lavori sul livello di intelligenza di coloro che abusano sessualmente di un minore. Per questi soggetti sono stati riscontrati livelli di intelligenza al di sotto della norma, ma i dati spesse volte non trovano conferma presso altre ricerche.
L’influenza dei fattori sociali, culturali ed economici, invece, non sembra essere rilevante. Il fenomeno dell’abuso sessuale infantile riguarda tutte le classi sociali. Anche se è vero che la maggior parte delle segnalazioni che arrivano ai servizi di assistenza interessano più i nuclei familiari appartenenti a fasce sociali marginali, il cui disagio è più visibile.
Per quanto riguarda l’età del minore abusato, gli studi compiuti in proposito non forniscono dati precisi. Ciò trova spiegazione nel fatto che si interpone un tempo variabile tra il momento di insorgenza ed il riconoscimento dell’abuso in base alle diverse forme di violenza sessuale manifesta o mascherata.
Nel primo caso si verificano veri e propri rapporti sessuali tra l’autore e la vittima dell’abuso ed il riconoscimento avviene in tarda età, in seguito alla raggiunta comprensione del significato dell’atto da parte del bambino stesso. E’ il minore che inizia, se riesce a parlarne con familiari e conoscenti.
Al contrario, per l’abuso mascherato in cui il bambino subisce contatti sessuali non propriamente violenti, accompagnati da una particolare cura e attenzione alle parti intime, il riconoscimento può avvenire con più tempestività e la data di insorgenza si colloca anche prima dei dieci anni. I bambini, difatti, possono esprimere l’abuso subìto attraverso il gioco e le interazioni con l’altro in assenza di quella sensazione di star a tradire un “segreto familiare”, caratteristica invece dell’abuso manifesto.
Circa il sesso delle vittime di abuso sessuale, tutti i dati delle ricerche confermano la maggiore frequenza per il sesso femminile. L’abuso sessuale si configurerebbe come un fenomeno che interessa soprattutto minori di sesso femminile: si stima che per una bambina o adolescente la probabilità di subire abuso sia da due a tre volte superiore rispetto al maschio. E’ però, probabile che le statistiche riguardanti vittime di sesso maschile siano sottostimate a causa della maggiore reticenza maschile ad ammettere esperienze di questo genere anche per il timore della stigmatizzazione sociale dell’omosessualità. Dalle numerose ricerche c’è convergenza sull’individuazione di una popolazione femminile pari al 15% e maschile pari al 6% che avrebbe avuto esperienza di vittimizzazione prima della maggiore età.
Ciò che realmente costituisce un elemento determinante nell’accadimento di un episodio violento, è la composizione del nucleo familiare: la maggior parte delle vittime risulta appartenere a famiglie disgregate e disorganizzate. In particolare nel caso dell’abuso intrafamiliare si deve constatare l’assenza dei confini generazionali.
Nel caso dell’incesto fra padre e figlia l’abusante tende a stabilire con la figlia un rapporto esclusivo, la elegge a figlia preferita, oppure cerca una particolare vicinanza affettiva mostrandosi incompreso e bisognoso di cure. Il padre tende ad invischiarla prospettandole realizzazioni sociali grandiose. Inoltre mette in atto una serie di strategie volte a svalutare la figura materna così da interferire nella relazione madre-figlia.
L’azione del padre volta all’isolamento della figlia agisce in molti casi su una difficoltà preesistente della madre a fornire protezione e vicinanza affettiva alla figlia. Queste difficoltà possono essere legate a sue problematiche personali o a fattori contingenti come malattie fisiche che aumentano la distanza tra le due in modo tale da rendere impotenti entrambi: l’una ad accorgersi dell’abuso e a difendere la figlia, l’altra a chiedere aiuto.
Alcuni autori hanno individuato le fasi attraverso cui si esplica l’abuso sessuale.
- fase dell’adescamento: l’abusante mette in atto una serie di comportamenti per attirare a sè la vittima;
- fase dell’interazione sessuale: l’abusante passa a forme via via sempre più intrusive (da discorsi pornografici a esibizionismo, voyeurismo, a contatti fisici fino alla penetrazione);
- fase del segreto: l’abusante costringe la vittima con vari mezzi a tacere;
- fase dello svelamento: il bambino comunica l’evento abuso;
- fase della rimozione: vi è il tentativo da parte della vittima di negare la realtà dell’abuso e il suo danno anche a causa delle frequenti pressioni psicologiche esercitate dal proprio nucleo d’appartenenza.
Per quanto riguarda la durata dell’abuso, quando questo è perpetrato da estranei nella maggior parte dei casi l’evento tende a fermarsi ad un solo accadimento.
Differentemente se l’abuso è compiuto da familiari o persone conosciute dal minore questo evento tende a ripetersi con un aumento della gravità.
Nelle situazioni caratterizzate da una violenza di natura prevalentemente sessuale è poco frequente che l’abuso sia accompagnato da violenza fisica. Inoltre gli studi clinici mettono in evidenza sempre più spesso l’esistenza di un legame tra maltrattamento e abuso sessuale, nel senso che differenti tipi di violenza possono accadere simultaneamente all’interno di un nucleo familiare.




Abuso Sessuale

Altro grande capitolo è quello dell'abuso sessuale; è noto ormai che questo fenomeno attraversa tutti i gruppi sociali senza sostanziali differenze di incidenza. L'influenza degli aspetti sociali, di quelli culturali ed economici appare quindi secondaria nella genesi di questi comportamenti. Questo non significa affermare che non esistano fattori di rischio psicologico e sociale rapportabili alle situazioni di abuso ma piuttosto che questi fattori di rischio sono in gran parte aspecifici e cioè non collegabili unicamente a queste situazioni. La definizione più accettata è quella per la quale è definito abuso ogni relazione sessuale imposta da un adulto a un minore. Il coinvolgimento di un minore in una relazione sessuale di questo tipo si basa infatti su una posizione di potere e dominio da parte dell'abusante. L'abuso costituisce, sul piano delle relazioni interne dell'abusato, una devastante esperienza di intrusione che può sovvertire, se non distruggere, i contenuti del suo mondo interno. Al bambino abusato vengono, infatti, imposti comportamenti sessuali anomali rispetto al suo stato di maturazione mentale e fisica e che quindi non può contenere, anche perché raramente ha in quel momento la possibilità di avere vicino a sé un adulto “sano” con cui condividere l'esperienza traumatica. L'abuso sessuale ha in comune con altre esperienze di maltrattamento, la caratteristica di essere, prima di tutto, un abuso psicologico. Quando l'abusante è, come spesso succede, un parente se non un genitore del bambino, questa caratteristica è ancora più gravida di conseguenze negative. Il bambino vittima di maltrattamento mostra spesso una sintomatologia composita, aspecifica, che pur non costituendo una prova certa che vi sia stato un abuso ai suoi danni, certamente può rappresentare un segnale di allarme per la famiglia.




Le conseguenze psicologiche nel tempo

Il problema delle conseguenze psicologiche di questi soggetti non ha una evoluzione univoca, ma è in funzione della situazione psicologica individuale e soprattutto di come l’ambiente familiare e sociale in cui vivono reagisce.
Oltre alle reazioni immediate, l’abuso determina nei minori effetti a lungo termine. Occorre inoltre ricordare che alle conseguenze della violenza sessuale in sé si aggiungono, dopo che il fatto è venuto alla luce, gli ulteriori effetti derivanti dall’aggravarsi della disgregazione familiare, dal discredito sociale e dall’intervento istituzionale sul minore. Anche a distanza di anni le vittime possono presentare stati ansiosi, depressione, insicurezza, aumento dell’aggressività, difficoltà di apprendimento, complessi di colpa e problemi sessuali. In certi casi l’esperienza incestuosa può essere responsabile a distanza di tempo di episodi di autolesionismo, di anoressia o bulimia.
Il bambino nella sua evoluzione ha delle fantasie connesse con la sessualità, l’aggressività, le tematiche incestuose (basti pensare ai miti di Edipo e di Elettra), ma queste sono funzionali al suo sviluppo fintantoché rimangono nel campo delle fantasie inconsce. Se però queste vengono sperimentate nella realtà assumono una possibilità gravemente traumatica perché danno al bambino l’esperienza che tali fantasie possano realizzarsi, e ciò fa perdere la distinzione tra realtà e fantasia, indebolisce l’Io, favorendo la strutturazione di gravi forme di nevrosi, fino allo sviluppo di veri comportamenti psicotici.
L’abuso sessuale è un abuso frequentemente sommerso e che riemerge talvolta nei racconti dei pazienti ormai adulti, poiché, quando l’abuso si era verificato, i sentimenti di vergogna, di imbarazzo, pudore nonché violenze psicologiche avevano impedito al bambino di parlarne o avevano prevalso sulla opportunità da parte di altri familiari non abusanti di denunciare il fatto all’autorità giudiziaria e di occuparsi del minore che aveva subito l’abuso.
Il trauma dell’abuso sessuale non viene mai completamente superato. Spesso l’abuso viene rimosso, cioè viene apparentemente dimenticato perché la vittima non è in grado di sostenere mentalmente l’angoscia ed il dolore dell’accaduto. Ma le conseguenze del trauma rispunteranno fuori con sintomi vari in un altro momento di debolezza o di confusione psichica, creando nuovi ed ulteriori danni. Occorre che la vittima di abuso sessuale venga aiutato da veri terapeuti ad affrontare il dolore che l’abuso provoca in lui, affinché quella esperienza venga circoscritta e isolata per evitare che si verifichino delle distorsioni come l’identificare la violenza subita con l’atto sessuale. Quando ciò si verifica, la successiva vita affettiva e sessuale risulta bloccata perché sentita come violenta e la vittima vivrà sola, incapace di relazioni sentimentali e sessuali. In altri casi la vittima di abuso sessuale può attribuire una connotazione sessuale alle future relazioni con figure importanti, quali insegnanti, medici, superiori, ecc., non tanto perché personaggi importanti in sé quanto per la figura che essi rappresentano.
Infine nei casi in cui il figlio maschio è abusato dal padre può predisporlo ad una ripetitività dell’esperienza, può anche verificarsi cioè che la piccola vittima di un abuso sessuale da adulto si trasformi in aguzzino ripetendo il comportamento abusante nei confronti di altri minori.
Le conseguenze psicologiche dell’abuso sessuale sono particolarmente gravi nei casi in cui l’abuso si è verificato in famiglia. Nei casi di incesto, le modalità dell’abuso sessuale possono essere determinanti. Quando la piccola vittima ha subito un vero e proprio stupro da parte di un genitore violento, le conseguenze saranno quelle di una violenza carnale aggravate dal fortissimo trauma psicologico legato alla trasformazione negativa della figura genitoriale, che passa improvvisamente da un ruolo protettivo a quello di aggressore. La situazione è diversa se il genitore ha agito senza violenza apparente, assumendo un atteggiamento deduttivo, sfruttando l’ingenuità del figlio o della figlia e mettendo in atto ricatti affettivi. In questo caso la partecipazione all’incesto potrà portare la vittima a sviluppare profondi sensi di colpa e di disprezzo nei propri confronti, unitamente alla tendenza all’autoisolamento affettivo e a repulsione verso il sesso opposto. Ne possono derivare comportamenti antisociali, tentativi di suicidio, abuso di alcool e di droghe. Infine in tanti casi le donne vittime di incesto paterno possono facilmente darsi alla prostituzione a causa delle dinamiche masochistiche che sviluppano.
E’ importante sottolineare che lo sviluppo di sentimenti di colpa è determinato in modo decisivo dal comportamento della famiglia e del gruppo sociale di appartenenza, che spesso tende ad attuare un vero e proprio processo di emarginazione e di colpevolizzazione nei confronti delle vittime dell’incesto. Specialmente le femmine subiscono queste conseguenze dal momento che l’opinione comune tende ad attribuire loro un ruolo attivo nella dinamica dell’incesto, ossia di provocazione verso l’abusante.
Non va tralasciato di parlare delle altre forme di abuso intrafamiliare. Quando è la madre ad abusare sessualmente dei figli, questa esperienza mantiene lo sviluppo psichico del bambino che lo subisce in una situazione endogamica e ad un livello infantile, e lo fissa in tali situazioni con gravi ripercussioni sulla capacità di stabilire relazioni sociali, affettive e sessuali da adulto.
Analogamente deleteria è l’esperienza incestuosa tra fratelli, che è causa di profonde sofferenze psicologiche e talvolta predispone ad un futuro abusante.




Sintomi Psicologici

L’abuso sessuale dei minori causa la disorganizzazione generale della vittima. Le caratteristiche estreme sono frequenti e possono coesistere. Una persona può essere “un genio stupido” o “tiranno remissivo” o “farabutto onesto”. Tra le principali manifestazioni di disorganizzazioni della persona si possono menzionare:
- onestà o disonestà;
- timidità o aggressività;
- ipervigilanza o indifferenza;
- obesità o anoressia;
- intelletto inferiore o superiore;
- ricerca per potere o sottomissione;
- autoaccusa o presunzione;
- fatalità o pensiero magico;
- ipersessualità o timore della nudità;
- ottimismo o ansia cronica;
- nessuna paura o paranoia;
- nuotando e bagnandosi o ignoranza dell'igiene;
- sposi remissivi o autoritari.










Sintomi di Disturbo di Personalità Multipla
La dissociazione ed il Disturbo di Personalità Multipla sono conseguenze dirette del trauma severo. Gli abusi sessuali sui minori sono la ragione più frequente per avere Personalità Multipla.
- depressione (Confidenza ~ 100%);
- attacchi di panico (Confidenza ~ 100%);
- comportamento seducente (Confidenza ~ 100%). Il comportamento seducente in adulti tende ad accadere con regressione di età;
- menzogna per nessun motivo;
- memoria malata di nomi di amici intimi;
- oblio immediato;
- animosità ingiusta e sbagliata (religiosa, etnica, razziale, sessuale ed altra);
- oscillazioni intellettuali;
- oscillazioni di umore;
- lacune nella memoria;
- falsi ricordi;
- la patologia bulimia;
- capelli molto corti (donne);
- barba di capra o baffi con contorni netti (uomini).
Oltre che Disturbo di Personalità Multipla, gli abusi sessuali sui minori producano altri disturbi dissociativi. Questi possono diventare evidenti come autoinganno, credenza nel soprannaturale, aggressione, comportamento impulsivo, confabulazioni, immodesto e una perdita di pensare, di intelligenza, di giudizio razionale e di inibizioni sociali.

Conseguenze

- Omosessualità
- Omofobie
- Incapacità di avere bambini (donne, dovuto gli aborti in età adolescenziale)
- Ragazze che hanno bambini ad un'età giovane
- Vegetarismo (dovuto la violenza orale)
Gli effetti di abuso sessuale sui minori sono imprevisti. La stessa natura e lo stesso grado della violazione possono avocare effetti differenti nelle persone differente. Tranne la dissociazione, le vittime dell'incesto non hanno indicatori universalmente comuni. La dissociazione è l'indicatore.
Indicatori comportamentali e psicologici di chi ha subito un abuso
Estremo interesse per adulti di un sesso in particolare, insolito interesse per i genitali di altri adulti, atti sessuali mimati con adulti, bambole o altri bambini, esibizionismo, masturbazione in pubblico, precocità, promiscuità, precoce condotta sessuale ripetitiva, repentini cambiamenti dell'umore o del comportamento, disturbi del sonno, incubi, enuresi, ansia di separazione, insicurezza, cambiamento delle abitudini alimenta. Più in particolare il bambino abusato sessualmente mostra un interesse inusuale verso le questioni sessuali e pone domande per capire se tra amore e sessualità c'è un nesso e se c'è sempre amore nella sessualità. Accusa disturbi del sonno, incubi, terrore notturno, enuresi; il bambino ritorna a fare la pipi addosso e non solo a letto, fa sogni paurosi con figure e mostri grandi che lo inseguono e lo trattengono contro la sua volontà. Può essere in preda a sintomi di ansia, depressione e comportamenti di isolamento.
Il bambino non vuole rimanere da solo con una certa persona, chiede di non essere lasciato solo infatti afferma spesso: "non mi lascerai da solo?” .Spesso è proprio questa frase - domanda che il bambino usa per comunicare il proprio problema. Può assumere comportamenti seduttivi nei confronti dell'adulto, per esempio, ricerca del bacio sulla bocca.
Per sentimenti relativi al proprio corpo vissuto come sporco o danneggiato, acqua e sapone vengono super usati ed aumenta anche la durata dei lavaggi; lamenta doloretti in varie parti del corpo. Rappresenta in giochi, disegni o fantasie, contenuti sessuali o aspetti dell'abuso.
Altri:
- riduzione dell'autostima;
- difficoltà ad amare o a dipendere dagli altri, è meno affettuoso, ha un comportamento aggressivo o distruttivo;
- ha paura di intraprendere nuove relazioni o attività: è stranamente silenzioso, non sembra incuriosito (come di solito) alle novità e alle nuove conoscenze;
- la maestra si accorge che qualcosa non va infatti vanno incontro più facilmente a fallimenti scolastici;
- fa abuso di alcool o di droga;
- instabilità emotiva, ansia, sensi di colpa e vergogna, passività, pianti improvvisi e immotivati, bruschi cambi di umore, irritabilità;
- esitamento o paura insilata di persone o luoghi;
- contentezza di essere in situazioni normalmente sgradevoli, ma vissute comunque dal minore come protettive (ad esempio ospedalizzazioni);
- riferimenti al fatto di avere dei segreti che non si possono comunicare;
- improvvisa perdita di interesse per attività prima molto gradite;
- rifiuto di partecipare ad attività ludiche o sportive;
- rifiuto di spogliarsi in occasione di attività sportive o visite mediche;
- rifiuto di sottoporsi a visite mediche;
- eccessiva docilità e passività durante gli accertamenti ginecologici in bambine piccole;
- inadempienza scolastica;
- disturbi dell’apprendimento, crollo improvviso del rendimento scolastico;
- fughe da casa;
- fobie, malesseri psicosomatici (cefalee, dolori addominali, nausee, enuresi, ecc.);
- comportamenti aggressivi;
- disturbi del sonno;
- disturbi dell’alimentazione;
- paura degli adulti;
- atteggiamento seduttivo e spesso sessualizzato nei confronti degli adulti;
- conoscenza anomala di aspetti della sessualità adulta in bambini molto piccoli;
- disegni a contenuto sessuale traumatico;
- giochi sessualizzati con bambini più piccoli;
- incapacità di stabilire relazioni positive con i coetanei;
- depressione, malinconia, angoscia;
- autolesionismo;
- tentativi di suicidio;
- condotta delinquenziale.
E’ importante non diffondere in maniera esagerata tutti questi indicatori poiché è reale il rischio che tutti vedranno abusi dappertutto.





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