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lunedì, settembre 02, 2013

L'universo dell'ipnosi vuole la sua libertà. Marco Chisotti.





"L’ipnosi pone il ricercatore di fronte ad innumerevoli difficoltà. E’ molto più facile provocare fenomeni ipnotici ed ottenere successi terapeutici sorprendenti che stabilire le leggi esatte che regolano il processo ipnotico!"
C. L. Hull psichiatra statunitense, insegnò l'ipnosi a Milton Erickson.
"L’ipnosi pone il ricercatore di fronte ad innumerevoli difficoltà. E’ molto più facile provocare fenomeni ipnotici ed ottenere successi terapeutici sorprendenti che stabilire le leggi esatte che regolano il processo ipnotico!"
C. L. Hull psichiatra statunitense, insegnò l'ipnosi a Milton Erickson.

L'ipnosi, se indicata come terapia o psicoterapia, la  può praticare solo un medico o uno psicologo abilitati alla psicoterapia, solo se sono psicoterapeuti, non è sufficiente esser laureati in medicina o psicologia, questo per quanto riguarda la posizione italiana sulla professionalità competente a praticare la psicoterapia di qualunque natura. 
Per quanto riguarda tutte le applicazioni della tecnica ipnotica che non hanno valenza psicoterapeutica, ma che sono praticate da Counsellor o altre figure professionali che si interessano di relazioni d'aiuto come sostegno e rinforzo dell'Io, possono esser portate avanti senza alcuna restrizione come la meditazione, lo sviluppo personale e motivazionale, organizzazione della persona, superamento delle crisi esistenziali, lavoro sulle convinzioni limitanti, apprendimento di strategie di vita, scelte, decisioni, responsabilizzazione dell'Io.
La professione di Ipnologo Ipnotista non è regolamentata in Italia, dunque per esercitarla non è richiesto il conseguimento di un diploma particolare né è obbligatorio far parte di un ordine professionale.
Esiste una diatriba tra il definire l'ipnosi stessa psicoterapia, cioè se qualsiasi applicazione dell'ipnosi sia psicoterapia o meno. Su questo punto l'APA, American Psychological Association, ( http://www.apa.org/ ) è molto chiara nel dire che di per sé l'ipnosi non è psicoterapia, anche se può diventare una forma di psicoterapia attraverso la strutturazione dell'induzione, ma d'altro canto qualunque colloquio o semplice discorso tra due persone può trasformarsi in una relazione d'aiuto per uno dei due interlocutori, ed esser terapeutica, non per questo se ne può limitare l'esercizio.
All'estero, in particolare nei paesi anglosassoni, esiste la professione di "Ipnologo Ipnotista",indipendente dalla psicologia, viene studiata in scuole apposite di counselling o altre forme di relazioni d'aiuto.
In quanto sostegno o guida alternativa in una relazione d'aiuto, come è nella figura del Counsellor, un Ipnologo Ipnotista può praticare l'Ipnosi in Italia, senza entrare nella professione sanitaria.
Non esiste in Italia un percorso specifico all'interno della facoltà di psicologia, dove si studia l'ipnosi clinica, ci sono corsi di formazione quinquennali che abilitano psicologi e medici alla psicoterapia, in alcuni di questi si insegna l'ipnosi.
La legislazione italiana è più arretrata, in merito, rispetto a quella di altri paesi. L’art. 728 del C.P. afferma che “Chiunque pone taluno, col suo consenso, in stato di narcosi o d’ipnotismo,o esegue su lui un trattamento che ne sopprima la coscienza o la volontà, è punito, se dal fatto deriva pericolo per l’incolumità della persona, con l’arresto da uno a sei mesi o con l’ammenda da Euro 30,00 a 516,00. Tale disposizione non si applica se il fatto è commesso, a scopo scientifico o di cura, da chi esercita una professione sanitaria.”. 
Ma per agire un tale reato ci deve essere la soppressione di certe abilità mentali e la persona corre un grave pericolo nella sua integrità, ma è impossibile realizzare uno stato mentale con l'ipnosi che metta a repentaglio in qualche modo la vita dell'individuo.
Il legislatore fa riferimento ad una concezione un po’ datata di ipnosi, si sa di per certo che l’ipnosi non è in grado di sopprimere né la coscienza né la volontà di un individuo, di fatto, potrebbero esercitare l’ipnosi nell’ambito della loro professionalità gli iscritti agli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, dei Farmacisti e degli Psicologi, per riferimenti alla normativa, vedere il sito del Ministero della Salute. È specificato che non si può praticare l'ipnosi se si lede la persona, se dal fatto deriva pericolo per l’incolumità della persona, dunque se non si mette a repentaglio l’incolumità del soggetto è legittimo praticarla. 
Molto raramente, a me personalmente è capitato pochissime volte ed in forma lieve, l’ipnosi può portare a fenomeni chiamati abreaction (sovrareazione), causati da riferimenti ad episodi fobici o particolari traumi della persona. Un cliente che viva un abreaction può dimenarsi, cadere, muoversi di scatto, può farsi male, si tratta semplicemente di fare in modo che l'incontro avvenga in un area protetta, ponendo attenzione all'incolumità della persona.
Approfondendo il tema della legislazione specifica sull'ipnosi, nel codice penale italiano è presente un altro articolo in particolare dove si dice di poter commettere reati sotto ipnosi, ma è stato dimostrato più volte che non è possibile commettere un azione che vada contro i credo morali della persona: l'Art. 613 del C.P. parla del reato di incapacità indotta tramite violenza, ma l'ipnosi di per se è innocua, non e' possibile sopprimere la coscienza o la volontà dell'individuo, e non è possibile limitare una persona nelle sue abilità in modo permanente, in specifico dice: "chiunque, mediante suggestione ipnotica o in veglia o mediante somministrazione di sostanze alcoliche o stupefacenti, o con qualsiasi altro mezzo, pone una persona, senza il consenso di lei, in stato d'incapacità d'intendere o di volere, e' punito con la reclusione fino a un anno [...]. La pena è della reclusione fino a cinque anni: 1) se il colpevole ha agito col fine di far commettere un reato; 2) se la persona resa incapace commette, in tale stato, un fatto preveduto dalla legge come delitto". 
La letteratura scientifica ha ampiamente dimostrato con con l'ipnosi non è possibile provocare l'incapacità di intendere e di volere o far commettere un reato ad una persona allontanando la dalla sua identità, i suoi valori, le sue presenze in ambito morale. 
Nelle esperienze di laboratorio non son mai stati riscontrati danni con l'ipnosi lo psichiatra statunitense Hilgard non riporta nessun danno imputabile all'ipnosi, da una ricerca su 300 soggetti ipnotizzati più di 500 volte, ripetendo l'ipnosi, non solo i soggetti si indebolivano, ma sviluppavano una tendenza ad agire in modo indipendente. Costringere qualcuno ad agire contro la sua volontà non mai è stato possibile, la persona si rifiuta e sviluppa una repulsione verso il ricercatore che ha tentato di fare pressioni per ottenere un risultato contro la sua volontà, esiste una spiccata capacità di autodifesa e di tutela personale negli individui.
Le persone tendono ad utilizzare l'ipnosi a loro vantaggio, anche contro la una volontà esterna. Con l'esperienza dell'Ipnosi si mantiene tutta la capacità di distinguere tra realtà e fantasia, e inoltre non vengono sviluppati atteggiamenti mentali nevrotici né meccanismi evasivi, come riporta anche Milton Erickson nei suoi scritti, l'ipnosi è innocua e favorisce naturalmente un riequilibrio psicofisico nelle persone, inoltre l'opinione generale che l'ipnosi dipenda dalla forza dell'ipnotista è totalmente infondata, in quanto senza la piena collaborazione del soggetto non si ottiene nulla, anzi si rischia di perdere la possibilità di agire l'ipnosi in futuro con la persona.
L'ipnosi è,sempre stata circondata dal mistero, ancora oggi, per fortuna, dico io, lo è, il mistero infatti porta con se attenzione e rispetto di chi si avvicina all'ipnosi con l'intento di capire il "mistero" in modo competente, approfondendo il lavoro di chi, prima di noi, ha studiato e sviluppato l'ipnosi stessa, uno di questi studiosi è stato Delboeuf ed in una delle polemiche più antiche e mai sopite sull’ipnosi scrive:
“Bisogna che tutti sappiano cosa sia l’ipnosi, quali sono i suoi benefici e quali i pericoli; e non è solo attentare alla libertà, alla giustizia, alla scienza, ma anche ferire l’umanità e la morale, a volte, in nome di favorire degli interessi che non si confessano, riservando il monopolio a delle persone che, protetti da un diploma, potrebbero fare psicologia nell’ombra. Dico ferire l’umanità, perché i danni fisici dell’ipnosi, derivano dall’ipnotizzatore stesso. Non c’è più rapporto tra il magnetismo e la medicina, di quanto non ce ne sia tra la geometria e la religione, tra la fisica e la musica. Posso dire arditamente che si nasce magnetizzatori, come si nasce violinisti … [qui non ci trova assolutamente d’accordo] … Senza dubbio, l’ideale è il medico ipnotista, ma prima di tutto bisogna che sia ipnotizzatore e psicologo. Se si vuole fare dell’ipnotismo senza essere ipnotizzatori, a fianco di qualche riuscita, si registreranno numerosi insuccessi, e qualsiasi paziente trattato inutilmente è generalmente un malato perduto per la cura magnetica … Che il magnetizzatore non medico non prescriva rimedi, va da sé. Ma c’è una legge per questo. Quanto al resto, che si lasci, per la miseria, il mondo tranquillo.”
Credo ci possa essere molto da imparare dall'esperienza dell'Ipnosi in ogni campo di ricerca, chi può dire che l'ipnosi possa esser prodotta ed interpretata solo in un campo scientifico, come quello sanitario che in Italia tenta di fare, da sempre esiste sotto forme differenti, ritengo quindi che sia inutile farsi un guerra sul possesso dell'Ipnosi, non è di proprietà di nessuno e nessuno può arrovellarsi il diritto di tenerla per sé, è uno di quei patrimoni dell'umanità, tanto naturale quanto misteriosa, di libero accesso da sempre e per sempre, l'intero universo di conoscenze dell'Ipnosi chiede la sua libertà da qualunque legge o considerazione limitante. 

martedì, agosto 20, 2013

L'intelligenza è nel tempo. Marco Chisotti

Nella mia vita mi è capitato spesso di bloccarmi, le mie fissazioni son diventati dei tormentoni, non tanto per me che avendo un gran bisogno di comprendere e capire, mi son trovato spesso limitato nella comprensione, direi ritardato nel senso di arrivare dopo di altri al capire, comprendere, il problema era degli altri che si dovevano sorbire le mie pause infinite di riflessione, alle volte mesi, in qualche occasione anni, ho sempre ammirato le persone che capivano tutto in un batter baleno o come si dice, io ero ancora a farmi domande che loro passavano oltre, poi ho scoperto che la loro intelligenza era perfetta per il prima, la deduzione, per il dopo, l'ipotesi, ma non sapeva assolutamente vivere il presente, gran lavoratori che non si fermavano mai, neppure il tempo per una domanda esaustiva, sempre avanti ed indietro nel tempo.
Per arrivare al dunque voglio rendersi partecipi di due miei tormentoni che per molto tempo mi hanno accompagnato, il primo dei due è stato il concetto di intelligenza, in particolare l'intelligenza astratta alla base della ragione, che matura dopo l'adolescenza e che per me evidentemente è maturata molto lentamente dal momento che inizia intorno ai 12 anni di età ed io ora che ne parlo ne ho 54 di anni ed ancora non credo d'avere risolto l'enigma, perché l'intelligenza ha a che fare col tempo?
Il mio secondo tormentone è un problema che condivido con gli Schizofrenici, l''irreversibilità del tempo, come loro non mi capacito del fatto che nella vita non si può tornar indietro fermando il tempo stesso, non si può recuperare il tempo perduto.
Per tanto tempo mi son stressato e tormentato appunto sul da farsi, andar avanti, tornare indietro, perché non ci si può ricredere del tempo perduto o sbagliato e tornando sui nostri passi cambiare, da un lato il fascino della deduzione, la mentalitá del detective, il famoso pensiero alla Sherlock Holmes, dall'altra le ipotesi di come andranno a finire le nostre spesperienze, la chiaroveggenza, lo spingersi oltre.
Il fascino del tempo l'ho inseguito studiando l'ipnosi regressiva e progressiva, guardando le origini, analizzandone gli sviluppi, comprendendo i presupposti, quello che deve esser vero perchè quello che vien detto abbia un senso, e le ipotesi che permettono di guidare l'esperienza, che portano alla costruzione di un obiettivo, allo sviluppo di un progetto.
Beh è da poco che ho compreso il senso dei miei tormentoni, ero in una perenne condizione di fuga dal tempo, deducevo un passato, ipotizzavo un futuro, e mi mancava una dimensione molto semplice, troppo semplice per esser vera che è il presente.
Ma perchè il presente, il qui ed ora è così difficile da vivere, sembrerebbe il momento più ovvio, più semplice eppure no, il tempo presente sfugge, il carpe diem è per tanti preda ambita che sfugge, perchè? Perchè non possiamo fermarsi nel presente e goder i l'ottimo senza pensare al prima o al dopo, a dover ripartire, evadere nuovamente il presente.
Penso d'essere uno che ha familiaritá col presente, ho molto tempo per pensare mi piace pensare che il pensare sia il mio mestiere, tanto che penso anche pr gli altri, almeno per chi mi sta ad ascoltare, ma come vi ho detto sono tardo, arrivò dopo molto spesso, beh non possiamo fermarsi perchè fermarsi è un po' morire, ci possiamo fermare solo in certi istanti, lo facciamo giocando sull'anticipo e sul ritardo, l'amore è forse la condizione migliore per pensare all'istante in cui ci incontriamo, stiamo veramente con noi stessi, come il piacere dell'atto o in cui si prende sonno, in completa solitudine, o il momento in cui condividiamo il tempo con chi amiamo e ci fermiamo con lui o con lei e rimaniamo per un po' assieme in quell'istante, l'ottimo dell'amore, intenso, profondo, unico con l'altro.
Solo nell'amore, irrazionale, emotivo, senza se è senza ma sconfiggiamo la ragione del prima e del dopo é ci immercgiamo in quello che viviamo, l'amore ferma il tempo in un presente continuo dove l'uno attende e l'altro anticipa, un tempo breve ed intenso in cui si sa che tutto è destinato a passare ancora perdendo i nuovamente nel tempo, ma in cui si cancella tutto il resto.
L'amore e con esso il far l'amore, il catarsi nell'altro ma in un unico momento senza tempo, magicamente fermando un tempo che azzerato si annulla e noi con lui, in quel momento breve e transitorio non non siamo, forse l'unico vero momento di piena libertá.
Beh volevo condividere questa mia complicazione suggerendo i di pensare al vostro tempo, al suo senso, alla vostra narrazione del tempo e di quanto sia un momento altamente emotivo quello in cui tutto si ferma, in cui la ragione è sotto scacco, l'intelligenza ipotetico deduttiva non funziona, tutto è pura emozione senza tempo, senza causa effetto, non si sa perchè si ama, si ama e basta, e quando non ci si trova uno è troppo avanti, l'altro troppo indietro e fino a che non si ritrovano nel tempo non scatta la magia, la magia intelligente di un intelligenza emotiva che ferma il tempo, come nell'esperienza dell'Ipnosi, si va in trance, si sta bene non si vorrebbe più tornare, si vorrebbe rimanere con se stessi, come quando si sta tra le braccia del proprio amore e non ci si vorrebbe più separare, non ci si vorrebbe dividere, si potrebbe anche allungare all'infinito quel tempo e perdere dunque, quindi è perché.
Così rimango a pensare ma perché non si può tornar indietro e rivivere all'infinito quel momento, forse solo perchè quello sarebbe la fine del tuo tempo, la morte.


lunedì, agosto 19, 2013

Ogni storia diventa una profezia.

"L'unica regola che va insegnata ai bambini è che non devono sottomettersi a nessuno."   Bertrand Russell  

Penso che la libertá sia una necessità, che il dubbio su di esse sia frutto di paure e timori, che sia spesso scomoda, meglio e più semplice l'obbedienza, ancor meglio quando cieca, la penso spesso la libertá ne sento l'odore, il sapore, un forte bisogno, la provo per lo più nello star solo, con gli altri solo quando son protagonista o quando sto amando, desiderando, provando intensamente qualcosa, la libertá fa paura quando non si è protagonisti della propria vita, del proprio tempo, di un sentimento, in fondo esiste dal confronto, attraverso la relazione, è ricca la libertá di noi stessi, perchè s'impersona della nostra identità.

Ogni libertá esiste nello scenario di una realtà, esiste perchè appartiene ad una storia ed ogni storia prima o poi diventa profezia, con la sua causa ed il suo effetto, quando non ci si racconta più una storia non si hanno più aspettative, non si ha più libertá, solo un presente continuo che attende di divenire una storia, con un passato ed un futuro, ed il suo senso di libertá. 
Non si crede piu ad una realta prestabilita dietro alla natura dei fatti, la verità non è proprietà prestabilita dell’idea, ne dal pensiero, si trasforma da stato mentale ad attività, a processo di conoscenza, la libertá stenta a distinguerai dalla realtá fintanto che l'abbiamo, la viviamo, mentre subito sentiamo i confini attorno a noi quando la perdiamo, sentiamo scricchiolare sotto i nostri piedi il senso del vero, del pieno e del compiuto, si apre come un vuoto e perdiamo la nostra libertá. 

Nel momento che non possiamo conoscere ciò che è vero, possiamo conoscere cio che è utile, ciò che funzione, nel senso di ciò che è idoneo a modificare lil nostro comportamento, la nostra esperienza, la relazione che abbiamo con le cose, gli altri ed il mondo. 

La risposta sta nel fatto che il significato, il senso, il vero, per come lo percepiamo possibile, è sempre l’interazione, la relazione, ma il nostro comportamento non può essere letto come una risposta ad un semplice stimolo, un bieco comportamentismo, perché non subiamo la realtà ma la significhiamo, gli diamo forma, la maneggiamo, semmai subiamo tale costruzione di senso, con le nostre aspettative, le nostre gioie, i nostri dolori.
Quante volte ci capita di cambiar parere, e quante volte combinano stato d'animo, il parere sulla vita subisce il fascino della ragione, è ragionevole, e fino a che siamo liberi manteniamo un certo parere, manteniamo la nostra coerenza nei confronti del mondo dell'altro, se perdiamo la nostra libertá, il nostro essere come ci viene, la nostra spontaneitá, lo stato d'animo, o stato mentale che percepiamo  come un oceano, rimane stabile fino a che mantiene ogni perturbazione, facciamo finta che nulla sia successo, ma se non siamo in grado di mantenere la perturbazione diviene incontenibile, come una tempesta.
Gli stimoli, le perturbazioni vengono sempre interpretati, pensiamo alle differenze culturali, sono le stesse risposte agli stimoli che l'uomo da in india o in italia? O quelli successi durante la prima guerra mondiale o oggi? In veritá non sono gli stessi stimoli in ogni luogo ed in ogni tempo, perchè ogni stimolo reagisce ad un simbolo diverso e i simboli, matrici o modelli, sono costruiti nell’interazione, spazio temporale, socio culturale, psico individuale, un gran casino praticamente, ma noi abbiamo una continua stabilità cognitive che ci restituisce una calma ed una quiete percettiva, che ci dona stabilitá, almeno fino a che è possibile mantenere la nostra libertá, neghiamo la differenza, il cambiamento, manteniamo lo status quo, lo stato mentale che ci guida, manteniamo il profeta in noi.

Gli esseri umani agiscono nei confronti delle “cose” in base al significato che gli attribuiscono, ed il significato nasce dall’interazione tra individui, nasce nella relazione, la prima relazione è dentro ognuno di noi è si chiama memoria, poi subentra la relazione di confronto, tra memorie, ma sopratutto con l'intenzione, ciò a cui tendiamo, siamo interessati, o necessitati, pensiamo al miraggio dell'assetato, o allo sguardo dell'innamorato che torna costantemente alla persona amata.
I significati sono costruiti e ricostruiti attraverso un processo interpretativo messo in atto da ognuno di noi nell’affrontare le situazioni nelle quali si imbatte, anche se ci possiamo sentir soli, soli non siamo, abbiamo l'idea culturale dell'unicità, della singolaritá, ma il nostro vivere è un continuo percepire come un coro di voci che si appresta a prendere una direzione, un insieme multiforme che, mano a mano che decidiamo, scegliamo, percepiamo diviene uniforme.
Allora la profezia spesso è un inconsapevole miscellanea di umori, sensazioni, andiamo nella direzione dell'esperienza che ci aspettiamo, che desideriamo, se è la libertá quella che cerchiamo la profezia, spesso, anche solo sotto forma di sogno, è li e ci aspetta, ma non sempre siamo nella giusta storia, o meglio, ognuno di noi è in una storia, quella che sente, che prova, alle volte che ascolta, non sempre la storia in cui ci troviamo è la storia che desideriamo, vorremmo cambiarla, non ascoltarla, ma la nostra storia parla di noi, ci segue, alle volte ci precede, porta con se tutto quello che pensiamo, porta i segni del tempo, porta quello che siamo.

Quando raccontiamo la nostra storia a qualcuno che ci ascolta non dimentichiamo di metterci dentro tanta libertá perchè come un boomerang ci ritornerá, come una profezia.


mercoledì, luglio 24, 2013

Il senso del vivere una storia.

Il senso del vivere una storia, la nostra, la loro, la propria, l'altrui. La storia è un mezzo, se la si considera un fine è la sua fine.
Marco Chisotti.
Quante storie abbiamo da raccontare? Quanto spazio c'è per vivere, senza una storia non c'è vita, almeno non è pensabile la vita, la nostra storia accompagna il vivere, alle volte lo precede, senz'altro lo condiziona.
Dobbiamo credere alle nostre storie? Sarebbe meglio di no, ma non possiamo farlo, non possiamo allontanarci dalla nostra storia, alla fine felicità e tristezza sono spesso momenti di una stessa storia, forse rimane solo la storia a farci sognare, pensare, credere o dimenticare.
Ha senso vivere senza una storia? Propriamente no, non possiamo pensare senza una storia perchè senza una storia non percepiamo, i nostri sensi son sensibili alla storia che ci raccontiamo, a ciò che crediamo, e ciò in cui crediamo è sensibile alla storia che ci raccontiamo.
È possibile uscire fuori dalla storia? Se gioco sul soggetto della storia posso dire di si, se non metto confine alle storie e le lasciò intrecciar si tra loro no, siamo costantemente in un unica storia che ci racconta.
È possibile vivere una storia senza conoscere la storia? Questa è la parte buffa della storia quella che non conosciamo, posso vivere una storia anche se non verrà mai raccontata, tanto non la saprò, ne potrò raccontarla.
Oggi non mi sento in me, son fuori dal mio copione, ieri era chiaro chi ero e cosa facevo, ora non credo d'avere più tempo per credere ad una storia, credo sia così che finisce col confondermi la storia che stiamo vivendo anche senza saperlo.  
Rimane la storia anche senza di noi? Forse si, forse una storia non ha bisogno d'esser raccontata per esistere, anche se le storie più belle sono quelle che viaggiano, sono raccontate, stimate, sperate.
Una storia è un momento in cui mi fermò a pensare, con ordine e criterio, metto ordine tra ciò che è successo e quello che non è successo, tra ciò che è vero e ciò che non lo è, ma so che sono io a decidere sul dunque, così racconto solo le storie che penso e non necessariamente quelle che vivo.
La storia è figlia della nostra consapevolezza, figlia le tempo, alle volte figlia del consenso, la storia è alle volte infinita, poi diviene finita, nella storia ci sono tante cose che non si conoscono, che si deducono perché si è esperti di storie avendo e raccontate tante, avendole vissute, magari pensate.
È sempre meglio esser protagonisti della propria storia, anche se è impossibile esserlo della "Storia" perchè non esiste un unica storia ma infinite storie che ci raccontiamo e che si intrecciano in un infinito mondo di possibilità, a seconda del punto da cui si comincia a raccontarla la storia cambia, diventa un altra cosa.
Più una storia è importante e più le altre storie spariscono, non si presentano, non son significative, quali storie ami raccontarti, quella che parla di cose, di dove, di come e di quale perché.

Nel mio mestiere ascolto molte storie, ho molti pensieri per ogni storia, mi accorgo spesso quanto sia facile cambiare storia se si dimentica qualche dettaglio, se si modifica il tono, alle volte solo se si guarda da un'altra parte.
Le storie sono infinite come le possibilità di raccontarle, così gli stati mentali, gli stati d'umore, gli stati di pensiero che si abbinano ad ogni storia che ci raccontiamo, solo ascoltando le storie possiamo rispettare la vita, ogni giudizio è un altra storia che non c'entra nulla con la storia che si ascoltava.
Gli elementi della storia sono indispensabili per rimanere nella storia che stanno raccontandoci, senza tutti quegli elementi siamo in un'altra storia e tutto cambia inevitabilmente. Ogni storia che non sappiamo ascoltare si perde, sparisce dentro altre storie in un gioco infinito in cui tutti i perchè perdono di significato.
Vi lasci alle vostre storie ascoltando la mia che spesso rimane silenziosa lasciandomi orfano di un senso compiuto che ogni storia si merita.    

giovedì, luglio 11, 2013

Spiriti liberi di esser tali. Di Marco Chisotti.

"Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario".      Steve Jobs 

Abbiamo tutti i nostri fantasmi, son i non detti, i momenti silenziosi, quando ci chiudiamo in noi stessi e rimaniamo come in attesa che succeda qualcosa, che possa servir aspettare, che possa bastare. Abbiamo tutti i nostri fantasmi che teniamo per noi, che nascondiamo, abbiamo bisogno di difendersi scappando, nascondendo, fingendo, torniamo bambini a difenderci dalle colpe, dalle debolezze, rifuggiamo la tristezza del capire, del soffrire, tutti li abbiamo i fantasmi, dentro la coscienza del mondo, della vita, ci lasciamo andare a trovare il nostro bisogno, il nostro desiderio.
Ma se ci liberiamo dei fantasmi, ci diamo il permesso di essere e vivere diversamente allora le cose possono cambiare, non siamo più obbligati, siamo liberi, andiamo a pensare e pensarci dove le altre persone non son in grado d'arrivare.
Per esser liberi abbiamo bisogno di credere nella libertà, nella possibilità di percorrere la strada della nostra vita credendo nel libero arbitrio, nell'integrità del nostro mondo interno, l'inconscio, nelle nostre intuizioni, in ciò che ci da passione, ci coinvolge.
La strada del cuore è la strada che nominiamo quando vogliamo indicare un percorso ricco di passione, curiosità, interesse, un modo di sentirsi in equilibrio col mondo e la vita, coinvolti e partecipi.
Il tempo di tutti è limitato, è un peccato perderlo, la vita mancata è per noi occidentali una condizione triste, esser liberi prima di tutto vuol dire scegliere, decidere, abbiamo tante possibilità ma non sappiamo sfruttarle.
Il libero arbitrio è il concetto filosofico, il senso del pensare, e teologico, il fine del pensare, secondo il quale ogni persona è libera di fare le sue scelte. Se si è liberi la realtà non è un esperienza predeterminata (destino), siamo noi a determinare la realtà, senza il libero arbitrio non si possono compiere scelte perché ogni loro azione è predeterminata prima della nascita (predestinazione o servo arbitrio).
Nella religione il libero arbitrio implica che la divinità, per quanto onnipotente, scelga di non utilizzare il proprio potere per condizionare le scelte di tutti noi.
Per il costruttivismo il libero arbitrio è alla base della responsabilità di un individuo per le sue azioni.
Personalmente l'idea di libero arbitrio determina un'indipendenza del mio pensiero inteso come attività della mia mente, una libertà della mente anche dalla stessa causalità scientifica.
Con l'idea di libertà s'intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, usando la volontà di ideare e mettere in atto un'azione, ricorrendo ad una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a metterla in atto. Quello che non si menziona in questo principio è l'idea di libertà interiore, ogni individuo possiede una libertà interiore, oltre al comune senso di libertà esteriore, che regola, attraverso il dialogo interiore, con il proprio inconscio.
Solo quando si possiede questa libertà interiore, il permesso di scegliere e decidere in piena libertà, si può disporre del libero arbitrio.
Ho sempre creduto nella libertà di pensiero e credo che un libero pensatore definisce col suo libero pensiero tre punti fermi, gnoseologico, legato alla conoscenza, interpretativo, legato al significato che si da alle cose, espressivo, come indicazione del principio personale. 
Un libero pensatore sa che la conoscenza non deve essere determinata dall'autorità, dalla tradizione o, in generale, da qualsiasi altra visione dogmatica, nonché da paure e restrizioni personali, ma deve essere una libera ricerca, una libertà di ricerca e di interpretazione rispetto a canoni precedentemente fissati. Un libero pensatore rivendica la possibilità di esprimersi liberamente e di manifestare la propria opinione senza essere impedito o censurato da qualunque autorità.
Un libero pensatore è anche uno spirito libero che pensa in modo diverso da come ci si aspetterebbe in base alle sue origini, al suo ambiente, al suo ceto sociale e al suo mondo, o in base alle opinioni dominanti, è l'eccezione, gli spiriti vincolati al contrario sono la regola.
Un uomo è uno spirito libero quando è libero dentro oltre che fuori, ma il mondo interiore è ancora un incognita per molti aspetti, un mondo misterioso, da rispettare nella sua complessità, ma da comprendere e chiarire per quel che riguarda la sua organizzazione mentale.
"Tutto ciò che è detto è detto da un osservatore" scrivono Humberto Maturana e Francisco Varela nel loro libro Autopoiesi e cognizione, è un concetto complicato, l'osservatore ci dice che la sua descrizione (spiegazione) richiede un costo in termini di tempo e/o di spazio molto alto, in genere superiore ai ragionevoli limiti che pone la vita umana, non si può andar oltre al limite che ogni verità è una storia, ed ogni storia è raccontata da qualcuno.
Se affermiamo invece che ciò che stiamo osservando, il libero arbitrio è complesso, l'osservatore, che siamo noi, ci indica una sua proprieta' intrinseca, che lo rende irriducibile a qualunque descrizione, a qualunque spiegazione. Noi non possiamo prescindere da come siamo fatti per tutto ciò che viviamo, il libero arbitrio per primo subisce le regole di un mondo interno, e dalle regole del suo inconscio.
Credo che l'idea di vita, frutto della storia di un osservatore, come Varela ci fa osservare, è possibile perchè l’organizzazione autopoietica (autoriferita), del vivente, considerando il campo di interazioni in cui un individuo può entrare senza perdere la propria identità, implica la definizione di un "dominio cognitivo" entro i cui confini vive e opera, la sua “nicchia”. 
Questo dominio è ciò che permette e, allo stesso tempo, ciò che delimita, l’orizzonte materiale e cognitivo di ogni essere vivente, di ogni osservatore, la condizione necessaria perchè il sistema vivente possa aprirsi al mondo senza esserne disciolto, assorbito o trasformato in qualcos’altro, solo se e fino a quando conserva la sua identità, infatti, un osservatore può differenziarsi dal “mondo” e quindi “conoscerlo“, e questo vale anche quando si parla di mondo inconscio, quando si parla dei propri fantasmi.
È necessario mantenere la propria identità, ed offrire al nostro inconscio un altra identità, come il lavoro con l'ipnosi ci permette di fare molto approfonditamente, per poterci permettere di conoscerci ed esser liberi, nel nostro mondo, di scegliere la nostra strada da spiriti liberi. 


mercoledì, giugno 26, 2013

Caso necessitá fortuna. Marco Chisotti.

"Chi disse preferisco avere fortuna che talento percepì l'essenza della vita!" CIT Woody Allen nel film Match Point.

Il caso e la necessità sono un tema scottante nel considerare la libertà ed il vincolo nella crescita dell'umanità, il cammino della conoscenza, partendo dalla grande idea di Platone, noi non possiamo che vedere ombre di una realtà che si proietta al fondo di una caverna, è arrivato a considerare che la realtà, che ci circonda, non è una scoperta dell'uomo, bensì è una sua invenzione, la realtà è un emulazione del cervello umano. 

Se pensiamo l'uomo ha subito almeno tre grandi rivoluzioni che han cambiato la sua storia: la prima è stata la rivoluzione della legge Copernicana, che ha decentrato la posizione della terra rispetto al resto dell'universo, ed è andata a sostituire la legge Tolemaica, che poneva la terra al centro dell'universo; la seconda rivoluzione è stata quella di Charles Darwin, che con i suoi studi sull’origine della specie, la teoria evoluzionistica, ha cambiato l'idea creazionista sulla nascita dell'uomo, che considerava la sua origine divina, partendo dal suo più umile antenato la scimmia; la terza rivoluzione è stata la "scoperta" del mondo inconscio, mondo supposto prima da Arthur Schopenhauer, filosofo, e poi da Freud, uno dei padri della storia psicologica moderna dell'uomo, che ha sottratto l'uomo dalla sua convinzione d'essere l'unico padrone in casa propria, considerando la posizione centrale del modo interiore, al di fuori della sua consapevolezza.

Jacques Monod, premio nobel per la medicina nel 1965, con le sue considerazioni sul caso e la necessità, pone il principio del libero arbitrio, e coglie, della biologia, quei temi che ritiene possano maggiormente influire sulla cultura moderna. 

La teoria molecolare del codice è da lui presentata come una teoria generale degli esseri viventi, intesi come “oggetti” singolari che si distinguono da tutti gli altri oggetti dell’universo in quanto dotati d’invarianza (capacità di conservare da una generazione all’altra la propria norma strutturale attraverso il DNA ed i suoi geni, particelle proteiche dove è ascritto il contenuto del DNA stesso) e di teleonomia (capacità di trasmettere ai posteri, adeguando le proprie prestazioni, il proprio contenuto di invarianza, attraverso la conoscenza, ed i suoi memi, minime particelle del mondo delle idee capaci di mantenere un vita propria rispetto al cervello umano, tramandandosi attraverso la conoscenza stessa). 

Gli esseri viventi si evolvono. L’evento iniziale, la mutazione è per Monod un fatto fortuito, una "fortuna", un caso; una volta iscritto negli esseri viventi, esso viene replicato, tradotto fedelmente in miliardi di copie ed entra nel campo della selezione, della necessità noi tutti siamo figli del caso e viviamo per necessità.

La storia dell'umanità tutta si è trasformata casualmente e causalmente, tra potere e necessità, fortuna e libero arbitrio, nella storia in cui oggi tutti crediamo d'appartenere, o meglio la storia che la scienza ci suggerisce, ci racconta.

Eppure tutti eran convinti della legge Tolemaica prima di quella Copernicana, del creazionismo divino prima dell'evoluzione della specie di Darwin, della forza del libero arbitrio cosciente e volitivo prima delle teorie di Freud, e poi le di Jung sull'ombra, quella parte inconscia che ogni individuo eviterebbe volentieri di se, oggi sappiamo quanto é diverso il mondo con la presenza dell'inconscio, quanto sia lontano dalla causalità delle macchine banali, quanto sia presente il concetto di casualità nella nostra vita.

L'individuo é una macchina complessa, non banale come un qualunque macchinario di sua invenzione, che cresce, durante la sua vita, lentamente attraverso una complessità di tappe e sviluppi incomprensibili alla stessa scienza.
Voglio pensare che con la teoria degli stati mentali e della nostra coscienza "inconscia" ci troviamo di fronte ad una nuova rivoluzione, alimentata dalla visione di un inconscio, operata da Milton Erickson attraverso l'ipnosi, collaborativo, che si prodiga per noi, che ci aiuta, ci vuole bene e ci guida, un inconscio paragonabile ad un angelo custode, uno Spirito guida, un servo assistente.

"Alcuni dicono che al destino non si comanda, che il destino non è cosa nostra. ... Il nostro destino vive in noi bisogna solo avere il coraggio di vederlo." CIT nel Film Animazione "Ribelle" di B. Chapman.

Tutto è per Shopenauer determinato secondo quattro diverse necessità: la causalità, infatti con il rigido rapporto che lega l'effetto alla causa, la ritroviamo:
- nella necessità logica, per cui la conclusione a cui si evince deve seguire in modo inconfutabile, una volta che le premesse siano state riconosciute valide (ratio cognoscendi), il percorso della conoscenza stessa
- nella necessità fisica, secondo la legge della causalità, per cui l'effetto non può mancare una volta che si sia presentata la causa (ratio fiendi), come il principio "magico" dell'implicazione nell'ipnosi, se X allora y
- nella necessità matematica per cui ogni calcolo esatto risulta di necessità inconfutabile (ratio essendi), il concetto di presupposto, qualcosa che deve essere vera perchè quel che si sostiene abbia un senso.
- nella necessità morale, dove ogni essere vivente deve compiere, appena il motivo si sia presentato, quella azione che sola è adeguata al suo carattere naturale, così come ogni effetto segue ad una causa. 

L'effetto può apparire libero nella sua imprevedibile effettuazione ma questo dipende dalla difficoltà di approfondire e conoscere perfettamente il carattere naturale individuale, e qui l'idea del mondo inconscio si presenta per Schopenhauer, che, come causa, l'ha in realtà necessariamente determinato (ratio agendi), l'inconscio agisce, poi con la ragione ci offre la giustificazione del ostro agito, la spiegazione, il perchè.

La "quadruplice radice", si spiega nel senso che la necessità è riferita a conoscenze che effettivamente si differenziano l'una dall'altra, in quanto all'oggetto conosciuto, ma che hanno una comune "radice" nella facoltà intellettiva che ne coglie l'essenziale necessità, noi non possiamo prescindere da come siamo fatti per dire come siamo fatti ci dice il secondo principio della cibernetica.

Difficile immaginare colui che immagina, è più facile pensare che quello che immaginiamo sia un fatto, un mondo causale, che non un mondo casuale, più facile pensare che ci possa essere un fine nella vita, uno scopo, in fondo se so cosa mi è destinato non mi devo preoccupare d'altro, che di conoscere ciò che penso sia il mio destino, il mio fine, il mio scopo.

In fondo l'umanità si è sempre difesa dal peso e dalla responsabilità del libero arbitrio, pensandosi al centro dell'universo, se si é al centro dell'universo non é possibile sbagliare, si é i predestinati, pensandosi come creature del divino, che ci ha concepiti per cui ha un destino per noi, pensandosi in fondo al centro del proprio volere e possibilità.
La gente ha paura di considerare quanto il caso possa essere fortuna o sfortuna indistintamente, ascoltare la vita delle persone mi ha insegnato che non sappiamo dire da dove arriviamo e non sappiamo dire dove stiamo andiamo, non sappiamo perché viviamo, non nasciamo con uno scopo, ma siamo estremamente curiosi delle nostre origini, l'ipnosi regressiva è molto gettonata, siamo attenti a tutti coloro che possono dirci qualcosa che riguarda la consapevolezza di noi stessi, della nostra coscienza, della nostra intelligenza, e siamo attratti dal nostro futuro, dal poterlo indovinare, prevedere, progettare, maghi, sensitivi, chiaroveggenti, sono figure molto ricercate.

Le persone vanno a farsi rassicurare sulle loro origini per darsi il coraggio di adattarsi alla vita o farsi suggerire come affrontarla, cercano un motivo per vivere e poi son disposti a motivarsi, anzi ne han bisogno, la vita ti guida con le sue richieste, i suoi ruoli, si può vivere semplicemente senza farsi domande, ma se ci si pone delle domande tutto diviene stretto e scomodo, la nostra libertà è subito pretenziosa, ha bisogno d'esser riempita di contenuti che la possano giustificare.

Solo per le emozioni siamo disposti a credere a tutto, l'esperienza della passione, dell'innamoramento,  è l'esempio di come, in modo inconscio, la "natura" ci controllala, critica per il resto ci trattiene dall'esser liberi, la critica, che è la nostra conoscenza, ci obbliga ad esser liberi anche se non lo vogliamo, o a non esserlo quando lo vogliamo, impegnandoci in mansioni, ruoli, esperienze, trattenendoci dall'allontanarci dal senso comune condiviso attraverso l'assonanza cognitiva verso il nostro gruppo di riferimento, se abbiamo un pensiero divergente dal gruppo fatichiamo a rimaner soli, a tenerci le nostre convinzioni, spesso preferiamo "rientrare" nella comprensione degli altri.

Alla fine caso, necessità, fortuna, sono descrizioni di punteggiature che diamo agli eventi, alle volte sono tautologie, veritá che non dimostrano nulla, alle volte son delle verità che si nascondono tra i proverbi popolari, tra se pieghe di antiche conoscenze, alle volte son delle bugie che ci raccontiamo.

In fondo ci si domanda spesso quanto le cose abbiano un loro destino e quanto gli eventi dipendano dalle nostre azioni, credo che la domanda sia improponibile, gli eventi personali, sono semplificati nella loro attribuzione, ciò che sto facendo, le cose su cui mi concentro, i miei pensieri, cosa diversa é abbracciare le leggi del destino, nel destino non ci troviamo solo noi, siamo in tanti coinvolti, le considerazioni sul destino, fanno parte di eventi complessi, le quali cause non son riferibili ad una singola persona, la vita non è solo la mia vita, così il destino non è solo il mio destino, per quanto si possa sperare, son livelli logici differenti quelli che entrano in gioco, non possono esser confusi livelli logici differenti.

Così credo proceda il senso della vita, noi lo pensiamo al singolare e lui si svolge al plurale, noi pensiamo che ogni cosa abbai un senso nella nostra vita, ragionando a livello soggettivo costruiamo semplici cause per eventi che son attribuiti a molteplici cause, ma la complessità non la possiamo governare e dunque la lasciamo facilmente andare concentrandoci sulla causa e l'effetto, semplificando, riducendo, modellando, la mappa non è il territorio, come la fede non è la certezza.

Mi ritrovo spesso a pensare a quanto sia strana la vita e questo mi capita facilmente quando ho analizzato molti modi di considerare assieme gli eventi, ascoltando la storia delle persone mi son accorto che la storia è come la complessità, esiste per come la guardiamo, la pensiamo, la vita delle persone diventa una storia solo quando viene raccontata, punteggiata da qualcuno per qualcun'altra. La complessità è simile, è complessa quando la consideriamo nell'insieme delle persone che la condividono, diventa semplice quando è descritta da una sola persona che la confina nelle cause e negli effetti della propria storia.

Alla fine pensando al funzionalismo la mente ed il corpo (ovvero le funzioni psichiche e fisiologiche del vivere) sono considerate allo stesso livello, ad esempio, sia la funzione psichica della percezione che quella fisiologica della respirazione hanno entrambe il fine di garantire la sopravvivenza e l'adattamento al mondo esterno. Così potremmo pensare che caso e necessità possano rientrare anch'esse in una condizione "naturale" di viabilità, adattamento della vita universale, ad un livello superiore che non ci è possibile arrivare senza metter in gioco Dio, sempre considerando di poterlo nominare e dunque specificare. 

Pensando al pragmatismo come la dottrina secondo cui non vi sono limiti o paletti alla ricerca se non quelli della conversazione, nessun limite generale imposto dalla natura degli oggetti, o della mente, o del linguaggio, ma solo quei limiti particolari che sorgono nella discussione con gli altri, l'onesto riconoscimento del carattere contingente dei nostri punti di partenza della nostra discussione e l'accettazione che l'unica fonte di guida per noi è la comune eredità e la discussione interna alla comunità umana, qui la fortuna prende un suo fascino, la fortuna è forse il motivo di esistere, le cose non avvengono se non suggerite da chi le osserva, e da chi si sente fortunato nel poterle osservare per il corso della vita intera, è fortunato a poterlo pensare, siamo fortunati di poter  vivere caso e necessità.

 


sabato, maggio 25, 2013

L'utilità della Psicologia il Counselling dell'Ipnosi nelle relazioni d'aiuto. Marco Chisotti..

Le relazioni d'aiuto son una grande famiglia entro la quale possiamo annoverare di tutto e di più, spesso il discorso dell'aiuto viene liquidato con superficialità dalle persone con soluzioni tampone, soluzioni queste che poco hanno poco a che fare con il reale aiuto che si possa dare a qualcuno.
Ci si aspetta aiuto dal medico, dallo psicologo, dal counsellor, ma si dimentica di chiarire che cos'è l'aiuto, alle volte è più facile dire cosa non è l'aiuto, parlo dell'aiuto psicologico con cui intendo una relazione d'aiuto al vivere. 
L'aiuto non é stare meglio, i farmaci fanno star meglio ma non possono esser considerati un aiuto al vivere, nella stessa misura in cui il doping non può esser considerato un aiuto per lo sport. 
L'aiuto dovrebbe interessarsi a riequilibrare una persona non a "cambiarla", cambiarla vorrebbe dire avere alla fine un persona totalmente diversa, ora mi sta bene che si dica "...... si è proprio cambiata ...... mi sembra un altra persona ......" ma si deve trattare della stessa persona non di un altra persona a tutti gli effetti. 
Il medico molto spesso travisa la richiesta di aiuto psicologico, l'aiuto al vivere con la richiesta di stare bene, il farmaco, lo strumento principale del medico, fa star bene il corpo molto spesso, ma non aiuta la mente, non aiuta ad affrontare la vita, il vivere non è star bene e basta, è crescere nella differenza, percepire é sentire attraverso l'altro, è distinguere il bene dal male, il bello dal brutto, lo psicofarmaco appiattisce la nostra possibilità di percepire riducendo le differenze, omologando le sensazioni, è doparsi per superare l'altro non per vivere con l'altro; vivere è cercare l'equilibrio, l'adattarsi al mondo e  trasformare il mondo, nel rispetto delle regole del vivere comune, regole che son date da ciò che desideriamo, da ciò che vogliamo, da come decidiamo in fondo di vivere.
Quello che posso dire riguardo alle relazioni d'aiuto, e dunque dell'utilità di un intervento di counselling o di psicoterapia  è molto semplice, la medicina, come la psicologia, hanno sviluppato una grande capacità diagnostica tanto da fare dei quadri molto precisi sulla situazione clinica del paziente, la medicina dal canto suo, nel campo della psiche, usando dei correttivi farmacologici, allevia i sintomi, ma quasi mai riesce a curare i comportamenti, come si dice spesso "diagnosi perfetta ..... paziente morto", la psicologia, lavorando sulla statistica e la comparazione fa altrettante diagnosi, spesso molto precise e chiare, ma non ha la cura, la diagnosi e la prognosi non curano, spesso stupiscono per la precisione e la chiara esposizione dei "fatti", ma non sono la cura.

La "cura" non esiste, la cura sta nella relazione con l'altro, o almeno nella relazione con noi stessi, con la nostra vita, la cura è la ricerca della "viabilità", un giusto equilibrio con cui adattarsi al vivere. La relazione esiste nello star assieme con gli altri, frequentare persone diverse da te, che, per il ruolo che ricoprono, possono avere la possibilità di modificare il comportamento con cui entriamo in contatto con con la nostra vita. 
Detto questo è facile capire che ci devono essere condizioni molto particolari perchè una relazione possa diventare terapeutica e funzionare nel restituire il giusto modo con cui affrontare la nostra vita.
Le relazioni che le persone vivono tra loro sono complesse, nella relazione con un terapeuta, un counsellor, si dovrebbe trovare l'aiuto, ma perchè la relazione possa funzionare e dare dei frutti si deve accettare la relazione con un altra persona, che essa venga riconosciuta nel suo ruolo di terapeuta, accettando di mettersi in gioco e non di giocarsi la relazione con lei, nel gioco di parole ci sta la chiave o il "segreto" di ogni relazione terapeutica che si rispetti.
Le persone giocano le loro relazioni nei modi più complessi ed elaborati, la nostra intelligenza, trovandoci tutti quanti in gioco in una relazione con qualcuno, è sempre alla ricerca di una soluzione che appaghi i bisogni, tenendo saldi tre principi guida:
Minimo sforzo massimo rendimento (bisogno di risparmio energetico)
Evitare i cambiamenti (bisogno ecologico o di equilibrio con l'ambiente)
Evitare il dolore (bisogno difensivo/protettivo)
Tutti quanti siamo assolutamente necessitati di perseverare questi scopi, ma ognuno possiede una personale chiave di lettura di questi principi/bisogni, rendendo ogni relazione, vissuta con gli altri, come una esperienza unica e irripetibile.

Ma allora cosa fare? Trovare soluzioni al vivere "bene" o cercare un equilibrio al vivere, sinceramente son combattuto non so dare una risposta, la vita è un problem solving, la ricerca di una soluzione ad un problema, dunque la vita è un problema, o il vivere, e dunque la vita, non è un problema a cui trovare una soluzione, ma un esperienza ne bella ne brutta, il cui fine, se di un fine si ha l'esigenza, è il vivere stesso, più semplicemente il bello non è arrivare, ma è il "viaggiare" nella vita.
Credo personalmente che la vita vada vissuta in un rapporto dialettico, anche il dialogo interno che viviamo con noi stessi è un rapporto dialettico con il vivere, con se stessi, con gli altri, ma questa é la mia visione, per altri è un altro tipo cose a contare.
Spesso mi chiedono un consiglio, se può esser d'aiuto un lavoro "psicologico" con qualcuno, il mio consiglio è che si deve provare, provare a confrontarsi con qualcuno che possa darci la possibilità di trovare un nostro equilibrio, provare e valutare se vogliamo veramente cambiare, se ci "conviene" cambiare, se é  quello di cui abbiamo veramente bisogno, che desideriamo. Potrei fare molte supposizioni, confermare diagnosi e prognosi ma così facendo sarei disonesto nei confronti di chi mi domanda aiuto, la psicoterapia, il counselling, sono strane alchimie i cui risultati, molto spesso, son tanto sorprendenti quanto difficilmente spiegabili, l'ipnosi è uno strumento eccellente per aiutare le persone ma anche l'ipnosi è soggetta alla relazione che si viene ad instaurare tra le persone, provare ad instaurare una relazione di aiuto è l'unica possibilità reale che abbiamo per valutare se possiamo esser d'aiuto a qualcuno o meno.
 



martedì, aprile 09, 2013

Pesi e misure. Canoni inversi degli stati mentali. Marco Chisotti.

Andrò avanti e tornerò indietro, come un canone inverso nella musica, nel tempo, una musica che può andare avanti e poi tornare indietro con le stesse note, strano ricordare, pensare, costruire, credere, sperare, pensare ancora e poi agire, sentire, percepire, ricordare e poi dimenticare, apprendere, cambiare e perdere, perdersi e finire.
Incredibile per me superati i 50 vivere e comprendere il funzionamento dei miei stati mentali ogni equilibrio dentro una persona si mantiene per un periodo limitato, la gioia e la tristezza sono due aspetti della stessa esperienza, il bello ed il brutto, il giusto lo sbagliato, questi opposti si equilibrano in me continuamente ed i pensieri sembrano descrivere lo stato, in verità i pensieri non sono semplici forme, i pensieri impattano profondamente nel nostro stato d'umore o mentale.
Non é possibile distinguere la loro mansione descrittiva e processuale, noi siamo costantemente in un flusso dove ci troviamo ad anticipare le nostre esperienze, decidiamo e descriviamo, ed a seguire le stesse, ci muoviamo in una direzione e reagiamo alle situazioni, molto passa a livello inconscio, il resto é difficile comprendere come si realizza in noi, come si mantiene, tutto si mischia con semplicità, tutto appare e scompare, così cambiano i nostri stati d'animo, così ci troviamo allegri e tristi, cosî cambiamo, ci trasformiamo.
Si vive costantemente in uno stato mentale, lo stato mentale è responsabile del nostro essere coscienti, la coscenza o consapevolezza è il nostro vivere.
Si nasce in un mondo ed il mondo in cui si nasce non ne può nulla di noi ne noi possiamo nulla del mondo in cui veniamo al mondo.
La costante del nostro vivere, dopo l'esser venuti al mondo, é la crescita ed il cambiamento in diverse fasi passiamo le tappe più significative della nostra vita e cominciamo a fissare nella nostra memoria le nostre esperienze, queste sono parte del nostro apprendimento e della nostra conoscenza, impariamo tutto e di tutto, ed ogni esperienza ci cambia e ci trasforma, in pochi o in tanti aspetti del nostro essere, del nostro esistere.
Il neonato lascia il posto al bambino che sperimenta in modo concreto tutto il suo vivere, attraverso l'azione cresce e matura la propria consapevolezza, la propria morale, il proprio giudizio, prende coscienza di se stesso e si impersona in ruoli differenti fingendo ed imitando i comportamenti di chi gli sta vicino, parenti, amici, genitori, apprende e diviene.
Poco alla volta si appropria dell'intelligenza astratta, entrando nell'adolescenza, intorno ai 10/12 anni, sviluppa la capacità di usare la sua intelligenza facendo ipotesi anticipatorie, e deducendo dalle esperienze apprende.
Mano a mano che cresce l'adolescente impara a stare con gli altri, sviluppa i sentimenti, anticipa le emozioni, si regole accresce la sua coerenza e crescendo diviene responsabile ed affidabile.
Impariamo a vivere ed a mantenere un nostro equilibrio, nell'equilibrio ci riconosciamo, ci ritroviamo ci emozioniamo, ci agitiamo e ci tranquillizziamo, nell'equilibrio siamo costantemente noi stesi fino a che l'ambiente, la vita intorno a noi, rimanendo costante, noi manteniamo l'equilibrio nel nostro stato mentale, siamo consapevoli, ci manteniamo nell'idea di noi stessi e tutta la nostra vita è nell'equilibrio, ciò che percepiamo, ciò che sentiamo, ciò che pensiamo, tutto rimane attendibile, prevedibile.
Quando si rompe l'equilibrio tutto cambia, ogni cosa non é piú la stessa cosa, ogni pensiero si altera si trasforma, ogni cosa è diversa, quando un fatto, un evento, un esperienza rompe in noi quell'equilibrio in cui esistiamo e ci ritroviamo tutto cambia.
Non cambia solo la nostra azione, il nostro pensiero, la nostra reazione, combina il nostro modo di sentire, percepire, cambia il pensiero che produce l'idea di quell'identità che ci pensa.
Tutto cambia e nulla é più come prima, poi dopo un apprendere, un cambiare, un trasformarsi si trova un nuovo equilibrio, ma non si é più quello di prima, non si può più essere chi si è stati.
I cambiamenti sopraggiungono casualmente o causalmente, o avvengono nati pluralmente per la nostra crescita, la nostra vita ha delle tappe da seguire, si matura, ci si trasforma, si vive, ci si conosce, si cambia , ci si riconosce, ci si trasforma, si agisce alla vita, cambiano i pensieri, cambiano le sensazioni, cambiano gli stati mentali, si diventa un altra persona.
Da certe esperienze si torna da altre non si torna più, si torna da certi pensieri come rinnovati, cambiati, da altri non si torna più, si è diversi, non si è più se stessi. La vita ci cambia, ci fa nascere, ci fa crescere, ci fa vivere e ci fa anche morire, tutte queste esperienze ci trasformano, sono inevitabili, ci danno e ci tolgono, ci mantengono e ci trasformano.
Dentro di noi si costruiscono pesi e misure, in base alle notare esperienze apprendiamo a reagire ad altre esperienze, ognuna delle nostre esperienze lascia un segno, ogni emozione un peso ed una misura.
Misuriamo e pesiamo ogni cosa, spieghiamo e giustifichiamo una piccola porzione di ciò che siamo, la maggior parte delle nostre esperienze sono inconsce.
Incredibile il susseguirsi degli stati mentali, le ostre lenti, i nostri filtri le nostre gioie, le nostre tristezze, il nostro bello, brutto, giusto, sbagliato, bene, male, ogni pensiero, sentimento, sensazione, percezione, ogni esperienza, ogni emozione passa attraverso i nostri stati mentali, ed ogni stato mentale è articolato dalle esperienze, dalle sensazioni, dalle percezioni, dai pensieri, e non è possibile comprendere per quale motivo siamo o ci pensiamo, il vivere è un continuo alternarsi di stati mentali, le emozioni, di cui parliamo, sono frutto di pensieri ed azioni, navighiamo a vista nel mare della vita, alle volte in mari calmi, alle volte in oceani tempestosi, non rimaniamo mai noi stessi, cambiamo e ci trasformiamo senza fine, o meglio con una fine, con la fine della vita.
Passiamo costantemente nelle acque del dubbio e tra le rocce della certezza, siamo insicuri e poi sicuri, siamo io stessi e poi ci perdiamo in un mare di possibilità, di alternative, siamo forgiati dalle conoscenze, dagli altri, dalle loro aspettative, dalle nostre profezie, le credenze, le convinzioni, i valori, tutto contribuisce a creare in noi pesi e misure, e ad ogni peso e ad ogni misura noi decidiamo, scegliamo, apprendiamo, dimentichiamo, ci allontaniamo, fuggiamo, cerchiamo, ci leghiamo, ci innamoriamo e poi cambiamo, dimentichiamo, ci lasciamo, poi ci ritroviamo, ma non siamo più quelli che eravamo, siamo altri, costantemente altri, altro da quello che siamo stati, altro da quello che pensavamo di essere, di dover apparire, altro da ogni possibile, una nuova combinazione, nuovi fattori, nuovi elementi, nuovi pesi e nuove misure fino alla fine, la fine della vita, si nasce, si cresce, si vive, si muore.








mercoledì, aprile 03, 2013

Il linguaggiare filosofico. Marco Chisotti.

Il linguaggiare filosofico. Marco Chisotti.
«Anche se il risultato della filosofia è semplice, non può esserlo il metodo per arrivarci. La complessità della filosofia non è quella della sua materia, ma del nostro intelletto annodato.» Ludwig Wittgenstein Osservazioni filosofiche.
La filosofia é un metodo efficace per pensare la vita, è come attrezzarsi da alta montagna anche se poi si fa un semplice giro nel parco, ci si trova preparati per ogni evenienza.

«Il mondo è tutto ciò che accade.
Il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose.»
Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus.

C'è una sostanziale differenza tra i fatti e le cose, un fatto è un evento accaduto, o un'affermazione considerata vera circa l'accadimento di un determinato evento, i fatti riguardano le relazioni, ma come è possibile sostenere come sono andati a finire i fatti, ogni fatto è opinabile, interpretabile, quando sostengo qualcosa in verità sostengo un personale fatto, se penso di amare qualcuno io sostengo un personale fatto, l'altra persona potrebbe sostanzialmente rifiutare la mia considerazione.
In ogni caso la considerazione di Wittgenstein è molto utile, ci dice che il mondo è tutto ciò che accade, non possiamo negare una considerazione così «pulita», al massimo possiamo considerare se fa parte del mondo anche ciò che non possiamo percepire direttamente perchè fuori dalla nostra copertura spazio temporale, l'albero che cade e non è da me sentito è realmente esistito?
L'amore che sostieni di aver dato ma non è stato percepito è realmente esistito?
Le cose esistono se ci appartengono in qualche modo, così il mondo è la totalità dei fatti, di qualcosa che è accaduto o che consideriamo vero, le cose non entrano in questa relazione significativa, per cui solo i fatti generano un mondo.
Il linguaggio è poi alla base di tutto il nostro essere ed esistere se dico qualcosa del genere:
«Non manca la luce ma è già sera
Vorrei rintanarmi tra le righe del tuo libro
La tua storia mi racconta di un tempo lontano
Chiudo gli occhi e son con te
Forse non sei più ad ascoltare no non ci sei più
Torno a giocare la mia vita e torna la pace
Un ultimo sguardo dalla tua parte e non ci sei più»
Ognuno ci può vedere ed ascoltare ciò che desidera, in queste righe ci sono dei fatti che possiamo ritenere possibili, il linguaggio di tipo poetico presenta i fatti sotto multiforme differenti.
«Noi sentiamo che seppur tutte le questioni della scienza ricevessero una risposta, i problemi della nostra vita non sarebbero nemmeno sfiorati». Wittgenstein
È confortante sentire dal suo pensiero i limiti del capire, la vita è un fatto complesso, si svolge in un mondo di accadimenti, non sappiamo se la nostra vita è tutto ciò di cui possiamo parlare, io credo sia molto più é ciò di cui possiamo parlare è ciò che pensiamo di conoscere della vita, l'amore, ad esempio, sebbene possiamo pensare appartenga alla vita, è un fatto molto personale, solo nella fase dell'innamoramento è creduto e sostenuto come fortemente condiviso, dopo diviene sempre più un fatto personale, difficile da comunicare, impegnativo nella condivisione, diviene altro, un altro sentimento un'altra esperienza, l'amore può essere solo vissuto.
«Chi non è certo di nessun dato di fatto, non può neanche esser sicuro del senso delle sue parole». Wittgenstein.
Mi sento incerto, non son sicuro che ci siano cose vere, forse fatti si, nel senso che son sentiti tali, mi sento incerto così amo orientare le persone verso le loro certezze, in modo da sentirmi trascinato dal loro nascente entusiasmo, amo immedesimarmi in loro ed aiutarlo a riacciuffar i loro sogni, io dei miei non so parlare, so viverli, quando mi capita, son un curatore di sogni, non c'è un metodo per far questo, aiutar le persone, ci son innumerevoli metodi quanti sono i sogni che aiuti a vivere.