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domenica, settembre 05, 2010

I frutti dell'albero della psiche.

I frutti dell'albero della psiche secondo me. Quello che credo.
Quello che penso. Quello che voglio. Credo che viviamo una sola vita,
che scorre veloce per ricostituire in tempo la sua integrità
contrastando la sua disgregazione. Penso che la coscienza sia alla
base del nostro esser al centro della nostra vita, senza la coscienza
non esistiamo, non esiste nulla. Voglio vivere la mia unica vita in
libertà, in leggerezza, in amore, sensibile a tutto ciò che dà vita e
da cui dipendiamo. Quello che amo. Quello che cerco. Quello che ho.
Amo la vita in tutte le sue manifestazioni, dagli esseri viventi, agli
eventi naturali, alle risposte della coscienza umana. Cerco ogni cosa
possa esser compresa, consapevole che ogni spiegazione è solo ed unico
frutto della ricerca stessa. Ho tutto ciò che serve, la vita, il
pensiero, la volontà, consapevole che ognuno di questi processi è
sostegno per gli altri, ed io vivo di questi sostegni tautologici.
Quello che desidero. Quello di cui ho bisogno. Quello che mi rimane.
Desidero il bene nell'accezione che ho imparato a praticare, desidero
star bene cercando il piacere e rifiutando il dolore. Ho bisogno di
credere, di darmi uno scopo, di sognare, come di mangiare, bere,
dormire, respirare, ho bisogno di progettare, comunicare, sperare. Mi
rimane ciò a cui credo, ciò a cui penso, quello che voglio, quello che
amo, quello che cerco, quello che desidero, ciò di cui ho bisogno,
quello che ho. Quello che sento. Quello che provo. Quello che vivo.
Sento la vita fuori di me e dentro di me, sento un senso di stupore
per ogni aspetto della vita, sento la mia vita. Provo attaccamento
alla vita, provo amore per le persone che mi stanno vicino, provo nel
sentire coi sensi. Vivo ogni cosa di cui ho coscienza, vivo ogni
istante di cui ho qualche tipo di coscienza, vivo ogni stato della mia
mente. Il pensiero credo ci aiuti continuamente a rincalzare i nostri
sensi, i nostri sensi sostengono continuamente i nostri pensieri, la
consapevolezza ci deriva dalla vita biologica come inevitabile
conseguenza di una struttura ed una organizzazione mentale. Vivere è
facile e semplice perché è un processo contemplativo, dell'esecutivo
del vivere non ci dobbiamo preoccupare. Il pensiero ci porta a
cercare, capire, spiegare, è l'emergere della coscienza, viviamo
perché abbiamo una forma di coscienza, altrimenti potremmo esistere
senza essere? Probabilmente non saremmo ciò che siamo. Dovrei porre
maggior attenzione alla logica con cui affermo tutto ciò ma preferisco
rincorrere i pensieri, lasciando a chi desidera rincorrere i miei
pensieri che apponga lui stesso ciò che pensa di ciò che ascolta da
me. Ogni senso ci racconta qualcosa, ogni storia che ci raccontiamo è
legata ai sensi, ridiamo, piangiamo, preghiamo, crediamo, cerchiamo,
sentiamo, pensiamo, viviamo e muoviamo. Credo d'aver dimenticato
molto, ma so che ci pensate voi a colmare ciò che manca, anzi è
importante lasciar spazio a chi ci segue, quello spazio che lo fa star
bene nello star con te, nel tuo spazio mentale, nel tuo tempo. Viviamo
nell'essere e siamo nel vivere, essere è aver coscienza, ciò di cui
non abbiamo coscienza poco importa. La prima magia della vita è
sicuramente il viverla, la seconda magia che rende unica la prima è
l'aver coscienza del vivere, per poter vivere devo aver coscienza solo
così partecipo al mio vivere, solo così rendo gli altri partecipi al
mio vivere. Credo che la nostra mente, considerando il tutto, abbia
come fine la relazione, senza relazione non esisterebbe nulla. Viviamo
attraverso le relazioni, la prima fondamentale relazione che viviamo è
con noi stessi, la viviamo col dialogo interno dei nostri pensieri,
dei nostri sensi, in uno scambio continuo che ci dà consapevolezza. La
relazione o legame è poi col mondo esterno, con gli altri, viviamo
continuamente legami con le cose e con gli altri. Ogni legame o
relazione aggiunge un elemento di complessità al nostro vivere. La
conseguenza del nostro vivere attraverso relazioni è che continuiamo a
cambiare ogni identità rendendo la vita un complesso tessuto
relazionale di cui abbiamo parziale consapevolezza nello spicchio di
esserci che portiamo con noi. Mi accorgo che il discorso diviene
complesso, quando si va oltre all'approssimazione e ci si prende la
briga di approfondire ci si arena, così voglio uscire da questo
sabbione e tornare nel terreno compatto. Ciò che sto affermando non ha
nessuna pretesa d'essere vero, è "poesia" del mio pensare, libero
pensiero che porta con s'è un po' della logica condivisa, ed un po'
della logica mia personale. Credo che la vita non abbia un senso,
credo che ogni scopo che diamo alla nostra vita sia frutto di una
storia, le storie son la coscienza delle cose, oltre che delle
persone, che altrimenti sarebbero escluse dalla vita, ci rientrano per
i legami che abbiamo con loro. E bello pensar di esser seguita da
qualcuno di voi, questo mi fa continuare, l'idea è una creazione della
nostra mente ed è confezionata con le parole, ogni parola evoca un
esperienza ed ogni esperienza implica un mondo. Son consapevole che la
mia vita sia frutto della storia che mi racconto. Le storie son la
conseguenza dell'unione dei fatti sentiti e percepiti che ci han
emozionati. Vivere è l'emozionarci, attraverso le semplici sensazioni
implicate in una storia noi viviamo le emozioni. Ho imparato a legare
le cose tra loro nel modo che ricerco nel mio vivere e che chiamo
bello, buono, giusto, vero. Così quando compongo dei legami suggerisco
delle possibilità di vivere, viviamo attraverso i legami che ci
creiamo, non possiamo vivere senza legami, li cerchiamo, li creiamo,
li pensiamo, li desideriamo, li crediamo, li sentiamo, li amiamo. Così
creiamo la vita, la raccontiamo, creiamo le storie, ci crediamo, ne
siamo consapevoli, viviamo.

Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
Cell. 3356875991
Tel. 0119187173
http://www.chisotti.com
http://www.aerf.it
http://www.ipnosicostruttivista.it

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giovedì, agosto 26, 2010


Oggi gli articoli in Rss
Ho aggiunto a questo sito la possibilità di accedere con il formato Rss.
Per molti questo non vorrà dire nulla ma per alcuni significa poter accedere con programmi di composizione come gli integratori di feed

O con i nuovi programmi per Smartphone o iPad, come The Early Edition

Oppure, infine per leggerli con Google Reader
Comunicazione e cambiamento.




La comprensione di un messaggio comunicativo necessita di tre elementi
fondamentali: contenuto, contesto e intenzione (dell'interlocutore).
Per i primi due elementi non c'è difficoltà a comprenderne il
significato. Il contenuto è indispensabile, considerando che può
essere un contenuto non verbale che va dunque ulteriormente
interpretato, ci porta l'elemento del contendere, il messaggio.
Il contesto è fondamentale per l'interpretazione del messaggio stesso:
senza il contesto non è possibile esser sicuri del significato, dal
momento che le parole spesso portano con sé valori e significati
differenti, anche solo per il tono con cui vengon espresse.
Quello che ci risulta in parte nuovo e in parte ancora poco chiaro è
l'intenzione, il senso di questo elemento infatti è più complesso di
quanto appaia.
Nel considerare l'intenzione dobbiamo considerare l'elemento "io",
cioè a dire il soggetto portatore della comunicazione. Se partiamo
dall'idea che l'identità di una persona coincida con la sua coscienza,
il piatto è pronto. Basta domandare e vi sarà detto "Qual è la tua
intenzione?" E la persona ci dirà le sue intenzioni. Ma la persona non
si compone di una semplice unità, noi sappiamo che la coscienza è un
composto di intenzioni distribuite in parti differenti della sua
mente, considerando la mente come un puzzle di parti del cervello la
cui massa critica costituisce il nostro livello di coscienza.
L'intenzione, noi sappiamo bene da come le neuroscienze ci mostrano,
sono spesso ad un livello differente da quello della coscienza di cui
abbiamo una diretta consapevolezza. Il lavoro stesso che si fa nelle
relazioni d'aiuto va spesso a ricercare il significato profondo
presente nella persona, quegli elementi dell'identità che la
compongono creando il senso di un'intenzione in parte conscia ed in
parte inconscia. Nel momento in cui entra in gioco l'inconscio si
comincia a costruire una rete neuronale che collega parti della mente
fino a quel momento non collegate tra loro, si forma un nuovo stato
mentale e da qui una nuova identità possibile.
A questo punto appare chiaro che ciò che consideriamo vero in noi è
più frutto di presupposti implicati nell'operazione mentale in atto
che non frutto di una volontà unica. La volontà è piuttosto uno stato
mentale che porta ad emergere, elicitare, un'intenzione tra le tante
possibili. Noi agiamo e reagiamo sull'emergere di un'intenzione che in
questo momento domina sulle altre.
Il lavoro col proprio inconscio, da pratica utile ai fini terapeutici
diviene fondamentale elemento d'equilibrio per considerare i
differenti livelli, o meglio i differenti presupposti che compongono
il nostro essere. Senza la presenza consapevole del nostro
interlocutore interno non è possibile parlare di dialogo e senza
dialogo, dialettica, non ci sono né osservatore né osservato, non c'è
un soggetto cosciente, non c'è una chiara intenzione.
Il lavoro nel costruire l'inconscio, una parte interiore del nostro
essere, permette di aumentare la consapevolezza e crea un'identità
differente, la possibilità di uscire da molti luoghi comuni in cui ci
troviamo legati, impossibilitati ed esser diversi. Cosa succede in una
persona quando produce un cambiamento? Alla luce di quanto ho esposto
si crea un dialogo interno diverso, parti del cervello si relazionano
in modo differente, certe priorità si impongono su altre, certi
presupposti si impongono su altri. Un uomo di 100 anni fa era diverso
da un uomo d'oggi. Perché? Altri equilibri nella sua mente, altri
dialoghi interni e diverse parti di sé, altri presupposti in gioco,
diverse intenzioni. Creando l'inconscio permettiamo alla persona di
accelerare un processo di cambiamento generando nuove possibilità di
essere, nuovi collegamenti tra parti della sua mente. Un nuovo
equilibrio interno, un diverso stato mentale implicato, una diversa
identità. La comunicazione è una relazione tra parti, quando è esterna
è in relazione con altri individui, quando è interna è tra due o più
entità interiori di riferimento. Molto spesso il dialogo interno è
però limitato, il nostro interlocutore interno non è dalla nostra
parte, non è nostro alleato, è una voce distruttiva, una coscienza
negativa, o quant'altro si possa incontrare.
Creare, costruire strutture interiori, come l'idea dell'inconscio,
permette di organizzare la mente, permette di aumentare la
consapevolezza, creare nuovi equilibri interiori tra le parti che
compongono la nostra mente, tra aree diverse del cervello, permette di
creare un nuovo dialogo interno, ciò che vien usato attraverso il
dialogo delle parti, crea e costituisce nuove intenzioni, nuovi
presupposti. Il cambiamento viaggia attraverso la comunicazione
interna ed esterna degli individui, l'intenzione è ciò che emerge
dall'equilibrio delle parti che entrano in gioco nella nostra mente.
Per comprendere l'intenzione, e dunque il significato di una
comunicazione, è necessario avere un dialogo che permetta di far
emergere gli equilibri presenti all'interno dell'interlocutore, si
deve aggiungere un alleato interno che favorisca tale comprensione.
Se si vuole aiutare una persona la si deve mettere nella condizione di
usare le proprie risorse interiori, aumentando le sue possibilità di
scelta, e lo si può ottenere attraverso un'azione operata dalla mente,
con un dialogo differente, con parole differenti, relazioni
differenti, pensieri differenti. Si ottiene un cambiamento attraverso
parole e pensieri, le preghiere che sono parole e pensieri ripetuti,
son innesti nella struttura cognitiva della persona, agiscono
coordinando nuove connessioni tra parti della mente, nuovi equilibri,
nuovi pensieri e sensazioni.
Aiutare vuol dire, per chi si interessa di relazioni d'aiuto,
comunicare, creare nuove relazioni, aumentare le possibilità di
scelta; lavorare con i contenuti, comprenderli, capirli; lavorare sui
contesti personali, familiari, sociali, culturali, analizzarli,
considerarli. Aiutare vuol dire prendere in considerazione le
intenzioni presenti, quelle consce e quelle inconsce, permettendo così
di comprendere, assieme al comunicatore, il reale significato profondo
della comunicazione presente. Così non è possibile comprendere un
messaggio senza metter in gioco l'organizzazione della mente
dell'individuo, nel suo stesso interesse, permettendogli di
comprendere il peso delle sue reali e profonde intenzioni. Per far
questo bisogna creare il dialogo possibile che mette in luce ed in
gioco la relazione tra le parti della mente. Il dialogo con
l'inconscio, il dialogo tra le parti e le preghiere costruite con il
soggetto son gli strumenti principali. Il risultato che si ottiene è
un cambiamento dei presupposti della persona, nuovi equilibri nelle
relazioni interne (mondo interno) ed esterne (mondo esterno) in
gioco.

Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
Cell. 3356875991
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martedì, agosto 24, 2010

Cos'è la coscienza? Uno stato mentale.

Cos'è la coscienza? È uno stato mentale!

Forse è semplicemente una tautologia la mia, ma entrare in merito dello
stato mentale mi permette di fare delle ipotesi operative che
permettono di lavorare sulla mente. Ogni intervento di psicoterapia
lascia adito ad interpretazioni diverse senza poter mai dare spazio ad
un'unica prospettiva operativa, senza dunque riuscire a dare dei
riferimenti su come operare.
Ciò che si afferma è che i risultati delle psicoterapie son favoriti
dalla relazione e non dalle teorie sottese. Costruire una buona
relazione permette di accettare l'altro riconoscendone il ruolo e la
presenza, riconoscendogli la possibilità di partecipare in modo attivo
alla mutevole posizione interlocutoria, nel momento che si condivide
con la relazione uno spazio mentale ci si comprende, ci si capisce e
si accetta di guidare ed esser guidati durante il colloquio, la
collaborazione, in una condizione in cui entrambi gli individui hanno
chiaro il proprio ruolo e si distinguono, e si intendono
vicendevolmente.
Quello che mi piace pensare è che abbracciando l'idea che la coscienza
individuale sia data dal lavoro della collaborazione ed intesa di
parti della mente delegate a sovrintendere competenze differenti,
nell'intesa che emerge in una buona relazione è come se le parti del
cervello di entrambi gli individui si unissero creando una mente unica,
il cui lavoro effettivamente arriverebbe ad ottenere un incremento del
lavoro di una mente unica, dove le doti e le qualità, le risorse e le
opportunità di entrambi le menti potessero unirsi e formare una
coscienza funzionale ed operativa diversa, in grado di superare,
migliorare, compensare limiti, carenze, restrizioni della mente
singola, e mantenere in un secondo tempo l'"impronta" ottenuta per
continuità, come se lo spirito emulativo della mente nuova ottenuta
prendesse a guidare il soggetto sostituendosi all'attività mentale
precedente.
Per fare un esempio concreto. Un individuo porta con sé una coscienza
che emula in sé il presente, il passato ed il futuro, porta con sé una
coscienza del presente data dalle sue relazioni stabili, continuative
e contingenti, i ricordi di un passato in cui erano presenti altre
relazioni con altra coscienza di sé e della propria vita, ed un futuro
possibile, con una coscienza aperta a possibilità di nuove e diverse
relazioni con la vita e con gli altri. La massa critica che si
raggiunge in questo equilibrio è ciò che noi portiamo con noi stessi,
ciò che ci rende possibile di essere e ci impone di essere al tempo
stesso. In una relazione terapeutica si cambia la Massa critica e la
"buona" relazione permette che si vedano e sentano le possibilità
operative e funzionali che si erano perse, come prese a prestito
dall'altra identità cosciente, operando così un cambiamento che
comincia a dare i suoi frutti.
Ora vediamo cosa può portare questo ragionamento dal punto di vista
pratico, a cosa si deve puntare per operare in modo costruttivo
attraverso la coscienza dell'altro, delle sue necessità, delle sue
differenze, delle sue possibilità.
Prendiamo l'esempio di un legame
d'amicizia, o un legame affettivo. Ciò che passa nell'accettare
l'altro è molto, si cambia tanto frequentando chi si stima o si ama,
il cambiamento è sottile e quando ci si ritrova spesso si prova la
sensazione di vivere in un altro mondo, cambiano gli equilibri della
coscienza della mente, ci si sente magari leggeri, tranquilli,
fiduciosi, in un mix di sensazioni appaganti che ci restituiscono
l'equilibrio. Sentiamo, diciamo, pensiamo parole che non usiamo
spesso, che non conosciamo magari neppure, ma che poco per volta
modificano il sottile equilibrio della nostra coscienza, ci sentiamo
diversi, ci sentiamo meglio.
Strano ma vero è così che credo operi il lavoro terapeutico: si
sviluppa una piacevole e profonda relazione in cui la nostra coscienza
si modifica, cambiando gli equilibri della nostra mente si modificano
tutti gli equilibri presenti, dalla nuova coscienza emerge un nuovo
essere, un nuovo esser stato, e sopratutto un nuovo poter essere,
nuove opportunità, nuove azioni, nuove percezioni, che aumentano le
nostre possibilità di scelta, stimolando nuove azioni della mente,
nuova attività mentale, nuova coscienza di sé e degli altri, migliori
adattamenti, maggior libertà o così via nel ciclo della vita.
Ciò che mi sembra che emerga dal mio ragionare è una ricerca di ciò
che rende funzionale, utile e ricercata una relazione positiva con
qualcuno, d'amicizia, affettiva, o d'utilità che sia, e portarla nella
relazione terapeutica, considerando dunque di partire dalle proprie
doti e qualità umane che ognuno porta con sé fino a valutare ciò che
si cerca e ciò che si trova negli altri, in quel sottile equilibrio
che viviamo continuamente nella nostra coscienza quotidiana. Il tutto
per portarlo nella relaziona funzionale ed operativa della relazione
d'aiuto, il tutto ricordando naturalmente i presupposti fondamentali
del mio discorso e cioè che l'attività mentale genera necessariamente
uno stato di coscienza, che lo stato di coscienza è uno stato
ipnotico, e la relazione è frutto d'una esperienza di trance
condivisa.


Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
Cell. 3356875991
Tel. 0119187173
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lunedì, agosto 23, 2010

Luci ed ombre del costruttivismo.

Alla luce ed al buio del costruttivismo.

Sento sempre d'essere ben accompagnato dal processo costruttivista,
sento di poter dare le giuste risposte ad ogni quesito, sopratutto di
non ecceder in spiegazioni limitanti ed appassionate che persuadono o
addirittura suggestionano più che convincere.

L'idea che la realtà è prima d'ogni cosa frutto personale di chi la
esperisce è semplice da comprendere ma difficile da accettare,
sopratutto non si vuole accettare le conseguenze di tale concetto,
accettare la limitatezza dell'esperienza sensitiva, noi pensiamo e
viviamo costantemente entro il nostro stato mentale difficilmente ne
dubitiamo, difficilmente lo confutiamo, per farlo dobbiamo negarci
l'unica esperienza che in fondo possediamo l'idea di noi stessi, la
nostra identità.

Così non potendo sfuggire alla logica costruttivista, i fatti di cui
si circonda l'esperienza dell'ipnosi, m'addentro a dire di trovarmi
spesso dinnanzi ai miei limiti, i confini del mio stato mentale, in
base a come mi sento sono ed è così anche attorno a me, ciò che
percepisco è strettamente legato al mio stato mentale, alla logica di
quel mondo da cui dipendo per poter esser me stesso.

Riconosco che il pensiero costruttivista ricorsivo risulta sempre
difficile, o meglio di difficile applicazione, non potendo uscire dal
mondo (stato mentale) in cui mi trovo, ogni esperienza dipende da un
osservatore, non posso prescindere dal mio essere per dire, sentire,
pensare, percepire, interpretare o capire, non poppo prescindere da
come sono.

Una volta che si comprende il concetto che porta con se l'esperienza
della realtà, per quanto mi riguarda si comprende l'idea
dell'osservatore ed osservato, non essendoci una posizione migliore
d'un altra in assoluto, non rimane che decidere il contesto entro il
quale il tutto si dispone, ed è all'intenzione che dobbiamo arrivare
per comprendere dove porta la notizia, l'informazione, l'idea.

I presupposti del nostro vivere custodiscono la nostra intenzione, non
sempre frutto cosciente, spesso prodotto inconscio dietro le nostre
scelte, le decisioni, i comportamenti, viviamo costantemente in un
equilibrio di scelte e "pulsioni" inconsce, ma è alla volontà a cui
diamo meriti e colpe, il prodotto finale di un complesso flusso di
azioni mentali.

La coscienza ci inganna, facendoci credere, sentire, esperire
continuamente l'idea, il pensiero come un fatto, lo sento, lo vedo
quindi è vero, dimenticando il complesso articolarsi degli stati
mentali sottesi ad ogni attività della mente, senza entrare in un
dominio di tipo filosofico posso dire d'essere senza menzionare quando
e/o dove, o quanto, o senza implicare ripeto a cosa, a chi, e senza
cadere in un interpretazione dissociativa in cui parlo di me in terza
persona? Non è possibile!

Viviamo costantemente in uno stato di trance dal momento che siamo
soggetti costantemente a focalizzarci nel tempo e nello spazio,a
quantificare oltre che qualificare le nostre sensazioni, ad implicare
ed implicarci in pensieri, concetti, ragionamenti "superstiziosi" del
tipo causa effetto, e siamo costantemente dissociati in altro dal
quell'io da cui partiamo.

Senza renderci complicato un delicato pensiero di trance, siamo
costantemente in uno stato mentale che produce in noi l'idea stessa,
dunque lo stato mentale che lo produce. È altamente ricorsivo il
nostro vivere, non c'è da stupirsi che si possa dare in escandescenze
quando gli equilibri del nostro vivere si alterano, ieri, tanto per
fare un esempio, tornato da un viaggio di 500 km nel manovrare in
cortile la macchina ho strisciato quella di mio padre senza neppur
accorgermi ne sentir rumore, così da rendermi conto di quanto la
percezione possa esser distratta o deviata dal contingente, da stimoli
e sensazioni dimenanti, o concentrazioni protratte o quant'altro, così
viviamo quotidianamente in un'identità (stato mentale) che i sui
limiti e le sue possibilità ma i cui confini spesso son persi di vista
assieme alla logica, al buon senso, al buon pensiero, alla
comprensione .....

Non so ben da dove son partito ma torno alla coscienza, quella che mi
ritrovo, ai suoi confini, alla sua esistenza, sono la coscienza che
penso di essere, sono confinato nella coscienza che dichiaro,
confronto, vivo costantemente, ma sono anche nel flusso delle trac e,
stati mentali da cui dipendo, sono in una costante idea del mondo,
della vita, del reale di cui ho bisogno e da cui dipendo
costantemente, così rimango in attesa di un comprendere, conoscere,
capire più esteso di quello da cui son partito.

Una buona fine estate a chi è rimasto ad ascoltare il proprio mondo
sincronizzandolo al mio!

Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
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mercoledì, giugno 30, 2010

L'arte della terapia, ciò che non si dice ma si sa!.

Come ho già detto diverse volte lavoro da anni con l'ipnosi e trovo le mie risposte dentro l'esperienza dell'ipnosi, son arrivato alla conclusione, tra esperienze e competenze, che non sono le tecniche a far cambiare le persone, ne le filosofie, l'ipnosi, in effetti, non è una tecnica, ne è una filosofia, è uno piuttosto stato della mente, generato dall'attività della mente, uno stato che favorisce l'apprendimento per la mente. Le tecniche son solo carta da regalo, ciò che fa è la relazione, la relazione che costruiamo con l'altro è il regalo. Le terapie, qualunque esse siano, passano attraverso la relazione, ciò che "cura" è la relazione, per questo motivo nessuno può sostituirsi a noi, ne noi a loro, possiamo solo portare avanti le nostre relazioni. Farsi strada nella vita equivale a costruire relazioni significative, il nostro cliente, il nostro paziente cambia, migliora, alle volte risolve il suo problema per quanto crede nella nostra relazione con lui. Dicendo questo si può capire che non credo proprio nelle tecniche in se, la relazione al contrario è tutto ed ognuno ha la sua personale modalità di costruire una relazione che può diventare terapeutica. Ora non è facile comprendere come far crescere una relazione, è la cosa più naturale e normale del mondo relazionarsi con gli altri, ma perché la relazione possa diventare terapeutica occorre altro, forse non si può apprendere l'arte di relazionarsi con gli altri ma si può curare la modalità con cui ci relazioniamo con gli altri. Ancora una volta ci vien in aiuto l'ipnosi, per imparare qualcosa bisogna entrare nello stato mentale giusto, la passione, il coinvolgimento ci avvicinano a tale stato, relazionarsi nello scopo di aiutare gli altri, è immedesimarsi, comprendere, vivere ciò l'altro porta, è stupirai, incuriosirsi, andare oltre ogni giudizio. Le tecniche che vengono insegnate son il contesto in cui si studia la relazione che è il contenuto, è nella relazione il segreto del "guarire", noi preghiamo Dio ma diamo il messaggio a noi stessi, guariamo attraverso la relazione con noi stessi, crediamo a qualcosa di esterno a noi ma attiviamo il potenziale che è in noi. Aiutare qualcuno è permettergli di migliorare la relazione con se stesso attivando la relazione che può avere con gli altri, dialogo interno, dialogo esterno, fiducia e collaborazione col proprio mondo interno, fiducia e relazione con gli altri.


-- Post From My iPod Marco Chisotti
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domenica, giugno 27, 2010

Ipnosi regressiva e progressiva.

Visioni diverse del"ipnosi regressiva a cura di Giovanna Lombardi.

A chiunque di noi sarà capitato qualche volta di vedere una persona sconosciuta o entrare in un posto mai visto e avere la sensazione di conoscerli già. Si tratta del così detto déjà vu. Chi crede nelle vite passate non può fare a meno di chiedersi se quella persona o quel luogo appartengano a una vita precedente.

Questa idea appare bizzarra a noi occidentali, che siamo tanto razionali e tanto legati a questa nostra vita terrena dopo la quale, al massimo, ci potrà essere ad aspettarci solo il Regno dei cieli.. Nelle filosofie orientali, invece, la reincarnazione è comunemente accettata. Ci si reincarna migliaia di volte, a seconda del karma, – cioè delle azioni compiute nelle vite precedenti, che determinano le vite successive- fino all’illuminazione, stadio in cui non ci si reincarna più e ci si unisce al Tutto o ci si incarna per aiutare gli altri.

L’ipnosi regressiva

L’ipnosi regressiva è uno strumento usato comunemente dalla psicoterapia per far riaffiorare dall‘inconscio ricordi, eventi o traumi dell’infanzia o del passato che influenzano la vita presente di un paziente e gli provocano dei problemi psicologici.

Tuttavia la normale ipnosi regressiva ha cominciato ad assumere connotati inquietanti quando sotto ipnosi alcuni pazienti hanno cominciato a descrivere situazioni collocabili in epoche e luoghi del tutto slegati dalla loro vita presente. Il caso più frequente è quello di pazienti che cominciano inaspettatamente a parlare lingue che in realtà non conoscono o che descrivono nei dettagli luoghi in cui non sono mai stati. A volte i pazienti rivivono sotto ipnosi la propria morte e spesso è a causa di una morte particolarmente violenta (soffocamento, annegamento, sepoltura da vivi, etc) che le persone si portano dietro fobie o dolori fisici altrimenti inspiegabili e fino al momento dell’ipnosi inguaribili.

Brian Weiss, il più famoso sostenitore dell’ ipnosi regressiva a livello mondiale, nel suo libro Molte vite molti maestri racconta ad esempio la storia di Cathrine, una sua paziente affetta da depressione e attacchi di panico, che durante le sue regressioni ha raccontato i particolari di incredibili vite come quella nei panni di una sacerdotessa nell’antico Egitto, quella nell’identità di Aronda, morta durante un’immane inondazione circa 2000 anni prima di Cristo o quella nelle spoglie di un giovane guerriero trafitto alla gola da un nemico nel 1400.

Il dottor Weiss ha assistito alla completa guarigione di Cathrine proprio grazie al riaffiorare di questi ricordi. Le sue fobie, ad esempio, derivavano dai traumi legati alle morti violente.

Da allora, cioè dal lontano 1980, di ipnosi regressive nelle vite passate il dottor Weiss ne ha condotte molte e ha scritto tanti libri sull’argomento. Uno di questi, dal titolo Lo specchio del tempo ha allegato un cd che guida verso l’autoipnosi. Weiss sostiene infatti che ciascuno di noi dovrebbe imparare ad esplorare le vite passate per andare a cercare le cause dei conflitti attuali e risolvere molti dei propri disturbi fisici ed emozionali (chi scrive questo articolo, invece, sconsiglia vivamente l’ipnosi regressiva “fai da te”).

In Italia la regressione nelle vite passate si pratica da pochi anni. E’ nata solo nel 2005 l’AIIRE, cioè l’Associazione Italiana Ipnosi Regressiva, il cui presidente è il dottor Angelo Bona, una sorta di Brian Weiss italiano.

I messaggi

Nel corso delle sedute di ipnosi regressiva spesso gli psicoterapeuti si imbattono nei cosiddetti “messaggi dei maestri”, cioè in anime altamente evolute che attraverso i pazienti si mettono in contatto con loro per dare delle piccole lezioni sulla vita. I maestri ci dicono ad esempio che la Terra è un pianeta-scuola in cui si reincarnano le anime che si devono purificare. E’ proprio la legge del karma di cui da millenni ci parlano le filosofie orientali a regolare le reincarnazioni: in ogni vita noi mettiamo delle cause di cui raccoglieremo inevitabilmente gli effetti, in parte nella vita stessa e in parte nelle vite successive. La responsabilità dei nostri problemi è dunque solamente nostra e in noi risiede anche la possibilità di capire dove sbagliamo e cambiare il nostro comportamento. Acquisendo coscienza di questo ordinamento causale, dice Brian Weiss, si smette di sentirci vittime degli altri o incapaci di cambiare le cose e “si comprende che la vita non ha un senso punitivo ma educativo”.

I maestri ci dicono anche che vita dopo vita possiamo incontrare nuovamente sia le persone a cui siamo più legati che quelle con le quali abbiamo delle difficoltà di relazione: ciascuno di noi farebbe parte infatti di una famiglia di anime, e incontrerebbe le stesse anime (anche se cambierebbero continuamente i sessi e i rispettivi ruoli) finché non riuscirà a sciogliere i relativi nodi karmici.

Le teorie

Ma cosa ne pensa la comunità scientifica? Esistono veramente le vite passate o no?

Le teorie finora elaborate per spiegare ciò che può accadere durante una seduta di ipnosi regressiva sono sette e meritano di essere ricordate tutte (fonte: dottor Chisotti Marco):

1) Teoria della fabulazione cosciente: ritiene che il racconto del soggetto ipnotizzato corrisponda a un sogno guidato. Quando costui racconta all’ipnotista una storia di vita, non serve indagare se è vera o falsa, ma usarla con buona fede per aiutarlo; essa deve solo essere coerente.

2) Teoria delle personalità multiple: spiega che le visioni in regressiva non sono altro che prodotti di atteggiamenti schizofrenici o quasi, cioè appartenenti a parti scisse dell’Io.

3) Teoria della giustificazione e motivazione, valore simbolico o soluzione di un problema di vita attuale: ritiene che gli episodi emersi in regressiva servono per soddisfare il bisogno del soggetto di trovare una giustificazione per il suo problema, che se non è già stata individuata nel presente viene pertanto estrapolata dal passato.. Questa teoria spiegherebbe perché certe persone che conducono una vita amena e spiacevole, in regressione si vedono come persone ricche e importanti; semplicemente per compensazione psicologica.

4) Teoria della gelificazione dei ricordi di chi si è stati: si basa sulla teoria dei memi e spiega che durante la regressione si otterrebbero elementi ereditari di natura mnemonica riguardo esperienze passate. Quest’ottica serve per creare connessioni logiche tra la storia del cliente e quella di altri suoi familiari (se non coi genitori magari con nonni o bisnonni, coi quali riconoscersi), che venga supportata scientificamente.

5) Teoria degli universi paralleli: ritiene che in regressiva possano emergere ricordi che appartengano al proprio doppio esistente in un universo parallelo (che non è un altro universo esterno a questo). Questa teoria può essere utile per disidentificare il soggetto con ciò che ha “ricordato”, però per fargliela accettare ci vuole un po’ di tempo.

6) Teoria della reincarnazione: ritiene che in regressiva possano emergere ricordi di una propria vita passata, e che quindi tramite essi si possano sbloccare traumi “karmici” che hanno riversato il loro influsso negativo sulla vita attuale.

7) Teoria del ricordo collettivo: spiega che in regressiva possono emergere memorie provenienti dall’inconscio collettivo. Se provengono da una collettività diversa dalla propria, la spiegazione può rimanere plausibile in base alla teoria dei campi morfogenetici.

L’ipnosi progressiva

La più moderna tecnica di ipnosi non si sposta più indietro sulla linea del tempo, ma va in avanti. Si chiama, appunto ipnosi progressiva. Non si tratta tuttavia di andare a vedere veramente ciò che sarà, quanto piuttosto di un viaggio che la nostra parte creativa fa per fissare degli obiettivi o per provare a risolvere problemi che nel presente risultano ingestibili. Di questo viaggio creativo e “costruttivista” al risveglio rimane nella mente del paziente un ricordo che lo arricchisce e lo rende più forte: se infatti è riuscito a cambiare il presente sotto ipnosi, grazie alla guida dello psicoterapeuta, ha fiducia di avere le risorse per cambiarlo anche nella realtà..

Così si esprime a riguardo il dottor Marco Chisotti, uno dei migliori ipnologi a livello europeo, e pioniere dell’ipnosi progressiva: “il principio su cui si basa l’ipnosi è la costruzione nell’individuo di una stato mentale funzionale all’obbiettivo che si desidera raggiungere. La vera portata del lavoro con la trance ipnotica è proprio questo, utilizzare lo stato mentale permettendo alla persona di cambiare le proprie abitudini, credenze, convinzioni, apprendendo con facilità un nuovo modo di comportarsi, pensare, vivere le proprie emozioni, e questo è reso accessibile con
l’uso dell’ipnosi e degli stati mentali connessi.”

Con le parole del dottor Chisotti ci tornano i dubbi: i pazienti ricordano veramente le vite passate o se le inventano?

E’ difficile dare una risposta definitiva a questo quesito. E’ plausibile che sia il nostro emisfero destro del cervello, la nostra parte creativa, a inventare e creare connessioni tra una presunta vita passata e la nostra vita presente.

Tuttavia cosa dobbiamo pensare quando a raccontare le proprie vite passate sono dei bambini di due o tre anni? Che dire ad esempio del piccolo Cameron Macaulay che fin da quando ha cominciato a parlare diceva di aver già vissuto una vita nella lontana isola di Barra e che quando ci è stato portato ha ritrovato tutti i particolari che aveva descritto?

Approfondiremo nel prossimo articolo i bambini che ricordano le vite passate.

Giovanna Lombardi



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martedì, giugno 01, 2010

Un ipotesi per l'organizzazione mentale.

Appoggiando l'idea della coscienza come identità, consapevolezza di
se, la cui funzione avviene attraverso l'attivazione e il collegamento
di alcune aree del nostro cervello. Noi abbiamo consapevolezza,
coscienza appunto di noi stessi, attraverso il lavoro interattivo di
alcune aree del cervello mantenute attive e collegate assieme,
funzione che rimane attiva, come dimostrano alcuni recenti studi neuro-
scientifici, solo in presenza di uno stato di veglia, attraverso una
massiccia attivazione corticale, o in stato di trance, in misura più
contenuta, con una parziale attivazione corticale ed una sensibilità
concentrata più nel mondo interiore.
È possibile, in tal modo, considerare il maturare del nostro stato di
coscienza come un accrescersi graduale di questi collegamenti, fino a
raggiungere un certo equilibrio tra queste parti, creando così una
sorta di sistema organizzato adattabile a circostanze differenti.
Usando l'idea dei tre cervelli, il cervello rettile, il cervello
mammifero e il cervello evoluto, la neo corteccia, come componenti
presenti all'interno del cervello umano, possiamo considerare che la
singola maturazione cerebrale, di tipo evolutivo per la specie uomo, e
di tipo educativo nel singolo individuo, come la creazione di ponti di
collegamento ed interazioni tra aree differenti del cervello, che
bilanciando i comportamenti, permettono alla coscienza di mantenere
stati mentali adattati anche in presenza di stimoli interpretabili
dalle singole aree del cervello come potenzialmente pericolosi. Ne
consegue che tutti i mal funzionamenti adattivi accorsi ad un
individuo possono esser imputati ad un mancato o limitato collegamento
tra aree diverse del cervello, lasciando intuire che l'adattamento è
frutto di relazioni orientate all'esterno verso la realtà e
all'interno attraverso l'equilibrio dell'attività delle singole parti
interessate del cervello.
La terapia consisterebbe dunque nel favorire l'attività relazionale
delle singole aree, creando dei ponti di collegamento tra queste
differenti realtà. Il giocare con parti diverse di personalità
favorisce la costruzione di questi ponti, la relazione concilia un
attività mentale bilanciate e dunque un buon adattamento.

Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
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venerdì, maggio 14, 2010

Mistero Italia Uno

Alla fine abbiamo saputo il motivo per cui non è stata mandata in onda la nostra registrazione Dell'ipnosi regressiva nella trasmissione Mistero su Italia Uno di cui avevo dato annuncio. La redazione della rete televisiva ha ritenuto che l'esperienza sembrasse falsa, dal momento che l'induzione ipnotica è stata rapida, il soggetto utilizzato per l'esperienza è abituato ad andare in trance, così non avendo fatto una debita preparazione con un intervista per il pubblico, dall'esterno l'esperienza può sembrare taroccata, ora attendiamo per vedere come procedere in merito. Intanto si sta studiando la possibilità di fare un intera trasmissione sull'ipnosi in modo da poter offrire le spiegazioni ed i chiarimenti che quest'esperienza merita. Vi faremo sapere in merito gli sviluppi e ci scusiamo per acervi data un informazione errata. Marco Chisotti e Antonello Musso


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sabato, maggio 01, 2010

La storia non detta.

Ogni volta che studiamo i processi mentali coscienti tendiamo a riportare la conoscenza razionale come riferimento, essenzialmente la conoscenza dei processi mentali è filtrata dall'analisi di processi psicologici. Ha la fortuna di lavorare da una quindicina d'anni con il mio collega, amico Antonello Musso, ed il confronto con lui mi ha permesso di comprendere l'"animale" che c'è in ognuno di noi. Una delle strutture più interessanti del nostro cervello è l'amigdala, una piccola porzione di cervello, grande poco meno di una noce che ha una funzione particolare, riconosce il nostro stato d'animo attraverso il nostro comportamento, la nostra postura. Essendo parte del cosidetto primo cervello il cosidetto cervello rettile, la più antica porzione del nostro cervello, non è collegata ai processi logici e razionali della neocortecci, la terza parte evoluta del cervello presente solo nell'uomo, per cui non è aggiornata dai pensieri, semplicemente fa da staffetta tra il comportamento evidenziato ed i processi interiori impegnandoci ad avere reazioni fisiologiche basandosi unicamente sull sua acquisizione, il risultato èsorprendente, reagiamo, senza renderci conto direttamente, alla posizione che prendiamo prima che ai pensieri che utilizziamo. In poche parole "siamo" per quello che facciamo. Ma l'amigdala non si ferma ai comportamenti, essa è responsabile anche dell'adeguamento da parte dell'individuo all'ambiente oltre che agli altri, l'ambiente umano in effetti è il primo riferimento che abbiamo attorno a noi, possiamo accordarci o allontanarci dal gruppo, essere assonanti o dissonanti col gruppo, tendenzialmente l'uomo tende a conformarsi automaticamente al gruppo, sentendosi in tal modo protetto, guidato e sorretto dal gruppo stesso. La pratica della psicoterapia tiene poco in considerazione questi importanti suggerimenti da parte delle neuroscienze, portando spesso eccessiva attenzione ai processi logici e coscienti del pensiero, si allontana da soluzioni semplici ed efficaci quali fingere per essere, il comportamento di emulazione dell'adulto da parte del bambino, il quale copia ciò che vede fare dall'adulto per poi impararlo e proporlo in prima persona. La drammatizzazione di comportamenti corretti da parte dell'individuo è un'importante esperienza da perseguire, molto più utile e risolutiva di tante parole e tanti ragionameni. Così come ci ricorda Mc Gill, ipnologo e poi psicoterapeuta americano, per poter raggiungere un risultato abbiamo bisogno di fare tre tipi di esperienza nell'ordine: fare finta, fingere per apprendere, donare, immaginare ciò che vogliamo e renderci consapevoli di ciò che abbiamo bisogno per realizzare. Solo con la consapevolezza possiamo realizzare, solo sognando, immaginando, possismo raggiungere la consapevolezza, ma solo fingendo d'essere ci avviciniamo alle espererieze che ci fan sognare d'essere, prendere consapevolezza e realizzare. A questo processo emulativo, tipico di ogni forma d'apprendimento, in cui rientrano le attività dei neuroni specchi, aggiungiamoci le aspettative, ciò che gli altri si aspettano da noi, che noi emuliamo o da cui ci lasciamo guidare, e ciò che noi ci aspettiamo dagli altri naturalmente, col loro comportamento adeguante, ed abbiamo chiara l'influenza dell'amigdala ed il suo potenziale uso in psicoterapia.


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mercoledì, aprile 14, 2010

La regressione a tempi lontani!

La verità è l'invenzione di un bugiardo! Heinz von Foerster
Cos'è vero, cosa non lo è, è più vero ciò che provo sento e vivo io in prima esperienza o quello che mi vien presentato come vero, che che dovrei vedere, sentire e vivere in base ai vissuti altrui, alle convinzioni culturali, ai credo collettivi?
Posso assicurare che quello che mi raccontano le persone quando vivono esperienze in trance regressiva sono storie vere, i loro vissuti, le sensazioni, i sentimenti provati, il tormento, la passione son veri autentici momenti vissuti nel trasporto di un esperienza d'ipnosi regressiva in cui si trovano dissociati in quel momento. Son storie che posson succedere a chi ha vissuto o sta vivendo qualcosa di intenso, come può succedere ad ognuno di noi, non è facile farsi una ragione della vita, tantomeno dei sentimenti o della loro "tragica" fine, la verità in psicoterapia per me è semplicemente il vissuto che la persona mi porta, non fa differenza per law persona aver vissuto concretamente o aver rivivificato una storia, tutto è uguale, stessi circuiti neuronali, stesse reazioni fisiche, stessi sentimenti ed emozioni, chi lavora con l'ipnosi questo lo sa.
Il lavoro con l'ipnosi può aiutare in questa direzione, a far luce sul ripetersi di momenti così intensi nello stato di coscienza quotidiano come nello stato di coscienza dissociato che portan con se vissuti simili.
Avvicinare simili esperienze è importante e terapeutico, solo ieri sera ho accompagnato un mio paziente, Mr Lap assieme al mio collega dr Musso Antonello, a rivisitare, attraverso un esperienza regressiva, la sua reincarnazione in uno spirito di guerriero Maya, lo abbiamo fatto per far conoscere l'esperienza al pubblico in una puntata della trasmissione Misteri che andrà in onda su Italia Uno credo già il 4 maggio prossimo. Son sempre più le persone che chiedono di far luce su loro esperienze inquietanti. Siamo sempre più curiosi sull'origine della nostra coscienza, della nostra esperienza, dei motivi e delle ragioni per cui amiamo, odiamo, soffriamo o gioiamo, nel corso della nostra vita.
Questo fine settimana a Torino ci sarà un corso di due giorni sull'ipnosi regressiva, se può interessatè una prima occasione, puoi trovare le informazioni sul sito http://www.ipnosicostruttivista.it.

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domenica, aprile 04, 2010

La vita le storie.


Noi tutti amiamo la vita quando la comprendiamo, un insieme di spiegazioni, ipotesi e deduzioni. Amiamo vivere con un fine chiaro, un fine che vogliamo vero.
Amiamo i film perché hanno una storia, anche quando raccontano un fatto vero lo fanno attraverso una storia vista e raccontata da una persona che esalta per moi i nostri desideri, i nostri piaceri, i nostri sentimenti. La nostra storia è bella perché richiama ciò in cui speriamo, ciò che desideriamo di più.
La psicoterapia, come il counselling, aiuta a raccontarci una nuova storia, terapeuta e counsellor sono dei cantastorie che se anche non ti raccontano una storia l'han ben chiara nella loro mente la storia che dovresti raccontarti. Così come San fare nel tuo interesse ascoltandoti ti indirizzano a trovare la tua storia, che piace anche a j loro, che li fa felici rendendo un pò felice anche te! La vita dal canto suo sta a guardare e prosegue per la sua strada senza tanto clamore, la strada che avrebbe scelto anche senza ciò che noi ci raccontiamo, o ciò che diciamo "vero". È prettamente umano il senso che diamo alla vita, così personale che ce ne innamoriamo, così da buoni Narcisi seguiamo il nostro amore in ogni dove! Quando ad amare un fine si è in due allora si è innamorati, si pensa alla vita in un modo simile alle volte si pensa in una direzione vivendone un altra, alle volte si è convinti di vivere la propria di vita ma di sta vivendo la vita di qualcun'altro, ma va bene così è bello crederlo, perché in fondo crederlo è pensarlo ed è un pò viverlo.



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giovedì, dicembre 24, 2009

Meccanismi empatici e sintonia affettiva nella relazione ipnotica.

 Marco Chisotti

La scoperta dei cosiddetti neuroni specchio, oltre ai semplici neuroni che possiedono proprietà visivo motorie, sono stati scoperti diversi neuroni che rispondono sia quando una persona compie una determinata azione, sia quando lo osserva compiere da un'altra persona. L'individuazione di questi neuroni mette in primo piano il concetto di empatia, che costituisce l'elemento chiave di qualunque forma di psicoterapia. Nell'ipnosi, nell'ipnosi clinica in particolare, l'aspetto empatico, il cosiddetto rapport interpersonale, è sempre stato considerato responsabile per lo sviluppo di qualunque forma di terapia.

 

Secondo Milton Erickson " un atteggiamento di empatia e di rispetto è fondamentale per ottenere il cambiamento terapeutico" Erickson e Zeig 1980.

 

Le stessa psicologia evolutiva studiando di apparenti meccanismi innati ha messo in luce come il neonato, dopo appena 18 ore dalla nascita, riesce a riprodurre movimenti della faccia e della bocca dell'adulto che si trova ad avere di fronte.(Meltzof 2002; Meltzof Moore 1977).

 

Già dal secondo mese di vita del bambino stabilisce con la madre una sintonia affettiva (Stern 1985) individuabile con uno scambio in modi differenti di espressioni affettive. Non è un semplice comportamento di imitazione dell'altro ma un vero e proprio immedesimarsi nello stato d'animo della persona. Movimenti del corpo, espressioni facciali, localizzazioni sono espressioni diverse per intensità e forma quelle che sono espresse nella sintonia affettiva del bambino in questa sua prima fase di vita. Anche l'imitazione precoce e ulteriore capacità del neonato di stabilire l'equivalenza tra relazioni che avvengono in momenti differenti, imitazione precoce dimostra che le interazioni si stabiliscono già all'inizio della nostra esistenza, anche quando il bambino non è ancora in grado di stabilire la propria rappresentazione soggettiva. Non avendo stabilito a coscienza di se stesso il bambino riesce comunque a condividere uno spazio con l'altro, condivide uno spazio del "noi" con individui che lo abitano. Queste capacità si sviluppano molto prima della padronanza del linguaggio da forma più completa e complessa dell'astrazione e dell'interazione sociale.

 

Dunque la coscienza dell'io è secondaria, nella sua apparizione, all'esistenza del noi percepito, sembra dunque più facile e prioritario riconoscersi nella relazione nella propria individualità. Nell'adolescenza stessa si passa molto tempo a identificarsi attraverso la relazione con l'altro, riconoscendoci attraverso la relazione noi esistiamo.

 

Gli stessi neuroni specchio hanno la capacità di generare la simulazione, l'acquisizione stessa della conoscenza passa attraverso la simulazione mentale dell'elemento da conoscere, nella nostra testa non esistono oggetti, esistono solo idee, concetti, parole che simbolicamente richiamano l'oggetto.

 

Il processo di simulazione è presente sia nell'uomo come nel primate, la scimmia, e come questa probabilmente altri animali, è in grado di simulare possedendo gli stessi neuroni specchio presenti nell'esperienza umana. L'immaginazione stessa pur non essendo processo intuitivo a che fare col processo di simulazione. La simulazione cosiddetta "incarnata" come esperienza alla base dell'empatia, è sostenuta dall'attività dei neuroni specchio.

 

L'ipnosi utilizza l'immaginazione, l'ipnosi naturalistica in particolare, basando suo intervento su naturali processi relazionali che avvengono tra le persone, utilizza la base del rapport, e dunque la base del processo cognitivo di simulazione e conoscenza si sviluppa dall'attività dei neuroni specchio. In tal modo più che mai l'ipnosi è in grado d'essere messe in rilievo dall'attività neurologica rilevata nel cervello. L'esperienza naturale dell'ipnosi è alla base di qualunque processo educativo, formativo, cognitivo, in molte occasioni nelle neuroscienze sono in grado di evidenziarne più che mai l'attività.

 

Lavorare attraverso rapport, attraverso la relazione, è il più semplice mezzo per accedere al sistema di apprendimento dell'individuo, nello stato ipnotico col rallentamento dell'attività cognitiva, in particolare rallentando il processo di scannerizzazione del talamo sulla neocorteccia, si mette la mente nella condizione ideale di poter attingere al mondo interno, memoria, esperienza ed intuizioni, affiancando in tal modo il processo razionale con quello creativo, ottenendo in molte occasioni cambiamento del riequilibrio dell'individuo, soluzione e superamento dello stato di disagio, meccanismi fondamentali da utilizzarsi in ogni relazione d'aiuto.



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Dr. Chisotti Marco
Psicologo psicoterapeuta
ipnosi terapeuta
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venerdì, novembre 27, 2009

La visione Junghiana.

La visione Junghiana.
Difficile dire in poco così tanto, la storia delle persone può essere
un indice del loro pensiero, alle volte la storia si trasforma in
storie dove son troppe le cose da considerare perdendo un unicità del
pensiero per lasciare spazio alla sua molteplicità.
Per me la curiosità per Jung emerge quando si interessa del sacro,
come risulta dalla citazione qui di seguito, Jung ha appoggiato la
filosofia come studio del pensiero per aprire una visione laica del
mondo spirituale attraverso la filosofia e la scienza medica,
sottraendo il monopolio alla religione, fino a prima di Freud,
inizialmente suo mentore, unica detentrice dell'idea di Uomo e di
Spirito.
Jung riteneva che "va ammesso che noi psicoterapeuti dovremmo essere
dei veri filosofi o medici filosofi; anzi, che già lo siamo anche se
non vogliamo ammetterlo, poiché una differenza troppo grande divide
ciò che noi facciamo da quello che all'università viene insegnato
come filosofia"
La sua idea di Psicoterapia e la sua concezione del mondo passa per
Jung come " l'acquisizione progressiva della totalità psichica, il
cammino verso il Sé, questa è la sola possibilità di divenire un
essere umano totale, sapiente, felice e realizzato, di comprendere
l'incomprensibile".
la curiosità e l'interesse porta Jung ad interessarsi dei confini del
la conoscenza e trova l'alchimia e anche l'ipnosi attraverso l'idea
dell'inconscio.
« L'alchimia è, come il folclore, un grandioso affresco proiettivo di
processi di pensiero inconsci. A causa di questa fenomenologia mi sono
sottoposto allo sforzo di leggere da cima a fondo l'intera letteratura
classica dell'alchimia»
Infine la sua visione globale dell'inconscio come spirito o inconscio
collettivo, molto illuminata come visione dal momento che introduce
una visione ecologica, globale, dove il tutto è nell'uno che è nel
tutto, anche dopo la vita stessa.
« Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente
indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non
potrebbero concepire nemmeno approssimativamente...Prima o poi, i
morti diventeranno un tutt'uno con noi; ma , nella realtà attuale,
sappiamo poco o nulla di quel modo d'essere. Cosa sapremo di questa
terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea
nell'eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci
sentiremo tutti membri di un unico corpo ».
La ricerca del sacro come tentativo d'andar oltre al conosciuto
abbracciando l'inconscio è per me la visione Junghiana, un tentativo
coraggioso che si ribella alla teorizzazione dell'individuo di stampo
psicanalitico, che al tempo riduceva tutta la volontà umana ad una
manciata di pulsioni in cui quella sessuale, di cui era molto
impregnata la cultura borghese Viennese del tempo di Freud, era la più
risonante.
Libera e dunque individuale interpretazione dell'inconscio per
riscattare il singolo individuo e la sua storia, dunque la sua visione
di un fine ed uno scopo che la concezione del tempo, come storia
appunto, ci permette si avere, restituendogli così la sua visione del
sacro, questa per me in sintesi la visione Junghiana.

Dr. Marco Chisotti







martedì, ottobre 27, 2009

L'Ipnosi non è una semplice tecnica di rilassamento che induce in
una persona un semplice stato psicofisico. L'ipnosi permette di
influire sulle condizioni psichiche, somatiche e viscerali, dunque è
un mezzo specifico per permettere ad un individuo di cambiare stato
mentale, l'equilibrio tra pensieri e sensazioni. Per mezzo del
rapporto creatosi fra paziente/cliente e l'ipnotizzatore si lavora
sullo stato mentale della persona che, proprio perché differente dallo
stato mentale di veglia, permette un facile apprendimento, essendo
ogni stato mentale memoria dipendente, l'individuo non porta con s'è
le barriere della sua identità, barriere che si son strutturate dal
bambino in avanti attraverso le sue esperienze e conoscenze
tratificatosi nel tempo. Questa constatazione ormai condivisa dalla
maggior parte degli specialisti è realmente costata secoli di
discussioni e di alterni giudizi sul metodo in questione. La più
antica delle interpretazioni risale ai popoli greci, egizi e romani
che utilizzavano lo stato di trance ipnotica per "avvicinarsi alle
divinità" e predire il futuro. Tuttavia il padre dell'ipnosi pre-
moderna è considerato Franz Mesmer (1734-1815), dalla cui
interpretazione sono poi discese tutte le teorie di tipo magnetico e
fluidico. Egli riteneva che il fenomeno ipnotico fosse da attribuire
al "magnetismo animale", intesto come forza che, traendo origine
dai corpi viventi, anche inanimati come le piante, potesse passare in
altri, tra cui i malati, come fluido magnetico e curativo.Tali teorie
ebbero tanta risonanza in Francia, dove dal 1825 si avviarono numerosi
studi per cui il mesmerismo, inteso come forza magica, venne ben
presto sostituito da conoscenze che pretendevano di essere più
scientifiche e spiegavano il fenomeno in termini di fluido o di onde
che, attraverso lo spazio si irradiavano dall'ipnotizzatore ad altri
soggetti. Charcot (1825-1893), il celebre clinico che teneva le
lezioni alla Scuola della Selpetriere, sviluppò meglio quest'ultimo
concetto sostenendo che solo in soggetti affetti da isteria e
caratterizzati quindi, da una particolare disposizione psicologica,
era possibile produrre tale trasmissione di fluido psichico.Oltre alle
teorie di Charcot ne nacquero molte nello stesso periodo; in
opposizione a quelle di tipo magnetico-fluidico, Faria (1776-1819)
diede il via ad interpretazioni di tipo psicologico che cercavano,
nell'ipnotizzato stesso, le spiegazioni del fenomeno. Si iniziò
quindi a studiare processi quali l'attenzione, la suggestione e
finalmente si ipotizzò l'importanza di un rapporto tra ipnotizzatore
ed ipnotizzato, escludendo quindi la possibilità di ottenere una
trance come effetto di una meccanica trasmissione di onde
psichiche.Bernheim (1837-1919) ed i suoi allievi, che in particolar
modo si sono occupati dei processi relativi alla suggestionabilità, si
caratterizzarono come gli oppositori della Scuola di Charcot,
sostenendo che la possibilità di essere ipnotizzati non era
assolutamente una caratteristica patologica, ma l'effetto di una
tecnica che sfruttava la suggestionabilità degli individui.Anello di
congiunzione tra queste teorie e quelle più prettamente
psicoanalitiche è costituito dalle teorie dell'autosuggestione di
Couè (1857-1926): egli sosteneva che la suggestione non agisce sulla
volontà ma sull'immaginazione e che, quest'ultima,
corrisponderebbe all'inconscio; il soggetto, elaborando le
suggestioni ricevute, otterrebbe una sorta di autosuggestione ed
andrebbe così ad agire sul proprio inconscio. Per quanto riguarda la
interpretazione psicoanalitica, l'ipnosi rappresenta un fenomeno di
regressione, nel quale il soggetto reagisce rivivendo una situazione
passata e sostituendo l'originale attore con il terapeuta.Nell'est
europeo, accanto a interpretazioni di natura psicologica, vennero
enunciate varie spiegazioni fisiologiche. Pavlov (1849-1936) dimostrò
che l'induzione ipnotica produceva inibizione neuronale a livello
della corteccia cerebrale, che si andava irradiando a tutto il
cervello ma lasciando comunque delle zone di vigilanza; lo stato di
trance rappresenterebbe quindi una specie di difesa dell'organismo
dall'afferenza di stimoli monotoni e ripetitivi (abitazione) o, se
l'ipnosi viene indotta bruscamente, per un blocco induttivo per
eccessiva stimolazione.Attualmente come tecnica specifica ed acquisita
con un corso specialistico, l'ipnosi può essere inserita in un
progetto di relazione d'aiuto più ampio, valutando sempre la
disponibilità del paziente e la sua motivazione al cambiamento.
L'ipnosi moderna trova il suo padre in Milton Erickson, a lui
l'introduzione in terapia di un incoscio "buono" utile, interessato a
dare un aiuto alla persona. Un'induzione ipnotica non rappresenta un
problema tecnico in sé, ma proprio per il suo principio attivo, agisce
sull'apprendimento della persona, ed il suo effetto di riduzione del
senso critico del soggetto, che contempla della conoscenza la sua
parte che ci obbliga, l'ipnosi può indurre reazioni anche intense, sia
dal punto di vista psicologico che fisiologico volte al miglioramento
della situazione del soggetto. La capacità di gestire tale
eventualità fa parte della professionalità dell'ipnotizzatore.
Molte sono le tecniche induttive ed è necessario che l'ipnologo le
conosca per poter rapidamente decidere quale è la più adatta al
paziente da trattare o al suo specifico problema.Le suggestioni
ipnotiche sono rappresentate da atti che il soggetto compie pur non
sapendosene spiegare il motivo, o durante la seduta ipnotica o anche
ad una certa distanza di tempo dalla seduta in cui queste sono state
suggerite. Possono essere suggestioni psichiche, motorie, sensitive,
sensoriali, o riguardare le funzioni della vita vegetativa. Possono
interessare anche l'attività onirica del paziente inducendone dei
sogni. Vi sono diversi livelli di profondità della trance che rendono
più forti tali suggestioni.


Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
Cell. 3356875991
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venerdì, ottobre 16, 2009

Ipnosi e tipi logici!
A cura di Marco Chisotti.

L'ipnosi per sua natura lavora su differenti livelli logici
contemporaneamente, se dico " ora chiudi gli occhi " il significato è
chiaro ma a seconda dell'intonazione posso imporre con un comando o
guidare dolcemente la persona verso un'esperienza, solo usando il
paraverbale oriento e guido in modo efficace l'individuo nel suo mondo
interno, al contempo toccando e sollevando la sua mano ad un altro
livello conduco una levitazione del braccio. Usando livelli logici
diversi destabilizzo più facilmente la parte logica, dominante nello
stato di veglia, a favore della parte creativa. Favorendo la
differenza percettiva col tocco faccio lavorare a più livelli la
persona generando facilmente una dissociazione. Tutta la vita mentale
di un individuo è di un grado più astratta del mondo fisico,
l'intelligenza si esprime proprio grazie a questo livello logico
differente, esistono le forme che stanno ad un livello logico
superiore dei processi che son da esse descritti, ma a sua volta un
nuovo processo può contenere più forme dando vita ad una nuova
descrizione. "Così posso sollevare la tua mano (forma di un processo)
e mentre la sollevo il tuo cuore batte, il tuo respiro solleva il tuo
petto (processo di una forma) e tutto questo esprime il tuo vivere
profondo (forma di un processo) un vivere inconscio che non devi
seguire perchè è parte di te che sei parte del vivere (forma di un
processo di una forma". La trance è un processo ( guidare ) condotto a
livelli differenti la mente inconscia dell'individuo attraverso forme
( descrizioni ) sempre mutevoli con l'intento di creare un cambiamento
( nuovo processo ) che declinerà nell'individuo una nuova filosofia di
vita ( nuova forma ), così avanti in un processo di forme, di forme di
processi senza fine.

Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
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martedì, ottobre 13, 2009

Atti linguistici ed atti ipnotici.

L'atto ipnotico nell'induzione.

Considerando il lavoro di J. Austin sugli atti linguistici, il qual
lavoro ora si ritrova come base operativa nella filosofia analitica,
ogni espressione linguistica è un atto: anche l'enunciato ritenuto
constativo (constatare attraverso un analisi visiva, o logico
cognitiva) è un'azione (ad esempio, dire "e mentre chiudi gli occhi ti
accompagno…" equivale a un impegno, a un atto, è enunciazione
performativa e non solo indicativa e descrittiva).
Così il linguaggio ipnotico è scomponibile iin tre atti ipnotici
differenti:

L'atto ipnotico locativo è quello con cui si dice qualcosa dotato di
significato (ad esempio, "i tuoi occhi sono aperti la tua mano è
leggera") e può essere elaborato dal punto di vista paralinguistico
(tono, timbro, ritmo e volume della voce).

L' atto ipnotico illocutivo è un atto effettuato col dire qualcosa:
esso, oltre a informare, constatando una data realtà (ad esempio, il
fatto che i tuoi occhi siano effettivamente aperti, o che la mano sia
proprio leggera), può contenere un'esclamazione, una preghiera o un
suggerimento (ad esempio, l'invito a chiudere gli occhi o nel caso di
chiudere ancora più fortemente i tuoi occhi o l'invito a sollevare la
mano ora ). L'atto illocutivo ha quindi una forza collegata alla reale
intenzione di chi compie quell'atto ipnotico.

L' atto ipnotico perlocutivo è l'atto compiuto per il fatto di dire
qualcosa: quello per cui si raccoglie il suggerimento (o comando,
invito, ecc.) implicito in quell'atto "illocutorio" e si esegue ciò
che viene suggerito (si chiudono, cioè, gli occhi, si solleva la
mano). Mette in evidenza l'interattività costitutiva dell'ipnosi,
cioè gli effetti sugli interlocutori che l'atto ipnotico determina.
Queste specifiche aiutano a distinguere e comporre con precisione
l'esperienza dell'ipnosi.
Per quanto riguarda il lessico ipnotico (le parole usate durante un
induzione) è utile fare una distinzione:

Il lessico passivo, viene capito tramite il senso del contesto non si
riesce ad utilizzarlo attivamente, mentre il lessico ipnotico attivo
risulta produttivo, viene utilizzato anche mentre si parla e le sue
possibilità di impiego sono così conosciute che vi si possono formare
frasi sensibilmente comprensibili, che raggiungono con facilità la
possibilità di guidare la persona.

Per quanto riguarda il numero di parole da usare con l'ipnosi in
generale bastano dalle 400 alle 800 parole, le parole usate nella vita
quotidiana.
L'uso di parole più difficili come quelle usate in riviste, giornali o
nei classici arrivando fino a 4.000 alle 5.000 parole, o in casi
eccezionali come son presenti in Dante o James Joyce, parole fino a
80.000 o 100.000 parole, ha solo lo scopo di generare o confusione o
saturazione del canale razionale cognitivo o quello percettivo.
Il linguaggio e di conseguenza il lessico deve essere semplice durante
l'induzione come si parlasse ad un bambino, al massimo usando parole
più difficili all'inizio dell'induzione e via via che si prosegue
nell'induzione usare un lessico più semplice.
Ad esempio osservando la costruzione di nuovi campi di comunicazione
(Chat, SMS, ...) nei quali si utilizza un lessico che va dalle 100
alle 200 parole, si può arrivare ad usare e ripetere in modo
rafforzativo le stesse parole.

L'esperienza che si crea con l'uso mirato delle le parole è come una
nagia, una tecnica che si prefigge lo scopo di influenzare gli eventi
e dominare i fenomeni fisici, di creare ed usare l'inconscio,
servendosi di gesti, atti ipnotici formule verbali e rituali
appropriati a far cambiare, adattare, riequilibrare la persona che
stiamo portando o mantenendo in trance ipnotica.


Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
Cell. 3356875991
http://www.chisotti.com

Inviato da iPod

venerdì, ottobre 09, 2009

Il lavoro della mente umana

Il lavoro della mente umana è per me ben rappresentato dal pensiero
del costruttivismo radicale, qui di seguito i principi del pensiero
costruttivista.
I principi fondamentali del costruttivismo radicale!
La conoscenza non viene ricevuta passivamente ne attraverso i
sensi ne grazie alla comumcazione;
La conoscenza viene attivamente costruita dal soggetto "cconoscente".
La funzione della conoscenza è adattiva, nel senso biologico del
termine, e tende verso l'adattezza o la viabilita.
La conoscenza serve all'organizzazione del mondo esperienziale dei
soggetto, non alla scoperta di una realtà ontologicamente oggettiva.
Di fondo due punti fondamentali son presenti nel costruttivismo, il
meccanismo percettivo che si lega alla nostra conoscenza, e
l'attegiamento adattivo alla ricerca di un'organizzazione.
Di fondo questi due punti riguardano l'assimilazione e l'
accomodamento. L' uno ci guida al cofronto col mondo esterno, l'altro
col mondo interno.


venerdì, agosto 21, 2009

Bisogni e motivazioni.

Oltre ai bsogni fisiologici (come aria, fame, sete, ambiente ecc.),
che vanno soddisfatti per la spravvivenza, esistono molti altri
bisogni che vanno a legarsi alla conoscenza degli individui, la
quantità di bisogni è strettamente legata alla conoscenza. Gli stessi
bisogni fisiologici divengono altamente interpretabili, la quantità e
la qualità del cibo e delle bevande che necessita una persona è
veramente personale, difficile stabilirne i confini, si può dire che
senza non si sopravvive. Il certi luoghi son rarefatti certi
componenti, o sovrabbondano tanto da rendere la vita stessa biologica
estremamente vulnerabile. Ma andando oltre al livello base vediamo in
fondo cosa cercano nella loro vita le persone.
Uno dei bisogni che si ritrova facilmente nelle persone è il bisogno
di sicurezza e protezione, è facile vedere che le persone sviluppano
più fortemente tale bisogno se hanno avuto esperienze negative a
proposito nella loro infanzia, la conoscenza dunque amplifica un
bisogno per esperienza. Dalla protezione e sicurezza si ottiene anche
il senso di riconoscimento, proteggo con amore ed attenzione,
implicitamente riconosco la persona. Naturalmente è facile perdere i
confini di tale bisogno, nel sentirmi minacciato nella mia sicurezza
posso facilmente eccedere in un comportamento che passa da difesa a
offesa, è dunque difficile stabilire criteri, il tutto torna ad essere
un problema di esperienze, conoscenza e cultura presente nel contesto.
Alla protezione e sicurezza segue un altro bisogno presente in ogni
persona, sempre considerando la propria esperienza e cultura di
riferimento, il bisogno di appartenenza (affetto, identificazione), si
può intuire quanto sia legato al bisogno di protezione, si sa anche
che allontanarsi, anche solo per diverse opinioni, dal proprio gruppo
di riferimento ci fa sentire a disagio, noi cerchiamo costantemente
l'assonanza cognitiva con gli altri, è impegnativo reggere la
dissonanza cognitiva dagli altri.
Fenomeni come la moda, la tendenza, rivelano un forte bisogno negli
individui di uniformarsi al senso comune, al contrario si prova in
forte senso di inadeguatezza in molte circostanze in cui ci
allontaniamo dalla cultura e conoscenza del gruppo.
Le persone hanno poi bisogno di stima, prestigio e successo, la
stima degli altri ci permette di rimanere a contatto con le esigenze
collettive, successo e prestigio arricchiscono la nostra identità, son
un forte stimolo a proseguire di una strada anche quando questa si
presenta con grandi difficoltà. Anche questa esperienza risulta
dipendere dalle esperienze avute che si son tradotte in conoscenza
fino ad orientarci.
La naturale continuazione del bisogno di stima e riconoscimento è il
bisogno di realizzazione di sé, realizzando la propria identità e le
proprie aspettative e occupando una posizione soddisfacente nel gruppo
sociale noi completiamo la catena di appagamenti che ci motivano. Qui
possiamo annoverare anche il bisogno d'essere protagonisti della e
nella vita.
Penso sia importante aggiungere a questo insieme di bisogni,
conosciuti come la catena dei bisogni di Maslow, alcuni altri che
contribuiscono in gran misura al nostro comportamento.
Naturalmente ognuno di questi bisogni per quantità e qualità attinge
alla propria cultura di riferimento.
Il bisogno d'amare e prendersi cura degli altri (amare, dedicarsi,
curare, crescere, accudire.
Il bisogno di conoscere, capire, scoprire, esser curiosi, soddisfare i
perché ed i come. Il bisogno di procreare, dare vita ad un essere in
cui riconoscerci.
Sento dal mio personale punto di vista che esiste un bisogno di
libertà ed indipendenza, molto importante, sia di tipo materiale che a
carattere spirituale. A tale proposito c'è bisogno di sacro e di
mistero, difficile quantificare e qualificare tale esperienza, la si
comprende e la si vive a livello personale.
L'orientanento, la decisione, la motivazione, la volontà si alimentano
tutti dalla nostra conoscenza che porta con se, in parti differenti,
ognuno dei bisogni in cui abbiamo potuto riconoscerci.


Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
Cell. 3356875991
http://www.chisotti.com

Inviato da iPod

martedì, agosto 18, 2009

Le vie dell'ipnosi.

Le vie dell'ipnosi.
Nel rispondere ad una persona entusiasta dell'ipnosi che domandava
come poter accedere alla nostra scuola di Ipnosi, mi è tornato in
mente il mio entusiasmo e la mia passione nello studiare il
comportamento umano, la strada dell'ipnosi è probabilmente la strada
del futuro per chi si interessa di relazioni d'aiuto. Si parte con la
curiosità poi si approfondiscono i temi fino a farsi un idea
direttamente sul campo di ciò che può servire ad una persona, non
condivido appieno il bisogno di teorizzare un intervento terapeutico
in ipnosi regressiva come fanno certi miei colleghi come Angelo Bona,
e il famoso Brian Weiss, giustamente hanno incuriosito e strappato il
plauso, divulgando la pratica dell'ipnosi regressiva, ma la terapia
ipnotica viaggia molto spesso nella complessità della mente umana ed
ha bisogno di essere espletata nel rispetto di tale complessità e non
banalizzando con ipotesi interpretative, se non che arrivino
direttamente dal soggetto interessato che facendosi una sua personale
visione dei fatti riesce a darsi una ragione del suo vissuto e questo
gli serve a trovare una nuova strada. In terapia non è vero ciò che
è vero, ma ciò che viene creduto tale, le credenze, le convinzioni,
son loro a "vincere" sulle ipotesi e le teorie, anche quelle
scientifiche, così aiutare una persona non vuol dire persuaderla o
convincerla di qualcosa, come era dedita fare la teoria
psicoanallitica, creando una dipendenza cronica dal terapeuta, vuol
dire piuttosto approfondire e conoscere il suo mondo per restituirielo
riequilibrato, arricchito ed in parte cambiato, nel rispetto della
complessità della vita e del suo personale sistema di riferimento.
Come dice molto bene Zeig, studioso della terapia ipnotico
Ericsoniana, ed autore dell'idea che la terapia è un arte più che una
teoria, e le tecniche sono per lo più una carta da regalo, molto
utile, con cui presentare la nostra competenza, e coinvolgere
emotivente le persone. Ogni processo terapeutico ha bisogno di un
intenzione che orienta il processo stesso. Ogni terapeuta ha bisogno
di tre forse quattro fedi personali:
La prima fede è credere che se avessimo il problema che la persona ci
porta potremmo risolverlo.
La fede numero due è credere che la persona ha una risorsa nella sua
vita che può essere tirata fuori ed utilizzata, credendo alle risorse
della persona e non ai suoi limiti.
Fede numero tre utilizzare tutto ciò che il soggetto mi porta.
La quarta fede è la fede che posso inventarmi sul momento, si possono
avere tanti modelli operativi ma un buon terapeuta, inteso come
persona che si interessa di relazioni d'aiuto, deve sapersi inventare.
L'ipnosi è e ci chiede d'essere tutto questo.
La mia personale idea è che ogni seduta terapeutica sia come un
momento a se dove si vivono in modo diretto esperienza ed emozioni, ed
è questo alternarsi in momenti esperienziali di momenti emotivi e
cognitivi che apre la strada al cambiamento in termini di riequilibrio
come di ristrutturazione.
La terapia episodico esperienziale è a tutti gli effetti l'idea che
rende meglio l'intervento con l'ipnosi.

Dr. Marco Chisotti
Psicologo Psicoterapeuta
Ipnosi Terapeuta
Cell. 3356875991
http://www.chisotti.com
Inviato da iPod