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venerdì, aprile 29, 2016
Dio e l'Io.
Marco Chisotti
Credere é costruirsi delle convenzioni, idee, pensieri che possano essere esportabili, che posso dunque comunicare agli altri, condivisibili, credere e dare spazio alla comunicazione, alla descrizione, alla forma di quello che sento, penso e vivo.
Quello che noi però viviamo è uno stato mentale un equilibrio tra sensazioni fisiche, pensieri, idee, ed emozioni. Si potrebbe dire che i stati mentali sono stati emotivi, Uno stato emotivo è uno stato di equilibrio tra il mondo fisico del corpo, ed il mondo astratto della mente considerata nella parte del nostro cervello.
Ogni momento della nostra vita e vissuto in uno stato mentale o stato emotivo, emozione e tutto ciò che collega ad un sentimento le nostre esperienze.
Il sentimento è qualcosa, che come dice la parola, noi sentiamo e viviamo sia nel mondo fisico che nel mondo astratto delle nostre idee.
Ogni Stato emotivo o stato di concentrazione o stato mentale comunemente inteso, impiega nostro cervello in una modalità particolare, alcune aree che si attivano altre si scommettono, probabilmente alcuni spazi mentali, considerando mente il nostro cervello in questo caso, si concentrano ad un uso particolare, le stesse aree del cervello possono essere usate per altri scopi e momenti differenti.
Credo che presto si arriverà a scoprire quanto siamo in grado di usare il nostro cervello a "piacere" solo così riusciremo a capire come mai abbiamo più coscienze, comportamenti molto differenti, come se avessimo identità diverse ogni volta che sperimentiamo esperienze differenti.
La fede è il credo e dunque esperienza che le religioni intendono quando vanno a declinare il concetto di Dio, non è altro che lo stato mentale emotivo, particolare dopo usiamo lo so cervello e non certo modo, dove entriamo in uno stato di trance come risposta è bisogno.
Sinceramente non mi stupisco di quanto riusciamo a creare con la nostra mente, intendo per mente un insieme di esperienze Psico Bío Emotive non una semplice realtà cognitiva come comunemente si intendono le esperienze del pensiero.
La macchina "cervello" e la parte dell'uomo ancora più sconosciuta, la parte più complessa che abbiamo da di svelare rispetto all'universo intero che conosciamo.
Non sono dunque stupito che questa nostra dote possa sviluppare così tante spiegazioni del proprio esistere.
L'idea e la rappresentazione di Dio in tutte le sue forme è la più chiara ed evidente esperienza di questa straordinaria complessità.
Per la semplice ragione che l'esperienza del divino e ti presente in uno stato mentale, ogni persona può provare l'esperienza divina cogliendola dentro di sé in esperienze le più diverse, dallo stadio di calcio quando corri di persone inneggiano la propria squadra, credo di persone che pregano assieme, canti balli e rappresentazioni Psico Bío Emotive le più diverse nelle quali i nostri stati mentali si concretizzano.
Dio é energia, ne sono convinto, solo che questa energia non deriva dall'universo ma semplicemente da ogni singolo uomo.
E l'energia del nostro pensiero, del pensare, ed energia del nostro muoverci guardare ascoltare sentire, ed energia delle nostre emozioni legale, significare.
Le preghiere evocano questo principio attivando e noi lo stato mentale che produce quell'energia che ci da benessere producendo ormoni e sostanze come i neurotrasmettitori che ti fanno star bene, ci danno senso di pace, benessere, armonia, serenità.
Dio è una sensazione, è un'emozione, è un'idea, esperienza unica amplificata dalla possibilità di sviluppare un dialogo interno tra i nostri due emisferi cerebrali, una sorta di preghiera continua che possiamo dedicare a un Dio che non ha bisogno di una fisicità, che può stare in ogni luogo, in ogni tempo, che ne sentiamo la presenza, sentiamo il legame con lui, lo descriviamo dandogli una forma che può cambiare nel tempo e nello spazio.
Dio è dunque un processo, un insieme di esperienze che rilasciano pensieri, sensazioni, emozioni; ogni momento è un momento che condividiamo in noi stessi attraverso lo stato mentale con lui, attraverso la preghiera, una condivisione comunitaria assieme alle altre persone che assieme a noi credono in Lui.
Si prega col corpo con i movimenti, con i gesti col ballo, si prega col canto, con le parole la musica, ogni esperienza con Dio riguarda un'esperienza del nostro cervello, nella sua struttura, delle sue componenti, ogni esperienza di preghiera porta una forma di consapevolezza o coscienza, la coscienza di noi stessi, delle persone diverse da noi, la coscienza del bene, del male, la coscienza del bello del brutto, ogni nostra esperienza non è altro che una consapevolezza legata ad una forma con cui descriviamo il momento che viviamo, ed un processo in cui viviamo sentiamo e percepiamo emozioni.
La fede è un credere nel tempo, e la memoria che ci concede una conoscenza che persiste nella nostra esperienza, e la parte emotiva di noi che fissa le esperienze portandole a memoria, tutto ciò che non è fissato dalla memoria è un'emozione transitoria, Come a prima se ne va, solo ciò che è fissato nella memoria attraverso le emozioni, ripetuto nel tempo, diviene parte di quello stato mentale consolidato in noi e che fa parte della nostra coscienza.
La terapia rivolta a risolvere i problemi esistenziali, non è altro che una religione che induce una preghiera che la forza dentro di noi una fede in ciò che noi consideriamo la nostra vita, il nostro mondo. Come qualunque religione la terapia sotto le sue diverse forme rafforza un legame con noi stessi, una maggiore fiducia in noi stessi, una maggiore considerazione delle risorse che portiamo con noi, la terapia e legacci a un io che consideriamo incrocio nel nostro profondo, un io che stai noi.
I rituali sono rappresentazioni ripetibili di esperienze reali modificate all'occasione per fissare principi che chiamiamo semplicemente convinzioni. Tutta la vita é guidata da convinzioni che si sono fissate noi attraverso esperienze, conoscenze, emozioni.
Le neuroscienze hanno dimostrato che la meditazione o la preghiera prolungate, attivano le aree frontali del nostro cervello, i credenti abituati a pregare e a meditare su Dio attivano parecchio queste aree, mentre la stessa cosa non succede nelle persone atee, E dunque il credere ed aver fede che porta un'attività cognitiva a livello delle aree frontali del cervello. In mancanza di fede e quindi di credo, la persona non riesce ad attivare nella stessa maniera le aree frontali.
Durante l'ipnosi le uniche aree della nostra neocorteccia interessate all'attività cerebrale sono proprio le aree frontali, dunque lo stato mentale di trance, o stato ipnotico, attiva il cervello nella stessa maniera in cui si attiva durante la preghiera e la meditazione.
La cosa interessante di questa esperienza nell'andare a vedere l'attività del cervello durante la preghiera e la meditazione, è che quando si ha un discorso di fede, una concentrazione continua da parte del nostro cervello su una esperienza particolare ed astratta, tutto il cervello si attiva in modo particolare, è grande dunque la risposta interna verso un dio che noi consideriamo esterno a noi.
Mi viene da pensare che Dio è un'alchimia che si genera nel nostro corpo, a partire dall'attività del cervello, che si fissa con le esperienze e le percezioni nella nostra memoria sottoforma di emozioni, un'esperienza interiore che si presenta ogni volta che parliamo con noi stessi nell'idea di incrociarci con altro da noi.
mercoledì, aprile 27, 2016
Marco Chisotti
Ne Il paradigma perduto (del 1973), Morin sosteneva che l'uomo non è composto di due parti sovrapposte, bio-naturale l'una e psico-sociale l'altra: l'uomo è invece una totalità bio-psico-emotiva. Non è una entità chiusa, né la natura è passività, materia amorfa. Un'altro limite della scienza cognitiva è quella di non aver voluto riconoscere l'esistenza dell'immaginario oltre al mondo delle convinzioni e della logica. La biologia ha ignorato a lungo che la cultura ha giocato un ruolo attivo nel complesso ereditario, dando luogo a pressioni selettive sul genotipo e intervenendo sulla determinazione del fenotipo. Quindi né antropologismo ma neppure biologismo: l'uomo, dice Morin, "è un essere culturale per natura perché è un essere naturale per cultura".
L'esistere é tutta una questione di coscienza o consapevolezza senza la consapevolezza di esistere non sarebbe possibile. Sulla coscienza non mi soffermo perché c'è ancora molto da capire per poter dire, ma sull'esistenza si possono coniugare tante esperienze diverse e mi sento di dire che esistiamo almeno in tre mondi differenti.
Il primo mondo che si incontra pensando all'esistenza e il mondo delle convinzioni, le nostre esperienze sono alla base del mondo che ne è una loro conseguenza.
La conoscenza stessa e possibile vederla come un insieme complesso di convinzioni, frutto delle nostre esperienze e punti fermi per quanto riguarda il nostro orientarci nella vita.
L'esistenza è interamente strutturata intorno alle nostre convinzioni, che sono i punti granitici attorno ai quali costruiamo il nostro vivere. Abbiamo bisogno delle nostre convinzioni perché sono le sicurezze che ci permettono di vivere, di avere un'esistenza, di essere dunque persone.
Le convinzioni sono la nostra memoria siamo legati affettivamente a ciò che ci circonda, siamo legati con le nostre emozioni a ciò che scegliamo di portare con noi, la memoria è alla base di tutti i nostri processi cognitivi, ma partiamo da esperienze affettive, dalle emozioni, per poter arrivare in modo logico al ragionamento, affrontando le nostre esperienze in modo condivisibile con le altre persone con le quali dividiamo la nostra esistenza.
Il secondo mondo e il mondo della logica appunto, un mondo che possiamo misurare, che convenzionalmente consideriamo condiviso, un mondo che parte dalla vostra esperienza e raggiunge gli altri condividendo l'esistenza.
Questo secondo mondo e la nostra ragione, la nostra cognizione, risiede del nostro cervello, e la parola, il pensiero.
Questi primi due mondi sono essenziali per la vita sociale, per mantenere lo status Quad, per tenerci in un equilibrio costante nella nostra vita.
Il terzo mondo è un mondo particolare, il mondo più personale nel quale vivere, e il mondo della nostra immaginazione, di uno stato di coscienza alternativo al nostro stato di veglia, un mondo creativo, un mondo di fantasia ma anche di creatività, proprio nel senso di creazione di ciò che diviene poi frutto delle nostre esperienze, parte essenziale dei nostri ricordi, del nostre emozioni, della nostra esistenza.
Il terzo mondo lavora con i sensi, con tutto quello che hai a disposizione con il nostro corpo, il movimento, e l'anello sensomotorio, arricchito di quell'esperienza descrittiva, che ci è familiare ogni volta che ci capita di agire, scegliere, progettare la nostra vita.
La nostra stessa percezione é sensibile a questo approccio, noi percepiamo con i sensi, attraverso il corpo e le sue esperienze, ma contemporaneamente riconosciamo l'esperienza passata sotto forma di ricordo e conoscenza, senza emozioni non ci sarebbe memoria e dunque conoscenza.
Ma la nostra esperienza percettiva non è solo fatta dell'anello sensomotorio percepiamo, e ci muoviamo di conseguenza, ne è solo fatta di esperienze passate, memoria e conoscenza, la nostra esperienza percettiva contemporaneamente guarda avanti e risolvere in modo utile e finalizzato il nostro saggio percettivo, cercando un possibile uso, un'utilità nella percezione stessa.
Dunque percepiamo, riconosciamo, ed utilizziamo contemporaneamente la nostra esperienza percettiva.
A questi tre monti dunque si aggiunge la percezione e tutto quanto si unisce in un unico complesso sistema che comprende il corpo fisico, col nostro secondo cervello all'altezza del plesso solare, Il cuore ed il respiro come sede della seconda parte del nostro cervello dopo quell'antica rettile, quella mammifera che possiamo considerare collegata al cuore e dal respiro nella parte centrale del nostro corpo. La terza parte il cervello, la nostra testa, sede della nostra intelligenza cognitiva collegata alla vostra esperienza fisica, l'intelligenza corporea, collegata alla nostra esperienza emotiva, la nostra intelligenza emotiva.
Tutto questo si va a unire al principio per cui il nostro cervello è ulteriormente composto di due emisferi, che portano con sé esperienze e competenze diverse, un emisfero ed una parte più razionale che pone domande, quesiti, ed una seconda parte l'emisfero non dominante cosidetto, che tenta di dare risposte per tranquillizzare l'altro emisfero razionale.
Credo si possa considerare questo gioco la nostra esistenza un continuo dialogo interno dove parti diverse del nostro cervello si interrogano, trovano esposte, allineano pensieri, creando esperienze, fissando convinzioni, credo vivendo una fede continua che mettiamo in gioco in modo creativo col confronto, in un mondo che continuamente aggiorniamo con i nostri sensi.
I neuroni specchio tanto dibattuti stanno rivoluzionando il nostro modo di intendere il reale, ci fanno rendere conto di quanto siamo emotivi nel coinvolgerci in modo empatico attraverso tutte le nostre esperienze.
Ci viene incontro il costruttivismo che ci rimette al centro di questa grande esperienza che la nostra esistenza, dicendoci dev'essere gli unici veri responsabili del nostro vivere, del nostro sentire, del nostro percepire, del nostro capire.
Pensiamo che il fenomeno patologico dello sdoppiamento della personalità (schizofrenia) non fa che rivelare un fenomeno normale secondo il quale la nostra personalità si cristallizza non solo secondo i ruoli sociali che dobbiamo rappresentare (il piccolo funzionario sottomesso di fronte al capoufficio sarà un arrogante tiranno in casa propria) ma anche a seconda delle circostanze: la collera, l'amore, l'odio, la tenerezza ci fanno realmente cambiare da una personalità ad un'altra, modificando non solo le nostre voci e i nostri comportamenti ma anche la gerarchia interna paleo-meso-neo-cefalica, ricordiamo la tripartizione dell'encefalo che risale a Mac Lean del cervello tri-unico: così abbiamo, senza dubbio, personalità diverse, una predominante e le altre che emergono occasionalmente, ricordiamo Pirandello con "Uno, nessuno e centomila". Bisogna quindi tenere conto che lo sviluppo dell'immaginario, l'ipnosi e gli Stati mentali son vissuti nel mondo immaginario, e con esso la mitologia e la magia, gli errori e il disordine lungi dall'essere stati uno svantaggio per l'uomo, sono al contrario legati al suo prodigioso sviluppo. In conclusione, la scienza deve stabilire l'articolazione tra il corpo e la cognizione in una mente unica, fra entropia e antientropia (ordine e disordine), fra la complessità macrofisica e quella microfisica. Dovrà stabilire l'articolazione tra il vivente e l'umano, tra il vivere e l'esistere, dato che l'uomo è costruttivista per eccellenza.
domenica, aprile 17, 2016
Marco Chisotti
Se ho dubbi che la carità possa essere un'esperienza ancora attuale, almeno pensata come era un tempo sui bisogni essenziali delle persone, mangiare, dormire, non ho dubbi sulla fede e sulla speranza, ancora molto attuali nel panorama della psiche umana, rappresentano ancora molto bene il bisogno "spirituale" dell'umanità.
Credo che la religione sia essenzialmente il prodotto di un bisogno umano, e credo che tale bisogno si possa riportare alla struttura stessa del nostro cervello, alle sue componenti, sia un bisogno emergente dall'esperienza cosciente e consapevole dell'uomo.
Ciò che mi stupisce ed in parte mi diverte è sentire dai moderni personaggi della New Age, e non solo, dai motivatori, formatori, terapeuti vari, consigli e suggerimenti che ho sentito tante volte predicare dai nostri preti, sicuramente rivisti e corretti in chiave psicologica, umanistica, perfino neuro scientifica, ma in fondo gli stessi consigli, le stesse parole di fede e speranza.
Da buon psicologo in passato ho studiato ed ho seguito tutto il percorso della psicologia umanistica, a partire dalla psicoanalisi fino alla moderna PNL nonché Ipnosi, Gestalt e terapia Sistemica relazionale, l'intero percorso partito dal lontano mondo di comprensione dell'animo umano della religione, è attraverso la filosofia per ritornare ora attraverso la psicologia a parlare ancora di religione, dal termine res logo legare, associare, implicare le cose tra loro, il tutto in un perfetto modello di cause ed effetti.
Come leggo da alcuni punti chiave del pensiero di un personaggio della PNL americana, Roy Martina, incontrato per caso nel panorama dei programmatori neuro linguisti odierni come Antony Robbins, o il nostrano Roberto Re, personaggi che si presentano come motivatori, formatori, o terapeuti, proprio come si presentavano i preti un tempo, il mondo è posto bellissimo dove vivere una vita meravigliosa, pieno di opportunità ed occasioni da non perdere.
Se posso esser d'accordo, in linea di principio con tali pensieri, chi d'altronde, dotato di buon senso non lo crede o lo spera, sorrido con ironia alla loro prosopopea, le parole che usano ed i consigli che dispensano, la vita che suggeriscono tra amore, perdono, vita sana, son le stesse "cose" che toccano il cuore delle persone da sempre, e che non molto tempo fa portavano gli uomini di chiesa.
A veder semplicemente le cose e le persone nel panorama delle relazioni d'aiuto rivedo tutta una gamma di parole e comportamenti un tempo retaggio di preti e suore, oggi a partire dagli psicologi, a seguire tutte le altre figure professionali riconosciute o meno dallo stato "garante", rivedo tutti parlare lo stesso linguaggio di fede e speranza.
Credo dunque, al di là dell'ambasciatore di turno, che fede e speranza son due principi fondanti la stessa struttura psico fisico emotiva dell'uomo.
martedì, febbraio 09, 2016
Libere professioni, competenze, capacità, possibilità e complessità.
«Sono giunto alla concezione della complessità e del pensiero complesso attraverso una mia particolare tendenza volta a riconoscere come verità tutte le affermazioni, anche quelle più contraddittorie, e con la mia naturale propensione al dubbio, e all'aspirazione ad una fede non necessariamente identificata con la religione». Edgar Morin.
Parlare di Ipnosi Costruttivista può avere un senso solo se si contempla l'intero scenario d'intervento nell'ambito delle relazioni d'aiuto, considerando quanto la relazione d'aiuto possa essere la cosa più semplice del mondo, quanto la cosa più complessa che esista.
Alcuni dettagli legislativi.
L'ipnosi è sempre piu' riconosciuta come metodo nelle relazioni d'aiuto, anche le leggi, almeno a livello europeo, stanno diventando sempre più permissive verso l'ipnosi professionale indipendente.
Quella del Counsellor ipnologo/ipnotista Costruttivista è una figura professionale nuova rispetto alla vecchia concezione dell'ipnosi classica, dell'ipnosi da spettacolo, dell'ipnosi medica in generale.
Il 2004 è stato l'anno di una svolta legislativa a favore dell'ipnosi, soprattutto a favore della libertà d'esserci zio nelle libere professioni, come l'ipnosi, nel diritto di conoscere e di usufruire di professionisti. competenti e capaci di eseguire un lavoro pratico ed efficace nell'aiutare le persone.
Negli Stati Uniti molti ipnotisti non medici fanno ipnoterapia negli ospedali pubblici (la professione indipendente di ipnoterapista esiste ed e' riconosciuta in USA fin dal 1979 e si è evoluta ed è cresciuta nel tempo, anche in Europa abbiamo diversi esempi di libertà e progresso professionale in particolare in Francia e in Inghilterra, chiunque può esercitare liberamente non solo l'ipnoterapia, ma anche la psicoterapia, non essendoci come da noi un ordine professionale di riferimento.
Negli Stati Uniti l'American Medical Association, ovvero l'Ordine dei Medici americani, ha deciso che, a cominciare dall'1 gennaio 2004, anche gli ipnotisti non terapeuti (non-licensed) possono operare nella Sanità (proprio a tale scopo l'AMA ha introdotto una nuova terminologia dei codici di procedura CPT – Current Procedural Terminology).
L'11 Febbraio 2004 è stata approvata, la Direttiva Europea COM (2002)119, relativa al riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali tra i paesi membri, dunque anche l'Italia deve riconoscere le attività professionali esistenti all'estero, come l'uso dell'ipnosi nelle relazioni d'aiuto al di fuori dei contesti regolamentati.
Nel Giugno 2004 l'Ufficio Legale Europeo, sul sito dell'unione europea, nella sezione per i diritti dei cittadini (Europe Direct, servizio di. orientamento per i cittadini), afferma che : "se la professione di cui si tratta non è regolamentata nello Stato di accoglienza, allora non è necessario richiedere il riconoscimento delle qualifiche; è possibile cominciare a svolgere tale professione in questo Stato alle stesse condizioni che si applicano ai cittadini nazionali e con gli stessi diritti e gli stessi obblighi".
Il 5 gennaio 2005 l'ufficio legale europeo afferma: «la professione di ipnoterapista non è regolamentata in Italia, ovvero per esercitarla non è richiesto il conseguimento di un diploma particolare ne' è obbligatorio far parte di un ordine professionale per esercitarla».
Il servizio europeo di orientamento del cittadino, il 25 aprile 2006 ha dichiarato: "il principio di base dell'Unione europea stabilisce che chi è qualificato ad esercitare una professione nel paese di provenienza può esercitarla in qualsiasi altro paese dell'Unione. Per quelle attivita' esercitabili solamente dai titolari di diplomi, titoli, certificati o qualifiche particolari definiti dal paese ospitante (denominate professioni regolamentate) è stata prevista a livello europeo una regolamentazione (mediante un 'Sistema Generale' di riconoscimento istituito con la Direttiva 89/48/CEE volta ad agevolare il riconoscimento dei diplomi e delle qualifiche professionali: in tal modo i cittadini vengono autorizzati allo svolgimento di una professione specifica nel paese ospitante (in questo caso l'Italia).
Quando al contrario la professione in questione non sia regolamentata nello Stato membro ospitante, non é necessario richiedere il riconoscimento delle qualifiche professionali: in questo caso è possibile iniziare ad esercitare la professione nello Stato membro ospitante alle stesse condizioni che si applicano ai cittadini dello stesso; in alcuni casi dovrà tuttavia essere presentato un certificato che attesti l'esercizio della professione per almeno due anni nel corso degli ultimi dieci anni. Per quanto riguarda la professione di ipnoterapista in Italia, essa non risulta essere regolamentata".
L'attività professionale di ipnotista – ipnoterapista in Italia continua a non esistere, ed è per questo che tuttora non è neppure possibile stipulare un'assicurazione di indennita' professionale per l'ipnotismo o l'ipnoterapia (come invece si fa in Inghilterra e altrove). Le compagnie di assicurazione hanno confermato che anche volendo assicurare una professione ancora inesistente, non si potrebbe in ogni caso valutare il rischio professionale, non essendoci una casistica o una statistica adeguata.
Dal 2005 grazie a questa direttiva europea, per esempio un ipnotista con certificazione o accreditamento inglese, potrà fare ciò che sa fare meglio, cioè esercitare la sua nobile professione anche in Italia.
In questo modo l'intera società godrà dei benefici derivanti dalla caduta di quelle restrizioni che certe lobby hanno tenuto in piedi finora, in tutti quei paesi, come in Italia, dove l'interesse corporativista ha taglieggiato l'interesse degli usufruitori.
Non esiste alcun motivo eticamente giustificabile per ostacolare o impedire il libero accesso del pubblico a un servizio utile e salubre come l'ipnotismo professionale svolto da operatori specializzati non-medici e non-psicologi. Sempre in Inghilterra l'ipnoterapia professionale è libera, ed evoluta a vantaggio degli usufruitori.
Per quanto riporta la letteratura scientifica l'ipnologo non è un medico, né uno psicologo, né uno psicoterapeuta. Non fa diagnosi. Non fa terapie. L'ipnosi non è una terapia né un suo sostituto, è un metodo, nella sua accezione di via, cammino, un ottimo supporto alternativo nel prendersi cura di Sè, nel considerare un individuo come la composizione di almeno tre parti distinte, ragione, emozione ed istinto.
Ecco che in quest'ottica l'approvazione della Direttiva Europea COM (2002) 119 (relativa alle qualifiche professionali e loro validità nella UE) ha permesso di poter svolgere la libera professione in ogni paese comunitario.
Per lavorare in Italia il Counsellor Ipnologo Ipnotista Costruttivista deve naturalmente rispettare le leggi italiane, e inoltre può essere iscritto al registro nazionale dei Counsellor professionali, in modo da garantire quegli obblighi etici e deontologici che rendono la professione stessa così auto regolamentata. Solo a queste condizioni di sicurezza e trasparenza per il cliente si puo' applicare il principio legislativo europeo di base per il quale chi è qualificato ad esercitare una professione nel paese di provenienza può esercitarla in qualsiasi altro paese dell'Unione Europea.
Una visione complessa dell'Ipnosi Costruttivista.
L' ipnosi è un metodo naturale del sistema nervoso che attiva capacità di auto-guarigione presenti in ogni individuo.
Con l'ipnosi, come nel counselling tutti i benefici sono creati dal cliente, l'ipnologo ipnotista costruttivista stimola, interpellando il corpo del soggetto, la mente delle persone a superare i propri limiti, migliorandosi è riequilibrandosi, riportando serenità, pace ed armonia nella ricongiunzione della propria mente col proprio corpo.
L'ipnosi è una risorsa naturale, insita in ognuno, innocua dal momento che già presente nelle persone sotto forma di stato mentale, condizione necessaria ad aver coscienza e consapevolezza di se stessi, è uno strumento utile, attraverso l'auto ipnosi, la preghiera ne è un esempio, esercitabile in modo autonomo sotto il controllo stesso della persona.
L'ipnosi cura, senza essere una cura, come una forma d'apprendimento, genera conoscenza che semplifica il proprio dialogo interno favorendo l'analisi consapevole del proprio vivere.
Il Counsellor ipnologo ipnotista Costruttivista, considerando. il principio olistico, principio filosofico e metodologico di quelle scienze per cui i sistemi complessi sono irriducibili alla mera somma delle loro parti, e le leggi che regolano la totalità non possono mai essere riducibili alla semplice composizione delle leggi che regolano le loro parti costituenti, considerando gli individui «macchine» complesse non banali, vuole restituire alle persone la loro integrità mente corpo, allontanandosi dal principio Cartesiano esclusivo o corpo o mente, riportandoci ad un principio inclusivo e corpo e mente assieme.
Il Counsellor Ipnologo Ipnotista Costruttivista, attraverso la regola del consenso informato, spiega al suo cliente che tale Ipnosi, nella sua accezione olistica, usata nel. rapporto professionale, si basa sulla relazione interpersonale e sull'utilizzo del metodo Ipnotico e di Counseling nella relazione d'aiuto, in tutte le sue manifestazioni naturali, e naturalmente intese.
Proprio perché il nostro metodo di Ipnosi Costruttivista prevede in se l'uso ogni aspetto conosciuto di guarigione, in ambiti differenti, costruttivista, bio dinamico, fisiologico, naturalmente indotto nel sistema cognitivo, emotivo ed istintivo. della persona, considerata nel suo insieme complesso, durante gli incontri non saranno effettuate cure mediche, né psicologiche né diagnosi o ristrutturazioni di personalità riconosciute in ambito psicologico, quanto piuttosto ristrutturazioni dell'individuo volte a restituirgli la sua unicità, la sua completezza nella stessa visione olistica, dove l'organismo non è la semplice somma delle parti che lo compongono, ma una totalità a essa superiore, non circoscrivibile in alcuna specifica scienza conosciuta.
Il metodo della nostra scuola d'Ipnosi SIC AERF riconosce ai suoi formati la possibilità oltremodo di qualificarsi anche come Trainer Ipnotista Clinico / Socio educativo permettendo alle persone che completano il loro percorso di formalizzare l'iscrizione a questo nostro registro che si appoggia alle personali competenze per poter dare un titolo o in ambito clinico, a Ipnotisti ed Ipnologi medici, psicologi, psicoterapeuti, o in ambito socio educativo Ipnotisti ed Ipnologi alle altre figure professionali.
Un nuovo metodo nell'Ipnosi Costruttivista che chiameremo il metodo REICCI Riequilibrio Emotivo. Istintivo Cognitivo Costruttivista Ipnotico.
Il metodo come via, cammino da fare con la persona che desideriamo aiutare facendoci accompagnare dalla sua esperienza che è la causa del mondo che sta vivendo e che porta con se.
Intendendo corpo e mente tripartiti in tre cervelli, rettile, mammifero, neocorticale, e tre corpi, mentale, emotivo, istintivo, due inconsci l'inconscio cerebrale, psichico, e l'inconscio fisico, il Tide, marea, con tre coscienze quella mentale, quella emotiva e quella istintiva.
Si parte sempre delle convinzioni con cui la persona affronta il suo mondo, con le sue esperienze, il mondo istintivo, il mondo delle esperienze immediate, istintive. In un secondo tempo si passa attraverso la logica, il mondo delle idee, della ragione, dell'intuizione, il senso comune condiviso. Fino ad arrivare all'immaginario, il mondo dei sentimenti, dove si possono cambiare le cose, dove si ama e si rimane ammagliati dall'oggetto del desiderio, della passione.
Tutte le persone si adattano alla complessità della vita, creiamo un Mondo attraverso le nostre esperienze, che ci permettono d'adattarci alla vita, con il famoso accomodamento ed assimilazione di Piaget, un po cambiando il mondo, un po cambiando noi stessi. Ci raccontiamo questo Mondo, lo semplifichiamo, lo modifichiamo, ci giochiamo, alla fine lo conosciamo, e la conoscenza ha così addomesticato il nostro mondo, lo ha semplificato, fino ad impegnarci, fino ad obbligarci ad apprezzarne la semplicità organizzativa e strutturale; conosciamo il Mondo che ci conosce a sua volta, così la complessità si prende un'altra rivincita mostrandoci i limiti della conoscenza stessa, della sua semplicità, come una coperta stretta che tirata di qua e di là scopre sempre una parte di noi.
Nell'intervento di riequilibrio psicofisico non si interroga semplicemente il corpo per tornare al mondo delle idee, si cercano le parole del corpo, i sentimenti, le emozioni, fino a coinvolgere il corpo intero, lasciando parlare il nostro corpo con noi, questo è un mondo complesso, un mondo che non può essere ridotto alla semplice somma delle sue componenti, un Mondo che emerge come risposta alla complessità stessa del nostro sentire, pensare percepire.
Diciamo che ci sono tre principi che possono aiutarci a pensare la complessità.
Il primo è il principio che Morin chiama dialogico. Il principio dialogico ci consente di mantenere la dualità in seno all'unità: associa due termini complementari e insieme antagonisti.
Il secondo principio è quello di ricorso di organizzazione. Un processo ricorsivo è un processo in cui i prodotti e gli effetti sono contemporaneamente cause e produttori di ciò che li produce. L'idea del ricorso è dunque un'idea di rottura con l'idea lineare di causa/effetto, di prodotto/produttore, di struttura/sovrastruttura.
Il terzo principio è il principio ologrammatico. Non solo la parte è nel tutto, ma il tutto è nella parte. Il principio ologrammatico è presente nel mondo biologico e nel mondo sociologico. L'idea dell'ologramma costituisce dunque un superamento tanto rispetto al riduzionismo che non vede che le parti, quanto rispetto all'olismo che non vede che il tutto.
Alla fine noi possiamo partecipare al Mondo con il nostro vivere, il nostro osservare, il nostro descrivere le cose e la vita, il nostro dare forma non lo facciamo contemporaneamente al processo, se osserviamo noi ci poniamo fuori dai giochi e ci raccontiamo una storia se partecipiamo noi entriamo nei giochi, entriamo nel processo, condividiamo la costruzione di una storia, siamo parte della storia, siamo la nostra storia.
sabato, gennaio 30, 2016
A cura di Marco Chisotti.
Mai rimasti in panne con l'auto?
Chi non é rimasto per strada con una delle auto moderne, quelle, per intenderci, per cui alzare il cofano è come lasciarlo chiuso, non è possibile intervenire.
La maggior parte dei problemi delle auto non sono di natura meccanica, come un tempo, quando aprire il cofano permetteva agli uomini, un minimo competenti, di far bella figura, la maggior parte dei problemi arrivano da centraline e circuiti elettrici, son loro ad andare in tilt ed a bloccarci l'auto, tutto si ferma e non rimane che il carro attrezzi.
Così, per parallelismo, la maggior parte dei problemi umani, son di natura psicologica, la psiche corre, costruisce, inventa, finge, esplora, inganna, è straordinariamente magica, la biologia cammina, è lenta, precisa, il più possibile uguale a se stessa.
Oggi patiamo questa grande distanza e differente velocità, i problemi mentali ci sfuggono, sfuggono alle soluzioni, abbiamo bisogno di tornar alla biologia per poterli fermare, osservare, elaborare, modificare, per poter così cambiare.
Le parole nascono dal corpo ed al corpo devono tornare, se non si procede in questo modo si perdono tutte le battaglie contro i "vizi" della psiche.
Tornare al corpo vuol dire sentire, ascoltare coi sensi, fermare il linguaggio, il pensiero e la sua velocità, per tornare all'origine di tutto, per tornare all'esperienza, che è la causa, mentre il mondo è la sua conseguenza.
Ogni stato mentale deriva da un esperienza protratta nel tempo, lo stato mentale fissa un equilibrio intorno alle sensazioni, producendo memoria dell'esperienza stessa che muta lentamente, fino a quando entra nel mondo simbolico subendo una accelerazione impossibile ad esser seguita.
Il pensiero vola, crea, disfa, finge, fino ad ingannare se stesso, la biologia lentamente mantiene, protegge, memorizza, ricorda tutto.
Tutto avviene tra un mondo vero per quanto creduto tale, ed un mondo falso per quanto pensato falso, ogni verità, pur essendo l'invenzione di un bugiardo, non è sincera con se stessa, noi non vediamo di non vedere, vediamo sempre, se pensiamo che qualcosa sia vero e ci costruiamo sopra, con l'immaginario, l'infinito, senza verificare se l'origine è proprio corretta.
Siamo ingannati nel pensare di aver trovato la chiave, e di poter in tal modo conoscere anche la serratura, la chiave non conosce nulla, semplicemente apre la porta facendo scattare la serratura non ha bisogno di conoscerla per poter funzionare.
Siamo sempre al centro dei nostri pensieri, e del nostro mondo, abbiamo bisogno di esserlo, solo così manteniamo una coscienza ed un'identità, siamo ciechi del mondo che ci produce, alla fine ci conosciamo quanto un cieco che attraversando in lungo ed in largo una città, e muovendosi in essa, non conosce per questo la città, semplicemente conosce dove muoversi al suo interno.
Il mondo della psiche non lo possiamo conoscere, è indeterminato, né mai lo si potrà conoscere senza scivolare nel paradosso di questa indeterminatezza, noi non potremmo mai accettare di appartenere ad un gruppo di persone che accettasse tra i suoi membri qualcuno indeterminato come noi.
Se torniamo al corpo allora usciamo dal paradosso, torniamo all'origine del pensiero indifferenziato, aiutiamo le persone a fare lo stesso con se stesse, tornando all'origine delle convinzioni per poterle cambiare.
Possiamo cambiare il mondo delle idee, dei pensieri, dei problemi mentali, delle scelte, delle decisioni, dei cambiamenti, solo se passiamo attraverso il corpo che parla con le sensazioni, le emozioni.
Quando si vive una catarsi, una liberazione, una crescita, succede qualcosa nella nostra biologia che cambia il corso del nostro pensare, cambiando la nostra natura.
Ora è il mondo delle idee che risulta ordinario, mentre la forza e l'incisione del mondo biologico risulta straordinario.
Il tocco dei passi magnetici, nell'ipnosi, può divenire una vera e propria imposizione delle mani, un modo di far riverberare le sensazioni nel corpo ed amplificarle, catalizzarle, così le reazioni emotive, ripetendo più e più volte le parole stesse che hanno condotto l'esperienza, possono generare una catarsi psicofisica.
Parole e mani, le parole fan le cose solo dopo esser diventate mondi per ogni sensazione e dietro ogni nostra esperienza.
Il nostro primo inconscio, fin dai tempi di Schopenhauer, ha dato modo di aprire un mondo inesplorato permettendo e stimolando un grande cammino della conoscenza psicologica del nostro primo cervello.
Oggi, unendo l'inconscio del nostro secondo cervello, il cervello viscerale, il Tide (la Marea) all'incoscio del primo cervello, possiamo affrontare il problema mentale e portarlo così a diverse soluzioni.
Il metodo da seguire nel supportare la psiche ed allinearla alla nostra biologia è l'ipnosi, la matrice di fondo è il costruttivismo e la seconda cibernetica, con la logica dell'osservatore osservato, e con la sua logica inclusiva di unione e e, in contrapposizione a quella esclusiva e di contrapposizione o o, ci permette di sviluppare le risorse necessarie per il miglior cambiamento.
La coscienza del nostro vivere, ed interagire col mondo, deve partire dall'esperienza della consapevolezza che non può svilupparsi in un unica coscienza, è qualcosa si più complesso, è una coscienza tripartita in esperienze differenti, una coscienza mentale, una emotiva ed una istintiva.
La nostra vita esige una organizzazione mentale all'altezza della complessità in cui viviamo, solo un epistemologia applicata a se stessa può rispettare un tale mondo complesso e permetterci il riappropriarci della vita stessa.
martedì, gennaio 26, 2016
A cura di Marco Chisotti.
Ho iniziato la mia esperienza come psicoterapeuta nel 1987 al tempo della mia laurea in psicologia, non esistendo ancora l'ordine professionale la tua preparazione universitaria era considerata sufficiente a lavorare nell'ambito terapeutico, ma personalmente con la semplice laurea in psicologia, presa a Padova senza un contatto coi docenti, se non per i pochi attimi dell'esame, ho sentito il bisogno di imparare qualcosa di pratico e concreto specializzandomi in terapia sistemica, lavorando con individui coppie e famiglie, in programmazione neurolinguistica (PNL) e ipnosi, nel campo aziendale, e in psicologia dello sport, lavorando con squadre e singoli atleti, formandomi a Torino, Milano e Roma.
La mia è stata una preparazione portata avanti con grande interesse ed entusiasmo, iniziata ancor prima della laurea, già lavorando alla mia tesi "Sviluppi epistemologici della seconda cibernetica".
I tre titoli di differente specializzazione, a pensarci ora, mi ponevano tra i più appassionati e dediti professionisti della psicologia emergente del tempo.
Ho cominciato a lavorare, subito dopo la mia laurea, come libero professionista con regolare partita iva fin dal 1988, utilizzando la mia preparazione psicologica nel mondo del lavoro a contatto con le aziende, usando la PNL, nel mondo clinico usando la terapia sistemica, nel mondo sportivo con l'ipnosi.
Ricordo quanto ero entusiasta ed appassionato, credevo fino in fondo alla psicologia, al cogito ergo sum cartesiano, ed a tutto quello che portavo dalla mia formazione accademica.
Al tempo ricordo però quanto mi era difficile capire ciò che dava risultati in quel gran calderone di conoscenze e pratiche terapeutiche, era tutto molto confuso, in particolare nel campo clinico succedevano tante cose in una seduta ed era estremamente difficile capire ciò che serviva e cosa no per favorire cambiamento e guarigione.
Parlo di guarigione e terapia con pazienti, sì proprio pazienti, perché il mio mondo era, a quel tempo un braccio, anche se non dichiarato ufficialmente, della medicina, gli invii per lo più arrivavano dal medico, il setting era di tipo terapeutico, si parlava in termini di diagnosi e di malattie.
Non ci ho messo molto, devo dire, a rendermi conto della forte dipendenza della psicologia dalla medicina, e di quanto fosse difficile uscire fuori dall'etichetta che nasceva dall'analisi clinica, dalla diagnosi, e veniva completata nella prognosi stessa, a conclusione dell'intervento.
Dal piccolo "medico" che ero, giocoforza, attraverso il lavoro aziendale e l'esperienza nel mondo sportivo, usando le mie competenze, sopratutto l'uso dell'ipnosi, mi son trasformato in operatore nelle relazioni d'aiuto, interessandomi sempre di più al Counselling, all'Ipnosi, ed al Costruttivismo.
È passato tanto tempo da allora e la mia dedizione al "Cogito ergo sum", penso quindi sono, si è trasformata completamente diventando "Sentio ergo sum", sento quindi penso, dunque sono.
Son arrivato alla conclusione che dal momento che le parole, i pensieri e i ragionamenti, nascono dall'esperienza, e l'esperienza nasce dalle azioni del corpo, muoversi, percepire, allora è al corpo che si deve tornare per poter parlare di una nuova e funzionale epistemologia nelle relazioni d'aiuto.
La nostra ultima esperienza come scuola di Ipnosi Costruttivista, sviluppata assieme a Rosetta Minniti terapeuta di origine cranio sacrale, la potremmo definire esperienza emozionalmenteistintiva, o altrimenti somatomentalemotiva, un esperienza dove si delineano tre coscienze o consapevolezze differenti, tutte e tre ugualmente importanti per poter lavorare con l'essere umano, la coscienza mentale, la coscienza emotiva e la coscienza somatica, e dove si formano due inconsci differenti l'inconscio mentalemotivo comunemente conosciuto come l'inconscio, che mette in relazione il mondo mentale con il mondo emotivo, ed il Tide (marea in inglese) o inconscio somaticoemotivo, che mette in relazione il corpo con con le emozioni.
Nella pratica della terapia, nell'ambito dell'esperienza cranio sacrale si parla di rilascio sommato emozionale, un momento nel quale il corpo rilascia memoria emotiva di traumi subiti, in campo psicoterapeutico ci si riferisce alla catarsi, e in campo religioso l'esperienza viene vissuta in pratiche liberatorie fino ad arrivare all'esperienza stessa dell'esorcismo.
I riferimenti a questa suddivisione partono dalla teoria dei tre cervelli di MacLean, i neuro scienziati di riferimento per tutta la sovrastruttura presa in considerazione per l'intervento sono MacLean, Damasio, Edelman, Linas, Panksepp.
Il lavoro è molto semplice e prevede di far dialogare, attraverso linguaggi mentali emotivi e corporei la mente col corpo ed il corpo con la mente, attraverso una relazione di coinvolgimento cognitivo, emotivo e sensoriale, potendo in tal modo esaltare tutti e tre i mondi di crescita, maturazione ed evoluzione personale.
Ritengo che solo attraverso il lavoro di questi tre stati mentali assieme, attraverso la trance ipnotica che ci permette di mettere in contatto questi mondi tra loro, si possa ottenere di sviluppare un metodo efficace e funzionale per affrontare la complessità psico socio fisica dell'essere umano, che possa diventare la nuova frontiera epistemologica nel campo delle relazioni di sviluppo d'aiuto e di cura.
giovedì, dicembre 31, 2015
"L'ascoltatore e non il parlante determina il significato di questo, un'asserzione, di un utterance".
www.facebook.com/ipnosicostruttivistaSCUOLA D'IPNOSI COSTRUTTIVISTAResponsabile Didattico:Dr. Marco ChisottiPsicologo PsicoterapeutaIpnosi TerapeutaTorino - Cell. 3356875991Tel. 0119187173
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In fondo la ricerca nel campo della psicoterapia e delle relazioni d'aiuto in generale è costantemente orientata a capire, scoprire, trovare ciò che permette di cambiare il nostro comportamento, dal momento che se non si sta bene e si desidera cambiare non basta volerlo, la volontà infatti controlla solo una piccola porzione della nostra mente, non più del 10%, tutto il resto del nostro cervello sceglie, decide, agisce in modo indipendente, al di là della logica, del buon senso, di tutto ciò che ci si potrebbe aspettare.
Il cervello è casuale nella straordinaria parte del tempo, non risponde alle attese, non completa, non congiunge, non comunica, il cervello agisce secondo sue regole e principi che non possiamo comprendere.
Mi chiedo costantemente a cosa serve, cosa comporta, che succede pensando al funzionamento del cervello, ma non ci son cose da scoprire o da capire, possiamo solo ammirare i comportamenti, i pensieri e le idee che scaturiscono da esso.
L'inconscio è particolare, è bello quanto sconosciuto, tanto bello da stregare, e chi si lascia stregare ne rimane appagato, e si ritrova realizzato.
L'idea che mi son fatto è che l'inconscio è un sistema organizzato, nel male come nel bene, che agisce sulla base dell'esperienza passata per anticipare il futuro ed adattarsi.
Il nostro cervello è intelligente nella misura in cui è stato organizzato in modo intelligente, sviluppa una complessità la cui risultanza è la coscienza.
L'ipnosi è un metodo che ha la capacità di ridurre la complessità del cervello, semplificando il sistema organizzativo, portandolo ad una condizione indifferenziata, permettendogli così di modificare la sua organizzazione.
L'esperienza è la causa il mondo è la conseguenza, così esiste il mondo, così esistiamo noi, ma la conoscere zia obbliga, impone, controlla, così l'inconscio è dominato da una complessità irriducibile fatta di convinzioni scaturite da esperienze e conoscenze.
Lo stato mentale della trance porta indietro nel tempo e nello spazio, semplifica e riduce ogni pensiero tornado al pensiero indifferenziato.
Con l'ipnosi si apre una finestra e ci si trova a poter riorganizzare e riordinare il nostro cervello.
Ma solo attraverso un lavoro che ci riporta alla coscienza ed alla consapevolezza ci si può permettere un cambiamento, solo con la forza della creatività e della critica possiamo trovare un nuovo equilibrio ed adattarci meglio nella vita.
La macchina biologica che è il nostro cervello agisce costantemente modificando se stessa e modificando l'ambiente.
La cosacienza ci serve per mantenere il contatto con un sistema organizzato di livello superiore, la società, senza coscienza tutto sarebbe differente e noi non potremmo avere l'intelligenza complessa di cui disponiamo unità all'individualità libera e creativa di cui siamo dotati.
L'uomo può vantare i più straordinari successi e le più drammatiche sconfitte, il nostro cervello rende possibile tutto questo, ma senza un organizzazione, senza un cervello organizzato nel cervello biologico non succederebbe nulla.
Credo che ogni più piccola cosa nel cervello sia sostenuta da una grande complessità, un indomita, incredibile, sconvolgente complessità auto generativa.
La coscienza è uno strumento organizzativo per il cervello, si deve passar dalla coscienza per poter accedere all'organizzazione complessa del cervello, ma si deve anche allentare la presa critica della ragione esistenziale che costituisce il vero nocciolo duro del sistema cervello, solo lo stato mentale della trance in ipnosi permette di far breccia in questa complessità.
Il cervello del cervello è la chiave d'accesso, è fatto di organizzazione e metodo, una disciplina che guida, attraverso il metodo ipnotico, le nostre scelte e le nostre decisione a percorrere la strada dell'adattamento modificando le nostre convinzioni e la nostra mappa del modo o modificando il mondo stesso a favore della nostra mappa.
La vita è una continua sorpresa per il nostro cervello che l'affronta con tanto impeto ed entusiasmo anche quando rimane solo nel suo mondo abbandonato dal corpo.
Il cervello è una continua sorpresa per la vita che si lascia continuamente sedurre dal cervello.
Credo che la chiave di lettura di tutto questo mondo sia veramente semplice solo che per comprenderla abbiamo unicamente il nostro cervello e la sua complessità, solo la nostra conoscenza, la nostra cultura potranno ammansire il nostro cervello e permettergli di guardarsi dentro, scoprendo forse che non c'è nulla da vedere di particolare, ma che ogni esperienza di vita non è altro che un costrutto cognitivo che usa il nostro cervello per generare emozioni che hanno il potere di modificarlo a loro volta in un gioco infinito.
domenica, agosto 23, 2015
Marco Chisotti.
"E da ultimo vorrei dirvi della morte. È comprensibile che in una civiltà che separa la mente dal corpo, si debba o cercare di dimenticare la morte o costruire mitologie sulla sopravvivenza della mente trascendente (voglio dire:'l'anima').
Ma se la mente è immanente non solo nei canali d'informazione ubicati dentro il corpo, ma anche nei canali esterni, allora la morte assume un aspetto diverso. Il ganglio individuale di canali che io chiamo "me stesso" non è più così prezioso perché quel ganglio è solo una parte di una mente più vasta." Gregory Bateson
Esistono nel percorso della scienza due approcci differenti nel far ricerca ed in particolare nello studiare le funzioni psichiche dell'uomo.
Il primo approccio è quello predittivo, fare diagnosi, metodo utile nel campo medico riduzionista, perché semplifica la cura adeguandone i risultati ad uno scenario finale, sicuramente il sistema predittivo probabilistico ha spesso premiato il cammino della scienza, pensiamo alla ricerca degli elementi mancanti nella tavola degli elementi, o agli sviluppi della teoria della relatività di Albert Einstein.
La mia critica al sistema predittivo è legata alla diagnosi nel campo dei problemi psicofisici, la diagnosi infatti si rivela più un etichetta predittiva, in cui le persone tendono ad identificarsi, che non un sistema di cura, come spesso mi trovo a concludere i discorsi sulle diagnosi per quel che riguarda il terapeuta tendo a dire "Diagnosi perfetta paziente morto", per tutti quanti gli altri "Siamo i migliori profeti di noi stessi".
Ma esiste un altro approccio nel far ricerca in campo psicofisico, quello costruttivo che considera utile costruire la cura, come una guida, una costruzione che tenga in considerazione tutti gli elementi presenti nell'esperienza, utilizzando tutti gli elementi a disposizione, come un unica mente che racchiude corpo e cervello che assieme costituiscono un unità e non la vecchia dicotomia mente corpo, la risultanza della loro attività è l'emergenza di una coscienza come esperienza di vita, stato di consapevolezza ed esistenza.
L'approccio costruttivo è per me l'unico approccio utile a rispettare le funzioni cognitive, il più onesto intellettualmente dal momento che dipendendo completamente da chi lo ha creato e rimanendo sotto la sua responsabilità, esalta limiti e possibilità della mente unica dell'uomo, permettendo di ristabilire l'unione tra cognizione ed azione passando dalla separazione Cartesiana "Cogito ergo sum" al principio estetico di Heinz von Foerster "Agire per conoscere".
Se studio il comportamento di un cane e monitorizzo il preciso momento in cui il cane muove una zampa e prevedo la mossa successiva, ottengo poco in merito alla conoscenza del movimento del cane, solo se riesco a ri-costruire il comportamento del cane ottengo la conoscenza reale del movimento di un cane.
Mi son posto diverse domande su come potesse centrare la struttura orizzontale del nostro cervello, i due emisferi cerebrali, e verticale, il cervello triunico, neocorteccia, paleoencefalo, mesencefalo, del cervello umano, nelle nostre attività cognitive, sopratutto nei confronti dell'esperienza di coscienza.
Ho molte domande che mi pongo rispetto al nostro pensiero cosciente:
Perchè il nostro pensiero si articola su due opposti, giorno notte, bello brutto, grande piccolo, giusto sbagliato, solo perché percepiamo attraverso differenze?
Perché il mondo è strutturato in modo gerarchico, è proprio così o lo vediamo noi così?
Come sarebbe la vita se corpo e mente fossero uniti in modo affettivo e logico?
Come funziona il cambiamento negli Stati d'umore, Stati di coscienza o Stati mentali?
Mi pare di distinguere con queste domande la ragione del cuore dal cuore della ragione.
Tra cuore e ragione ci deve stare equilibrio non posso riempire l'uno senza rafforzare l'altro, ogni sbilanciamento tra sensi e cognizione, azione e pensiero, intelligenza e bontà, produce un indebolimento nella forza vitale e nella resilienza (forza psicologica) personale.
Per la filosofia cinese ad esempio tutto il mondo manifesto si regge sui due principi yin e yang che sono un tutt'uno pur essendo realtà separate.
Lo yin e yang sono opposti: qualunque cosa ha un suo opposto, non in senso assoluto, ma in termini comparativi. Nessuna cosa può essere completamente yin o completamente yang; essa contiene il seme per il proprio opposto.
Lo yin e lo yang hanno radice uno nell'altro: sono interdipendenti, hanno origine reciproca, l'uno non può esistere senza l'altro.
yin/Yang: oscurità/luce, luna/sole, notte/giorno, oscuro/chiaro, femminile /maschile, passivo/attivo, freddo/caldo, negativo/positivo, nord/sud, ovest/est, terra/cielo, acqua/fuoco.
Gli emisferi cerebrali, la struttura orizzontale del nostro cervello, ha una logica da cui, credo, si può ricavare la filosofia degli opposti e l'interdipendenza, come per la filosofia cinese yin e yang.
Credo che anche la struttura verticale del cervello si presti a sfumature di tipo gerarchico ad esempio permettendoci di comprendere quanto la struttura cerebrale impatti sulla percezione e dunque sulla cognizione stessa, posso percepire solo ciò che conosco, ma nel percepire e conoscere non vado a modificare solo la mia conoscenza di un mondo, bensì genero un mondo cambiando il sistema di percezione stesso del mondo che vado a conoscere.
La logica del nostro vivere parte da una semplice identificazione: io sono .... a seguire si coniugano tutti gli altri verbi che danno coscienza e volontà al nostro vivere, ma il lavoro non consapevole che è sotteso nel processo del dare forma al mondo stesso è molto complesso.
"La risposta di una cellula nervosa codifica la natura fisica degli agenti che ne hanno causato la risposta. Codificato è soltanto 'quanto' ha avuto luogo in una dato punto del mio corpo, ma non 'che cosa'"
I nostri recettori sono, infatti, secondo Von Foerster, ciechi riguardo alla qualità della stimolazione, reagiscono soltanto alla sua quantità.
"[...] 'la fuori' non c'è luce, né colore: esistono soltanto onde elettromagnetiche; 'la fuori' non ci sono suoni ne musica: solo variazioni periodiche della pressione dell'aria; 'la fuori' non ci sono né caldo né freddo: solo molecole in movimento, provviste di maggiore o minore energia cinetica; e così via. In ultimo, indubbiamente 'la fuori' non c'è dolore." Heinz von Foerster.
Sono i valori le convinzioni le nostre credenze a controllare e decodificare tutto il nostro processo vitale, sono tutto ciò che resta dalle nostre esperienze, un lungo e tortuoso percorso che parte dalle sensazioni ed arriva ad articolare le nostre emozioni.
Ma da dove nasce la consapevolezza o coscienza?
Mi piace pensare che la coscienza, che si articola dalla distinzione all'insieme, ha a che fare in parte con la struttura del nostro cervello, ed in parte dal collegamento neuronale di parti differenti del cervello, infatti durante il sonno si riscontra la perdita delle connessioni tra parti differenti del cervello, perdendo in tal modo coscienza.
Io mi distinguo e controllo la distanza dal resto del mondo, esercito un potere nel controllo fisico e cognitivo della distinzione che ho creato, poi ne tengo il ricordo, la memoria mantiene la mia identità in un sistema coerente, così posso perdermi nel pensiero astratto come parte di un tutto, fino a crearmi l'idea stessa di Dio, la memoria è però viva, subisce il fascino della vita e si modifica passando così da un processo fedele all'ordine iniziale, ad una forma, assolutamente libera d'interpretare la vita, e la coscienza è quel processo che inevitabilmente sfocia in una forma.
Credo che viviamo della fisicità di un mondo concreto, ne abbiamo bisogno, e soddisfiamo così i nostri bisogni.
Viviamo nel processo, nel bisogno di certezze e verità, le nostre personali convinzioni sul mondo e la vita, che abbiamo creato e da cui successivamente dipendiamo, dimenticandoci la loro sterra costruzione.
Cerchiamo un modo di star con gli altri e viver per gli altri, condividiamo tante cose in questo mondo che abbracciamo con una logica chiara e condivisa da tutti.
Dal controllo della nostra vita e della nostra identità e dal mondo coerente e logico che ne scaturisce arriviamo ad immaginare, sognare.
Alla fine pensiamo nella forma, nell'interpretazione, nella metafora, nell'immaginario.
Mi ritrovo e declinare ancora il metodo organizzativo convinzioni/logica/immaginario, penso che il nostro pensiero sia un alchimia psicofisica dove la distinzione tra corpo e mente è veramente fittizia, e ci muoviamo in un processo vitale che va dallo stato di veglia allo stato mentale di sonno passando per sfumature differenti di trance.
Viviamo un processo continuo che va dalle nostre convinzioni fino all'immaginario rimanendo immersi in un mondo logico che ci permette di condividere il mondo e la vita con gli altri, questa è la vera magia dell'esistenza, la forza della relazione che ci mantiene nella condivisione.
La notte corre portandosi dietro tutti i momenti confusi della nostra giornata cercando un momento in cui allineare tutto ed è così che dormire è un po sparire essere senza essere e quando si spegne la magia della coscienza tutto si sospende fino al giorno successivo quando ogni cosa torna ad affollare la mente.
Il sole è appena sorto da un angolino dell'orizzonte che non mi aspettavo questa mattina in Liguria in inverno nasce di fronte risaltando spesso la Corsica resa visibile in chiaroscuro, mentre d'estate sorge tutto a sinistra sopra Genova, e fa così da sempre e continuerà per sempre, anche se le mie impressioni ed i miei ricordi son cambiati e cambieranno nel tempo.
Le campane al risveglio non mancano a segnare la giornata, così i nostri rituali, doccia, preparazione, colazione, ci mantengono in una relazione continua, logica ed abituale, ogni risveglio riprende il "reale" da dove era stato lasciato, ogni risveglio da forma al processo del vivere.
Il perdere tutti i contatti col mondo durante il sonno è una cosa che trovo sempre strana e misteriosa, rende l'idea di quanto la coscienza sia una funzione del cervello che va costantemente rigenerata e replicata.
Tutta la nostra vita è per me immanente, fantastica, magica, sublime quanto si desidera ma immanente, è quello che è come direbbe un maestro Zen, mentre così tanti la vorrebbero trascendente e ci costruiscono sopra un mondo incredibilmente variegato, che però deve attingere nella notte dei tempi per potersi reggere, molto spesso i nostri "credo" sono fedi riposte in pensieri e testimonianze lontane e lontane.
Io non credo sia sempre stata così come la percepiamo ora la nostra coscienza, penso si sia evoluta e modificata, mi torna difficile pensare ad un esperienza come la coscienza mutata nel tempo e nelle nostre esperienze, nonché dallo sviluppo del nostro cervello, come una cosa sempre esistita e che esiste al di là dell'immanenza in un mondo trascendente che ironia della sorte lo vogliamo fatto della stessa natura di Dio potente ed infinito.
Credo che l'umanità cambi e sia cambiata molto nella coscienza, per cosa si è portata appresso delle esperienze e della vita passata, non abbiamo bisogno di scomodare le teorie della fisica per comprendere la complessità e le sue conseguenze, l'accumulo della coscienza è una fucina straordinaria di emergenze coscienti inaspettate.
Mano a mano che la nostra coscienza integra tutto quanto nel mondo e nella vita per come la conosciamo e l'intendiamo oggi, l'idea stessa di coscienza emerge nuova e pimpante pronta a tuffarsi nella trascendenza per trovar pace nella semplice idea che tutto questo chiedere e rispondere del conoscere cosciente ha un fine ed uno scopo.
Credo che siamo teleologi quanto siamo psicologi, quanto siamo scienziati tutti quanti nell'operare con le nostre esperienze quotidiane tutto qui.
Ma è giusto pensare che tutto questo mondo non finisca con la morte, ma possa continuare in una luce celestiale, che ci fa sorridere e non piangere, ricongiungendosi con quella stessa natura che ci ha creati.
domenica, luglio 26, 2015
"La causa fondamentale dei problemi è che nel mondo moderno gli stupidi sono sicuri di sé mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi." Bertrand Russell.
Detto questo non posso che annoverarmi tra i dubbiosi ...... Ma è così, se si considera l'intelligenza la ricerca del possibile, allora per uscire dall'ovvio e scontato mondo del conosciuto bisogna osar dubitare ed allontanarsi dalle strade segnate, illuminate, riconosciute ed accettate.
Sono immerso nella filosofia dell'essere e del divenire e la chiamo psicologia!
Così ho cominciato a pensare e pensare..... Ma oggi mi sento più immerso negli Stati d'animo o Stati Mentali miei e delle persone vicine a me, nei miei pensieri e nelle sensazioni, i motivi per cui siamo o non siamo, esistiamo o non esistiamo.
Sono estremamente affascinato da quanta intelligenza creativa siamo dotati, da quante cose sappiamo e quali altre non sappiamo di sapere, tanto che mi vien da dire che sappiamo sempre, sappiamo tutto, solo che non sappiamo di sapere, almeno a livello cosciente, così da vivere costantemente in una dimensione ideale ma con piena consapevolezza d'aver i piedi piantati perfettamente a terra.
Se vivessimo molto più nel sogno di quanto non pensiamo e la realtà fosse proprio un sogno perfettamente realizzato da non lasciar spazio a dubbi, allora non saremmo più intelligenti, saremo stupidi che non posson che sentirsi intelligenti.
Sto seguendo un documentario sulla vita di Stanley Kubrick, io son stato catturato dal suo film 2001 Odissea nello spazio, incuriosito di quanta creatività ed inventiva ci fosse stata nel suo mondo, è curioso vedere come, proprio dalla creazione di quel film, cominciò ad approfondire sempre di più i più piccoli dettagli, incredibile con quale meticolosa precisione riproduceva la realtà nella finzione, un incredibile esempio di meticolosità in ogni cosa, anche la più marginale.
Pensando a grandi personalità come Steve Jobs anche per lui era essenziale la precisione e la meticolosa preparazione di ogni piu piccola cosa.
Mi viene da pensare che la perfezione della bellezza stia proprio in questa ricerca "infinita" dei più piccoli ed insignificanti dettagli di un insieme infinito di dettali, la realtà stessa.
Più ci son dettagli e più una cosa risulta vera, più ripeti e ripeti un gesto, un esperienza e più si fa così ricca di dettagli da esser perfettamente percepibile come la realtà stessa, una realtà infinita che viaggia proprio dall'insieme a più piccolo dettaglio.
In ipnosi costruire una realtà plausibile e veritiera portando una persona, dal suo mondo infinito di convinzioni infinite accumulate nella sua storie ed in tutte le sue esperienze, attraverso la logica consapevole, al suo mondo immaginario viaggia proprio attraverso un arricchire di dettagli poco alla volta quell'esperienza immaginaria costruita, fino a renderla vera, anzi più vera del vero, assolutamente credibile, anzi assolutamente convincente, dunque fonte di nuove convinzioni.
Ma tutto questo non è forse il lavoro cognitivo che fa un bambino per costruir la realtà?
Credo che il segreto stia nel fatto che le esperienze primitive non son più disvelabili perché, maturando la propria crescita, il bambino che siamo stati, non potendo prescindere dall'adulto maturato nel tempo non è in grado di rendersi conto dell'origine della "realtà" e dunque delle sue conseguenze nel tempo, la realtà come "verità acquisita" potrebbe esser un semplice e completo accumulo di dettagli nel tempo, che, raggiungendo una certa massa critica, divengono giocoforza il "reale". Almeno penso questa sia l'opera dell'intelligenza umana.
È curioso per me vedere che ci si può perdere alla ricerca dei presupposti che ci motivano, ci condizionano, ci guidano, le nostre convinzioni non son altro che i presupposti del nostro vivere, gli infiniti motivi per cui pensiamo, scegliamo, decidiamo, accumulati nel tempo, una sorta di "verità per accumulo".
Alla fine mi sto accorgendo che mano a mano aumenta il mio interesse per il mondo dei presupposti del pensare umano, più mi racchiudo in un mondo di precisione che mi blocca a da cui devo fuggire per poter sopravvivere.
C'è bisogno di svuotar la soffitta, come la cantina, ogni tanto se non si vuol finire a contemplare l'infinito in una capocchia di spillo.
Ritorno a condividere la ragione ed il sentimento in giuste proporzioni per non correre il rischio di un indigestione o di pensieri o di sensazioni.
Penso che si possa arrivare a deformare la materia, il corpo, attraverso una certa attività del cervello, i nostri stati mentali, i nostri pensieri proprio perché pensieri e la materia son un tutt'uno anche se ci dilettiamo così tanto da distinguerli continuamente.
Come Bertrand Russell penso che l'uomo possa conoscere solo i dati sensoriali, percezioni momentanee e soggettive di colori e suoni, e che ogni altra cosa, compresi gli stessi oggetti fisici cui vengono riferite le nostre percezioni sensoriali, non possono essere conosciute direttamente. E di tutto ciò che non possiamo conoscere dobbiamo tacere, così taccio sul mondo "tra le vite", così taccio su ciò che non rientra nelle mie convinzioni lascaindomi affascinare da quel mondo di dubbi ed incertezze che riempie il mio "mondo immaginario infinito".
Vado in trance per bisogno non per possibilità, la nostra intelligenza non può rimanere legata ad un intelligenza così a lungo da perdere il suo senso di verità "scoprendo" che manca qualcosa, dopo un po di concentrazione deve evadere la scena per viver di suggestione mischiando le carte della convinzione nel mondo dell'immaginario.
L'immaginario della trance ultradiana, sfocar lo sguardo e sfumare la concentrazione su altro mondo, quello interiore, è un bisogno non una possibilità della nostra intelligenza, che usa l'immaginario per stabilizzare il nostro "mondo reale" che deve esser continuamente aggiornato da nuove convinzioni convincenti per mantenerci nella sicurezza critica della "verità", lontano per un po dai dubbi che d'altronde rendon intelligenti.
mercoledì, luglio 08, 2015
Alle volte mi chiedo se la vita è una cosa semplice che i pensieri tendono a complessificare.
Nel mio caso, e di questo posso parlare, credo di si, un grande del costruttivismo Heinz von Foerster dice che tendiamo a proiettare la complessità che viviamo dentro di noi nel mondo esterno.
Per questa ragione sento tutta la complessità del mondo esterno che confonde ogni mio più ordinato intento a descriver la semplicità del mondo stesso.
Ci son tanti che io definisco battisti che battezzano e cercan di fare proseliti ed hanno un pensiero per tutte le stagioni, li ascolto e spesso mi sento di dargli ragione, in fondo son goloso di verità.
Noto però che spesso la fede è un sentimento più che una ragione, io mi sento molto sentimentale, eppure so d'essere ragionevole, già si complica un po tutto.
Mi piace pensare che l'amore unisce, e mi son chiesto quale parola si antepone all'amore, li per li verrebbe da dire l'odio, ma è una risposta ingenua, è uno studioso di "storie e racconti" in salsa psicologica, Dan Mc Adams, che ha contrapposto all'idea di amore quella di potere, e il potere divide, così sembra semplice a dirsi ma in sostanza non lo è.
Mi chiedo spesso cosa influenzi di più l'umanità ed è facile considerare che l'umanità è condizionata dalla fede, che spesso si limita ad essere una speranza, è condizionata dai legami che spesso si spacciano per amore, come sentimento, mentre son più legami che definiscono un potere, un controllo, spesso un potere esercitato in nome del tuo bene, e qui si complicano ulteriormente le cose.
Forse è più semplice pensare che anche i significati delle parole son più sentimentali che ragionevoli, il mondo è complesso per quanto si confondono ragione e sentimento, semplice e complesso.
Si la ragione è semplice, come la tastiera di un pianoforte, i sentimenti son complessi come le stelle in cielo, milioni di milioni di punti interrogativi.
Son goloso di verità, ragionevoli verità, ma guardo sempre verso l'infinito, la libertà, verso quelle sensazioni che virano in sentimenti.
Il mondo è complesso, io son complesso, ma la vita è semplice, perché quando la viviamo stiamo bene o stiamo male, e non ci son parole che possono descrivere tutto il nostro vivere e morire.
Un caro amico giorni fa mi ha ricordato una bella storiella zen che aiuta a comprendere la vita così com'è, e che voglio qui riassumere a conclusione della semplicità con cui complessifichiamo la vita.
Un giorno lontano in un antico villaggio la giovane figlia di un influente mercante rimase incinta e non volendo denunciare il giovane amico della sua avventura s'inventò la storia che il saggio del villaggio aveva approfittato di lei.
Tutto il villaggio sapendo del misfatto accompagnò il padre della ragazza, dal saggio del villaggio per denunciarne il fatto e costringerlo così a prendersi cura del bambino.
Il saggio ascoltò tutte quante le accuse e le richieste che avevano da fargli e disse: "Ah si?"
Crebbe ed educò il figlio per molti anni fino a farne un forte ed intelligente bambino.
Un giorno, la figlia del mercante nel frattempo cresciuta e maturata sentì la mancanza di suo figlio, e senza farsi problemi racconto la vera storia del figlio chiedendo di poterlo avere indietro.
Tutto il villaggio accompagnò il mercante dal saggio ed insieme tutti quanti si scusarono dell'accaduto chiedendo così indietro il figlio.
Il saggio ascoltò tutte quante le scuse, le motivazioni e le nuove richieste che avevano da fargli e disse: "Ah si?"
La vita è bella e brutta, grande e piccola, vera e falsa, semplice e incredibilmente complessa, è tutto quanto e di più, ed è anche, credibilmente, l'unica complessa esperienza che semplicemente conosciamo.
lunedì, giugno 29, 2015
"Una realtà non ci fu data e non c'è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo
essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e
infinitamente mutabile."
Luigi Pirandello.
Ogni individuo genera la sua realtà nel mentre che agisce, e vive nel suo stato mentale che percepisce come Realtà. Ogni stato mentale è un equilibrio tra pensieri (identificativi e coerenti nel senso di identità) e sensazioni, dove il percepire è agire sull'ambiente, percepire è generare il senso del reale.
È l'azione che genera conoscenza e di conseguenza porta in atto una realtà, le fantasie immaginarie (immaginario) son fondamentali a generare cambiamenti nelle mappe percettivo cognitive della realtà stessa.
Per rimanere nel pensiero di G.A. Kelly noi agiamo dei costrutti che non sono la verità, ma sono appunto dei costrutti ed in questa maniera creiamo delle realtà. Non si può pensare al proprio passato se non attraverso i concetti ed i ragionamenti del presente.
La storia che ci siamo costruiti ed in cui crediamo e conosciamo non è la verità, è una nostra narrazione, è la storia possibile e coerente che ci raccontiamo identificandoci in essa, attraverso la quale esistiamo, si basa sulla nostra volontà, le nostre scelte, le decisioni e consapevolezze, in gran parte anche sociali ed istituzionali come il sistema educativo e la scelta del proprio "credo" all'interno di una dimensione spirituale, ma che personalizziamo e confezioniamo in un eperienza tanto astratta ed utopica, quanto di fondamentale importanza la "libertà" (percezione del proprio libero arbitrio). Ogni comportamento è un Adattamento, ovvero Assimilazione e Accomodamento ad una successione di forme di equilibrio perdute e riconquistate, e ciascuna è sia un punto di arrivo che di partenza.
I principali contesti in cui un uomo ed una donna costruiscono la propria vita sono la propria autonomia, l'autoaccettazione, il trovare uno scopo nella vita, il crescere in tutte le sue tappe evolutive e relazionali, lo sviluppo del proprio controllo sull'ambientale circostante, e la creazione di relazioni positive con gli altri.
Questi punti riguardano, a parer mio le tappe fondamentali di come trovar il proprio equilibrio personale. Tutto quanto declinato fino qui ci porta alla conoscenza come processo costruttivo autoreferenziale finalizzato a produrre realtà. Non esiste un modo reale preesistente ed indipendente dall'osservatore, di stare in un processo come la vita, se non attraverso un metodo con cui dar forma al processo stesso, un metodo descrittivo ed identificativo.
Esistono solo diversi punti di osservazione, modi alternativi di costruire se stessi e le nostre relazioni con gli altri, per influenzare situazioni favorevoli alla nostra trasformazione e crescita evolutiva.
Il conoscere è il decidere e scegliere, inconsapevolmente, la mappa che sarà, in un processo di riconoscimento e comparazione, attraverso la propria memoria, eliminando il superfluo ed evidenziando il "viable", l'utilizzabile, il percorribile: non la verità, ma una verità possibile come la strada che al momento posso percorrere utile e funzionale a me ed al mio identificarmi nella mia vita.
I meccanismi percettivi e cognitivi attraverso i quali rendiamo possibile il possibile sono sempre gli stessi, son i principi "ipnotici" attraverso i quali generiamo la realtà dentro e fuori di noi.
Questi principi "ipnotici" son sintetizzabili in 4 punti:
Dissociazione, io mi osservo e mi percepisco come latro da "Me" e dunque esisto, io e gli altri, io ed il mio inconscio, io e la realtà in cui mi identifico.
Intensificazione, un azione che mette in evidenza un campo percettivo e tutto ciò che ad esso si connette, tra tutte le sensazioni possibili l'orientarsi in quelle viabili, utili, costruttive, riconoscibili, in un esperienza che semplicemente chiamiamo "coscienza".
Costruzione e spostamento nel tempo e nello spazio, attraverso l'uso di confini spazio temporali, in un ordine sequenziale, un gioco della nostra intelligenza ipotetico deduttiva, in declinando un prima ed un dopo fino a ritrovarci in un istante, ora ed un luogo, qui, vivendo, nel coincidere di sogno con un ricordo, il proprio presente.
L'implicazione, che ha reso possibile tutto il mio parlare e comunicare fino a qui con voi, come straordinario mezzo e fine della cognizione o consapevolezza, la causa effetto, con la quale ordiniamo in modo superstizioso, come ci ricorda Ludwig Wittgenstein, la nostra realtà.
Ma quale miglior prova del nove per la vita se non tre mondi di conoscenza in cui la realtà stessa per noi "esiste":
Il mondo uno che è fatto delle nostre esperienze personali, un mondo in cui conserviamo le indicazioni raccolte, da cui ricaviamo le convinzioni con cui percepiamo, sentiamo e ci muoviamo nel "reale".
Il mondo due che è fatto di logiche, dove la ragione non è altro che una logica che ci permette di condividere la "realtà" stessa con gli altri, il capirsi, il comprendere, un "sentire" sociale, fino all'empatizzare in modo cosciente con gli altri.
Il mondo tre, il sogno, l'immaginario, il possibile, il luogo dove avviene il cambiamento possibile, dove si empatizza in modo inconscio e profondo, dove si va in transe, dove credo si inventa e si costruisce lo stato mentale, che per noi è la "realtà" stessa.
Nell'immaginario, ci si trova nel proprio mondo creativo ed inconsapevole, che si modula e si declina in tutte le sfaccettature della "realtà" che ci troviamo a vivere, in un mondo logico e coerente, il mondo due, che ci permette di condividerlo e confrontarlo in modo coerente con la nostra identità, in nostro dialogo interno, e con gli altri, il nostro dialogo esterno, fino a riportarlo nel senso concreto e testato, nonché critico, che è il nostro mondo uno, il mondo delle nostre profonde e radicate convinzioni esistenziali, la nostra "realtà".