Cerca nel blog
giovedì, gennaio 26, 2017
Da lontano ... così vicino. Metodo psicobioemotivo Marco Chisotti
lunedì, gennaio 16, 2017
E se coscienza ed intuizione fossero un unica esperienza per il nostro cervello. Marco Chisotti.
domenica, gennaio 08, 2017
Chiamale se vuoi ... emozioni.
Chiamale se vuoi ... emozioni.
Marco Chisottidomenica, gennaio 01, 2017
Un secolo al singolare.
Marco Chisotti • 1 gennaio 2017
Carl Gustav Jung
"La scarpa che sta bene ad una persona sta stretta ad un'altra: non c'è una ricetta di vita che vada bene per tutti." C. G. Jung
Mi sono ritrovato a pensare ad un individuo controverso, credo che questo sarà un anno controverso per me e allora voglio portarvi alcuni spunti di questo modo di essere più che di pensare nella psicologia transpersonale di Carl Gustav Jung.
I secoli passati sono stati perlopiù interessati allo sviluppo sociale, e dalla competizione sociale. Il nostro secolo si è interessato dell'individuo e del suo mondo, e il suo mondo interiore. Il primo sincero interprete di questo grande
Il principale mito in cui noi ci troviamo a vivere oggi è il mito della conoscenza, cerchiamo costantemente spiegazioni e comprensione, non ci accorgiamo che stando detto un mondo non possiamo descrivere il mondo a prescindere dalla cultura in cui siamo immersi.
Il concetto della seconda cibernetica che mette a fuoco l'individuo come prima matrice di ogni significato si allontana dalla possibilità di una spiegazione ontologica veritiera, tutto quanto è relativo, tutto dipende da una figura sullo sfondo, da un processo su una forma, la nostra continuità cognitiva che dettata a priori della nostra mente collettiva non ci può riservare da questo errore.
La spiritualità non è un trastullo della mente e qualcosa di cui ci si deve nutrire, e
qualcosa che tiene viva la mente, intesa come unione di cervello e corpo, in tutte le sue fasi di crescita e di vita.
"Se non capiamo le immagini dell'inconscio, o rifiutiamo la responsabilità morale che abbiamo nei loro confronti, vivremo una vita dolorosa." Carl Gustav Jung
Jung si rese conto del carattere soggettivo di ogni dottrina psicologica prodotta dalla mente di un uomo, fu questo l'elemento che lo rese diverso da Freud
"Nessuno cede alla suggestione a meno che non desideri, nel profondo del suo cuore, conformarsi ad essa." Carl Gustav Jung
I miti come i sogni aiutano le persone, in modo collettivo, a sintonizzare i propri desideri e le proprie necessità, l'umanità cammina su due fronti diversi uno individuale, ed uno collettivo. Il mito fa parlare le anime, le fa sognare, fa condividere i bisogni spingendo i cambiamenti.
Carl Gustav Jung
Con il concetto di archetipo Jung Ray inserisce nel collettivo l'individuo, gli archetipi sono tipologie di persone, di personaggi meglio inteso, che compongono
vita, nel proprio mondo inconscio, sede della sua identità, e della sua storia.
"Il pulcino non hai imparato il modo con cui uscirà dal luogo: esso lo possiede a
priori." Carl Gustav Jung
Nella dicotomia mente e corpo si annida la visione polare di Jung, la parte maschile e la parte femminile dell'individuo sono presenti nella stessa mente, considerata l'unione del cervello e del corpo. Nei poli opposti si potrebbe vedere la
stessa struttura del cervello, i due emisferi che possono tranquillamente manifestare tipologie diverse di come interpretare la vita stessa.
Da sinistra in basso: Sigmund Freud, Stanley Hall, Carl Gustav Jung. Fila in alto da sinistra: Abraham Brill, Ernest Jones, Sandor Ferenczi
"Non vi è nulla di più difficile da tollerare che se stessi." Carl Gustav Jung
L'ombra e quella parte di noi nascosta, la parte inconscia per quanto non conosciamo il suo modo di essere, per quanto conoscendolo cerchiamo di nasconderlo. Curioso come nella storia di tutte le fiabe ci fosse il male, il cattivo, la manifestazione di un Se che nessuno desidera ma che giocoforza è presente nella vita. L'ombra e la dimora dei mostri che abbiamo dentro di noi, la contropartita di quello che desideriamo per gli altri quando stiamo bene con noi stessi.
"In ogni caos c'è un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto." Carl Gustav Jung
Nella sua visione Jung considera l'inconscio come uno scontro tra opposti, come uno scontro tra opposti, bene e male, amore odio, vita morte, quando si vivono questi contrasti la psiche ne patisce e somatizza nel corpo.
Carl Gustav Jung
"Dove l'amore impera, non c'è desiderio di potere e dove il potere predomina, manca l'amore. L'uno e l'ombra dell'altro." Carl Gustav Jung
Si cresce continuamente nella contrapposizione tra il bene e il male, nel prendersi cura degli altri, nella relazione d'aiuto, si cresce quella parte di noi personale che proprio come l'ombra svanisce con la luce, senza però poter esistere senza di essa. Credo che questo paradosso è ciò che ci accompagna la luce ci fa svanire e il buio ci fa morire, la lotta è sempre tra l'apparire e lo sparire, tra l'essere e il non essere, con tutte le analogie che ci portano nella letteratura e nella poesia dell'animo umano.
Se vogliamo capire un individuo non dobbiamo solo guardare da dove arriva ma dobbiamo intendere dove vuole arrivare, lo scopo, il fine rende intelleggibile la persona, al di là di una presenza assenza che può essere strategica, ciò che conta è l'intenzione, la percezione come sentire è diversa dalla percezione come essere che prevede una storia, un inizio e una fine.
Carl Gustav Jung
Nei popoli antichi, di origine tribale, il pensiero ricorreva alla animismo, la natura era come l'individuo portata a fare le cose e a vivere con l'intenzione, tutto quanto era Magico, intenzionale, e tutto quanto era la misura dell'individuo, nel senso che l'individuo vedeva se stesso nella natura e in tutte le sue parti.
"L'irrazionale non deve e non può essere estirpato. Gli dei non possono e non devono morire." Carl Gustav Jung
È bello vedere nel pensiero di Jung una collocazione del mondo spirituale che abbraccia il divino, questo distaccarci dalla natura creando più Dei, come nella Grecia antica, fino al mono ideismo della nostra realtà attuale dove Dio è invisibile è lontano.
Dio è parte di noi come archetipo esistenziale, ognuno di noi possiede un'idea di dio sia negandolo sia approvandolo. Questo bisogno di Dio è stato espresso a livello sociale con tutte le forme politiche di socialismo di destra e di sinistra, imponendo un Dio nel popolo, imponendo un Dio nelle masse.
Trovo molto sensato ritornare alle scienze umane come riferimento a darsi che è umana, lasciando la scienza della precisione, del vero, considerando che la realtà non può essere altro che una nostra invenzione senza necessarie verità. La verità è l'invenzione di un bugiardo ci dice Heinz von Foerster E dunque la realtà stessa è una nostra invenzione come tale deve essere inserita in una storia perché possa farci da guida, ma la storia non è ancora stata raccontata, perché non è solamente ciò che è stato a guidarci ma è quello che desideriamo che sia che ci può guidare a quell'essere in divenire quali siamo tutti noi.
"La vita umana e un esperimento dall'esito incerto." Carl Gustav Jung
La vita è un continuo esperimento, molta parte della nostra vita la poniamo nella guida, nel guidare la vita stessa, ci collochiamo nel cervello e da li teniamo tutto sotto controllo, questa pia illusione ci accompagna rimanendo stretta alla gola ed allo stomaco, nel senso che ci porta continua malinconia e rabbia.
Con l'amaro in bocca trasformiamo il pensiero nei fatti pensando al bene viviamo il male, dovremmo al contrario vivere il bene e lasciare all'ombra, quella parte di noi che vive nell'opposto del male il senso del bene, il compito di elaborare quel male oscuro che ci tiene lontani gli uni dagli altri. Noi abbiamo bisogno del male per distinguere il bene, dobbiamo fidarci del nostro inconscio ombra capace di vedere il bene contrapposto a quel male, al male dell'anima.
"La società è organizzata non tanto dalla legge quanto dalla tendenza all'imitazione." Carl Gustav Jung
Fingere per essere, la funzione essenziale dei nostri neuroni specchio dell'empatia e la compassione, ci teniamo lontani dal nostro simile per timore di perdere la nostra stessa identità.
A Jung il merito quale psicanalista di aver riportato la visione interiore dell'esistenza da quel mondo sociale di massa che ha dominato nel 18o secolo, con la psicoanalisi per tutto il 19o secolo ci si è espressi a livello individuale, ricollocando l'anima nell'individuo, pur mantenendo un inconscio collettivo, si è portata avanti un'idea di inconscio individuale. Il 21o secolo sto ancora scegliendo la direzione sicuramente non è ancora esaurita la vena individuale, nelle neuroscienze ci sta il mistero di quella complessità che non possiamo dominare ma che pur appartenendoci ci confonde.
Quest'anno mi interesserò di crescita personale vuoi perché ne sento una grande esigenza mia, vuoi perché vedo troppo spesso i giovani chiusi nella loro dimensione solipsistica, attraverso i social network sei un come rinchiusi a osservare il mondo, al giudicarlo senza il viverlo Credo che ogni nuova generazione sia gli occhi della vecchia generazione un po' così, un po' più introspettiva e disimpegnata di quanto non ci si senta dessert stati protagonisti nella nostra vita di un mondo d'azione e di reazione. Credo che la crescita vado a pensata per la gita al contempo e non si può dire quanto tempo ci voglia per pensarla, sebbene tutto questo pensare tolga spazio alla vita stessa. Se non ci si
martedì, novembre 29, 2016
Un vocabolario per il metodo Psicobioemotivo.
Marco ChisottiDa diverso tempo che mi concentro nel considerare insieme corpo mente ed emozioni considerando che la mente in questo caso la parte cognitiva di noi, mentre lle emozioni rappresentano il nostro spirito, e la parte dell'anima il nostro corpo.
È interessante notare che il corpo nella stessa maniera della nostra mente possiede tutti i requisiti per generare una storia, per portare una coscienza o consapevolezza al sé, e dunque va trattato nella stessa maniera in cui si tratta la nostra mente.
La sostanziale differenza è che con la mente si tratta attraverso un linguaggio verbale non verbale e para verbale mentre con il corpo si tratta esclusivamente con un linguaggio non verbale a meno di introdurre la voce, quindi nel contesto para verbale, come elemento per sottolineare passaggi comunicativi e relazionali tra mente e corpo, cioè per mettere in esaltazione le emozioni che la persona vive.
Ci portiamo dietro i diversi sono le esperienze della nostra vita vissuta dalla mente cognitiva e dal corpo percettivo, dal momento che percepiamo un mondo di esperienze e questo lascia un segno nella nostra memoria possiamo pensare che le memorie costituiscono la nostra storia che sono in parte è una storia cognitiva altra parte è fatta di esperienze percettive sensoriali che in qualche modo pesano su di noi.
La nostra storia che sono in parte è una storia cognitiva altra parte è fatta di esperienze percettive sensoriali che in qualche modo pesano su di noi.
La stanchezza che le persone vivono molto spesso, in modo erroneo, viene attribuita o alla mente o al corpo è difficile che si faccia un lavoro di considerazioni di mente e corpo assieme, i problemi che scaturiscono da questo tipo di situazione incredibilmente complessi.
Voglio pensare che la vita debba durare un tempo limitato proprio per questo nel tempo si accumulano tante esperienze che alla fine diventano dei macigni che portiamo con noi, c'è da pensare che l'amnesia delle persone anziane sia un bisogno, da giovani sia poco da ricordare e tanto da sentire, da vecchi si sente poco e che sia tanto da ricordare.
Non mi importa che questa cosa che sto dicendo non sia del tutto logica, la logica è un meccanismo che ti serve per spiegare fenomeni come la vita che di per sé non sono spiegabili, la vita è un processo che come tale va vissuto, la forma che diamo alle cose deve essere una cosa bella, piacevole utile interessante ma non può essere vera.
Lavorare nelle relazioni d'aiuto vuol dire prendere in considerazione la persona nel suo insieme tutte le parti della sua vita, la sua storia, le sue esperienze; i suoi problemi, anche se sono precisi e conclamati, derivano da un mix di tanti elementi che concorrono alla stessa causa.
Non è possibile parlare di un'unica coscienza esistono almeno due coscienze nelle persone, coscienze differenti che alle volte si manifestano semplicemente legandosi a differenti stati mentali, altre volte le coscienze sono imputabili a due strutture complesse, presenti in ogni individuo, la struttura cognitiva, il primo cervello, che ha nell'area prefrontale del cranio trova la sua parte determinante, e la struttura fisica che ha nell'addio e il suo punto determinante, il secondo cervello, di una complessità tale da dare, nel suo insieme, il volume di un cervello di un gatto.
Non rimane che inserire la terza parte fondamentale dell'esperienza di vita delle persone, le emozioni ed il loro compito nel regalarci passione e sentimento, è quello di tenere insieme mente e corpo ed alle volte permettere alla ragione di guidare l'azione, ed altre volte permettere all'azione di dominare la ragione.
Il mondo complesso che nasce da queste interazioni solo in parte può essere capito, le emozioni possono essere solo sentite nel flusso della vita, nei momenti in cui memorizziamo la nostra storia, nei momenti in cui percepiamo e sentiamo.
L'intervento deve essere fatto tenendo presente questi tre livelli, è un intervento di ipnosi in quanto prevede un lavoro con tre stati mentali differenti, solo l'Ipnosi è in grado di lavorare contemporaneamente coi pensieri, nel ragionamento logico, col ricordo della storia, con il linguaggio del corpo, il linguaggio della mente e quello delle emozioni, tenendo il contatto con la persona, ascoltando e comunicando con tutto l'organismo.
sabato, agosto 27, 2016
Cecità cognitiva. Marco Chisotti.
Noi non vediamo di non vedere, vediamo sempre, ma vediamo una cosa alla volta, viviamo in un film che il nostro inconscio struttura per noi in una continuità psichica intrisa di tutte le nostre convinzioni.
Invecchiando scopro sempre più che le Neuroscienze per me son la Nutella del pensiero.
Prima o poi arriverà una teoria della coscienza dove tutti quanti, scienziati e gente comune, si rispecchieranno come in uno unico stato mentale condiviso.
Succederà e sarà come quando l'umanità ha accettato la rivoluzione copernicana, l'evoluzione darwiniana, l'esistenza del mondo inconscio froidiano, accetteremo una teoria della coscienza e ci rifletteremo in essa.
Sto afferrando il senso della complessità ed accettando che le singole cellule del mio cervello proprio non abbiano nessuna consapevolezza dell'insieme in cui vivono.
Solo noi, con la nostra coscienza, abbiamo il dono di vivere la vita di mezzo, né troppo piccoli come atomi, né troppo grandi come stelle, a mezzo, al passo con la vita.
Ci penso costantemente a tutto questo, ma ho un grosso limite guardò il mondo pretendo dal mondo, credo che l'unica soluzione è iniziare a tracciare un confine e poco alla volta modificarlo per ottenere sempre più un modello condiviso.
Son convinto che il "mondo" sia frutto delle nostre credenze, si nasce si cresce si vive e si muore attraverso un fitto canovaccio di credenze e convinzioni che noi chiamiamo "realtà".
mercoledì, luglio 27, 2016
Continuità cognitiva e realismo cosciente. Marco Chisotti
Ho sempre pensato che tra realtà e percezione non ci fosse tutta quella affinità che si pensa. Credo che come al tempo in cui la terra era pensata al centro dell'universo, oggi si viva quel senso di perdita cercando di tenersi stretta una realtà come viene intesa e vissuta, esistiamo noi, gli oggetti, lo spazio ed il tempo.
Prendiamo in considerazione questa figura, è fatta di parti senza un nesso diretto:
Variando semplicemente la posizione di queste parti ecco che compare ai nostri occhi un cubo in tridimensione, in verità l'immagine è piatta, non può sussistere un cubo in tridimensione, è il nostro ccervello a costruire le nostre esperienze:
Nell'evolvere la nostra vista è sempre stata orientata a migliorare, ma il suo traguardo l'ha raggiunto nel momento che costruisce una realtà stabile e affidabile in cui vivere.
Esiste in Australia un coleottero che va alla ricerca della femmina, che al contrario non vola, riconoscendola dalla pelle protettiva fatta a fossette e di color marrone, ma non si rende conto di andar a corteggiare, sdraiandosi scopra ad una bottiglia di birra che possiede le stesse fossette e lo stesso colore, rimanendone ingannato, rischiando in tal modo fino l'estinzione, per salvarlo dall'estinzione si è dovuto cambiare il tipo di bottiglia di birra.
Ci vien da sorridere per tante cose perché non vediamo le cose per cui altri potrebbero ridere di noi.
Come dice bene von Foerster noi "non vediamo di non vedere, vediamo sempre", il nostro cervello ricostruisce la realtà per come noi ci attendiamo di vederla, e per come conosciamo di saperla usare.
Lo scopo della percezione non è costruire la realtà, così come noi la pensiamo, la realtà, è un oggetto evolutivo, lo scopo della percezione è quello di adattarsi all'ambiente in cui viviamo, e dato che la percezione è funzionale alla nostra sopravvivenza, è funzionale a tutte le cose che noi viviamo come prioritarie, la percezione ci porta ad avere figli, annullando tutto ciò che sta tra l'occhio che percepisce la realtà e la procreazione.
Credo che se una persona non si adatta alla vita è perché è soggetta a una percezione distorta della realtà, l'evoluzione si può comprendere solo se si studiano tutte le relazioni che è possibile considerare nell'insieme della vita, ogni relazione perturba un differente sistema che risponde di conseguenza in un gioco di infinite interazioni.
Se la percezione guida la nostra vita lo fa per non farci muovere in una realtà prestabilita, bensì per costruire un percorso che possa portarci a realizzarci secondo i nostri presupposti.
Semplicemente abbiamo un mondo interiore complesso, come la realtà in cui viviamo, per vivere abbiamo bisogno di muoversi nella semplicità, quello che vediamo è la traduzione di un mondo complesso in un mondo semplice, evolutivamente la realtà che condividiamo si è resa disponibile ed usufruibile, ed è stata mantenuta e migliorata nel tempo, abbiamo oggetti, spazio e tempo a disposizione per creare un ambiente in cui muoverci con facilità, raggiungere i nostri scopi, mantenere attivo l'adattamento alla vita.
"La realtà è una immensa rete interattiva di agenti coscienti semplici e complessi che causano l'un l'altro esperienze coscienti." Donald Hoffman.
Possediamo il più grande simulatore cognitivo, l'area frontale prefrontale del nostro cervello, di tutti gli esseri viventi, con il nostro "come se ....", attivo dall'età di 24 mesi siamo in grado di modificare ogni esperienza percettiva a favore di un adattamento funzionale alla vita, ma possiamo anche generare delle aspettative che si auto avverano, siamo i migliori profeti di noi stessi.
Ogni volta che viviamo nuove esperienze, siamo pronti a modificarle in modo da rendere la nostra vita sempre "positiva", mantenendo in noi il piacere di vivere malgrado tutte le esperienze negative che incontriamo.
Il compito evolutivo della nostra capacità di percezione, ed aggiungo della nostra cognizione, non è quello di ricostruire immagini e formulare pensieri a partire dagli stimoli che provengono dalla nostra esperienza percettiva, quanto piuttosto scartare tutto quello che non risulta utile e funzionale alla nostra sopravvivenza.
venerdì, luglio 01, 2016
Una mera giustificazione. Marco Chisotti.
Marco Chisotti.
"Il metodo non può che costituirsi nella ricerca. Qui bisogna accettare di camminare senza sentiero, di tracciare il sentiero nel cammino." EDGAR MORIN
I nostri cervelli son più diversi tra loro di quel che sembra, anche dal punto di vista della stessa consapevolezza. La differenza è riscontrabile sia a livello di stati mentali vissuti in maniera differente, struttura percettiva e struttura cognitiva, sia per come viene utilizzato lo stesso cervello nelle sue parti.
Tutti usiamo tutto, quando il tutto riguarda la nostra vita personale. Impossibile non usare ciò che si conosce. Siamo fatti della nostra conoscenza!
Siamo curiosi quando qualcuno parla di noi perché in quel momento costruiamo la nostra identità, esistiamo descrivendoci, ogni identità ha bisogno di essere affermata, successivamente collaudata, per essere confermata.
Partendo dall'idea di identità si può dire che alcuni problemi nascono quando non riusciamo a mantenere una coerenza in ciò che siamo o che rappresentiamo per noi stessi.
Un altro genere di problema nasce quando il nostro mondo di convinzioni, frutto delle nostre esperienze, non è in grado di adattarsi al mondo esterno, abbiamo difficoltà a ritrovarci, identificarci, in un ruolo entro il quale vivere.
I cambiamenti sono l'unica strada che possiamo utilizzare per ritrovare un adattamento nella nostra vita.
Essendo il cambiamento una manovra che va a modificare il piano percettivo che abbiamo della nostra vita, é ostacolato dalle nostre convinzioni e dobbiamo voltare le spalle alla ragione interna dettata dalla nostra identità coerente, se vogliamo cambiare, solo in un approccio creativo verso la vita troviamo le risorse per il cambiamento.
Ogni Stato mentale avendo la sua memoria è una nicchia di convenzioni che non permette facilmente un cambiamento, per poter cambiare abbiamo bisogno di lavorare a modificare lo stato mentale in cui viviamo, Quell'equilibrio di sensazioni e pensieri che ci accompagna quotidianamente in un continuo dialogo interno nel quale confrontiamo, riconsideriamo, ricordiamo, anticipiamo gli eventi.
Il cambiamento trova le sue fondamenta nell'immaginario, l'esperienza di cambiamento agisce sul nostro stato mentale abituale, poggia la nostra percezione su una base differente da quella a cui siamo abituati, un cambiamento di stato mentale è dunque una dimensione creativa dove possono avvenire cose nuove, utilizza la continuità cognitiva per smorzare tutti gli attriti con piani di prospettiva, percettiva e cognitiva, differenti.
La logica ci permette di allontanarci dal nostro stato mentale senza perdere il nostro orientamento nella vita, la logica ci mantiene in contatto con gli altri, ci permette di accrescere la nostra esperienza attraverso il confronto, con la logica noi ci possiamo permettere un allontanamento dallo Stato mentale abituale.
Dunque entriamo nello spazio del cambiamento, quello spazio creativo che otteniamo nell'immaginario, mantenendo un contatto con la logica, che è il nostro traghettatore, una sorta di Caronte in grado di traghettarci da uno stato mentale a un'altro, mantenendo il nostro equilibrio.
Possediamo tre spazi mentali uno relegato alla logica, lo spazio della ragione, o spazio cognitivo, questo ci mantiene in contatto con il mondo reale, a livello sia percettivo che elaborativo, mettendo in comparazione la percezione attuale con le memorie esperienziali possedute.
Un altro spazio è quello dei sensi, la dimensione corporea entro la quale viviamo, tutti i bisogni e le necessità del nostro fisico, in quest'area sostanzialmente manteniamo la nostra identità attraverso le esperienze del nostro quotidiano.
C'è poi un terzo spazio dedicato all'assemblaggio delle esperienze cognitive, il mondo delle idee, il mondo delle nostre convinzioni, che formiamo mano a mano che fissiamo nella memoria le nostre esperienze.
Questi tre spazi o mondi differenti, si comportano in modo indipendente per ritrovarsi poi a condividere un unico spazio mentale, la nostra consapevolezza, son le convinzioni che si formano con esperienze e si fissano nel nostro mondo interno, a creare il mondo della nostra identità cosciente.
È nel mondo emotivo, nel mondo dell'immaginario che andiamo a trovare la forza dell'adattamento, è questo un approccio creativo che si modifica costantemente per farci trovare il miglior equilibrio possibile tra mondo delle idee, mondo dei sensi, mondo delle emozioni, nel quale vivere.
Dunque potrei dire che la nostra identità è un continuo adattamento tenendo fermi dei punti di partenza, convinzioni, valori, credenze, un esercizio di logica che ci rende comprensibile agli altri, che ci permette di condividere con loro la vita, confrontarci con la loro percezione del mondo, e poi uno spazio creativo, dove le cose non sono solo quello che pensiamo siano, dove è possibile vedere le cose in un modo differente.
Viviamo costantemente attraverso contenuti che si rendono significativi su uno sfondo, questo perlomeno è ciò che la nostra esperienza ci dice, tendenzialmente noi diamo più importanza ai contenuti dimentichiamo facilmente il contesto, e però il contesto a definire il significato dei contenuti per cui noi abbiamo la coscienza limitata dal momento che il contesto è in mano al lavoro del nostro incrocio, essendo una esperienza troppo complessa per mantenerla a livello di coscienza.
L'esperienza percettiva, essendo una costruzione continua, non è sotto la nostra diretta consapevolezza, noi abbiamo solo l'uso frutto dell'esperienza percettiva, c'è uno sfondo, il contesto, entro il quale noi cogliamo dei contenuti, ci concentriamo su questi dimenticando l'insieme.
Quello che la nostra esperienza ci dice è condizionato dalla coerenza con la quale noi ordiniamo i contenuti che ci troviamo a vivere, il contesto è creato dalla nostra mente in modo inconsapevole, noi viviamo il prodotto di una costruzione cognitiva inconsapevole, il nostro inconscio è il regista della nostra esperienza, raccoglie fotogrammi, immagini e compone per noi un'esperienza che noi percepiamo con continuità cognitiva come un film coerente e continuo.
La continuità cognitiva ci permette di mantenere collegate le cose tra loro nel film della nostra esperienza di vita, il nostro inconscio tiene conto della nostra capacità di continuità cognitiva nel comprendere in modo congruo e coerente la nostra vita.
La capacità di percepire in un'unica esperienza percettiva un oggetto composto da migliaia e migliaia di particelle percettive, dove un quanto di informazione viene tradotto in un che cosa, è la nostra continuità cognitiva.
Ogni Stato mentale è vissuto come un mondo a sé, possiede la sua identità, è vissuto in una continuità cognitiva, coerente con il resto delle nostre convinzioni, entro la quale spieghiamo, e comprendiamo la nostra esperienza.
Vorrei aggiungere ancora a questo panorama espositivo e funzionale che non ha pretese di dare spiegazioni ma solo di modellare un'ipotesi di lavoro della nostra mente, vorrei aggiungere che le nostre esperienze cognitive si differenziano anche per il fatto che ogni persona è una quantità in percentuale di coscienza differente dagli altri.
Credo che la quantità di consapevolezza che abbiamo dell'attività cognitiva del cervello vari da persona a persona, anche se indicativamente i cervelli sembrano simili i comportamenti sono differenti, questo è dovuto proprio ad un uso diverso del cervello, e, come conseguenza, delle sue parti vissute in modo cosciente o meno a seconda delle persone.
Penso sia utile, in questa fase di ricerca e conoscenza, anticipare quelle che sono le ipotesi delle Neuroscienze in modo da poter acquisire una sensibilità maggiore, rispetto al passato, verso le possibili variazioni dell'intelligenza come prodotto dell'attività cognitiva, senza farci spiazzare da quelle che sono le individualità dell'attività cognitiva stessa, credo che l'incontro tra mondo delle idee, mondo dei sensi ed emozioni sia totalmente differente nelle persone, la sua stessa attività metta in luce un discorso esclusivo, molte volte semplicemente giustificato dai ragionamenti che lo sostengono.
Credo ci sia proprio bisogno di parlare di metodo Psicobíoemotivo perché questa trilogia è all'alba della sua esperienza, malgrado se ne stia parlando da tanto tempo, l'unità per la quale si sta lavorando non è stata ancora raggiunta.
Le spiegazioni che si ascoltano sono più giustificazioni che non funzionalità, in modo pragmatico dobbiamo trovare ciò che funziona e promuoverlo aiutando l'evoluzione cognitiva a intraprendere percorsi costruttivi che possano gestire la straordinaria qualità potenziale della nostra intelligenza, sia nella sua parte cosciente come nella sua parte inconscia.
mercoledì, maggio 11, 2016
La conoscenza della conoscenza ovvero l'epistemologia. Marco Chisotti
Marco Chisotti
"Ogni conoscenza è traduzione/tradimento, costruzione e non riproduzione della realtà; siamo destinati alla fatica ermeneutica, a interpretare di continuo, il che ci condanna in modo pressoché inevitabile all'errore e all'illusione. Ma è dell'errore, più che della verità, che dovremmo tessere l'elogio: esso costringe a risvegliare l'energia mentale, è fonte di scoperta e innovazione, mentre la certezza di essere nel vero induce all'inerzia. Non era forse proprio questo il senso pedagogico dell'epistemologia delle congetture e confutazioni del vecchio Popper, il quale ricordava che chi cerca conferme le trova sempre?" Edgar Morin.
Posso essere un gran sognatore sul piano affettivo. L'amore fa sognare anzi senza il sogno l'amore, la passione, il desiderio non son nulla!
Ma la vita non è un sogno e basta, la vita è senza scopo senza fine ....
Ebbene le persone vengon da noi "Terapeuti" per sognare e non possiamo deluderle.
Penso piuttosto che la vita sia occasione ....... magari è solo occasione tutto il resto, lo scopo, il fine, il significato o il senso della vita son solo illusione.
La forza della contingenza che si presenta dinnanzi e spesso la ragione delle nostre azioni.
Quando il contesto diventa più significativo del contenuto?
La vita è il contenuto, mentre il contesto è quello sfondo magico che creiamo attraverso il sogno, uno sfondo dove ci collochiamo la vita.
Il cervello per continuità psichica,come dice Noam Chomsky, non considera nel messaggio i tagli che vengono fatti tra un pensiero e l'altro, così nella realtà la nostra mente cognitiva cuce per noi pezze di realtà creando continuità anche dove continuità non c'è.
La vita così ci appare come una storia, un continuum significativo e coerente, ma non è così è piuttosto un insieme di fotogrammi slegati che il nostro senso compiuto unisce dandoci una percezione stabile e sicura del vivere.
Di fondo quello che ci guida é il nostro essere coerenti, la coerenza è una buona forma, capace di mettere insieme sostanze differenti, e di creare un senso compiuto, esaustivo, completo, la coerenza ci mantiene in una identità stabile e funzionale.
Mi sorgono molti dubbi a pensarmi, a seguire il mio dialogo interno, le cose semplici, le cose complesse.
Credo che solo se sì é perplessi, se si hanno dubbi si impara, se avessimo tutte certezze non avremmo bisogno di imparare nulla, le certezze, come le evidenze, ingannano, sembrano compiersi per noi, è probabile che siano un prodotto della nostra mente inconscia per dare un senso compiuto alla nostra percezione.
Ma la percezione stessa non è una esperienza semplice, la percezione é sentire riconoscere ed utilizzare l'esperienza che si vive.
La percezione riqualifica se stessa in continuazione, e di conseguenza, oltre a rimodellare il nostro cervello, rimodella i sensi, tutto cambia, tutte le nostre esperienze si modificano continuamente, ma manteniamo la nostra percezione stabile limitando la nostra mappa cosciente.
Solo all'insegna del dubbio si procede con la conoscenza, il resto sono repliche di un mondo già definito e conosciuto.
Fino a che viviamo una realtà complessa non l'abbiamo compresa, per capirla é necessario semplificarla, conoscere è arrivare a capire semplificando, non c'è una verità semplicemente c'è un metodo che ti permette di andare avanti, ma il nostro senso del tempo e dello spazio è fatto per farci vivere una vita sicura, con certezze.
La differenza che la percezione genera è una differenza annullata da una cultura che omologa la nostra percezione a ciò che possiamo comprendere.
La cosa sorprendente è che possiamo essere completamente soddisfatti di un falso, tanto soddisfatti quanto di una cosa vera, basta non saperlo.
Alle volte le scelte nella vita non sono fatte per volontà, magari si dice che sono state fatte in modo intelligente, forse è così, solo che spesso, in modo erroneo, si pensa che l'intelligenza nasca da noi stessi, dalla nostra parte cosciente, si pensa che l'intelligenza non sia altro che l'espressione migliore di noi stessi, o del nostro inconscio, molte volte l'intelligenza nasce solo dal bisogno, é il bisogno, la sofferenza, sono le difficoltà a mettere in moto l'intelligenza stessa.
Per fortuna c'è una formula alternativa al bisogno per stimolare l'intelligenza, la chiamano "ansia cognitiva" o semplicemente "curiosità", l'intelligenza è così autonoma, nel suo crescere, nel suo vivere, accompagnandoci nel corso della vita.
Spesso la nostra testa va da una parte ed il nostro corpo dall'altra, ma ogni tanto si incontrano per identificarsi una con l'altro, forse è così che finisce, quando non si scontrano, viviamo un momento emotivo, ci vogliamo bene.
La nostra testa è piena di "oggetti mentali" tra il reale e la nostra rappresentazione del reale c'è solo continuità cognitiva, siamo fatti, come ci ricorda Shakespeare, della stessa materia con cui son fatti i sogni!
venerdì, aprile 29, 2016
Dio e l'Io.
Marco Chisotti
Credere é costruirsi delle convenzioni, idee, pensieri che possano essere esportabili, che posso dunque comunicare agli altri, condivisibili, credere e dare spazio alla comunicazione, alla descrizione, alla forma di quello che sento, penso e vivo.
Quello che noi però viviamo è uno stato mentale un equilibrio tra sensazioni fisiche, pensieri, idee, ed emozioni. Si potrebbe dire che i stati mentali sono stati emotivi, Uno stato emotivo è uno stato di equilibrio tra il mondo fisico del corpo, ed il mondo astratto della mente considerata nella parte del nostro cervello.
Ogni momento della nostra vita e vissuto in uno stato mentale o stato emotivo, emozione e tutto ciò che collega ad un sentimento le nostre esperienze.
Il sentimento è qualcosa, che come dice la parola, noi sentiamo e viviamo sia nel mondo fisico che nel mondo astratto delle nostre idee.
Ogni Stato emotivo o stato di concentrazione o stato mentale comunemente inteso, impiega nostro cervello in una modalità particolare, alcune aree che si attivano altre si scommettono, probabilmente alcuni spazi mentali, considerando mente il nostro cervello in questo caso, si concentrano ad un uso particolare, le stesse aree del cervello possono essere usate per altri scopi e momenti differenti.
Credo che presto si arriverà a scoprire quanto siamo in grado di usare il nostro cervello a "piacere" solo così riusciremo a capire come mai abbiamo più coscienze, comportamenti molto differenti, come se avessimo identità diverse ogni volta che sperimentiamo esperienze differenti.
La fede è il credo e dunque esperienza che le religioni intendono quando vanno a declinare il concetto di Dio, non è altro che lo stato mentale emotivo, particolare dopo usiamo lo so cervello e non certo modo, dove entriamo in uno stato di trance come risposta è bisogno.
Sinceramente non mi stupisco di quanto riusciamo a creare con la nostra mente, intendo per mente un insieme di esperienze Psico Bío Emotive non una semplice realtà cognitiva come comunemente si intendono le esperienze del pensiero.
La macchina "cervello" e la parte dell'uomo ancora più sconosciuta, la parte più complessa che abbiamo da di svelare rispetto all'universo intero che conosciamo.
Non sono dunque stupito che questa nostra dote possa sviluppare così tante spiegazioni del proprio esistere.
L'idea e la rappresentazione di Dio in tutte le sue forme è la più chiara ed evidente esperienza di questa straordinaria complessità.
Per la semplice ragione che l'esperienza del divino e ti presente in uno stato mentale, ogni persona può provare l'esperienza divina cogliendola dentro di sé in esperienze le più diverse, dallo stadio di calcio quando corri di persone inneggiano la propria squadra, credo di persone che pregano assieme, canti balli e rappresentazioni Psico Bío Emotive le più diverse nelle quali i nostri stati mentali si concretizzano.
Dio é energia, ne sono convinto, solo che questa energia non deriva dall'universo ma semplicemente da ogni singolo uomo.
E l'energia del nostro pensiero, del pensare, ed energia del nostro muoverci guardare ascoltare sentire, ed energia delle nostre emozioni legale, significare.
Le preghiere evocano questo principio attivando e noi lo stato mentale che produce quell'energia che ci da benessere producendo ormoni e sostanze come i neurotrasmettitori che ti fanno star bene, ci danno senso di pace, benessere, armonia, serenità.
Dio è una sensazione, è un'emozione, è un'idea, esperienza unica amplificata dalla possibilità di sviluppare un dialogo interno tra i nostri due emisferi cerebrali, una sorta di preghiera continua che possiamo dedicare a un Dio che non ha bisogno di una fisicità, che può stare in ogni luogo, in ogni tempo, che ne sentiamo la presenza, sentiamo il legame con lui, lo descriviamo dandogli una forma che può cambiare nel tempo e nello spazio.
Dio è dunque un processo, un insieme di esperienze che rilasciano pensieri, sensazioni, emozioni; ogni momento è un momento che condividiamo in noi stessi attraverso lo stato mentale con lui, attraverso la preghiera, una condivisione comunitaria assieme alle altre persone che assieme a noi credono in Lui.
Si prega col corpo con i movimenti, con i gesti col ballo, si prega col canto, con le parole la musica, ogni esperienza con Dio riguarda un'esperienza del nostro cervello, nella sua struttura, delle sue componenti, ogni esperienza di preghiera porta una forma di consapevolezza o coscienza, la coscienza di noi stessi, delle persone diverse da noi, la coscienza del bene, del male, la coscienza del bello del brutto, ogni nostra esperienza non è altro che una consapevolezza legata ad una forma con cui descriviamo il momento che viviamo, ed un processo in cui viviamo sentiamo e percepiamo emozioni.
La fede è un credere nel tempo, e la memoria che ci concede una conoscenza che persiste nella nostra esperienza, e la parte emotiva di noi che fissa le esperienze portandole a memoria, tutto ciò che non è fissato dalla memoria è un'emozione transitoria, Come a prima se ne va, solo ciò che è fissato nella memoria attraverso le emozioni, ripetuto nel tempo, diviene parte di quello stato mentale consolidato in noi e che fa parte della nostra coscienza.
La terapia rivolta a risolvere i problemi esistenziali, non è altro che una religione che induce una preghiera che la forza dentro di noi una fede in ciò che noi consideriamo la nostra vita, il nostro mondo. Come qualunque religione la terapia sotto le sue diverse forme rafforza un legame con noi stessi, una maggiore fiducia in noi stessi, una maggiore considerazione delle risorse che portiamo con noi, la terapia e legacci a un io che consideriamo incrocio nel nostro profondo, un io che stai noi.
I rituali sono rappresentazioni ripetibili di esperienze reali modificate all'occasione per fissare principi che chiamiamo semplicemente convinzioni. Tutta la vita é guidata da convinzioni che si sono fissate noi attraverso esperienze, conoscenze, emozioni.
Le neuroscienze hanno dimostrato che la meditazione o la preghiera prolungate, attivano le aree frontali del nostro cervello, i credenti abituati a pregare e a meditare su Dio attivano parecchio queste aree, mentre la stessa cosa non succede nelle persone atee, E dunque il credere ed aver fede che porta un'attività cognitiva a livello delle aree frontali del cervello. In mancanza di fede e quindi di credo, la persona non riesce ad attivare nella stessa maniera le aree frontali.
Durante l'ipnosi le uniche aree della nostra neocorteccia interessate all'attività cerebrale sono proprio le aree frontali, dunque lo stato mentale di trance, o stato ipnotico, attiva il cervello nella stessa maniera in cui si attiva durante la preghiera e la meditazione.
La cosa interessante di questa esperienza nell'andare a vedere l'attività del cervello durante la preghiera e la meditazione, è che quando si ha un discorso di fede, una concentrazione continua da parte del nostro cervello su una esperienza particolare ed astratta, tutto il cervello si attiva in modo particolare, è grande dunque la risposta interna verso un dio che noi consideriamo esterno a noi.
Mi viene da pensare che Dio è un'alchimia che si genera nel nostro corpo, a partire dall'attività del cervello, che si fissa con le esperienze e le percezioni nella nostra memoria sottoforma di emozioni, un'esperienza interiore che si presenta ogni volta che parliamo con noi stessi nell'idea di incrociarci con altro da noi.