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giovedì, agosto 10, 2017

La coscienza come unica realtà possibile, nel verbo essere: Io sono. Marco Chisotti 


Prendo in analisi la possibilità di avere una mappa della nostra mente e del suo funzionamento al fine di valutare la possibilità di spiegare più in dettaglio l'attività degli stati mentali sull'origine della nostra coscienza, uso il lavoro sulla coscienza di Antonio Damasio e mi oriento sui tre punti principali che lui ha sviluppato durante le sue ricerche:
1. La biologia che permette alla conoscenza della coscienza (consciousness), la nostra consapevolezza, di cogliere i passaggi dall'innocenza (innocence) e dall'ignoranza, mancanza di conoscenza e dunque di consapevolezza, fino alla conoscenza che obbliga impegnandoci a pensare ed agire, ed al senso di sé, il nostro essere ed esistere a noi stessi ed agli altri.
2. Il senso del sé (sense of the self), l'identificazione del proprio se autoriferito, autobiografico, attraverso memoria del corpo (comprensivo del secondo cervello la pancia) e del cervello principale, il capo.
3. La teoria di emozioni e sentimenti che emerge dal lavoro di Antonio Damasio
Ci sono due elementi che dobbiamo prendere in considerazione per affermare il concetto di coscienza:
Il primo elemento da prendere in considerazione è come il nostro cervello crea i modelli (patterns) mentali che vengono definiti immagini (images), con immagine bisogna intendere uno schema mentale in una delle nostre modalità sensoriali, come l'immagine di un suono, un'immagine tattile, l'immagine di uno stato di benessere: queste immagini portano con sé aspetti delle caratteristiche fisiche dell'oggetto e possono anche portare con sé la reazione di piacere o di dispiacere che abbiamo per l'oggetto, i progetti che possiamo formulare su di esso o la rete di relazioni di quell'oggetto nell'ambito di altri oggetti. È ciò che intendiamo ancoraggio, implicare esperienze diverse evocando l'hai con un'unica sensazione, percezione, cognizione. Oltre alle immagini ci sono gli oggetti, per oggetto intendiamo entità tra loro assai diverse come una persona, un luogo, una melodia, un mal di denti, uno stato paradisiaco, queste sono le due parti di lavoro del nostro cervello, un lavoro per immagini, è un lavoro sugli oggetti.
Il secondo elemento da prendere in considerazione si riferisce a come, contemporaneamente alla costruzione degli schemi mentali di un oggetto, il cervello costruisca anche un senso del sé nell'atto di conoscere. Noi manteniamo una nostra identità continua durante tutte le attività cognitive che svolgiamo, anche se la nostra concentrazione e altrove, noi siamo coscienti di noi stessi. E questo è un elemento molto importante, risolvendo il quale avremmo chiarezza su come la coscienza si espande sia sulla realtà che sono gli stessi, nella stessa maniera in cui, a differenza delle macchine fotografiche che hanno bisogno di cambiare obiettivi, il nostro cervello opera in modo parallelo su esperienze differenti.
Si tratta di scoprire se possibile il substrato (underpinnings) biologico di quella capacità umana di costruire anche gli schemi mentali che portano con sé gli oggetti, il senso di un sé nell'atto di conoscere, altre all'attività legata alle immagini stesse.
La coscienza comincia come il sentimento di quello che succede (the feeling of what happens) quando vediamo sentiamo o tocchiamo quindi il sentimento che accompagna la fabbricazione delle relative immagini all'interno del nostro organismo. È una forma di conoscenza senza parole, la forma più semplice in cui questa conoscenza senza parole emerge mentalmente è il sentimento di sapere (the feeling of knowing), il sentimento di quello che capita quando un organismo è impegnato a processare un oggetto, ed è solo dopo che possono cominciare a verificarsi inferenze e interpretazioni intorno al sentimento di sapere.
Esistono quindi due differenti esperienze una è legata al sentimento di quello che succede, l'altra è legata al sentimento di sapere, noi ci rendiamo conto di un'esperienza e poi vogliamo capirla.
Ci concentriamo sulla spiegazione di come il senso del Self, autoconsapevolezza, nell'atto di conoscere un oggetto compaia nella mente, lasciando in secondo piano il problema dei quaglia.
I qualia sono le qualità sensoriali semplici che si trovano nel blu del cielo oppure nel tono di un suono prodotto da un violoncello e i componenti fondamentali delle immagini nella metafora del film sono pertanto fatti di qualia.
Avere dunque un senso del self, una consapevolezza di sé non è solo richiesto per conoscere in senso stretto, ma può anche influenzare il processare una qualunque cosa da conoscere. In altre parole, occupandosi del problema del self, della coscienza ci si occupa anche del problema dei qualia con riferimento alla rappresentazione dell'organismo che ha coscienza.
Qui di seguito vado a considerare alcune osservazioni sul lavoro di Damasio che sottolineano elementi strutturali del cervello rispetto alla coscienza delle osservazioni neurologiche e degli esperimenti:
a) In particolare ci sono alcuni aspetti della coscienza che possono essere messi in relazione con l'operatività di specifiche regioni e sistemi cerebrali, portando in questo modo a conoscere l'architettura neurale che fa da supporto alla coscienza stessa. Le regioni e sistemi in questione si raggruppano in una parte limitata dei territori cerebrali e quindi, come per funzioni quali la memoria ed il linguaggio, ci sarà un'anatomia della coscienza. La coscienza ha una sua locazione come per le funzioni della memoria e del linguaggio, ha dunque lo spazio privilegiato in cui lavora nel nostro cervello.
b) La coscienza e lo stato di veglia, così come la coscienza e l'attenzione di basso livello, possano essere separate. Coscienza è stato di veglia sono così due esperienze che riguardano aree differenti del cervello e che possono essere quindi separate, non c'è dunque una influenza da parte della coscienza, consapevolezza sullo stato di consapevolezza d'esser svegli.
c) Invece coscienza e emozione non sono separabili: quando la coscienza è lesa, altrettanto lo è l'emozione. Quando siamo emozionati le nostre emozioni impattano sulla nostra coscienza, generando stati mentali alternativi, o alterati, rispetto allo stato mentale di partenza.
d) La coscienza non è monolitica, perlomeno negli esseri umani, può essere separata in due tipi, semplice e complessa, Core consciousness e extended consciousness.
La Core consciousness (coscienza nucleare, nel senso di nucleo della coscienza), offre all'organismo un senso del self, una consapevolezza, rispetto ad un determinato momento (ora) e ad un determinato luogo (qui). E l'abilità del nostro cervello di mettere insieme spazio e tempo in un'unica dimensione, il tempo come la quarta dimensione dello spazio come intendeva Einstein. L'ipnosi in particolare È molto sensibile alla dimensione spazio temporale, parlando di ipnosi verticale si va in profondità di trans, perdendo poco alla volta le funzioni complesse del nostro cervello, fino ad arrivare allo stato di sonno dove sia perdita di coscienza, parlando di ipnosi orizzontale, la coscienza rimane integra ma dedicata a un altro soggetto, impossessamento, trasferimento, si vive nei panni di un'altra persona o un'esperienza «reale», ci si sposta nel tempo e nello spazio utilizzando in modo continuativo tutte le funzioni del nostro cervello. L'ambito della core consciousness è il qui e ora; la core consciousness non illumina il futuro ed il solo passato che ci lascia vagamente intravedere è quello che si è verificato proprio un momento fa; non c'è un altrove, non c'è un prima, non c'è un dopo, è l'istante che continua. Durante l'esperienza dei trans regressiva si vive spesso una trasposizione in un'altra persona, L'ipnosi è di tipo orizzontale in questo caso, non sia perdita di attività cognitiva, se non in piccola parte, e cervello viene mantenuto attivo in tutte le sue parti, questo può essere messo in luce se si monitorizza l'attività cerebrale.
L'Extended consciousness (coscienza estesa), il tipo complesso di coscienza, esperienza che portiamo della nostra identità, è l'insieme del nostro essere cosciente, infatti quando consideriamo la coscienza pensiamo all'extended consciousness ai suoi livelli più alti, costruita sui fondamenti della core consciousness. Ai due tipi di coscienza corrispondono due tipi di self, consapevolezza: core self, consapevolezza di base e autobiographic self, consapevolezza autobiografica, dove viene registrata la nostra storia personale, la narrazione di noi stessi.
e) La coscienza è semplicemente spiegata in termini di altre funzioni cognitive, come il linguaggio, la memoria, la ragione, l'attenzione e la memoria di lavoro. Mentre queste funzioni sono davvero necessarie perché la parte più elevata dell'extended consciousness possa operare normalmente, lo studio dei pazienti neurologici suggerisce che esse non sono peraltro richieste per la core consciousness. In conseguenza di questo, una teoria della coscienza dovrebbe essere non solo una teoria di come la memoria, la ragione e il linguaggio aiutano a costruire, dall'alto al basso, un'interpretazione di quello che succede nel cervello e nella mente (certo, la memoria, le inferenze intelligenti e il linguaggio sono fondamentali per la generazione di quello che chiamo l'autobiographical self e il processo di extended consciousness) ma dovrebbe dar conto anche del fenomeno più semplice e di base che si verifica in prossimità della rappresentazione inconscia dell'organismo interessato. Questo per dire che si deve valutare molto l'aspetto fisico dell'esperienza cosciente, alla base dei nostri comportamenti cioè costantemente una conoscenza di base che ci mantiene vivi, e che seppur rimane separata dalla coscienza e non interferisce direttamente, e comunque parte integrante dell'esistere.
La coscienza quindi è il rito di passaggio che consente ad un organismo, provvisto della capacità di regolare il suo metabolismo, di riflessi innati e della forma di apprendimento nota come condizionamento, di diventare un organismo con una mente (minded), cioè un tipo di organismo in cui le risposte sono modellate da una preoccupazione e cura (concern) mentale per la vita stessa dell'organismo. Ogni essere vivente esprime poi a modo proprio, a seconda della sua complessità, una propria coscienza, dagli individui più semplici a quelle più complesse anche l'articolazione della narrazione diviene sempre più sofisticata, autoreferenziata, noi siamo protagonisti, non solo della nostra vita, anche, in qualche modo, protagonisti di una storia che dal passato, quello che siamo stati, va ad un futuro, quello che saremo dopo la nostra morte.
La coscienza è stata espressa come una costruzione, nel modello proposto da Damasio, dove la coscienza da un lato è attiva nell'organismo che è impegnato nella relazione con qualche oggetto, e dall'altro lato l'oggetto stesso della sua relazione causa un mutamento nell'organismo.
Così il problema di capire la biologia della coscienza diventa la questione di scoprire come il cervello può mappare sia i personaggi sia le relazioni che essi intrattengono. Qui si può comprendere la complessa, articolata esperienza della relazione, e attraverso la relazione che si hanno i cambiamenti nella relazione d'aiuto, l'Ipnosi è un'attività continua proposta di cambiamento attraverso la relazione, l'ipnosi costruttivista dal lato suo in particolare, declina tutti i passaggi costruttivi dell'esperienza complessa della coscienza.
Nel gioco relazionale della coscienza, l'oggetto si mostra in forma di schemi neurali nelle aree corticali sensoriali appropriate a mappare le sue caratteristiche. Dal punto di vista dall'organismo, però, le cose sono alquanto differenti. Infatti esiste una strana asimmetria in cui alcune parti del cervello sono libere di girovagare per il mondo e, così facendo, sono libere di mappare qualunque oggetto la determinazione dell'organismo consenta loro di mappare, d'altro canto altre parti del cervello, quelle che rappresentano lo stato proprio dell'organismo, non sono per niente libere di girovagare, sono bloccate, non possono mappare null'altro che il corpo e lo possono fare solo all'interno di mappe largamente predeterminate. Siamo costantemente oscillanti tra desideri e necessità, e tutto quanto viene processato, ed equilibrato, a livello inconscio, una piccola porzione emerge, a livello di coscienza, e la porzione noi la definiamo libero arbitrio.
Questo evento, principio omeostatico del corpo, è governato dal cervello con un macchinario neurale in grado di accorgersi delle variazioni chimiche del corpo e decidere azioni votate al sopravvivenza dell'organismo stesso: questa è una nuova conoscenza che viene creata man mano che degli oggetti presenti o rievocati interagiscono con l'organismo e ne causano un cambiamento. Quindi la forma più semplice di questa conoscenza è il sentimento di sapere. Da qui il nostro forte bisogno di capire, conoscere, un'esperienza questa che completa la nostra coscienza basale di un corpo e delle sue necessità funzionali che sono per noi inconscie.
Le radici profonde del self, compreso il self elaborato che implica l'identità e la personazione (personhood, il costituirsi e modellarsi della personalità, costituita da una parte di carattere, legata alle nostre esperienze, è una parte legata al temperamento che ci viene dal nostro DNA.), vanno ricercate nell'insieme degli strumenti (devices) cerebrali che continuamente e inconsciamente mantengono lo stato corporeo all'interno di quella ristretta gamma e di quella relativa stabilità che sono necessarie per la sopravvivenza. Questi strumenti rappresentano continuamente, inconsciamente, lo stato del corpo vivente in tutte le sue molte dimensioni. Damasio chiama lo stato di attività all'interno dell'insieme di questi strumenti proto-self, il precursore inconscio dei livelli di self che compaiono nella nostra mente come protagonisti consci della coscienza: il core self e l' autobiographical self.
Il Core self (self nucleare, nucleo del self) è il senso di sé che emerge nella core consciousness, un'entità provvisoria, che viene incessantemente ricreata per ogni specifico oggetto con cui il cervello interagisce. Come se noi fossimo attrezzati ad avere più conoscenze per le concentrazioni che mettiamo delle nostre esperienze, come se ogni esperienza chiedesse di essere così seguita da dedicarci una coscienza. Nel campo nello sport è facile trovare quest'esperienza nella condizione di flusso, una concentrazione particolare, una vera e propria coscienza dedicata.
L'autobiographical self è Invece un processo di attivazione e di visualizzazione coordinata di ricordi personali basato su una rete a più siti: le immagini che rappresentano questi ricordi esplicitamente sono mostrate in molte aree corticali antiche e sono poi mantenute nel tempo dalla memoria di lavoro; esse sono trattate come un qualunque altro oggetto e diventano note al semplice core self generando i loro propri impulsi (pulses) di core consciousness.
L'autobiographical self (self autobiografico) è legata all'idea di identità e corrisponde a una collezione non provvisoria di fatti unici e di modi di essere che caratterizzano una persona. L'autobiographical self dipende da ricordi (memories) sistematizzati di situazioni in cui la core consciousness era impegnata nel conoscere le caratteristiche più invarianti della vita di un organismo: da chi si sia nati, dove, quando, che cosa ci piaccia e che cosa non ci piaccia, il modo in cui per solito reagiamo a un problema o a un conflitto, il nostro nome e così via.
L'identità e la personazione, le due nozioni che vengono per prime in mente quando pensiamo alla parola sé, richiedono una memoria autobiografica (autobiographical memory), per denotare la registrazione organizzata degli aspetti principali della biografia di un organismo, e l'attualizzazione nell'autobiographical self. Il deposito delle registrazione nella memoria autobiografica contiene i ricordi che costituiscono l'identità insieme con i ricordi che ci aiutano a definire la nostra personazione.
Emozioni e sentimenti aprono il capitolo dove Damasio applica una distinzione tra 'sentire' e 'sapere di avere un sentimento' (feeling versus knowing that we have a feeling); questo dipende dal fatto che lo stato di sentire non implica che l'organismo che sente sia pienamente cosciente dell'emozione e del sentimento che si stanno dispiegando, può essere una effrazione del senso comune di intendere, ma il nostro organismo può sentire senza avere consapevolezza e questo sentire implica una reazione del corpo. Damasio sostiene che un organismo possa rappresentare in schemi neurali e mentali quello stato che gli individui consci chiamano sentimento, senza neppure sapere che quel sentimento sta avendo luogo. Questa separazione è difficile da vedere, non solo per via del tradizionale significato delle parole, ma anche perché tendiamo ad essere consci dei nostri sentimenti, tendiamo a privilegiare gli aspetti conosci della nostra esperienza. Non vi è peraltro alcuna prova che noi si sia consci di tutti i nostri sentimenti, ed anzi molte cose suggeriscono che non lo siamo affatto. I sentimenti probabilmente anticipano gli eventi, noi con la nostra coscienza abbiamo un ritorno secondario di ciò che è successo.
È per prendere in considerazione questi fenomeni, è bene separare tre stadi possibili di questo processo:
· lo stato dell'emozione, scatenato ed eseguito in modo non conscio, vivere un emozione, manifestarla a livello corporeo, non avere però nessuna consapevolezza del fatto.
· lo stato del sentimento, che può essere rappresentato in modo non conscio, vivere un sentimento, avere manifestazioni cognitive del sentimento, ma non avere consapevolezza precisa di quello che è accaduto.
· lo stato del sentimento reso conscio, cioè noto all'organismo cha ha sia l'emozione sia il sentimento, referenza completa sia livello di emozione e di sentimento.
Mantenendo netta la distinzione tra emozione (una collezione di risposte, molte delle quali sono osservabili pubblicamente) e sentimento (l'esperienza mentale privata di un'emozione), si può affermare che:
· alcuni aspetti delle emozioni che danno origine ai sentimenti sono chiaramente osservabili, le mie reazioni cognitive possono essere le più disparate, non possono essere osservate, possono rimanere come mia esperienza interiore;
· i meccanismi di base che sottostanno all'emozione non richiedono la coscienza: lo stesso verificarsi di un sentimento nella limitata finestra di tempo del qui-e-adesso è concepibile senza che l'organismo in realtà ne conosca l'accadere, possono partire dei meccanismi inconsci, dei quali non conosciamo l'origine, e possono darci manifestazioni somatiche, o sentimentali, potenzialmente non consapevoli;
· non siamo necessariamente consci di che cosa induca un'emozione e non possiamo controllare un'emozione con la volontà: in altre parole, possono verificarsi rappresentazioni – dell'esterno e dell'interno – al di sotto della consapevolezza e nondimeno esse possono creare risposte emotive, gli ancoraggi sono un esempio tipico di implicazioni in consapevoli o consapevoli di stati mentali, stati emotivi, che si sono memorizzati nel corpo e nel cervello di cui non abbiamo necessariamente consapevolezza;
· possiamo in parte controllare se permettere ad un'immagine, capace di scatenare emozioni, di restare o meno come obiettivo dei nostri pensieri; possiamo inoltre controllare in parte l'espressione delle nostre emozioni: alcuni di noi diventano abbastanza bravi nel prevenire l'espressione di un'emozione, ma, in sostanza, quello che riusciamo a conseguire è solo la capacità di dissimulare alcune delle loro manifestazioni esterne, senza mai diventare capaci di bloccare i mutamenti automatici che avvengono nelle viscere e nel nostro ambiente interno. Questo fenomeno rende molto significativo il lavoro Psico Bío Emotivo nelle relazioni d'aiuto dal momento che interviene su tre livelli differenti, tre diverse finestre di apertura che possono essere alternativamente cosce o inconsce all'individuo stesso, e questo sia che la persona sia consapevole o o inconsapevole del trattamento ricevuto;
· lo scatenamento dell'emozione è completamente non conscio, il che spiega, tra l'altro, perché le emozioni sono così difficili da imitare consciamente (sono eseguite da strutture cerebrali profonde, sulle quali non è possibile esercitare alcun controllo volontario).
Le emozioni (tradizionalmente distinte in primarie, secondarie e di sottofondo) condividono tutte un insieme di fatti biologici:
· sono collezioni complesse di risposte chimiche e neurali che formano degli schemi, strutturazioni abitudinarie, hanno un qualche ruolo di regolazione da svolgere, riequilibrio, ristrutturazione, e portano tutte, in un modo o nell'altro, alla creazione di circostanze vantaggiose per l'individuo che le sperimenta, l'inconscio lavora sempre a vantaggio della persona, a meno di lavorare per incroci collettivi per cui lavora per un vantaggio di gruppo. Queste circostanze vantaggiose agiscono mediante la produzione di una specifica reazione alla situazione causativa, regolando lo stato interno dell'organismo per predisporlo a quella specifica reazione; le emozioni vanno pertanto considerate come un componente di livello alto nell'ambito dei meccanismi di regolazione vitale;
· sono processi biologicamente determinati, in dipendenza da strumenti cerebrali precostituiti in modo innato sulla base di una lunga storia evolutiva, come per il linguaggio molte altre funzioni biologiche e agiscono a livello relazionale partendo da una base innata;
· gli strumenti cerebrali che producono le emozioni occupano una piccola area delle regioni subcorticali, nell'ambito delle strutture deputate alla regolazione ed alla rappresentazione degli stati corporei;
· tutti questi strumenti entrano in azione in modo automatico, senza alcuna deliberazione conscia, ed operano in modo fondamentalmente stereotipato;
· le emozioni usano il corpo come loro teatro, ma influenzano anche il modo di operare di numerosi circuiti cerebrali, alterando profondamente sia il panorama corporeo sia quello cerebrale; la collezione di questi cambiamenti costituisce il substrato degli schemi neurali che possono diventare sentimenti. Forma e processo sono le due parti dell'esperienza, il processo, é per buona parte inconscio, è lo scatenarsi delle emozioni, il processo lascia spazio alla forma, attraverso l'uso del linguaggio, quando si acquisisce consapevolezza, a quel punto i sentimenti prendono spazio nel nostro pensare;
· tutti gli oggetti tendono ad acquisire un qualche attaccamento emotivo, alcuni più rapidamente di altri: c'è una certa corrispondenza tra certi tipi di stimoli e certe classi di emozioni. Tutta la percezione attorno a noi é mappata dal nostro cervello ed è tradotta in memorie del corpo e memorie cognitive, il tutto scatenando in noi emozioni che contribuiscono alla memorizzazione dell'esperienza.
Sappiamo quindi di avere un'emozione quando si crea nella nostra mente il senso di un self che sente (feeling self); ma sappiamo di sentire un'emozione precisa, la riconosciamo, solo quando sentiamo che l'emozione è sentita come qualcosa che capita all'interno del nostro organismo. Questo senso di qualcosa che capita all'interno dell'organismo viene dal fatto di rappresentare il proto-self e dalle sue variazioni nelle strutture di second'ordine, le strutture orientate a consapevolizzare l'esperienza. Il senso dell'emozione come oggetto viene dal fatto di rappresentare nelle strutture che sottendono alle rappresentazioni di second'ordine lo schema di attività nei siti di induzione dell'emozione. Alla stregua di quello che succede per gli altri tipi di oggetto Damasio propone che:
· il proto-self iniziale è rappresentato a livello di second'ordine;
· l'oggetto che sta per cambiare il proto-self. (lo schema di attività neurale nei siti induttori di emozione) è rappresentato a livello di second'ordine;
Sentire un'emozione è una cosa semplice: consiste nell'avere immagini mentali che nascono dagli schemi neurali che rappresentano le variazioni nel corpo e nel cervello che costituiscono un'emozione. Ma sapere che abbiamo quel sentimento, sentire quel sentimento (feeling that feeling), si verifica solo dopo aver costruito le rappresentazioni di second'ordine necessarie alla core consciousness.
La collezione di schemi neurali che costituiscono il substrato di un sentimento origina in due classi di variazioni biologiche:
1. variazioni riferite allo stato corporeo, ottenute attraverso due meccanismi:
· body loop: il panorama corporeo muta e viene poi rappresentato nelle strutture somatosensoriali del sistema nervoso centrale, c'è un evidente somatizzazione del sistema nervoso centrale, mutazione del corpo, per questo motivo si parla di loop del corpo;
· as if body loop: la rappresentazione dei mutamenti corporei viene direttamente creata nelle mappe sensorie somatiche, per effetto dell'azione di altre aree cerebrali, senza che sia intervenuta alcuna reale modificazione corporea (simulazione interna), e di questa situazione interna potremmo non avere nessuna consapevolezza.
2. variazioni riferite allo stato cognitivo, per opera della secrezione di specifiche sostanze chimiche che inducono significative alterazioni della funzione cerebrale, quali l'induzione di particolari comportamenti (legame, gioco, ecc.), una variazione nella modalità in atto nel processare gli stati somatici (filtri, inibizioni, ecc.), una variazione della modalità del processo cognitivo (una variazione del ritmo di produzione delle immagini, ecc.). Queste tre modalità sarebbero presenti in varie specie non-umane, ma solo negli esseri umani la terza potrebbe essere conscia.
Portando il discorso alla conclusione, uso la tesi del "marcatore somatico" di Damasio: il nostro corpo manda dei segnali che noi cogliamo attraverso le sue manifestazioni (battito cardiaco, ritmo del respiro, movimenti viscerali, sudorazione) e che ci orientano. Le sensazioni positive sono l'implicito e automatico "ok", mentre quelle negative servono da inibitori rispetto alla scelta cui siamo di fronte e di cui l'organismo valuta i possibili esiti sulla base delle esperienze precedenti e di meccanismi innati.
«La nostra comprensione del processo delle sensazioni, ovvero delle esperienze mentali associate agli stati corporei, è cresciuto molto negli ultimi anni, le sensazioni sono la chiave per comprendere la mente umana (insieme alle emozioni, ovvero programmi di azione suscitati da stimoli esterni, come la paura, che ci fa scappare o combattere, e la compassione, che ci fa aiutare chi soffre). Attraverso lo studio delle sensazioni capiamo come funziona la nostra bussola morale, la nostra creatività e anche il processo della soggettività, che è la componente principale della coscienza». Antonio Damasio.
Prendendo spunto da Damasio e dalla sua teoria dell'io e della coscienza, e della loro origine si può proprio a partire dalle sensazioni corporee, le prime di cui abbiamo consapevolezza, le prime che ti possono guidare nel Metodo Psicobioemotivo al trattamento della persona, senza incagliarci nel mondo dei idee, le prime che ci permettono, ascoltando ciò che ci dice la persona, di essere guidati verso la soluzione nella relazione d'aiuto.
«Si tratta della combinazione della capacità di avere una sensazione (o un'emozione) in relazione a un oggetto o a un'idea e della capacità di collocare la sensazione e l'immagine dell'oggetto o dell'idea all'interno delle coordinate del nostro corpo». Antonio Damasio.
A proposito della coscienza, in particolare della caratteristica fondamentale della coscienza, costituita appunto dalla soggettività, la soggettività è la capacità di avere una esperienza mentale che fa riferimento al proprietario della mente, il nostro io inteso come processo (e non come entità astratta), ci permette di porre in noi l'esperienza, di sentirla come nostra, molte persone continuano ad avere un'intuizione ingenua sul rapporto tra mente e cervello, pensano che la mente sia qualcosa che viene prima, che può, per così dire, prendere le distanze dal corpo, e qui per me nascono le principali concezioni errate da cui partire nella relazione d'aiuto.
«Non c'è nulla di intuitivo su come corpo e cervello producono i processi mentali, se per intuizione intendiamo uno modo speciale di conoscere. La mia convinzione è che più si impara sulla struttura e sul funzionamento dei nostri corpi e dei nostri cervelli, migliori idee possiamo formulare su come funziona il tutto». Antonio Damasio.
È praticamente un anno che seguo in modo dettagliato le idee che Damasio ha strutturato nell'idea di «mente», e del suo funzionamento, nell'attività pratica, che portiamo avanti nella SIC Scuola di Ipnosi Costruttivista, emerge in modo chiaro che l'accesso privilegiato non può essere quello cognitivo, l'Io e le sue forme narrative, ma un processo integrato, Metodo Psico Bío Emotivo come ho già detto, che prende in considerazione accessi multipli e sviluppi articolati del modo di ristrutturare la propria narrazione e di conseguenza le somatizzazioni, o marcatori somatici, del nostro vivere.

martedì, agosto 08, 2017

Sfida ad un mondo apparentemente semplice: la narrazione del nostro se autobiografico. – Telegraph

Sfida ad un mondo apparentemente semplice: la narrazione del nostro se autobiografico.






È possibile cambiare un processo narrativo, autobiografico ed auto referenziale in atto tra due o più persone?
Nei processi emotivi e relazionali ( comunicazione, relazione affettiva, relazione lavorativa, relazione emotiva, relazione familiare, relazione amicale, relazione sessuale) quando nella persona ha preso il sopravvento la parte emotiva e fisica su quella cognitiva (vedi innamoramento ad esempio o rabbia, disgusto o qualunque emozione possa coinvolgere il corpo) allora non c'è modo. 
Se si mantiene intenso il livello cognitivo, allora è possibile ottenere risposte differenti, il livello di equilibrio nelle componenti Psicobioemotive è fondamentale per poter avere più possibilità di scelta.
L'"energia" in un organismo, come quello umano, costituisce un 100% ed è distribuito nelle tre parti del nostro sistema, cervello, corpo, emozioni, in base alle percentuali noi agiamo (acting out fisico) ci emozioniamo (paura, rabbia, desiderio, stupore esprimiamo emozioni) pensiamo (ragioniamo, progettiamo, immaginiamo usiamo la nostra cognizione. I tre processi Psicobioemotivi sono frammezzati (miscelati tra loro) noi abbiamo coscienza unicamente del processo di consapevolezza finale.
La stessa spiegazione è possibile calibrarla sui tre cervelli (le tre parti evolutive che compongono il nostro cervello, il cervello rettile, il cervello mammifero, e la neocorteccia), o spiegarla sulla divisione delle tre coscienze che possediamo, in quanto animali possediamo una coscienza base strettamente legata alla percezione di un corpo fisico, in quanto esserci sociali, animali superiori, abbiamo una coscienza relazionale, ci percepiamo attraverso la relazione con l'altro, in quanto esseri umani possediamo una coscienza autobiografica resa possibile dalla nostra memoria e dal nostro linguaggio.





La descrizione da cui si parte, in qualunque processo esperienziale di cui siamo consapevoli parte a livello del sé autobiografico, questo fatto rende difficile affermare quale sia il rapporto tra le componenti fisiche, cognitive, ed emotive dell'esperienza vissuta, nel caso si venga a capo di questa relazione, è possibile raggiungere la consapevolezza delle componenti che in noi entrano in moto nel formularci le domande, le percentuali Psicobioemotive messe in gioco nella nostra esperienza di coscienza per capirci, ci permettono di trovare una risposta. 
Capisco che la risposta alla domanda iniziale sia finita con l'essere una risposta autoreferenziale, ma vi assicuro che chiunque possa vendervi una vera risposta non potrà che essere un bugiardo, almeno nella visione costruttivista, alla luce della quale riporto qui il mio pensiero, la verità è appunto l'invenzione di un bugiardo.
Il processo autoreferenziale della narrazione è dunque soggetto a tre componenti differenti, l'azione fisica, l'esperienza emotiva, la spiegazione cognitiva l'equilibrio tra queste tre parti determina la consapevolezza narrativa in cui ci troviamo.
Il lavoro che ci si prepara a fare nel tentativo di aiutare qualcuno a superare le proprie difficoltá ad esempio, lo si definisce in ambito psicologico col tema "gestione delle emozioni", solo che è limitato alle emozioni ed alla parte cognitiva, se si procede solo dal punto di vista psicologico non si completa il lavoro e rimangono le memorie del corpo a dettare i nostri comportamenti. Il metodo Psico Bío Emotivo che stiamo sviluppando con la scuola di ipnosi costruttivista si interessa di cogliere tutti e tre gli aspetti dell'esperienza umana. Solo attraverso una gestione equilibrata di questo equilibrio in tutte le sue forme ci permette di raggiungere una maturazione cognitiva, una desensibilizzazione fisica, ed un nuovo equilibrio emotivo. Ogni tentativo di intervento parziale è al contrario un rafforzamento del disequilibrio iniziale.




















domenica, agosto 06, 2017

Tra Verità e Metodo. Marco Chisotti.

   Tra Verità e Metodo.  Marco Chisotti.

Il titolo potrebbe essere tra religione e spiritualità, dal momento che la religione la considero un insieme di valori credenze e convinzioni da seguire attraverso dei rituali che ci dimostrano di essere sulla strada giusta, o meglio nella vita giusta. La spiritualità è qualcosa che va oltre al materiale, è considerabile più un via, un cammino.

Ho preferito parlare di verità, in quanto le verità sono ciò che ci propongono le religioni, e metodo perché il metodo è una via, un cammino.

Ho fatto alcune ricerche e devo dire che ho avuto subito la sensazione di essere guidato, non c'è nulla di male nell'essere guidati, ma ho sviluppato una sorta di allergia immediata verso coloro che cercano di guidarmi, rischiando anche di perdere delle amicizie sento che è un forte problema per me sentire che qualcuno vuole prendermi per mano e portarmi dove vuole lui o lei.

Probabilmente questa mia tendenza mi viene da trent'anni di lavoro con l'ipnosi, un sistema che mette in chiaro fin da subito quanto sia facile essere guidati, dove condizionati e manipolati.

Dunque la domanda da cui sono partito che differenza c'è tra religione e spiritualità, che mi ha portato a rispondermi semplicemente come ho detto che la religione è un insieme di valori credenze e convinzioni, considerate vere da chi le propone, mentre la spiritualità è un cammino, una via, dove si mette da parte il mondo materiale, e qui mi fermo perché ho capito che è un percorso totalmente personale, se non si vuole cadere in una religione, e dunque il metodo ognuno se lo deve costruire.

Rimango un po' deluso dunque da una ricerca, se pur minima, che mi sembrava una bella intuizione, mentre mi ha spinto a riconsiderare la domanda, e trovandoci verità e metodo, in tale modo mi sono ritrovato a casa, nel senso che da sempre mi chiedo cos'è la verità, e finora la risposta più illuminante e per me è stata quella di Heinz von Foerster, « la verità è l'invenzione di un bugiardo», dove e con poche parole uno dei padri del costruttivismo, che indica con chiarezza il tentativo continuo delle persone a dire come fatto il mondo, e a rendercelo credibile.

Per quanto riguarda il metodo mi viene subito in mente Edgar Morin, il padre del concetto di complessità, dal mio punto di vista, che con la sua opera La Metode ha dato saggio scopo lo so contributo alla mia conoscenza, quantomeno alla conoscenza dell'epistemologia con la quale ho cominciato a chiarirmi la vita.

Ancora una volta mi è chiaro il motivo per cui da un lato amo l'anarchia, e dall'altra le neuroscienze, e qui cercherò di dare chiarezza a questa mia posizione. L'anarchia è la via, il cammino che dovremmo essere capaci a seguire, nel rispetto totale della libertà degli altri, perseguendo la nostra tale libertà, di scelta, di vita. Le neuroscienze per me rappresentano uno studio mirato di come funzioniamo, un approfondimento della conoscenza dell'uomo, un disvelamento fondamentale per poter sapere di esistere, dal mio punto di vista naturalmente te, una chiarezza che ancora manca, dalla quale partire, per dare un senso compiuto al nostro vivere.

L'ipnosi, da me sempre considerata come un lavoro sugli stati mentali, è verità e metodo, nel senso che mette in chiaro come la verità sia frutto sempre di una forma manipolativa, e questo è valido qualunque sia la verità che si vuole sostenere, o di cui si ha bisogno, E qui il mio senso di libertà mi spinge a dire che la soluzione e nell'anarchia, da capirsi e comprendersi nel vero significato che è stato capace di dare a questo concetto Noam Chomsky, dal suo libro «Anarchia, idee per l'umanità liberata».

Il metodo è tracciato da un chiaro percorso che ci indica lo studio dell'Ipnosi, per la precisione dal mio lavoro, l'Ipnosi costruttivista, le cui risposte sono chiare, ed i risultati certi, e qui le neuroscienze ci mettono in luce con chiarezza il vero senso del percorso dell'Ipnosi costruttivista, noi non possiamo prescindere da come siamo fatti per dire ciò che siamo.

Sul concetto di anarchia dunque vi rimando al lavoro di Chomsky, mentre il punto sulle neuroscienze lo considero sul lavoro di Antonio Damasio, dal momento che l'unico neuroscienziato, dal mio punto di vista, che ha saputo chiarire da un lato l'indispensabile supporto del corpo alla coscienza, dall'altro lato l'inevitabile moltiplicazione dei livelli di coscienza raggiungibili.

Ho passato tanti anni a contatto con mondi di conoscenze differenti, alla fine ciò che ha mediato queste conoscenze, rendendole usufruibili e comprensibili, è sempre stata la relazione, e la relazione non è altro che lo sviluppo della conoscenza stessa attraverso l'ascolto dell'altro, un ascolto attivo, dunque empatico, costruttivo, un entrare nella storia dell'altro pur mantenendo la nostra storia personale.

Come dice Damasio, il nostro sé biografico, la forma di coscienza superiore che possediamo, deriva dalla nostra abilità mnemonica, e dalla nostra abilità linguistica, considero importante a questo punto considerare per linguaggio come una dote innata nell'uomo, il linguaggio non si acquisisce si vive, e parte integrante della crescita della persona, nel dire questo adotto il concetto di Chomsky, sul linguaggio generativo, la capacità linguistica è innata nell'umanità.

Per tornare dunque alla verità ed al metodo, considero per me fondamentale questo percorso di conoscenza, in un'analisi precisa e particolare del concetto di anarchia, piena libertà individuale nel rispetto della libertà collettiva, e del concetto di conoscenze Psiconeurosocioantropologiche, usare un termine composto a richiamo della filosofia di Edgar Morin, in questo mi ritrovo a considerare lo studio dell'ipnosi costruttivista, la mia sintesi di questa 

E inevitabile essere dei religiosi, sostanzialmente persone che creano legami tra le cose, e degli uomini di spirito, è inevitabile seguire valori, credenze, convinzioni, è inevitabile andare oltre a ciò che materialmente conosciuto, passando attraverso il mondo delle idee, generare un campo oltre al mondo materiale.

Ecco forse la vera ragione per cui, dal mio punto di vista, verità e metodo si trasformano semplicemente in una ricerca continua, inesauribile, forse irraggiungibile, di una via, un metodo, che sia vero, e qui il paradosso, la vita come un cammino verso una verità che non è altro che l'idea di un cammino vero. Non per nulla si parla del piacere del viaggio, non dell'arrivo, non si può sapere dove si arriva, il paradosso è per noi l'arrivo come la morte, la fine di un cammino, ma non potendo sapere qual è la meta finale, sempre che di meta si possa parlare, ci si può almeno godere il viaggio.

Dunque la distinzione tra religione e spiritualità mi ha dato modo di comprendere come il conoscere l'Ipnosi Costruttivista sia stato per me il costruire un percorso, un metodo, che fosse sufficientemente utile, funzionale, esportabile, che potesse aiutare le persone a stare bene nella loro vita, e se anche quest'intento può risultare un po' riduttivo, o banale, se non voglio provare la sensazione di essere manipolato, o di manipolare, e quindi giudicare ed interpretare di conseguanza, devo rimanere su un traguardo minimale vivere per star bene e far star bene.

Da queste mie considerazioni forse ora vi risulta chiaro che la mia scelta è finita con l'essere quella di cercare strade di libertà, (vedi Anarchia erudita), dove la conoscenza è Metodo, una via, un cammino, e la Verità è tutto ciò che finisce, come la vita stessa, dando così spazio ad altre persone che daranno vita ad un nuovo Metodo che chiameranno a loro volta Verità.

sabato, luglio 08, 2017

Mestieri Misteri Saperi Pensieri ~ Ipnosi Marco Chisotti.

Mestieri Misteri Saperi Pensieri ~ Ipnosi Marco Chisotti. 

Spesso neofiti dell'Ipnosi dopo una delle mie giornate d'Ipnosi mi chiedono: «Ma Dr. Chisotti allora dopo che ci ha detto tutte queste cose sull'Ipnosi … cos'è veramente l'ipnosi?» la mia risposta è molto semplice: «Mi stai chiedendo come funziona l'orologio? Per ora limitiamoci a guardare l'ora!»
Si è proprio così non c'è una risposta precisa e semplice ad un fenomeno che riguarda la complessità umana. Proprio per questo motivo è facile attribuire a Milton Erickson, il padre dell'Ipnosi moderna, la frase: «L'Ipnosi non esiste! Perché tutto è Ipnosi»

Ultimamente mi interesso molto di Neuroscienze e mi è semplice ora comprendere la complessità da cui nasce il fenomeno Ipnosi, una complessità funzionale che interessa tutto il cervello, ogni fenomenologia ipnotica attinge da un particolare funzionamento del nostro cervello, un'area, una particolare competenza cognitiva, tutto questo è Ipnosi.
Tilde ~ è un segno che indica approssimazione, il titolo infatti indica l'Ipnosi come una particolare approssimazioni di Mestieri Misteri Saperi Pensieri, l'Ipnosi è un per me un Mestiere, lasciando l'improducente ed accademica Psicologia, mi son trovato a lavorare con gli Stati Mentali, un modo differente di declinare il fenomeno Ipnosi, un mondo infinito e complesso di esperienze di tipo fisico, cognitivo ed emotivo, dove le esperienze vengono affrontate, in modo pragmatico, senza una logica o una ragione particolare, con il semplice obiettivo di focalizzarsi sull'efficacia di un intervento d'aiuto.

Il mondo è diverso da come appare, è «Strano» mi trovo a dire spesso, i comportamenti son strani, la conoscenza è strana, tutto se devo dire mi affascina per quanto mi risulta inaspettato, strano come un Mistero, qualcosa di cui si parla senza conoscere bene ciò di cui si parla, qualcosa che incuriosisce nella misura in cui non è spiegabile, non lo è almeno fino in fondo, un fenomeno l,Ipnosi che lascia aperte tante domande.
Per conoscere l'Ipnosi è necessario approcciare il Sapere, per me le Neuroscienze sono il Sapere di oggi, quanto la filosofia era il sapere di ieri. I miei studi sono cominciati nel campo della filosofia con lo studio del Costruttivismo che diceva semplicemente quanto la realtà non fosse prodotto di una scoperta, ma piuttosto una costruzione dell'individuo. Passare dal Costruttivismo, un Pensiero così puntuale nelle sue considerazioni sulla conoscenza dell'uomo, così preciso, affascinante e per il Mistero che portava con sé, l'attenzione al come funzioniamo piuttosto che al che cosa facciamo, è stato particolarmente semplice, la conoscenza è un sapere, un insieme di Pensieri che si estende al conoscere il conoscitore, nulla di più significativo per me dal momento che tutta la realtà passa attraverso noi stessi. Non si può dire come si è fatti senza conoscere come si è fatti. La conoscenza obbliga ad indagare su chi è portatore di conoscenze, l'Ipnosi è una conoscenza che implica direttamente il conoscitore, conoscere noi stessi è una conoscenza relativamente nuova se si considera la complessità in cui le nostre conoscenze sono dettate da uno studio articolato come le Neuroscienze.

Se dall'approccio teorico passiamo ai fatti, il mestiere dell'Ipnosi è un Mestiere antico, nella danza che crea col cliente emergono credenze, convinzioni e valori che fa parte del matrimonio dell'umanità, un Mestiere che ha tenuto lontano dalla verità ufficiale, e ci dice che la verità è l'invenzione di un bugiardo, per bocca di Heinz von Foerter, uno dei padri del Costruttivismo, non è vero ciò che è vero, è vero ciò che funziona nel campo delle relazioni d'aiuto.
Il Mistero rimane, l'Ipnosi, il lavoro con gli stati mentali, affascina, coinvolge, è efficace proprio perché contempla il Mistero, la conoscenza di noi stessi, la conoscenza della relazione con gli altri, il mondo complesso del nostro inconscio, il modo in cui prendiamo le decisioni, portiamo avanti la nostra volontà, viviamo il nostro libero arbitrio, un infinito contesto di conoscenze ed esperienze dove il contenuto passa in secondo piano, e quando il contesto diventa più importante del contenuto non si bada più al «che cosa», bensì si bada al «come», come operare un intervento efficace nell'aiutare le persone.

Mi rendo conto che incomincio a scrivere con le migliori intenzioni di rendere il discorso semplice, ma alla fine tutto si complica, prende mano la complessità delle esperienze e parlare di ciò che si fa diventa complesso ed impegnativo.
L'approssimazione della conoscenza dell'Ipnosi sta proprio in questo, nella difficoltà a considerare la complessità del nostro cervello, artefice della fenomenologia dell'Ipnosi. Dunque se alla domanda che cos'è l'Ipnosi la risposta è approssimativa, alla domanda cosa serve l'Ipnosi si può cominciare a dare una risposta.

L'Ipnosi favorisce l'apprendimento, forse questa è la formula migliore per chi si interessa di relazioni d'aiuto, di conseguenza l'apprendimento favorisce il cambiamento, l'Ipnosi permette di lavorare sulla programmazione profonda dei nostri pensieri, consci ed inconsci, ci permette di cambiare i valori, le credenze e le convinzioni, pur rispettando la logica, ci porta nell'immaginario, in quella condizione di sogno dove le cose possono avverarsi anche se son semplicemente plausibili, in quella condizione in cui possiamo vivere all'altezza dei nostri sogni.
Misteri Mestieri Saperi Pensieri ~ una perfetta approssimazione dell'idea dell'Ipnosi, dal mio punto di vista, lo strumento migliore con cui permettere alle persone di aumentare le proprie possibilità di scelta, e di arrivare ad agire per poter conoscere.

Dubbi e certezze tra conscio e inconscio. Marco Chisotti.

Dubbi e certezze tra conscio e inconscio. Marco Chisotti. 

Mi sto accorgendo studiando le neuroscienze, che il modo più semplice per capire le cose e quello di viverle su me stesso, con tutti i limiti che questa esperienza può avere senso che l'unica attività fluida e continua che riesco ad avere.
Ho una consapevolezza chiara su alcune mie abilità mentali, ma mentre ho chiarezza dei limiti di come la mia mente (cervello) si è organizzata nella mia crescita, lasciando ad esempio poco spazio alla memorizzazione dei nomi propri, delle mie abilità proprio non ho consapevolezza essendo queste più basate su un approccio intuitivo, vedo e riconosco alcuni effetti positivi, non sono in grado di stabilire la natura di alcune mie abilità.

Credo che l'attività di base della coscienza non consapevole di noi stessi, il se basale, considerando il lavoro di Damasio, basandosi sulla attività corporea, risulta facilmente confrontabile con le abilità cognitive di altre persone, tutti possediamo un corpo ed è facile riscontrare che questo corpo è molto simile a quello degli altri, di conseguenza la consapevolezza di base del proprio sé si può dire che e simile almeno nella qualità, dissimile nella quantità, si appoggia all'attività del nostro cervello rettile, un cervello antico comune a tutti gli animali.
La nostra coscienza, di grado superiore, quella del Core, per intenderci, il secondo livello di coscienza per Damasio, quello emotivo basato sull'attività del cervello mammifero, impegnato nelle relazioni con gli altri, nel loro riconoscimento, ed alla base di tutti i processi di memorizzazione affettivi emotivi cognitivi, porta come conseguenza uno stretto legame continuativo, e di identificazione specifica, dove la percezione è seguita da una stretta attività di riconoscimento, che sfocia in un attaccamento duraturo all'esperienza.

Arrivando al terzo livello di «giudizio», Per usare un termine giuridico molto diffuso, abbiamo il sei cosciente a capo del processo identificativo di noi stessi, il se autobiografico. Entrando nel mondo delle idee e delle rappresentazioni per immagini delle sequenze esperienziali che viviamo, il terzo livello di coscienza si complessifica molto, Lasciandoci in balia della nostra parte creativa, associativa, che attinge dalla esperienza di base nel primo livello di coscienza, la consapevolezza di esistere attraverso un'esperienza fisica, attinge a un secondo livello di conoscenza emotiva, dove è forte il riconoscimento di tutte le esperienze e memorizzate ritenuti importanti nella nostra vita.

È qui che mi riallaccio alla mia esperienza personale, la consapevolezza che ho dei miei limiti e Chiara per gli insuccessi che ottengo ogni volta che cerco di memorizzare dei nomi di persone, il risultato è che perdo delle abilità cognitive un livello superiore, organizzativo, produttivo, tanto che il più delle volte rinuncio a migliorare la mia memoria nei nomi, e mi lascio trasportare dalla mia creatività, intuitiva, di un lavoro che non considero a livello di coscienza, ma piuttosto inconscio, complesso, con molte sfumature di tipo organizzativo linguistico, più che l'intelligenza cognitivo logico o verbale.

Quando una persona sta a fa una cosa, pertanto che questa cosa che sa fare lo è impegnato per anni, non si rende assolutamente conto della complessità operativa che sta a monte di quell'esperienza. È incredibile vedere persone all'opera dopo anni in una certa attività, sono in grado di parlare d'altro mentre eseguono compiti molto complessi, la loro mente postare altrove e loro processo di memorizzazione, di automatismo, è talmente elaborato che procede in modo autonomo, anche in attività molto complesse di tipo artigianale, spesso si passano momenti di completa automatismo, al pari di tutto quello che noi conosciamo talmente bene, come camminare, che ci permette di parlare pensare comunicare contemporaneamente al camminare stesso.

Quello che mi prende nell'analizzare questi processi cognitivi che mi affascinano, consapevole di quanto poco lasciamo spazio a riconoscere queste abilità di fondo della nostra vita, in effetti solo gli studi sull'intelligenza artificiale e mettono in luce quanto è difficile emulare il comportamento umano, è che nel procedere nel ragionamento ci perdiamo connotando di significato di volta in volta le cose che andiamo a dire, a pensare, ricordare, con un bello di dispersione e spesso notevole ritroviamo il filo del nostro discorso..
La stessa attività che qui in questo momento adopero, dettare al mio smartphone l'articolo che intendo scrivere, con il tentativo non sempre ben riuscito di sistemare le cose una volta dettate, è un'attività da fantascienza se consideriamo anche solo qualche decade fa, una delle mie fisse maggiori negli anni 80, era proprio quella di poter parlare col computer e che lui mettesse nero su bianco ciò che dicevo, oggi lo faccio con estrema naturalezza, mi faccio leggere le cose, detta i miei pensieri, e il risultato e per me affascinante, Lo considero veramente un punto notevole di sviluppo di quel «fare», che la mia intelligenza estremamente pigra, oggi si permette di fare.

L'unica cosa che emerge da questa attività di dettatura, e che mi perdo più facilmente ancora in quello che voglio andare a dire, cresce il numero di intuizioni, diminuisce il lavoro di concentrazione organizzativa, ma scrivendo più per manifestare un mio esserci a questo mondo, mi consolo col fatto che poche persone arriveranno a questo livello di lettura e dunque per lo chiedo scusa della mia imprecisione, e della mia scarsa volontà a vincere la pigrizia basale di rileggere ciò che vado a dire.
Rimanendo negato le mie esperienze come fonte di conoscenza per me, leggendole naturalmente in chiave neuroscientifica, e quello che posso permettermi di fare, utilizzando quello che è il modello che ritengo più completo al momento tra le neuroscienze, quello di Damasio, credo che a livello affettivo emotivo si fissino proprio dei marcatori di esperienza, nel tempo ho notato cambiamenti nella mia affettività, un tempo nero completamente assorbito, oggi riesco a guardarmi dall'esterno, almeno in alcuni momenti, riesco a rendermi autonomo più di un tempo a livello emotivo vero. La parola vero che ho aggiunto qua in fondo alla frase precedente, in verità è venuta fuori dalla dettatura, non so come, fa parte di quei processi di ibridazione tra l'attività cognitiva e quella Dell'intelligenza artificiale che sto adoperando nel dettare le mie parole ed i miei pensieri. Sono convinto che le nostre esperienze siano costantemente ibride, e che è un successivo livello di consapevolezza, quello autobiografico per l'eccellenza, va ad arricchire queste esperienze in modo completo, dandogli un senso compiuto, e dunque assorbendo tutti gli ibridi che possono maturare d'oca del lavoro. Ecco il mio modo di procedere nel ragionare, qui con voi, come i momenti in cui lo faccio per conto mio, è proprio questo, legare assieme le cose, e dare un senso compiuto a quello che emerge è ciò che sento che più spesso accade.
Ad esempio il dubitare, è una delle attività più difficili credo, dal momento che mette in forse ciò che noi e consolidato, credo che ho imparato a dubitare lentamente nel tempo, partendo da posizioni molto ferme nella mia giovinezza, oggi mi sento di essere molto più sfumato nei miei giudizi. Quello di avere abbassato il livello di giudizio lo considero un mio pregio, mi permetto di andare d'accordo con persone molto diverse, noto che questo giudizio al contrario si accanisce quando sono in uno stato di collera, capisco quanto sia complesso quel che ho io in testa, ed avete anche voi, una massa enorme, 86 miliardi per la precisione, di neuroni cellule che non sanno fare nulla, se non coordinare ed organizzare l'intera attività della nostra vita, non sanno fare nulla di particolare se paragonate alle altre cellule che compongono il nostro corpo, ma fanno tutto assolutamente tutto, ci danno la possibilità di esserci e questo è stupefacente.

Ho sempre cercato di superare i miei limiti, ricordo che nelle attività fisiche ogni anno la scuola organizzava delle gare, era molto bravo nella velocità, negato nella resistenza, e pure andavo a fare spesso gare di resistenza riducendomi in uno stato pietoso perché non avevo voglia di allenarmi a sufficienza, ma amavo vincere, continua ad amarli vincere con il minimo sforzo, il risultato è spesso pietoso ah ah ah.
Riconosco che conoscersi è bello, è una forma di meditazione molto particolare, dove usi l'intelligenza per capire te stesso, non capisci bene cosa sia questa intelligenza che usi ma nell'auto proclamarti senti di esistere, la consapevolezza e l'unica esperienza di presenza che possediamo, immergersi nella propria consapevolezza e essenziale se si vede ridere capire il nostro esistere.
Ricordo che ho passato buona parte del liceo e combattere con mia mamma che mi spronava allo studio, giustamente dal suo punto di vista per poter passare gli esami mega mentre io passavo ore ore a scrivere, con la netta sensazione di scrivere della vita, della conoscenza, della saggezza. la conseguenza è stata che la mia media era sempre molto bassa mentre la mia curiosità saliva alle stelle. il risultato è che oggi sono molto molto curioso, ma molto scarso nella conoscenza in generale, la mia memoria, che definisco di «RAM limitata», è sempre pronta a soddisfare la mia collega sita in modo costruttivo, ma assolutamente pigra nell'aggiungere quantità di conoscenza, lasciandomi sempre come un bambino che conosce le cose per la prima volta.
Naturalmente a questo punto mi sono perso più volte, e questo mio modo di procedere discorsivo, mi farei portare l'attenzione su tutti quei processi cognitivi che si attivano contemporaneamente durante il nostro pensare, e che alla fine ci portano a voler completare il tutto dando senso a quel che diciamo, pensiamo, scriviamo.

Conoscere mi lascia sempre un po' triste, conoscere porta a finire, e fino a che è un definire la cosa è bella, ma quando il definire diventa un finire perché si è conosciuto abbastanza, sia soddisfatta la propria parte curiosa, si chiude sipario e tutto molto triste, finisce una storia, finisce una vita, è tutto molto triste. Credo che la morte sia poi questo momento prima che si paio si chiuda abbiamo bisogno di pensare che possa continuare, un momento prima e ora, anche anni prima della fine, molte persone hanno bisogno di vedere un futuro che continua, lo considero un gesto molto puerile ma bello proprio perché nasce dalla spontaneità di un bambino che vede un senso compiuto in ogni cosa. Le cose finiscono perché si consumano, perché girano poi a vuoto, perché le spiegazioni che siamo dati sono sufficienti, perché non abbiamo più tempo, perché dobbiamo tenere fede a certe cose, perché in fondo non siamo liberi. Ho molta difficoltà a ricordare i sogni, mi capita però molto spesso di sognare a occhi aperti, e dunque recupero tutto il mio mondo creativo in ogni momento.
Dunque dai Lauri dubbi, dubitare importante perché permette di non affermare, di lasciar andare, di lasciar correre, ma di certezze ne abbiamo sempre bisogno e dunque allora vado ad avviare la mia giornata, fino ad ora sono rimasto nel letto a dettare quello che state leggendo, nel buio, in attesa che la luce della giornata con tutte le sue necessità, e suoi impegni, mi permettano di scrollarmi di dosso quella pigrizia che troppo spesso mi fa pensare a voi come interlocutori privilegiati della mia vita, ma non mi fa aprire la mia mente a lavorare per voi.
A conclusione di questa mia pensata mi, ho la sensazione di ripetermi sempre Meldola e sono parecchio ossessivo compulsivo nel mio atteggiamento cognitivo, e non solo, ho bisogno di rimanere sul pezzo a lungo, per acquisire la consapevolezza di aver capito, compreso, per riuscire a rendere esportabile ciò che conosco. Spero di non essermi prolungato troppo in questo ennesimo excursus, ma quest'anno più che mai e per me l'anno della coscienza, e credo sia un anno che si prolungherà ancora parecchio visto che la considero alla base di ciò che merita veramente approfondire del cammino della scienza. Torno a ringraziare e lavori da Damasio, perché sebbene sia complesso e difficile, lo considero molto completo, è un pieno tentativo di arrivare a parlare di stati mentali in un mondo di psico conoscenze a differenti velocità. In più considera il suo un lavoro che parte da presupposti corretti, aldilà che si conoscano veramente i tre livelli Psico Bío Emotivi in cui continuamente viviamo, non possiamo prescindere da questi livelli, sebbene complesse, per arrivare ad avere un modello unico e condivisibile da cui partire per declinare il senso dell'essere.

giovedì, giugno 22, 2017

Cosa aspettarci in futuro dalla relazione d'aiuto e dalla nostra identità. Marco Chisotti.

Cosa aspettarci in futuro dalla relazione d'aiuto e dalla nostra identità. Marco Chisotti.

L'intelligenza ha un principio di funzionamento preciso, serve per il movimento, e la sua capacità predittiva favorisce il movimento stesso. Ora mettendo insieme e bisogno di muoverci con la facilità nel farlo se siamo in grado di prevedere gli eventi, abbiamo A tutti gli effetti l'intelligenza nella sua funzione principale. Sebbene l'intelligenza vista sotto questa forma possa sembrare un po' limitata, questa esigenza è ciò da cui è nata, muoversi da la possibilità di adattarsi meglio all'ambiente, prevedere permette di evitare pericoli, problemi e altro.

Sono sempre stato affascinato dal significato dell'intelligenza, riconosco che si è sempre attratti dalle proprie debolezze, ed a me è successo di sentirmi debole sul fronte dell'intelligenza, fino a che non ho compreso che l'intelligenza non è rilevabile fintanto che non la si eserciti, ed il suo modo di esercitarsi non è prevedibile a breve termine, ma non è questo il tema che voglio trattare ora, desidero piuttosto dare un occhiata Al futuro, nel campo delle relazioni d'aiuto, e dell'identità delle persone. Parliamo delle cose di cui mi interesso ormai da quarant'anni tanti sono gli anni passati a farmi domande su come poter aiutare le persone, e su cosa rappresenta l'identità di una persona.

Vi porto brevemente a conoscere il mio passato formativo e l'interesse che da lì si è sviluppato, mi sono avvicinato allo studio della persona nella figura del medico, ho passato tre anni alla facoltà di medicina e poi ho lasciato la facoltà perché non riuscivo a stare dietro alle esigenze mnemoniche che affliggevano tale facoltà. Come amo dire ho una RAM ristretta e per memorizzare le cose nuove devo lasciare quelle vecchie. Così dal momento che il mio interesse sempre stato nell'ambito della psichiatria, a quel punto ho continuato con la facoltà di psicologia, a quel tempo psicologia non aveva una sede a Torino come facoltà, sono dovuto quindi andare a studiare a Padova, ho così scoperto che il problema più grosso era il viaggio per raggiungere la facoltà, e non la preparazione, gli esami … il percorso universitario l'ho sviluppato completamente come autodidatta, ed ho affinato le mie competenze approfondendo, attraverso dei corsi privati, gli studi di PNL, terapia della famiglia e psicologia dello sport. Sono riuscito a completare i miei studi come psicologo e psicoterapeuta consultandomi in amicizia e competenza con Ennio Martignago, il mio primo riferimento, come collega e cultore dell'ipnosi, e sugli studi dell'identità e della terapia.

Dopo un percorso lavorativo di dieci anni, sviluppato con un collega Fabio Rondot, nell'ambito della formazione formatori dei centri di formazione professionali, ed un lavoro parallelo mirato a formare personale, educatori e psicologi, che lavoravano in strutture protette del comune di Torino ed in cooperative socio assistenziali, assieme al collega Giuseppe Vercelli nel 1998 ho messo in piedi una scuola di formazione in Ipnosi, unendo insieme competenze dell'Ipnosi con studi sul costruttivismo, che tuttora è conosciuta come SIC AERF Scuola di Ipnosi Costruttivista e Counselling in Ipnosi.

Fin dai miei primi lavori come psicoterapeuta mi sono interessato degli aspetti fisico corporei della persona, in particolare con mio fratello Luca Chisotti, fisioterapeuta, mi sono confrontato per mettere a punto un lavoro di terapia che abbracciasse non solo gli aspetti cognitivi, ma quelli fisici che ci legano alla vita.

Ora vengo al punto, l'introduzione mi è servita per creare un contesto dove i contenuti che vado ad esporre potranno trovare un significato più completo.

Negli ultimi tre anni mi sono concentrato solo più su Ipnosi e terapia utilizzando il lavoro sugli stati mentali, sviluppando un Metodo, assieme alla terapeuta Rosetta Minniti Lombardo, che abbiamo chiamato Psicobioemotivo.

Introducendo il concetto di coscienza tripartita, come viene definita da Antonio Damasio, abbiamo molti punti di emergenza della nostra identità a seconda se entra in gioco un piano cognitivo, un piano fisico, o un piano emotivo. La struttura del nostro cervello si impone a questa tripartizione, dalla neocorteccia, al sistema limbico, del cervello mammifero, al cervello rettiliano, la nostra identità si articola in tre spezia differenti.

Da qui Ia mia prima previsione, la figura del terapeuta del futuro, aldilà delle specifiche competenze mediche e psicopatologiche, sarà una figura che porterà lavori specifici in tutti e tre questi ambiti, cognitivo, fisico ed emotivo. Una figura professionale formata in ambito psicoterapeutico, fisioterapeutico, in grado di gestire e sviluppare le risorse emotive di una persona. Tutte le figure specialistiche saranno adunata in un'unica figura di terapeuta «esistenziale», che sarà in grado di prendere in considerazione tutti gli ambiti di aiuto alla persona. La conoscenza dei risultati che si possono ottenere oggi, lavorando sulla persona, abbracciano aspetti diversi che un giorno saranno, al contrario, considerati un tutt'uno. Non è possibile, in una relazione d'aiuto, prescindere dagli aspetti Psico Bío Emotivi della sua identità. Tale figura avrà le competenze in tutti e tre i settori, avrà maturato quell'abilità a poter riconoscere, percepire e sentire, ed utilizzare le esperienze emotive, sarà in grado di lavorare sull'intelligenza, le aspettative e profezie, nonché sulle trappole, le psicotrappole, che la nostra intelligenza stessa tende a crearsi. Al contempo sarà in grado di lavorare sulle memorie biologiche, ciò che la nostra memoria esperienziale è in grado di tenere, il movimento come sistema di adattamento e vita, e tutte le parti e gli organi che compongono il corpo ed i sui tra sistemi di controllo e gestione, quello elettrico, il sistema nervoso, quello chimico, il sistema endocrino, sistema ormonale e digestivo, e quello meccanico, cuore e respiro.

La mia seconda previsione tiene in considerazione l'evoluzione della nostra identità, considero che l'evoluzione umana ha introdotto il concetto di individuo in modo funzionale rispetto all'adattamento alla vita, da un individuo che si riconosceva unicamente nel proprio gruppo di appartenenza, si è passati ad un individuo che riconosce se stesso in un'unica identità. Credo che l'evoluzione della nostra identità, proprio grazie al fatto che sono almeno tre le coscienze che ci appartengono, cambierà ulteriormente. Credo che l'identità sia l'emergenza da un sistema complesso ad un'unità cosciente, questa emergenza evolve, avremo modo di sviluppare più identità, al servizio di un'unica personalità, gerarchicamente organizzata, come un sistema complesso in grado di gestire situazioni reali sempre diverse, svilupperemo oltre modo l'abilità a stare in stati mentali differenti, per tempi prolungati, ne riconosceremo la necessità, e diventerà per noi semplice passare da un'identità all'altra, per continuità cognitiva, per continuità fisica ed emotiva. Tutti i limiti entro i quali noi oggi portiamo la struttura culturale, entro la quale siamo cresciuti, saranno ridotti o eliminati, il concetto stesso di libertà, nel rispetto degli altri, sarà sempre più diffuso, l'idea di Dio, che preghiamo, scenderà definitivamente, dentro il nostro Io, in un dialogo interno continuo, costruttivo e funzionale, nella gestione degli stati mentali che viviamo.

Saranno molte le conseguenze nell'appurare, e considerare di conseguenza, tutto ciò che le neuroscienze ci stanno insegnando di come siamo fatti e di come possiamo utilizzare le nostre risorse Psicobioemotive. si insegnerà sempre più a utilizzare le risorse mentali fisiche ed emotive, che abbiamo a disposizione, sarà un modo ecologico di riconoscere come siamo fatti e dove, di conseguenza, stiamo andando.

mercoledì, giugno 21, 2017

Contenuto e contesto una relazione complicata. Marco Chisotti.

Contenuto e contesto una relazione complicata. Marco Chisotti.
«Qualunque sia il fenomeno studiato, occorre innanzitiutto che l'osservatore studi se stesso, poiché l'osservatore o turba il fenomeno osservato, o vi si proietta in qualche misura». Edgar Morin.
In verità non riesco a scegliere mi piacciono tutti e quattro i risvolti dell'epistemologia, certamente son alla ricerca continua di mondi e realtà sempre diversi che mi mettano in contatto con la mia «umanità».
Il senso che diamo al nostro vivere, lo raccontiamo da un lato attraverso una forma, la consapevolezza e la descrizione di mondi possibili che elaboriamo lungo le nostre esperienze. Il senso della nostra vita ha più forme, e sviluppa così differenti idee e conoscenze, il Metodo è essenziale per definire la costruzione di tali forme alla base di ogni descrizione, dal momento che memoria e linguaggio son costruzioni della nostra realtà. L'altra faccia del senso della nostra vita è legata all'amore, all'amicizia, alla bellezza, alla gioia e ai sentimenti, come ci ricorderà Morin, che sono per me il processo della vita.
Voglio riportarvi i quattordici comandamenti che Edgar Morin ha lasciato come pietre miliari della sua vita:
«Il contrario di una verità profonda è un'altra verità profonda (lo ricavo da Pascal e da Niels Bohr)». Edgar Morin.
Ogni verità è una invenzione dicono i costruttivisti, ogni invenzione parte da un esperienza, tutte le esperienze nella vita si trasformano in verità profonde nel tempo. Le storie son alla base della vita per quanto trasmettono verità di verità di verità. Così gli opposti son altre verità profonde in un gioco infinito di possibili considerazioni.
«Il migliore di mondi è anche il peggiore (Dio e Satana sono la stessa cosa)». Edgar Morin.
Ogni mondo, come ogni storia è un continuum, ogni esperienza è un continuo confronto per differenze, la percezione è riconoscere ed utilizzare ogni esperienza che si presenta a noi è confronto e scopo, così il bene lo individuiamo riconoscendo il male, ogni mondo porta in se il tutto ed il contrario del tutto, vivere è scegliere e decidere, cosa tenere e cosa lasciare.
«Tutto ciò che non si rigenera degenera (inoltre, cioè, non bisogna dare niente per acquisito stabilmente)». Edgar Morin.
Tutto è transitorio, sembra che le cose non cambino, ed in questo c'è del vero, siamo noi a cambiare la nostra coscienza continuamente, noi tutti, credo, viviamo nel film che il nostro inconscio, la nostra complessità interiore, costruisce per noi, regalandoci un mondo stabile e compiuto, come un mondo sul palco, in scena, nascondendo tutto ciò che ritiene inutile o dannoso, dietro le quinte.
«Ridere, amare, piangere, comprendere». Edgar Morin.
Per me la vita è una cosa semplice … si nasce, si cresce, si vive, e si muore … della nascita so solo che non ne abbiamo potuto nulla, ne gli altri hai potuto nulla della nostra presenza spazio temporale in cui abbiamo potuto cominciare il nostro cammino … crescere è dovuto, più che voluto dal nostro mondo interno, in tutta la sua complessità crescere è inevitabile, penso per tutta la vita … e la vita è felicità, tristezza, gioia, dolore, amore, pensiero, azione, capire, sentire, percepire, giocare, pensare, credere, sperare, il vivere è creare magia, scienza e conoscenza, vivere è anche dimenticare, fingere, partecipare, per morire c'è tempo si spera, altrimenti la morte la penso proprio come Edgar Morin: «È il nulla. Per me, non ci sono speranze di sopravvivenza o di resurrezione. È irrimediabile».
Condivido all'unisono il suo pensiero. "Per lei, la morte è la fine di tutto?È il nulla. Per me, non ci sono speranze di sopravvivenza o di resurrezione. È irrimediabile."
«Aspettarsi l'inaspettato». Edgar Morin.
Aspettarsi che la vita porti novità e sorprese tra cambiamento continuo, ed abitudini apprese, immersi in memoria e linguaggio a delineare la nostra coscienza autobiografica, un self che chiamiamo storia.
«Lottare su due fronti». Edgar Morin.
Metterei corpo e mente cervello, campo fisico e campo cognitivo, e metterei lo spirito l'evoluzione delle emozioni, la vita nasce dal corpo e va verso la coscienza, abbiamo un identità complessa frutto dell'emergenza in noi di una parte sulle altre, la genesi dei nostri stati mentali immersi in una continuità cognitiva in cui la nostra identità si afferma con la sua coerenza, tra logica, credenze e convinzioni.
«Resistere alla crudeltà del mondo e alla barbarie umana». Edgar Morin.
Più che mai oggi ritorna vero ciò che fu il mondo della guerra per chi l'attraversò, resistere per non cadere nella barbarie, nella crudeltà, la vita deve vincere resistendo a ciò che potrebbe lasciarci nella desolazione e nella morte. Lo scopo è vivere le nostre esperienze in pieno rispetto dell'esperienza di vita degli altri, ed in pieno rispetto dell'ecologia del mondo stesso in cui viviamo.
«Non sacrificare l'essenziale a ciò che è urgente, ma capire che l'essenziale è urgente». Edgar Morin.
La vita è essenziale, in tutte le sue forme, nulla dovrebbe allontanarci da tale principio, quanto meno il tempo, ogni urgenza è secondaria all'essenziale, così è fondamentale prendersi cura della propria vita e della vita degli altri.
«Votarsi a ciò che suscita passione e compassione». Edgar Morin.
Si dovrebbe ripensare la vita intera, partendo dal lavoro, per come è concepito ed organizzato troppo spesso esclude la passione, la personale realizzazione, a seguire la relazione con gli altri, la vita va vissuta con gli altri, ne sopra ne sotto agli altri, assieme con passione.
«Ridurre la quantità di ragione nella passione e mantenere sempre costante il livello di passione nella ragione». Edgar Morin.
La vita è scelta e decisa dalle nostre emozioni, la ragione deve servirci per non disperderci, per mantenere attraverso la logica un ordine collettivo nel semplice e continuo rispetto della vita in tutte le sue manifestazioni, le emozioni devono tornare ogni volta per guidarci nella nostra storia, nella consapevolezza di quella libertà nella passione.
«Mantenere la rivolta nell'adesione, mantenere l'adesione nella rivolta» (il Muss es sein, es Muss sein di Beethoven)». Edgar Morin.
«Amare ciò che è fragile e perituro ("Amare ciò che non verrà due volte", come dice Alfred Vigny)». Edgar Morin.
Amare la vita è tutto, la vita è fragile e destinata a finire, così ogni cosa e persona che sia perte del mondo, tutte le vite non tornano due volte, amare dunque l'irripetibile senso del nostro vivere.
«Pensare ad aumentare la vita dei nostri giorni piuttosto che i giorni della nostra vita", come sosteneva Rita Levi-Montalcini». Edgar Morin.
Vivere all'altezza dei nostri sogni, forse esser consapevoli che la vita si presenta come un miracolo nella sua complessità, che la felicità è un attimo nel infinito trascorrere del tempo, che nulla torna, meno che mai il tempo.
«Rinascere e rinascere fino alla morte». Edgar Morin.
Penso che la vita sia una continua crescita proprio perché trascorre in cicli, che si aprono e si chiudono, che ci impegnano a rinascere e rinascere più volte, tutto cambia e si trasforma, così il nostro corpo, così la nostra mente cognitiva, le emozioni son il prodotto di continue rinascite, le nostre emozioni son le nostre memorie, il nostro esserci, così si rinasce continuamente mantenendo la propria memoria, è così la propria storia.
«Il carattere complesso dell'attività pensante [… ] associa incessamente in sé, in modo complementare, processi virtualmente antagonistici che tenderebbero ad escludersi l'uno con l'altro. Così il pensiero deve stabilire frontiere e traversarle, aprire concetti e chiuderli, andare dal tutto alle parti e dalle parti al tutto, dubitare e credere, esso deve rifiutare e combattere la contraddizione ma, nello stesso tempo, deve farsene carico e nutrimento». Edgar Morin.
Sicuramente è una porta sulla complessità la sua vita ed il suo pensiero. Mi lascia incredulo il suo lavoro sul metodo, via, cammino, così fedele al proprio pensiero. Non esiste una via, la via viene camminando, così è la vita, un continuo ricercare, conoscere, riconoscere, così in una complessità da contemplare e rispettare.
«Il "senso" della nostra vita è quello che scegliamo fra tutti i sensi possibili e che elaboriamo lungo il nostro cammino. Il senso della mia vita ha due facce. La prima è la curiosità. Ho fatto in modo che la mia curiosità restasse, e lo è tuttora, all'erta; l'unico inconveniente è stato la dispersione, ma la curiosità mi ha permesso di acquisire idee e conoscenze adatte alle mie fasi di ridefinizione. L'altra faccia del senso della mia vita è legata all'amore, all'amicizia, alla bellezza, alla gioia e ai sentimenti». Edgar Morin.


venerdì, giugno 09, 2017

C'è coscienza e coscienza: come pensi di esser cosciente? Marco Chisotti

C'è coscienza e coscienza: come pensi di esser cosciente?

Marco Chisotti
La cosa divertente che mi è capitato di percepire alla domanda: "cosa sai della tua coscienza?" è che tutti hanno un parere sulla propria coscienza, questo comporta che ogni teoria della coscienza deve fare i conti con fiumi e fiumi di esperienze diverse senza mai poter arrivare a un dunque. La stessa sensazione l'avevo quando studente di psicologia notavo che pur studiando tanto non arrivavo mai il potere di dire la mia sulla psiche senza impattare sul parere di decine e decine di pareri di altre persone che, egualmente informare sulla psicologia, dicevano la loro, preso in contropiede da pareri e alle volte anche più interessanti del mio parere didattico finivo col dire che troppo spesso si parla di psicologia da supermercato, così credo che oggi più che mai la coscienza non è altro che la somma di tante e tante esperienze diverse alle quali diamo un senso compiuto.
Sembra facile parlare ci coscienza, in verità la coscienza è un complesso di fattori di cui noi non abbiamo consapevolezza diretta, quello che arriva a noi come consapevolezza è una continuità cognitiva che ci è offerta dal nostro inconscio come prodotto finale di uno stato mentale prodotto da tre sistemi differenti che interagiscono tra loro, quello psichico, quello biologico è quello emotivo.
Il Metodo psicobioemotivo che stiamo sviluppando ultimamente con la SIC Scuola di Ipnosi Costruttivista si apre spesso a domande sulla consapevolezza, l'importanza della consapevolezza, l'utilità della consapevolezza, manca a proposito un modello di riferimento completo sulla coscienza ed il suo funzionamento, ci è stato così semplice appoggiarci a un modello neurofisiologico che Antonio Damasio ha sviluppato in questi ultimi anni col suo lavoro di neuroscienziato. Il suo modello ci sembra al momento quello più affine al nostro metodo, con tre livelli diversi di coscienza che qui vado a sintetizzare.
I TRE LIVELLI DELLA COSCIENZA
 La teoria di Antonio Damasio si articola in livelli successivi di evoluzione della coscienza
Le "fasi di sviluppo del senso di sé"(1999) di Daniel Stern si rispecchiano perfettamente nella descrizione neuropsicologica di Damasio: il "proto-sé" (mappe neurali di primo ordine), la coscienza di base (mappe neurali di secondo ordine) e la coscienza estesa (che coinvolge mappe neurali di terzo ordine).
Dove il "sé emergente" che Stern descrive è concettualizzato da Damasio come "proto-sé" mentre il "nucleo del sé" di Stern è definito come la "coscienza di base". 


IL PROTOSELF
• Nella Teoria della coscienza di Antonio Damasio, il protoself o proto-sé descrive un livello base di conoscenza biologicamente disponibile per il sistema nervoso degli animali.
• Il protoself è una collezione coerente di configurazioni neurali che mappano, momento per momento, lo stato del corpo, dell'organismo fisico. Non è cosciente e riguardano solamente l'omeostasi.
• Damásio teorizzato che il protoself degli esseri umani è associato nel cervello umano ai nuclei del tronco cerebrale, l'ipotalamo, corteccia insulare, area corticale S2, e la corteccia parietale mediale.
• E 'costruito nel tronco cerebrale e che genera sentimenti che significano la nostra esistenza.
• Il protoself è il fondamento necessario del sé globale e, in sua assenza non si può essere coscienti.
IL CORE SELF: IL SE' CENTRALE
• Il "Core Self", il nucleo del Sé, è indispensabile per la coscienza.
• E' costruito da un dialogo tra il tronco cerebrale e alcune parti della corteccia cerebrale
• (Il talamo è il maggiore crocevia delle informazioni sensoriali, corporee, emozionali e cognitive.)
LA COSCIENZA ESTESA E IL SE' AUTOBIOGRAFICO 
  • Il sé autobiografico, crea l'immagine più o meno coerente della nostra storia, una narrazione con un passato vissuto e un futuro previsto.
  • L'identità emerge dal sé autobiografico, che crea l'immagine più o meno coerente della nostra storia, una narrazione con un passato vissuto e un futuro previsto. La narrazione è abbattuti da eventi reali, da eventi immaginari, e dalle interpretazioni del passato e re-interpretazioni di eventi.
  • Il sé autobiografico contiene moltitudini-altre persone, altri luoghi. Che il cervello, sulla base di una partnership tra le varie parti della corteccia cerebrale e del tronco cerebrale, riesce a mettere insieme. 



Mi viene da pensare se potrebbe aver un senso ragionare come su scelte e decisioni il nostro complesso sistema triarticolato Psicobioemotivo possa entrare in gioco, magari attraverso priorità differenti dove ognuno dei tre sistemi, in momenti diversi, mette a "capo" il sistema psico quello bio o quello emotivo, o meglio ancora possa mettere a capo di volta in volta due sistemi sul terzo, sistema psicoemotivo su quello biologico, sistema bioemotivo su quello psichico, sistema psicobio su quello emotivo.
Quello che vedi è che questa complessità noi non la percepiamo, abbiamo come ho detto un consenso che copre ogni dubbio da parte del nostro livello di consapevolezza, la coscienza di cui siamo coscienti È il prodotto ultimo del lavoro del nostro inconscio. La continuità cognitiva è legata alla nostra esperienza, fisica ed emotiva, ed alla nostra conoscenza cognitiva, per il nostro inconscio il lavoro è quello di mettere insieme i tre cervelli e le loro rispettive coscienze, fino a darci un prodotto completo, uno stato mentale Psicobioemotivo, questo è il livello finale di consapevolezza che ognuno di noi è raggiungere.
Sarebbe ingenuo pensare alla struttura che connette l'ambiente a noi come un prodotto semplice, il processo è molto più complesso, in ogni momento tre differenti esperienze si affacciano alla coscienza, un esperienza biologica, un'esperienza cognitiva ed un esperienza emotiva, il risultato finale è come noi portiamo a emergere la nostra consapevolezza. Per spiegare questo fenomeno uso la teoria dell'emergenza studiata da Francisco Varela in Scienza e tecnologia della conoscenza, dove è possibile considerare che la realtà emerge da un processo articolato di esperienze Psicobioemotive.
Al momento preferisco considerare questo lavoro come un lavoro pionieristico, dove le nostre esperienze non possono essere catalogate entro questo spettro minimo di possibilità, però considero altro modo fondamentale il poter assegnare tipologie diverse alla nostra esperienza per poter operare meglio in un cambiamento, senza andare interferire con altre parti di noi nel campo delle relazioni d'aiuto, È bello vedere tanti risultati che se riescono a ottenere quando si va ad intervenire in armonia con la persona distinguendo questi tre settori, al contrario noto grande confusione quando si cerca di mettere tutto insieme.
La nuova ipnosi è per noi l'ipnosi costruttivista che permette di dare risultati proprio perché divide questi tre ambiti, utilizzando esperienze diverse per andare ad ascoltare ed a intervenire su mondi differenti, che portano esperienze diverse che vanno trattate in modo differente, tre coscienze che parlano tre linguaggi diversi.
Non ci resta che domandarsi quale sistema di coscienza tendiamo ad usare ed in quali circostanze, possiamo vedere come il contesto alle volte superi il contenuto, il contesto è complesso e articolato a tre livelli, il contenuto, la nostra coscienza, è per continuità cognitiva seguente questa complessità tripartita.
In modo semplice possiamo pensare alla nostra consapevolezza come al prodotto dissociativo dei due emisferi, destro e sinistro, del nostro cervello, che si parlano l'uno con l'altro, ed allo stesso tempo alla coscienza come al prodotto complessa di nostri tre cervelli quello rettile, quello mammifero, e la neocorteccia.
Il mio lavoro assieme a Rosetta Minniti momento penso che possa fino a qui come sperimentazione abbiamo notato quanto sia utile muoversi con una mappa semplice, il Metodo Psicobioemotivo, anche se sottende una grande complessità, il vantaggio è che si può andare a riequilibrare settori diversi delle nostre esperienze di vita ottenendo, soluzioni molto più efficaci di quando si opera alla cieca in ambiti differenti, restituendo alle persone la loro unità.
Siamo oltremodo convinti che molti problemi nascono proprio dalla confusione e dalla separazione di questi tre mondi, psichico, biologico ed emotivo, con l'ipnosi costruttivista si può andare a separare questi mondi e operare in modo efficace mantenendo integra l'unità della persona.