giovedì, gennaio 26, 2017

Da lontano ... così vicino. Metodo psicobioemotivo

Marco Chisotti

La cognizione non è una "funzione" del vivente, anche se complessa, ma è il vivente stesso. 

"Vivere è conoscere". 

Si crea un cortocircuito inevitabile tra teoria della conoscenza, teoria della scienza (epistemologia), e la scienza biologica stessa. Humberto Maturana. 

Credo si possa considerare l'esperienza della relazione d'aiuto prendendo in considerazione un percorso tipo nel metodo psicobioemotivo che prendo in considerazione.

Gli elementi che prendo in considerazione ponendo l'attenzione sulla formazione dell'esperienza cognitiva sono:

FORMA Dare una forma, costruire una forma, accedendo ad una nostra conoscenza (teoria dell conoscenza) possiamo prendere in considerazione una parte della nostra esperienza passata, ci troviamo nel mondo delle descrizioni, frutto delle nostre distinzioni, usando parole chiave fermiamo l'attenzione su una forma, un oggetto, un soggetto, un evento.

SENSAZIONE Sentire, percepire, usiamo il nostro corpo, nelle sedi dei nostri sensi, (scienza biologica) ci accorgiamo della realtà attorno a noi, rimanendo concentrati sulla sensazione, come per raccogliere elementi, prendiamo, scegliamo dei dati sensoriali, elementi che ci servono per avere consapevolezza dell'esperienza in un primo tempo, e poi per fissare un apprendimento nella mente.

PROCESSO si tratta di avviare un processo di memorizzazione, apprendimento, solo vivendo un emozione, che fissa in memoria un esperienza, noi abbiamo un apprendimento ed un ricordo, il procedere attraverso una vera esperienza epistemologica, uno studio di come siamo arrivati a conoscere una certa cosa.

Ora ci concentriamo su di un esperienza di relazione d'aiuto, in modo da sviluppare un analisi iniziale del lavoro terapeutico, fino a poterne verificare un risultato.

L'esperienza inizia col dare FORMA ad una distinzione durante un processo terapeutico, il primo passo della una teoria della conoscenza, si procede per piccoli passi favorendo la descrizione che il cliente fa della sua osservazione/percezione portandolo ad usare una descrizione linguistica del soggetto/oggetto preso in considerazione, lavorando con la conoscenza personale dell'individuo, si ottiene di confinare la nuova epserienza, attraversola la narrazione che ci fa della sua storia personale, passando in rassegna le sue personali convinzioni fissate nelle esperienze passate.

L'esperienza del terapeuta procede col SENTIRE ci si concentra sull'esperienza percettiva concentrandosi sulla biologia della percezione, in maniera logica per raccogliere i dati, il qui ed ora sensoriale del cliente, facendolo rimanere sulla sensazione provata, si lascia fuori ogni elemento passato di esperienza che anticiperebbe l'evento futuro, si lavora solo sui sensi qui ed ora con le memorie del corpo, la conoscenza dedotta dai sensi.

Al termine dell'esperienza si arriva al PROCESSO, a definire un emozione, provata e vissuta, tra una forma cognitiva ed un esperienza sensoriale , tra cervello e corpo, declinando il processo di apprendimento come in una teoria della scienza, dove ogni persona è un ricercatore nella propria esperienza, definendo questo processo di congiunzione tra azione e cognizione, si raggiunge la consapevolezza emotiva e la memorizzazione che ne segue, una memoria cognitiva, avvallata nella memoria del corpo, sentita è pensata nell'immaginario emotivo.

Secondo la teoria dell'autodeterminazione per essere veramente motivati a fare qualsiasi cosa, il compito deve soddisfare tre esigenze psicologiche: 

Farci sentire competenti

Essere in grado di controllare ciò che stiamo facendo

Darci la sensazione di migliorare le nostre relazioni sociali. 

La competenza è legata alla nostra possibilità di sapere, conoscere, avere cognizione appunto, la consapevolezza della nostra conoscenza è una coscienza che ci permette di sentirci competenti. (FORMA)

Il controllo ci è reso possibile dai nostri sensi, raccogliamo dati per gestire ogni situazione prenda la nostra attenzione, siamo biologicamente strutturati come individui senso motori, la coscienza delle sensazioni ci da il controllo. (SENTIRE)

Migliorare le nostre relazioni ci è reso possibile dalla coscienza del nostro apprendimento, le sensazioni che vanno ad unirsi alle nostre spiegazioni, come conoscenze, generano in noi emozioni che vanno a fissare la memori della nostra storia. (PROCESSO)

Esistono tre tipi di coscienza:

La coscienza del ricordo, del conosciuto, la nostra conoscenza memorizzata durante le nostre esperienze emotive, so di sapere o di non sapere, conosco la mia stori è credo alle storie, la storia più conosciuta e creduta è la storia del denaro, ad esempio, o la storia delle fedi religiose o politiche, le nostre convinzioni. 

La coscienza del sentire e sentirci, la consapevolezza d'essere vivi, il fruire dell'essere attraverso i sensi, fare esperienze differenti, muoverci nella curiosità dello sconosciuto mondo attorno a noi, creando sempre nuove distinzioni.

La coscienza delle emozioni, sensazioni fissate nella memoria, il ricordo che si fa storia, lo spiegarsi delle sensazioni nell'incontro con i pensieri, la costruzione di quegli stati mentali, condizioni di flusso, in cui pensieri e sensazioni camminano appaiati.

Credo che l'intelligenza sia misurabile relativamente alla coscienza, più ho coscienza del mondo intorno a me e del mondo dentro di me, attraverso i miei sensi, più ho afferente sensoriale da elaborare e più risulto intelligente, in questo modo l'intelligenza è semplicemente una necessità, puoi limitare la tua intelligenza con la volontà ma si manifesta in modo necessario, in base alla complessità sensomotoria elaborata della persona.




lunedì, gennaio 16, 2017

 E se coscienza ed intuizione fossero un unica esperienza per il nostro cervello.

Marco Chisotti.


Siamo abituati a distinguere intuizione e coscienza come due fenomeni separati, ma se fossero lo stesso fenomeno cognitivo pensato in modo differente?

 Sia la conoscenza che l'intuizione, se li facciamo nascere dallo stesso fenomeno cognitivo, sono sensibili alla capacità iniziale della mente dell'individuo di raccogliere elementi, unendo i quali, gli è permesso di raggiunge una soglia consapevolezza sotto forma di insight, illuminazione.

 Della coscienza abbiamo un'esperienza unica che ti ha frutto dell'unione di tante esperienze separate a livello percettivo, cognitivo, emotivo. Il fatto che un'esperienza noi la viviamo come unica è dovuta al fatto che uniamo con facilità gli elementi percettivi e sensoriali tra loro.

 È per continuità psichica che uniamo insieme il senso di coscienza che ci dà consapevolezza della nostra vita. Nell'intuizione abbiamo un fenomeno analogo da molti elementi percettivi e cognitivi che si vengono in un'unica esperienza abbiamo l'intuizione, una forma di insight, illuminazione.

La coscienza a un livello di consapevolezza varia di persona in persona, perché la complessità percettivo cognitiva che sta dietro all'esperienza di ognuno è differente.

 Cos'è che ci ispira a pensare, creare, vivere? Non lo sappiamo, non ne abbiamo coscienza, proprio come non abbiamo coscienza delle nostre intuizioni, ci arrivano, così è per il linguaggio, non so quale parola sto per dire ma la dico e poi un altra ed un altra ancora è tutto diventa legato assieme come nel linguaggio, questo mi affascina ed allo stesso tempo mi confonde. Son andato a cercare Noam Chomsky che leggevo all'età di 16 anni senza capirlo appieno, neppure ora riesco a capirlo appieno ma mi affascina e voglio darvi uno spaccato della sua idea del linguaggio, ß anche voi non comprendete tutto non importa, alla fine il vostro inconscio vi darà, per continuità psichica, una chiave di lettura di ciò che vi ha lasciato una parte del pensiero di Noam Chomsky.

La teoria del linguaggio innato di Chomsky (1957, 1965, 1988)

L'acquisizione del linguaggio è un processo ATTIVO di scoperta di regole e verifica di ipotesi reso possibile da una conoscenza innata della natura del linguaggio 


Dispositivo innato per l'acquisizione del linguaggio (LAD) = possesso di una Grammatica Universale (insieme di tutti gli elementi strutturali condivisi da tutte le lingue naturali), permette al bambino di: percepire regolarità nelle espressioni udite; utilizzare le regole grammaticali per generare frasi 


Ambiente ha una funzione solo attivante (input linguistico poco rilevante) 


Competenza (capacità di analizzare l'input linguistico e la padronanza delle regole grammaticali e capacità di analizzare il materiale linguistico) precede l'esecuzione (l'uso effettivo) 


Indipendenza del linguaggio (dominio specificoche si sviluppa e funziona secondo regole proprie) dalle capacità sia cognitive che comunicative 


Concezione dominio-specifico dello sviluppo del linguaggio 


"Nessuno sostiene che le regole del linguaggio sono innate. Piuttosto, la capacità del linguaggio possiede una componente genetica, fondamentale. Se questo non fosse vero, l'acquisizione della lingua dei bambini sarebbe un miracolo. Questo è evidente fin della nascita, dal primo momento che il bambino comincia a raccogliere informazioni linguistiche nell'ambiente rumoroso che lo circonda, e poi l'acquisizione segue il suo corso che, chiaramente, va ben oltre le prove disponibili, dalle parole più semplici alle complesse costruzioni e interpretazioni linguistiche. Una scimmia, con lo stesso sistema uditivo e collocata nello stesso ambiente, percepirebbe solamente il rumore. O questo è magia, oppure vi è un principio innato, un'intelligenza del linguaggio, come in altri aspetti umani della crescita e dello sviluppo". Noam Chomsky

La creatività viene considerata come una delle caratteristiche fondamentali del modo di usare il linguaggio: rispetto al numero limitato di parole e di regole esistenti, noi tendiamo a creare qualcosa di nuovo, non riducibile in maniera meccanica alle regole grammaticali, anche se da esse, in qualche modo, "generato". La grammatica quindi, "genera" enunciati, nel senso che sta alla loro base, ma non li produce in maniera meccanica una volta per tutte. Poiché la conoscenza di una lingua è per Chomsky capacità di produrre e comprendere un numero virtualmente infinito di frasi, cioè anche frasi nuove, mai prodotte o udite prima, di questo deve dar conto una grammatica.

Il compito principale della teoria linguistica deve essere di sviluppare un elenco di universali linguistici che, da un lato, non sia poi smentito dalla concreta diversità delle lingue e, dall'altro, sia sufficientemente ricco ed esplicito da spiegare la rapidità e l'uniformità dell'apprendimento linguistico, e la notevole complessità e portata delle grammatiche generative che dell'apprendamento linguistico sono il prodotto. (da Aspects of the Theory of Syntax, Cambridge, 1965, pp. 27-28)

Perché esiste un linguaggio e perché ci son così tante lingue diverse, come fa un bambino a capire cosa ascoltare, come fa ad apprendere così rapidamente una lingua?

Se non fosse presente a livello genetico una struttura cognitiva che predispone l'acquisizione e l'uso di un linguaggio noi non parleremmo, ne capiremmo cosa ci vien detto. Tra le tante "magie" del nostro mondo interiore (inconscio) vi è una capacità particolare, quella di dare continuità all'esperienza vissuta (dare senso) a prescindere da tutti i tagli che si son fatti nell'esperienza completa. Il concetto di continuità psichica ci dice che qualcosa è rimasto anche se tutto quanto è sparito, per continuità psichica noi attribuiamo continuità anche alla morte stessa, quando muoriamo in verità ci spostiamo solamente ... è bellissimo come la nostra cultura, qualunque essa sia, ci cattura, ci ipnotizza completamente si potrebbe dire, e ci permetta una continuità di senso e di significato a prescindere da ogni cosa possa succedere intorno a noi.

La nostra mente nega le evidenze, esclude o include le cose, e vive in una perfetta "magia" implicativa, associando assieme fatti ed esperienze che si richiamano l'una con l'altro. Se ti dico che proprio perché sei intelligente ed hai compreso cos'è per te vivere ti senti bene, ho creato un associazione che spiega perché siamo portati a studiare e conoscere. La curiosità è un gioco irresistibile, innato, è presente nel nostro DNA, non possiamo esimerci dall'essere curiosi, possiamo solo modulare la nostra curiosità, curiosi si nasce.


domenica, gennaio 08, 2017

Chiamale se vuoi ... emozioni.

Marco Chisotti

L'esperienza dell'ipnosi è la magia del nostro cervello in azione. Forse un giorno non si parlerà più di ipnosi ne di magia del cervello ma oggi è ancora così.

Quello che succede nella nostra testa è ancora un mistero, e nella sua complessità probabilmente rimarrà così ancora per molto, buona parte delle fantasie sull'ipnosi nascono dall'azione di parti antiche del nostro cervello, strategie "istintive" che un tempo erano alla base della sopravvivenza. In noi tutti esiste ancora un animale che ha bisogno di mangiare, bere, dormire, fare sesso, proteggersi, difendersi, legarsi, appartenere. È un animale che si prende cura del suo simile, altamente organizzato a livello sociale, e come animale sociale in grado di comunicare in modo complesso e sofisticato, e capace di tessere relazioni complesse e sofisticate con i suoi simili e con la natura, ma anche un animale particolare, l'unico assieme alle formiche, in grado di distruggere i suoi simili.

Credo si debba partire dalla struttura del cervello per capire queste "basi" di partenza, tutta l'ipnosi spettacolare, l'ipnosi da palcoscenico, si basa su quest'essenza animale, la presenza in noi di cervelli differenti che solo parzialmente son in armonia tra loro.

In questo complesso mondo di equilibri e convivenze tra parti differenti del nostro sistema nervoso, all'interno del nostro mondo di comunicazione e relazione interpersonale, vi sono empatia e compassione, che, pur rispondendo alla struttura stessa dei nostri neuroni spacchino, vanno ben oltre al semplice modello esplicativo della struttura del cervello nelle sue tre "dimensioni" cervello rettile, cervello mammifero e neuroorteccia.

L'uomo vive una condizione particolare rispetto all'animale, è impegnato in una relazione col mondo, come tutti gli animali, dove sopravvivere ali cambiamenti climatici e strutturali del territorio, ed allo stesso tempo è in relazione con se stesso, e questo tipo di coscienza autreferente è tipica della razza umana, anche molti altri mammiferi e non posseggono una coscienza ma molto limitata nelle sue funzioni, non è in grado di autoreferenzialità, anche quando molto elaborata come quella presente nei primati.

Noi esseri umani non possiamo prescindere da noi stessi e dalla conoscenza che ci portiamo di noi, la nostra cultura!

Ma non basta basta, abbiamo altri "vizi" tipicamente umani che arricchiscono la nostra idea di Ipnosi mantenendola nel contesto magico, oltre a farci vivere in differita l'idea di noi stessi, l'uomo di Neandertal era così, obbligato a rimanere collegato all'utensile da lui costruito, la lancia la usava solo come un forcone, noi umani siamo speciali perché abbiamo preso molto dall'homo sapiens, lui gli utensili li usava in modo creativo, la lancia ha imparato a lanciarla, inventando sempre modi nuovi con cui stupire il mondo sociale fino a stupirsi di se stesso.

La curiosità è il principale di quei "vizi" che ci rendon diversi gli uni dagli altri, la varietà umana è la più ampia tra tutte le forme di vita conosciute, siamo speciali perché possiamo immaginarci le cose e collegarle tra loro, con associazioni che divengono per noi vere e proprie implicazioni, fino a creare dei comandi mascherati da descrizioni, a cui finiamo di obbedire, valori, credenze, convinzioni.

La conoscenza obbliga! Un presupposto fondamentale del costruttivismo è proprio questo, la conoscenza non ci lascia indifferenti, la conoscenza implica la percezione quanto la percezione implica la conoscenza, è come non bastasse non ce la cantiamo e suoniamo suoniamo da soli, c'è la balliamo pure creandoci quelle aspettative che sono alla base delle nostre profetizzazioni, il bisogno di anticipare della nostra intelligenza, considerando gli eventi non come elementi casuali bensì, attraverso l'invenzione del tempo, allineandoli in processi causali fino a confezionarci direttamente una profezia che si auto avvera, noi siamo i migliori profeti di noi stessi, dove i dati non sono altro che "capta" presi, scelti dai nostri sensi istruiti dalle nostre convinzioni,conoscenze per altro funzionali ed istruttive dunque legittimamente utili.

A complicare il tutto ecco che vengon fuori le emozioni, la memoria della storia che ci raccontiamo è intrisa di emozioni che fissano sempre più la memoria stessa, si perché le emozioni servono a memorizzare nei i ricordi la nostra vita, e ci emozioniamo ancora nel ricordare le emozioni che han fissato in noi i nostri ricordi, ed alla fine di questa giostra di emozioni e ricordi non abbiamo solo creato una coscienza, abbiamo dato vita ad universo di reti emotive funzionali in cui siamo sospesi con tutti i nostri simili in un unico sistema d'appartenenza, un unico organismo psicobioemotivo, dal singolo sistema alla massa.

Crediamo alle storie che ci raccontiamo e ci raccontiamo le storie perché le crediamo vere, autentiche, ma è il credere alle storie, il vivere nell'immaginario che ci ha resi quello che siamo, individui in grado di vivere all'altezza dei nostri sogni.

La vita è stata un sogno che ha stimolato l'immaginario fino a spingerci alla consapevolezza del nostro sognare, realizzando i sogni che han prodotto i nostri credo, le nostre convinzioni, le ideee, i pensieri e le emozioni stesse. Dal mondo delle idee attraverso in flusso della vita, saldando nelle memorie cognitive e del corpo, una stretta rete di riti e miti, che nel tempo si son strutturati in complessi significati. 

Ma le storie che ci raccontiamo non son storie ingenue son storie complesse. che si generano dalle nostre esperienze attraverso lunghe catene di associazioni, sono storie che si son fissate in noi passando attraverso le concrete esperienze della vita, ma soffiando in loro le "verità" dei riti e dei miti che nel passato la tradizione, ha fissato in noi ancora una volta con grandi emozioni che continuano ancora oggi a farci sognare.


domenica, gennaio 01, 2017

Un secolo al singolare.

Marco Chisotti • 1 gennaio 2017

Carl Gustav Jung

"La scarpa che sta bene ad una persona sta stretta ad un'altra: non c'è una ricetta di vita che vada bene per tutti." C. G. Jung

Mi sono ritrovato a pensare ad un individuo controverso, credo che questo sarà un anno controverso per me e allora voglio portarvi alcuni spunti di questo modo di essere più che di pensare nella psicologia transpersonale di Carl Gustav Jung.

I secoli passati sono stati perlopiù interessati allo sviluppo sociale, e dalla competizione sociale. Il nostro secolo si è interessato dell'individuo e del suo mondo, e il suo mondo interiore. Il primo sincero interprete di questo grande

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cambiamento che ha saputo inquadrare la psiche In modo quasi poetico, aldilà del contesto medico scientifico, è stato Carl Gustav Jung.

Il principale mito in cui noi ci troviamo a vivere oggi è il mito della conoscenza, cerchiamo costantemente spiegazioni e comprensione, non ci accorgiamo che stando detto un mondo non possiamo descrivere il mondo a prescindere dalla cultura in cui siamo immersi.

Il concetto della seconda cibernetica che mette a fuoco l'individuo come prima matrice di ogni significato si allontana dalla possibilità di una spiegazione ontologica veritiera, tutto quanto è relativo, tutto dipende da una figura sullo sfondo, da un processo su una forma, la nostra continuità cognitiva che dettata a priori della nostra mente collettiva non ci può riservare da questo errore.

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Carl Gustav Jung

"Un uomo che non è passato attraverso l'inferno delle sue passioni non le ha superate." Carl Gustav Jung

La spiritualità non è un trastullo della mente e qualcosa di cui ci si deve nutrire, e

qualcosa che tiene viva la mente, intesa come unione di cervello e corpo, in tutte le sue fasi di crescita e di vita.

"Se non capiamo le immagini dell'inconscio, o rifiutiamo la responsabilità morale che abbiamo nei loro confronti, vivremo una vita dolorosa." Carl Gustav Jung

Jung si rese conto del carattere soggettivo di ogni dottrina psicologica prodotta dalla mente di un uomo, fu questo l'elemento che lo rese diverso da Freud

"Nessuno cede alla suggestione a meno che non desideri, nel profondo del suo cuore, conformarsi ad essa." Carl Gustav Jung

I miti come i sogni aiutano le persone, in modo collettivo, a sintonizzare i propri desideri e le proprie necessità, l'umanità cammina su due fronti diversi uno individuale, ed uno collettivo. Il mito fa parlare le anime, le fa sognare, fa condividere i bisogni spingendo i cambiamenti.

Carl Gustav Jung

Con il concetto di archetipo Jung Ray inserisce nel collettivo l'individuo, gli archetipi sono tipologie di persone, di personaggi meglio inteso, che compongono

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i miti collettivi. Attraverso l'individuazione del problema che tipo l'individuo si muove in sintonia col gruppo, ha un ruolo e si sincronizza con gli altri. Aldilà delle sue personali tendenze, l'individuo è sempre collegato ad un gruppo di riferimento, è continuamente in assonanza cognitiva col gruppo. Allo stesso modo è però in sintonia con la sua continuità cognitiva, quelle immersione nella propria

vita, nel proprio mondo inconscio, sede della sua identità, e della sua storia.
"Il pulcino non hai imparato il modo con cui uscirà dal luogo: esso lo possiede a

priori." Carl Gustav Jung

Gli archetipi esistono aldilà delle culture, dell'origine delle persone, sono qualcosa che ci precede, probabilmente sono alla base dell'orientamento del pensiero stesso, dunque si difficile consapevolezza.

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Carl Gustav Jung

Quando analizziamo la persona, le strappiamo la maschera e scopriamo quello che sembrava individuale, alla base e collettivo. Carl Gustav Jung

Nella dicotomia mente e corpo si annida la visione polare di Jung, la parte maschile e la parte femminile dell'individuo sono presenti nella stessa mente, considerata l'unione del cervello e del corpo. Nei poli opposti si potrebbe vedere la

stessa struttura del cervello, i due emisferi che possono tranquillamente manifestare tipologie diverse di come interpretare la vita stessa.

Da sinistra in basso: Sigmund Freud, Stanley Hall, Carl Gustav Jung. Fila in alto da sinistra: Abraham Brill, Ernest Jones, Sandor Ferenczi

"Non vi è nulla di più difficile da tollerare che se stessi." Carl Gustav Jung

L'ombra e quella parte di noi nascosta, la parte inconscia per quanto non conosciamo il suo modo di essere, per quanto conoscendolo cerchiamo di nasconderlo. Curioso come nella storia di tutte le fiabe ci fosse il male, il cattivo, la manifestazione di un Se che nessuno desidera ma che giocoforza è presente nella vita. L'ombra e la dimora dei mostri che abbiamo dentro di noi, la contropartita di quello che desideriamo per gli altri quando stiamo bene con noi stessi.

"In ogni caos c'è un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto." Carl Gustav Jung

Nella sua visione Jung considera l'inconscio come uno scontro tra opposti, come uno scontro tra opposti, bene e male, amore odio, vita morte, quando si vivono questi contrasti la psiche ne patisce e somatizza nel corpo.

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Il disagio dunque non è solo uno sfogo di uno stallo esistenziale ma un bisogno di cambiamento, il bisogno di cercare una strada differente.

Carl Gustav Jung

"Dove l'amore impera, non c'è desiderio di potere e dove il potere predomina, manca l'amore. L'uno e l'ombra dell'altro." Carl Gustav Jung

Si cresce continuamente nella contrapposizione tra il bene e il male, nel prendersi cura degli altri, nella relazione d'aiuto, si cresce quella parte di noi personale che proprio come l'ombra svanisce con la luce, senza però poter esistere senza di essa. Credo che questo paradosso è ciò che ci accompagna la luce ci fa svanire e il buio ci fa morire, la lotta è sempre tra l'apparire e lo sparire, tra l'essere e il non essere, con tutte le analogie che ci portano nella letteratura e nella poesia dell'animo umano.

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"L'uomo cresce secondo la grandezza del compito." Carl Gustav Jung

Se vogliamo capire un individuo non dobbiamo solo guardare da dove arriva ma dobbiamo intendere dove vuole arrivare, lo scopo, il fine rende intelleggibile la persona, al di là di una presenza assenza che può essere strategica, ciò che conta è l'intenzione, la percezione come sentire è diversa dalla percezione come essere che prevede una storia, un inizio e una fine.

Carl Gustav Jung

Nei popoli antichi, di origine tribale, il pensiero ricorreva alla animismo, la natura era come l'individuo portata a fare le cose e a vivere con l'intenzione, tutto quanto era Magico, intenzionale, e tutto quanto era la misura dell'individuo, nel senso che l'individuo vedeva se stesso nella natura e in tutte le sue parti.

"L'irrazionale non deve e non può essere estirpato. Gli dei non possono e non devono morire." Carl Gustav Jung

È bello vedere nel pensiero di Jung una collocazione del mondo spirituale che abbraccia il divino, questo distaccarci dalla natura creando più Dei, come nella Grecia antica, fino al mono ideismo della nostra realtà attuale dove Dio è invisibile è lontano.

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Carl Gustav Jung

Dio è parte di noi come archetipo esistenziale, ognuno di noi possiede un'idea di dio sia negandolo sia approvandolo. Questo bisogno di Dio è stato espresso a livello sociale con tutte le forme politiche di socialismo di destra e di sinistra, imponendo un Dio nel popolo, imponendo un Dio nelle masse.

Trovo molto sensato ritornare alle scienze umane come riferimento a darsi che è umana, lasciando la scienza della precisione, del vero, considerando che la realtà non può essere altro che una nostra invenzione senza necessarie verità. La verità è l'invenzione di un bugiardo ci dice Heinz von Foerster E dunque la realtà stessa è una nostra invenzione come tale deve essere inserita in una storia perché possa farci da guida, ma la storia non è ancora stata raccontata, perché non è solamente ciò che è stato a guidarci ma è quello che desideriamo che sia che ci può guidare a quell'essere in divenire quali siamo tutti noi.

"La vita umana e un esperimento dall'esito incerto." Carl Gustav Jung

La vita è un continuo esperimento, molta parte della nostra vita la poniamo nella guida, nel guidare la vita stessa, ci collochiamo nel cervello e da li teniamo tutto sotto controllo, questa pia illusione ci accompagna rimanendo stretta alla gola ed allo stomaco, nel senso che ci porta continua malinconia e rabbia.

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Carl Gustav Jung

"Vidi il serpente nero salire, strisciando, lungo il legno della croce. Penetrò nel corpo del Crocifisso, per uscire poi, trasformato, dalla sua bocca. Era diventato bianco." Carl Gustav Jung

Con l'amaro in bocca trasformiamo il pensiero nei fatti pensando al bene viviamo il male, dovremmo al contrario vivere il bene e lasciare all'ombra, quella parte di noi che vive nell'opposto del male il senso del bene, il compito di elaborare quel male oscuro che ci tiene lontani gli uni dagli altri. Noi abbiamo bisogno del male per distinguere il bene, dobbiamo fidarci del nostro inconscio ombra capace di vedere il bene contrapposto a quel male, al male dell'anima.

"La società è organizzata non tanto dalla legge quanto dalla tendenza all'imitazione." Carl Gustav Jung

Fingere per essere, la funzione essenziale dei nostri neuroni specchio dell'empatia e la compassione, ci teniamo lontani dal nostro simile per timore di perdere la nostra stessa identità.

A Jung il merito quale psicanalista di aver riportato la visione interiore dell'esistenza da quel mondo sociale di massa che ha dominato nel 18o secolo, con la psicoanalisi per tutto il 19o secolo ci si è espressi a livello individuale, ricollocando l'anima nell'individuo, pur mantenendo un inconscio collettivo, si è portata avanti un'idea di inconscio individuale. Il 21o secolo sto ancora scegliendo la direzione sicuramente non è ancora esaurita la vena individuale, nelle neuroscienze ci sta il mistero di quella complessità che non possiamo dominare ma che pur appartenendoci ci confonde.

Quest'anno mi interesserò di crescita personale vuoi perché ne sento una grande esigenza mia, vuoi perché vedo troppo spesso i giovani chiusi nella loro dimensione solipsistica, attraverso i social network sei un come rinchiusi a osservare il mondo, al giudicarlo senza il viverlo Credo che ogni nuova generazione sia gli occhi della vecchia generazione un po' così, un po' più introspettiva e disimpegnata di quanto non ci si senta dessert stati protagonisti nella nostra vita di un mondo d'azione e di reazione. Credo che la crescita vado a pensata per la gita al contempo e non si può dire quanto tempo ci voglia per pensarla, sebbene tutto questo pensare tolga spazio alla vita stessa. Se non ci si

sente e preparati è inutile muoversi si finirebbe per credere davvero sbagliato strada. Non c'è una strada giusta, per questo devi partire quando ti senti d'esser cresciuto abbastanza per poterlo fare.

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Carl Gustav Jung 

martedì, novembre 29, 2016

Un vocabolario per il metodo Psicobioemotivo.

Marco Chisotti

Da diverso tempo che mi concentro nel considerare insieme corpo mente ed emozioni considerando che la mente in questo caso la parte cognitiva di noi, mentre lle emozioni rappresentano il nostro spirito, e la parte dell'anima il nostro corpo.

È interessante notare che il corpo nella stessa maniera della nostra mente possiede tutti i requisiti per generare una storia, per portare una coscienza o consapevolezza al sé, e dunque va trattato nella stessa maniera in cui si tratta la nostra mente.

La sostanziale differenza è che con la mente si tratta attraverso un linguaggio verbale non verbale e para verbale mentre con il corpo si tratta esclusivamente con un linguaggio non verbale a meno di introdurre la voce, quindi nel contesto para verbale, come elemento per sottolineare passaggi comunicativi e relazionali tra mente e corpo, cioè per mettere in esaltazione le emozioni che la persona vive.

Ci portiamo dietro i diversi sono le esperienze della nostra vita vissuta dalla mente cognitiva e dal corpo percettivo, dal momento che percepiamo un mondo di esperienze e questo lascia un segno nella nostra memoria possiamo pensare che le memorie costituiscono la nostra storia che sono in parte è una storia cognitiva altra parte è fatta di esperienze percettive sensoriali che in qualche modo pesano su di noi.

La nostra storia che sono in parte è una storia cognitiva altra parte è fatta di esperienze percettive sensoriali che in qualche modo pesano su di noi.

La stanchezza che le persone vivono molto spesso, in modo erroneo, viene attribuita o alla mente o al corpo è difficile che si faccia un lavoro di considerazioni di mente e corpo assieme, i problemi che scaturiscono da questo tipo di situazione incredibilmente complessi.

Voglio pensare che la vita debba durare un tempo limitato proprio per questo nel tempo si accumulano tante esperienze che alla fine diventano dei macigni che portiamo con noi, c'è da pensare che l'amnesia delle persone anziane sia un bisogno, da giovani sia poco da ricordare e tanto da sentire, da vecchi si sente poco e che sia tanto da ricordare.

Non mi importa che questa cosa che sto dicendo non sia del tutto logica, la logica è un meccanismo che ti serve per spiegare fenomeni come la vita che di per sé non sono spiegabili, la vita è un processo che come tale va vissuto, la forma che diamo alle cose deve essere una cosa bella, piacevole utile interessante ma non può essere vera.

Lavorare nelle relazioni d'aiuto vuol dire prendere in considerazione la persona nel suo insieme tutte le parti della sua vita, la sua storia, le sue esperienze; i suoi problemi, anche se sono precisi e conclamati, derivano da un mix di tanti elementi che concorrono alla stessa causa.

Non è possibile parlare di un'unica coscienza esistono almeno due coscienze nelle persone, coscienze differenti che alle volte si manifestano semplicemente legandosi a differenti stati mentali, altre volte le coscienze sono imputabili a due strutture complesse, presenti in ogni individuo, la struttura cognitiva, il primo cervello, che ha nell'area prefrontale del cranio trova la sua parte determinante, e la struttura fisica che ha nell'addio e il suo punto determinante, il secondo cervello, di una complessità tale da dare, nel suo insieme, il volume di un cervello di un gatto.

Non rimane che inserire la terza parte fondamentale dell'esperienza di vita delle persone, le emozioni ed il loro compito nel regalarci passione e sentimento, è quello di tenere insieme mente e corpo ed alle volte permettere alla ragione di guidare l'azione, ed altre volte permettere all'azione di dominare la ragione.

Il mondo complesso che nasce da queste interazioni solo in parte può essere capito, le emozioni possono essere solo sentite nel flusso della vita, nei momenti in cui memorizziamo la nostra storia, nei momenti in cui percepiamo e sentiamo.

L'intervento deve essere fatto tenendo presente questi tre livelli, è un intervento di ipnosi in quanto prevede un lavoro con tre stati mentali differenti, solo l'Ipnosi è in grado di lavorare contemporaneamente coi pensieri, nel ragionamento logico, col ricordo della storia, con il linguaggio del corpo, il linguaggio della mente e quello delle emozioni, tenendo il contatto con la persona, ascoltando e comunicando con tutto l'organismo.

https://youtu.be/mncOTdk6S-E


sabato, agosto 27, 2016

Cecità cognitiva. Marco Chisotti.
Noi non vediamo di non vedere, vediamo sempre, ma vediamo una cosa alla volta, viviamo in un film che il nostro inconscio struttura per noi in una continuità psichica intrisa di tutte le nostre convinzioni.
Invecchiando scopro sempre più che le Neuroscienze per me son la Nutella del pensiero.
Prima o poi arriverà una teoria della coscienza dove tutti quanti, scienziati e gente comune, si rispecchieranno come in uno unico stato mentale condiviso.
Succederà e sarà come quando l'umanità ha accettato la rivoluzione copernicana, l'evoluzione darwiniana, l'esistenza del mondo inconscio froidiano, accetteremo una teoria della coscienza e ci rifletteremo in essa.
Sto afferrando il senso della complessità ed accettando che le singole cellule del mio cervello proprio non abbiano nessuna consapevolezza dell'insieme in cui vivono.
Solo noi, con la nostra coscienza, abbiamo il dono di vivere la vita di mezzo, né troppo piccoli come atomi, né troppo grandi come stelle, a mezzo, al passo con la vita.
Ci penso costantemente a tutto questo, ma ho un grosso limite guardò il mondo pretendo dal mondo, credo che l'unica soluzione è iniziare a tracciare un confine e poco alla volta modificarlo per ottenere sempre più un modello condiviso.
Son convinto che il "mondo" sia frutto delle nostre credenze, si nasce si cresce si vive e si muore attraverso un fitto canovaccio di credenze e convinzioni che noi chiamiamo "realtà".

mercoledì, luglio 27, 2016

# Continuità cognitiva e realismo cosciente.

Ho sempre pensato che tra realtà e percezione non ci fosse tutta quella affinità che si pensa. Credo che come al tempo in cui la terra era pensata al centro dell'universo, oggi si viva quel senso di perdita cercando di tenersi stretta una realtà come viene intesa e vissuta, esistiamo noi, gli oggetti, lo spazio ed il tempo.
Prendiamo in considerazione questa figura, è fatta di parti senza un nesso diretto:

Variando semplicemente la posizione di queste parti ecco che compare ai nostri occhi un cubo in tridimensione, in verità l'immagine è piatta, non può sussistere un cubo in tridimensione, è il nostro ccervello a costruire le nostre esperienze:

Nell'evolvere la nostra vista è sempre stata orientata a migliorare, ma il suo traguardo l'ha raggiunto nel momento che costruisce una realtà stabile e affidabile in cui vivere.
Esiste in Australia un coleottero che va alla ricerca della femmina, che al contrario non vola, riconoscendola dalla pelle protettiva fatta a fossette e di color marrone, ma non si rende conto di andar a corteggiare, sdraiandosi scopra ad una bottiglia di birra che possiede le stesse fossette e lo stesso colore, rimanendone ingannato, rischiando in tal modo fino l'estinzione, per salvarlo dall'estinzione si è dovuto cambiare il tipo di bottiglia di birra.

Ci vien da sorridere per tante cose perché non vediamo le cose per cui altri potrebbero ridere di noi.
Come dice bene von Foerster noi "non vediamo di non vedere, vediamo sempre", il nostro cervello ricostruisce la realtà per come noi ci attendiamo di vederla, e per come conosciamo di saperla usare.
Lo scopo della percezione non è costruire la realtà, così come noi la pensiamo, la realtà, è un oggetto evolutivo, lo scopo della percezione è quello di adattarsi all'ambiente in cui viviamo, e dato che la percezione è funzionale alla nostra sopravvivenza, è funzionale a tutte le cose che noi viviamo come prioritarie, la percezione ci porta ad avere figli, annullando tutto ciò che sta tra l'occhio che percepisce la realtà e la procreazione.
Credo che se una persona non si adatta alla vita è perché è soggetta a una percezione distorta della realtà, l'evoluzione si può comprendere solo se si studiano tutte le relazioni che è possibile considerare nell'insieme della vita, ogni relazione perturba un differente sistema che risponde di conseguenza in un gioco di infinite interazioni.
Se la percezione guida la nostra vita lo fa per non farci muovere in una realtà prestabilita, bensì per costruire un percorso che possa portarci a realizzarci secondo i nostri presupposti.
Semplicemente abbiamo un mondo interiore complesso, come la realtà in cui viviamo, per vivere abbiamo bisogno di muoversi nella semplicità, quello che vediamo è la traduzione di un mondo complesso in un mondo semplice, evolutivamente la realtà che condividiamo si è resa disponibile ed usufruibile, ed è stata mantenuta e migliorata nel tempo, abbiamo oggetti, spazio e tempo a disposizione per creare un ambiente in cui muoverci con facilità, raggiungere i nostri scopi, mantenere attivo l'adattamento alla vita.
"La realtà è una immensa rete interattiva di agenti coscienti semplici e complessi che causano l'un l'altro esperienze coscienti." Donald Hoffman.
Possediamo il più grande simulatore cognitivo, l'area frontale prefrontale del nostro cervello, di tutti gli esseri viventi, con il nostro "come se ....", attivo dall'età di 24 mesi siamo in grado di modificare ogni esperienza percettiva a favore di un adattamento funzionale alla vita, ma possiamo anche generare delle aspettative che si auto avverano, siamo i migliori profeti di noi stessi.
Ogni volta che viviamo nuove esperienze, siamo pronti a modificarle in modo da rendere la nostra vita sempre "positiva", mantenendo in noi il piacere di vivere malgrado tutte le esperienze negative che incontriamo.
Il compito evolutivo della nostra capacità di percezione, ed aggiungo della nostra cognizione, non è quello di ricostruire immagini e formulare pensieri a partire dagli stimoli che provengono dalla nostra esperienza percettiva, quanto piuttosto scartare tutto quello che non risulta utile e funzionale alla nostra sopravvivenza.