sabato, agosto 27, 2016

Cecità cognitiva. Marco Chisotti.
Noi non vediamo di non vedere, vediamo sempre, ma vediamo una cosa alla volta, viviamo in un film che il nostro inconscio struttura per noi in una continuità psichica intrisa di tutte le nostre convinzioni.
Invecchiando scopro sempre più che le Neuroscienze per me son la Nutella del pensiero.
Prima o poi arriverà una teoria della coscienza dove tutti quanti, scienziati e gente comune, si rispecchieranno come in uno unico stato mentale condiviso.
Succederà e sarà come quando l'umanità ha accettato la rivoluzione copernicana, l'evoluzione darwiniana, l'esistenza del mondo inconscio froidiano, accetteremo una teoria della coscienza e ci rifletteremo in essa.
Sto afferrando il senso della complessità ed accettando che le singole cellule del mio cervello proprio non abbiano nessuna consapevolezza dell'insieme in cui vivono.
Solo noi, con la nostra coscienza, abbiamo il dono di vivere la vita di mezzo, né troppo piccoli come atomi, né troppo grandi come stelle, a mezzo, al passo con la vita.
Ci penso costantemente a tutto questo, ma ho un grosso limite guardò il mondo pretendo dal mondo, credo che l'unica soluzione è iniziare a tracciare un confine e poco alla volta modificarlo per ottenere sempre più un modello condiviso.
Son convinto che il "mondo" sia frutto delle nostre credenze, si nasce si cresce si vive e si muore attraverso un fitto canovaccio di credenze e convinzioni che noi chiamiamo "realtà".

mercoledì, luglio 27, 2016

# Continuità cognitiva e realismo cosciente.

Ho sempre pensato che tra realtà e percezione non ci fosse tutta quella affinità che si pensa. Credo che come al tempo in cui la terra era pensata al centro dell'universo, oggi si viva quel senso di perdita cercando di tenersi stretta una realtà come viene intesa e vissuta, esistiamo noi, gli oggetti, lo spazio ed il tempo.
Prendiamo in considerazione questa figura, è fatta di parti senza un nesso diretto:

Variando semplicemente la posizione di queste parti ecco che compare ai nostri occhi un cubo in tridimensione, in verità l'immagine è piatta, non può sussistere un cubo in tridimensione, è il nostro ccervello a costruire le nostre esperienze:

Nell'evolvere la nostra vista è sempre stata orientata a migliorare, ma il suo traguardo l'ha raggiunto nel momento che costruisce una realtà stabile e affidabile in cui vivere.
Esiste in Australia un coleottero che va alla ricerca della femmina, che al contrario non vola, riconoscendola dalla pelle protettiva fatta a fossette e di color marrone, ma non si rende conto di andar a corteggiare, sdraiandosi scopra ad una bottiglia di birra che possiede le stesse fossette e lo stesso colore, rimanendone ingannato, rischiando in tal modo fino l'estinzione, per salvarlo dall'estinzione si è dovuto cambiare il tipo di bottiglia di birra.

Ci vien da sorridere per tante cose perché non vediamo le cose per cui altri potrebbero ridere di noi.
Come dice bene von Foerster noi "non vediamo di non vedere, vediamo sempre", il nostro cervello ricostruisce la realtà per come noi ci attendiamo di vederla, e per come conosciamo di saperla usare.
Lo scopo della percezione non è costruire la realtà, così come noi la pensiamo, la realtà, è un oggetto evolutivo, lo scopo della percezione è quello di adattarsi all'ambiente in cui viviamo, e dato che la percezione è funzionale alla nostra sopravvivenza, è funzionale a tutte le cose che noi viviamo come prioritarie, la percezione ci porta ad avere figli, annullando tutto ciò che sta tra l'occhio che percepisce la realtà e la procreazione.
Credo che se una persona non si adatta alla vita è perché è soggetta a una percezione distorta della realtà, l'evoluzione si può comprendere solo se si studiano tutte le relazioni che è possibile considerare nell'insieme della vita, ogni relazione perturba un differente sistema che risponde di conseguenza in un gioco di infinite interazioni.
Se la percezione guida la nostra vita lo fa per non farci muovere in una realtà prestabilita, bensì per costruire un percorso che possa portarci a realizzarci secondo i nostri presupposti.
Semplicemente abbiamo un mondo interiore complesso, come la realtà in cui viviamo, per vivere abbiamo bisogno di muoversi nella semplicità, quello che vediamo è la traduzione di un mondo complesso in un mondo semplice, evolutivamente la realtà che condividiamo si è resa disponibile ed usufruibile, ed è stata mantenuta e migliorata nel tempo, abbiamo oggetti, spazio e tempo a disposizione per creare un ambiente in cui muoverci con facilità, raggiungere i nostri scopi, mantenere attivo l'adattamento alla vita.
"La realtà è una immensa rete interattiva di agenti coscienti semplici e complessi che causano l'un l'altro esperienze coscienti." Donald Hoffman.
Possediamo il più grande simulatore cognitivo, l'area frontale prefrontale del nostro cervello, di tutti gli esseri viventi, con il nostro "come se ....", attivo dall'età di 24 mesi siamo in grado di modificare ogni esperienza percettiva a favore di un adattamento funzionale alla vita, ma possiamo anche generare delle aspettative che si auto avverano, siamo i migliori profeti di noi stessi.
Ogni volta che viviamo nuove esperienze, siamo pronti a modificarle in modo da rendere la nostra vita sempre "positiva", mantenendo in noi il piacere di vivere malgrado tutte le esperienze negative che incontriamo.
Il compito evolutivo della nostra capacità di percezione, ed aggiungo della nostra cognizione, non è quello di ricostruire immagini e formulare pensieri a partire dagli stimoli che provengono dalla nostra esperienza percettiva, quanto piuttosto scartare tutto quello che non risulta utile e funzionale alla nostra sopravvivenza.

venerdì, luglio 01, 2016

Una mera giustificazione.
Marco Chisotti.

"Il metodo non può che costituirsi nella ricerca. Qui bisogna accettare di camminare senza sentiero, di tracciare il sentiero nel cammino." EDGAR MORIN

I nostri cervelli son più diversi tra loro di quel che sembra, anche dal punto di vista della stessa consapevolezza. La differenza è riscontrabile sia a livello di stati mentali vissuti in maniera differente, struttura percettiva e struttura cognitiva, sia per come viene utilizzato lo stesso cervello nelle sue parti.

Tutti usiamo tutto, quando il tutto riguarda la nostra vita personale. Impossibile non usare ciò che si conosce. Siamo fatti della nostra conoscenza!

Siamo curiosi quando qualcuno parla di noi perché in quel momento costruiamo la nostra identità, esistiamo descrivendoci, ogni identità ha bisogno di essere affermata, successivamente collaudata, per essere confermata.

Partendo dall'idea di identità si può dire che alcuni problemi nascono quando non riusciamo a mantenere una coerenza in ciò che siamo o che rappresentiamo per noi stessi.

Un altro genere di problema nasce quando il nostro mondo di convinzioni, frutto delle nostre esperienze, non è in grado di adattarsi al mondo esterno, abbiamo difficoltà a ritrovarci, identificarci, in un ruolo entro il quale vivere.

I cambiamenti sono l'unica strada che possiamo utilizzare per ritrovare un adattamento nella nostra vita.

Essendo il cambiamento una manovra che va a modificare il piano percettivo che abbiamo della nostra vita, é ostacolato dalle nostre convinzioni e dobbiamo voltare le spalle alla ragione interna dettata dalla nostra identità coerente, se vogliamo cambiare, solo in un approccio creativo verso la vita troviamo le risorse per il cambiamento.

Ogni Stato mentale avendo la sua memoria è una nicchia di convenzioni che non permette facilmente un cambiamento, per poter cambiare abbiamo bisogno di lavorare a modificare lo stato mentale in cui viviamo, Quell'equilibrio di sensazioni e pensieri che ci accompagna quotidianamente in un continuo dialogo interno nel quale confrontiamo, riconsideriamo, ricordiamo, anticipiamo gli eventi.

Il cambiamento trova le sue fondamenta nell'immaginario, l'esperienza di cambiamento agisce sul nostro stato mentale abituale, poggia la nostra percezione su una base differente da quella a cui siamo abituati, un cambiamento di stato mentale è dunque una dimensione creativa dove possono avvenire cose nuove, utilizza la continuità cognitiva per smorzare tutti gli attriti con piani di prospettiva, percettiva e cognitiva, differenti.

La logica ci permette di allontanarci dal nostro stato mentale senza perdere il nostro orientamento nella vita, la logica ci mantiene in contatto con gli altri, ci permette di accrescere la nostra esperienza attraverso il confronto, con la logica noi ci possiamo permettere un allontanamento dallo Stato mentale abituale.

Dunque entriamo nello spazio del cambiamento, quello spazio creativo che otteniamo nell'immaginario, mantenendo un contatto con la logica, che è il nostro traghettatore, una sorta di Caronte in grado di traghettarci da uno stato mentale a un'altro, mantenendo il nostro equilibrio.

Possediamo tre spazi mentali uno relegato alla logica, lo spazio della ragione, o spazio cognitivo, questo ci mantiene in contatto con il mondo reale, a livello sia percettivo che elaborativo, mettendo in comparazione la percezione attuale con le memorie esperienziali possedute.

Un altro spazio è quello dei sensi, la dimensione corporea entro la quale viviamo, tutti i bisogni e le necessità del nostro fisico, in quest'area sostanzialmente manteniamo la nostra identità attraverso le esperienze del nostro quotidiano.

C'è poi un terzo spazio dedicato all'assemblaggio delle esperienze cognitive, il mondo delle idee, il mondo delle nostre convinzioni, che formiamo mano a mano che fissiamo nella memoria le nostre esperienze.

Questi tre spazi o mondi differenti, si comportano in modo indipendente per ritrovarsi poi a condividere un unico spazio mentale, la nostra consapevolezza, son le convinzioni che si formano con esperienze e si fissano nel nostro mondo interno, a creare il mondo della nostra identità cosciente.

È nel mondo emotivo, nel mondo dell'immaginario che andiamo a trovare la forza dell'adattamento, è questo un approccio creativo che si modifica costantemente per farci trovare il miglior equilibrio possibile tra mondo delle idee, mondo dei sensi, mondo delle emozioni, nel quale vivere.

Dunque potrei dire che la nostra identità è un continuo adattamento tenendo fermi dei punti di partenza, convinzioni, valori, credenze, un esercizio di logica che ci rende comprensibile agli altri, che ci permette di condividere con loro la vita, confrontarci con la loro percezione del mondo, e poi uno spazio creativo, dove le cose non sono solo quello che pensiamo siano, dove è possibile vedere le cose in un modo differente.

Viviamo costantemente attraverso contenuti che si rendono significativi su uno sfondo, questo perlomeno è ciò che la nostra esperienza ci dice, tendenzialmente noi diamo più importanza ai contenuti dimentichiamo facilmente il contesto, e però il contesto a definire il significato dei contenuti per cui noi abbiamo la coscienza limitata dal momento che il contesto è in mano al lavoro del nostro incrocio, essendo una esperienza troppo complessa per mantenerla a livello di coscienza.

L'esperienza percettiva, essendo una costruzione continua, non è sotto la nostra diretta consapevolezza, noi abbiamo solo l'uso frutto dell'esperienza percettiva, c'è uno sfondo, il contesto, entro il quale noi cogliamo dei contenuti, ci concentriamo su questi dimenticando l'insieme.

Quello che la nostra esperienza ci dice è condizionato dalla coerenza con la quale noi ordiniamo i contenuti che ci troviamo a vivere, il contesto è creato dalla nostra mente in modo inconsapevole, noi viviamo il prodotto di una costruzione cognitiva inconsapevole, il nostro inconscio è il regista della nostra esperienza, raccoglie fotogrammi, immagini e compone per noi un'esperienza che noi percepiamo con continuità cognitiva come un film coerente e continuo.

La continuità cognitiva ci permette di mantenere collegate le cose tra loro nel film della nostra esperienza di vita, il nostro inconscio tiene conto della nostra capacità di continuità cognitiva nel comprendere in modo congruo e coerente la nostra vita.

La capacità di percepire in un'unica esperienza percettiva un oggetto composto da migliaia e migliaia di particelle percettive, dove un quanto di informazione viene tradotto in un che cosa, è la nostra continuità cognitiva.

Ogni Stato mentale è vissuto come un mondo a sé, possiede la sua identità, è vissuto in una continuità cognitiva, coerente con il resto delle nostre convinzioni, entro la quale spieghiamo, e comprendiamo la nostra esperienza.

Vorrei aggiungere ancora a questo panorama espositivo e funzionale che non ha pretese di dare spiegazioni ma solo di modellare un'ipotesi di lavoro della nostra mente, vorrei aggiungere che le nostre esperienze cognitive si differenziano anche per il fatto che ogni persona è una quantità in percentuale di coscienza differente dagli altri.

Credo che la quantità di consapevolezza che abbiamo dell'attività cognitiva del cervello vari da persona a persona, anche se indicativamente i cervelli sembrano simili i comportamenti sono differenti, questo è dovuto proprio ad un uso diverso del cervello, e, come conseguenza, delle sue parti vissute in modo cosciente o meno a seconda delle persone.

Penso sia utile, in questa fase di ricerca e conoscenza, anticipare quelle che sono le ipotesi delle Neuroscienze in modo da poter acquisire una sensibilità maggiore, rispetto al passato, verso le possibili variazioni dell'intelligenza come prodotto dell'attività cognitiva, senza farci spiazzare da quelle che sono le individualità dell'attività cognitiva stessa, credo che l'incontro tra mondo delle idee, mondo dei sensi ed emozioni sia totalmente differente nelle persone, la sua stessa attività metta in luce un discorso esclusivo, molte volte semplicemente giustificato dai ragionamenti che lo sostengono.

Credo ci sia proprio bisogno di parlare di metodo Psicobíoemotivo perché questa trilogia è all'alba della sua esperienza, malgrado se ne stia parlando da tanto tempo, l'unità per la quale si sta lavorando non è stata ancora raggiunta.

Le spiegazioni che si ascoltano sono più giustificazioni che non funzionalità, in modo pragmatico dobbiamo trovare ciò che funziona e promuoverlo aiutando l'evoluzione cognitiva a intraprendere percorsi costruttivi che possano gestire la straordinaria qualità potenziale della nostra intelligenza, sia nella sua parte cosciente come nella sua parte inconscia.

mercoledì, maggio 11, 2016

La conoscenza della conoscenza ovvero l'epistemologia.
Marco Chisotti
"Ogni conoscenza è traduzione/tradimento, costruzione e non riproduzione della realtà; siamo destinati alla fatica ermeneutica, a interpretare di continuo, il che ci condanna in modo pressoché inevitabile all'errore e all'illusione. Ma è dell'errore, più che della verità, che dovremmo tessere l'elogio: esso costringe a risvegliare l'energia mentale, è fonte di scoperta e innovazione, mentre la certezza di essere nel vero induce all'inerzia. Non era forse proprio questo il senso pedagogico dell'epistemologia delle congetture e confutazioni del vecchio Popper, il quale ricordava che chi cerca conferme le trova sempre?" Edgar Morin.
Posso essere un gran sognatore sul piano affettivo. L'amore fa sognare anzi senza il sogno l'amore, la passione, il desiderio non son nulla!
Ma la vita non è un sogno e basta, la vita è senza scopo senza fine ....
Ebbene le persone vengon da noi "Terapeuti" per sognare e non possiamo deluderle.
Penso piuttosto che la vita sia occasione ....... magari è solo occasione tutto il resto, lo scopo, il fine, il significato o il senso della vita son solo illusione.
La forza della contingenza che si presenta dinnanzi e spesso la ragione delle nostre azioni.
Quando il contesto diventa più significativo del contenuto?
La vita è il contenuto, mentre il contesto è quello sfondo magico che creiamo attraverso il sogno, uno sfondo dove ci collochiamo la vita.
Il cervello per continuità psichica,come dice Noam Chomsky, non considera nel messaggio i tagli che vengono fatti tra un pensiero e l'altro, così nella realtà la nostra mente cognitiva cuce per noi pezze di realtà creando continuità anche dove continuità non c'è.
La vita così ci appare come una storia, un continuum significativo e coerente, ma non è così è piuttosto un insieme di fotogrammi slegati che il nostro senso compiuto unisce dandoci una percezione stabile e sicura del vivere.
Di fondo quello che ci guida é il nostro essere coerenti, la coerenza è una buona forma, capace di mettere insieme sostanze differenti, e di creare un senso compiuto, esaustivo, completo, la coerenza ci mantiene in una identità stabile e funzionale.
Mi sorgono molti dubbi a pensarmi, a seguire il mio dialogo interno, le cose semplici, le cose complesse.
Credo che solo se sì é perplessi, se si hanno dubbi si impara, se avessimo tutte certezze non avremmo bisogno di imparare nulla, le certezze, come le evidenze, ingannano, sembrano compiersi per noi, è probabile che siano un prodotto della nostra mente inconscia per dare un senso compiuto alla nostra percezione.
Ma la percezione stessa non è una esperienza semplice, la percezione é sentire riconoscere ed utilizzare l'esperienza che si vive.
La percezione riqualifica se stessa in continuazione, e di conseguenza, oltre a rimodellare il nostro cervello, rimodella i sensi, tutto cambia, tutte le nostre esperienze si modificano continuamente, ma manteniamo la nostra percezione stabile limitando la nostra mappa cosciente.
Solo all'insegna del dubbio si procede con la conoscenza, il resto sono repliche di un mondo già definito e conosciuto.
Fino a che viviamo una realtà complessa non l'abbiamo compresa, per capirla é necessario semplificarla, conoscere è arrivare a capire semplificando, non c'è una verità semplicemente c'è un metodo che ti permette di andare avanti, ma il nostro senso del tempo e dello spazio è fatto per farci vivere una vita sicura, con certezze.
La differenza che la percezione genera è una differenza annullata da una cultura che omologa la nostra percezione a ciò che possiamo comprendere.
La cosa sorprendente è che possiamo essere completamente soddisfatti di un falso, tanto soddisfatti quanto di una cosa vera, basta non saperlo.
Alle volte le scelte nella vita non sono fatte per volontà, magari si dice che sono state fatte in modo intelligente, forse è così, solo che spesso, in modo erroneo, si pensa che l'intelligenza nasca da noi stessi, dalla nostra parte cosciente, si pensa che l'intelligenza non sia altro che l'espressione migliore di noi stessi, o del nostro inconscio, molte volte l'intelligenza nasce solo dal bisogno, é il bisogno, la sofferenza, sono le difficoltà a mettere in moto l'intelligenza stessa.
Per fortuna c'è una formula alternativa al bisogno per stimolare l'intelligenza, la chiamano "ansia cognitiva" o semplicemente "curiosità", l'intelligenza è così autonoma, nel suo crescere, nel suo vivere, accompagnandoci nel corso della vita.
Spesso la nostra testa va da una parte ed il nostro corpo dall'altra, ma ogni tanto si incontrano per identificarsi una con l'altro, forse è così che finisce, quando non si scontrano, viviamo un momento emotivo, ci vogliamo bene.
La nostra testa è piena di "oggetti mentali" tra il reale e la nostra rappresentazione del reale c'è solo continuità cognitiva, siamo fatti, come ci ricorda Shakespeare, della stessa materia con cui son fatti i sogni!

venerdì, aprile 29, 2016

Dio e l'Io.
Marco Chisotti
Credere é costruirsi delle convenzioni, idee, pensieri che possano essere esportabili, che posso dunque comunicare agli altri, condivisibili, credere e dare spazio alla comunicazione, alla descrizione, alla forma di quello che sento, penso e vivo.
Quello che noi però viviamo è uno stato mentale un equilibrio tra sensazioni fisiche, pensieri, idee, ed emozioni. Si potrebbe dire che i stati mentali sono stati emotivi, Uno stato emotivo è uno stato di equilibrio tra il mondo fisico del corpo, ed il mondo astratto della mente considerata nella parte del nostro cervello.
Ogni momento della nostra vita e vissuto in uno stato mentale o stato emotivo, emozione e tutto ciò che collega ad un sentimento le nostre esperienze.
Il sentimento è qualcosa, che come dice la parola, noi sentiamo e viviamo sia nel mondo fisico che nel mondo astratto delle nostre idee.
Ogni Stato emotivo o stato di concentrazione o stato mentale comunemente inteso, impiega nostro cervello in una modalità particolare, alcune aree che si attivano altre si scommettono, probabilmente alcuni spazi mentali, considerando mente il nostro cervello in questo caso, si concentrano ad un uso particolare, le stesse aree del cervello possono essere usate per altri scopi e momenti differenti.
Credo che presto si arriverà a scoprire quanto siamo in grado di usare il nostro cervello a "piacere" solo così riusciremo a capire come mai abbiamo più coscienze, comportamenti molto differenti, come se avessimo identità diverse ogni volta che sperimentiamo esperienze differenti.
La fede è il credo e dunque esperienza che le religioni intendono quando vanno a declinare il concetto di Dio, non è altro che lo stato mentale emotivo, particolare dopo usiamo lo so cervello e non certo modo, dove entriamo in uno stato di trance come risposta è bisogno.
Sinceramente non mi stupisco di quanto riusciamo a creare con la nostra mente, intendo per mente un insieme di esperienze Psico Bío Emotive non una semplice realtà cognitiva come comunemente si intendono le esperienze del pensiero.
La macchina "cervello" e la parte dell'uomo ancora più sconosciuta, la parte più complessa che abbiamo da di svelare rispetto all'universo intero che conosciamo.
Non sono dunque stupito che questa nostra dote possa sviluppare così tante spiegazioni del proprio esistere.
L'idea e la rappresentazione di Dio in tutte le sue forme è la più chiara ed evidente esperienza di questa straordinaria complessità.
Per la semplice ragione che l'esperienza del divino e ti presente in uno stato mentale, ogni persona può provare l'esperienza divina cogliendola dentro di sé in esperienze le più diverse, dallo stadio di calcio quando corri di persone inneggiano la propria squadra, credo di persone che pregano assieme, canti balli e rappresentazioni Psico Bío Emotive le più diverse nelle quali i nostri stati mentali si concretizzano.
Dio é energia, ne sono convinto, solo che questa energia non deriva dall'universo ma semplicemente da ogni singolo uomo.
E l'energia del nostro pensiero, del pensare, ed energia del nostro muoverci guardare ascoltare sentire, ed energia delle nostre emozioni legale, significare.
Le preghiere evocano questo principio attivando e noi lo stato mentale che produce quell'energia che ci da benessere producendo ormoni e sostanze come i neurotrasmettitori che ti fanno star bene, ci danno senso di pace, benessere, armonia, serenità.
Dio è una sensazione, è un'emozione, è un'idea, esperienza unica amplificata dalla possibilità di sviluppare un dialogo interno tra i nostri due emisferi cerebrali, una sorta di preghiera continua che possiamo dedicare a un Dio che non ha bisogno di una fisicità, che può stare in ogni luogo, in ogni tempo, che ne sentiamo la presenza, sentiamo il legame con lui, lo descriviamo dandogli una forma che può cambiare nel tempo e nello spazio.
Dio è dunque un processo, un insieme di esperienze che rilasciano pensieri, sensazioni, emozioni; ogni momento è un momento che condividiamo in noi stessi attraverso lo stato mentale con lui, attraverso la preghiera, una condivisione comunitaria assieme alle altre persone che assieme a noi credono in Lui.
Si prega col corpo con i movimenti, con i gesti col ballo, si prega col canto, con le parole la musica, ogni esperienza con Dio riguarda un'esperienza del nostro cervello, nella sua struttura, delle sue componenti, ogni esperienza di preghiera porta una forma di consapevolezza o coscienza, la coscienza di noi stessi, delle persone diverse da noi, la coscienza del bene, del male, la coscienza del bello del brutto, ogni nostra esperienza non è altro che una consapevolezza legata ad una forma con cui descriviamo il momento che viviamo, ed un processo in cui viviamo sentiamo e percepiamo emozioni.
La fede è un credere nel tempo, e la memoria che ci concede una conoscenza che persiste nella nostra esperienza, e la parte emotiva di noi che fissa le esperienze portandole a memoria, tutto ciò che non è fissato dalla memoria è un'emozione transitoria, Come a prima se ne va, solo ciò che è fissato nella memoria attraverso le emozioni, ripetuto nel tempo, diviene parte di quello stato mentale consolidato in noi e che fa parte della nostra coscienza.
La terapia rivolta a risolvere i problemi esistenziali, non è altro che una religione che induce una preghiera che la forza dentro di noi una fede in ciò che noi consideriamo la nostra vita, il nostro mondo. Come qualunque religione la terapia sotto le sue diverse forme rafforza un legame con noi stessi, una maggiore fiducia in noi stessi, una maggiore considerazione delle risorse che portiamo con noi, la terapia e legacci a un io che consideriamo incrocio nel nostro profondo, un io che stai noi.
I rituali sono rappresentazioni ripetibili di esperienze reali modificate all'occasione per fissare principi che chiamiamo semplicemente convinzioni. Tutta la vita é guidata da convinzioni che si sono fissate noi attraverso esperienze, conoscenze, emozioni.
Le neuroscienze hanno dimostrato che la meditazione o la preghiera prolungate, attivano le aree frontali del nostro cervello, i credenti abituati a pregare e a meditare su Dio attivano parecchio queste aree, mentre la stessa cosa non succede nelle persone atee, E dunque il credere ed aver fede che porta un'attività cognitiva a livello delle aree frontali del cervello. In mancanza di fede e quindi di credo, la persona non riesce ad attivare nella stessa maniera le aree frontali.
Durante l'ipnosi le uniche aree della nostra neocorteccia interessate all'attività cerebrale sono proprio le aree frontali, dunque lo stato mentale di trance, o stato ipnotico, attiva il cervello nella stessa maniera in cui si attiva durante la preghiera e la meditazione.
La cosa interessante di questa esperienza nell'andare a vedere l'attività del cervello durante la preghiera e la meditazione, è che quando si ha un discorso di fede, una concentrazione continua da parte del nostro cervello su una esperienza particolare ed astratta, tutto il cervello si attiva in modo particolare, è grande dunque la risposta interna verso un dio che noi consideriamo esterno a noi.
Mi viene da pensare che Dio è un'alchimia che si genera nel nostro corpo, a partire dall'attività del cervello, che si fissa con le esperienze e le percezioni nella nostra memoria sottoforma di emozioni, un'esperienza interiore che si presenta ogni volta che parliamo con noi stessi nell'idea di incrociarci con altro da noi.

mercoledì, aprile 27, 2016

L'esistere ed il consistere.
Marco Chisotti
Ne Il paradigma perduto (del 1973), Morin sosteneva che l'uomo non è composto di due parti sovrapposte, bio-naturale l'una e psico-sociale l'altra: l'uomo è invece una totalità bio-psico-emotiva. Non è una entità chiusa, né la natura è passività, materia amorfa. Un'altro limite della scienza cognitiva è quella di non aver voluto riconoscere l'esistenza dell'immaginario oltre al mondo delle convinzioni e della logica. La biologia ha ignorato a lungo che la cultura ha giocato un ruolo attivo nel complesso ereditario, dando luogo a pressioni selettive sul genotipo e intervenendo sulla determinazione del fenotipo. Quindi né antropologismo ma neppure biologismo: l'uomo, dice Morin, "è un essere culturale per natura perché è un essere naturale per cultura".
L'esistere é tutta una questione di coscienza o consapevolezza senza la consapevolezza di esistere non sarebbe possibile. Sulla coscienza non mi soffermo perché c'è ancora molto da capire per poter dire, ma sull'esistenza si possono coniugare tante esperienze diverse e mi sento di dire che esistiamo almeno in tre mondi differenti.
Il primo mondo che si incontra pensando all'esistenza e il mondo delle convinzioni, le nostre esperienze sono alla base del mondo che ne è una loro conseguenza.
La conoscenza stessa e possibile vederla come un insieme complesso di convinzioni, frutto delle nostre esperienze e punti fermi per quanto riguarda il nostro orientarci nella vita.
L'esistenza è interamente strutturata intorno alle nostre convinzioni, che sono i punti granitici attorno ai quali costruiamo il nostro vivere. Abbiamo bisogno delle nostre convinzioni perché sono le sicurezze che ci permettono di vivere, di avere un'esistenza, di essere dunque persone.
Le convinzioni sono la nostra memoria siamo legati affettivamente a ciò che ci circonda, siamo legati con le nostre emozioni a ciò che scegliamo di portare con noi, la memoria è alla base di tutti i nostri processi cognitivi, ma partiamo da esperienze affettive, dalle emozioni, per poter arrivare in modo logico al ragionamento, affrontando le nostre esperienze in modo condivisibile con le altre persone con le quali dividiamo la nostra esistenza.
Il secondo mondo e il mondo della logica appunto, un mondo che possiamo misurare, che convenzionalmente consideriamo condiviso, un mondo che parte dalla vostra esperienza e raggiunge gli altri condividendo l'esistenza.
Questo secondo mondo e la nostra ragione, la nostra cognizione, risiede del nostro cervello, e la parola, il pensiero.
Questi primi due mondi sono essenziali per la vita sociale, per mantenere lo status Quad, per tenerci in un equilibrio costante nella nostra vita.
Il terzo mondo è un mondo particolare, il mondo più personale nel quale vivere, e il mondo della nostra immaginazione, di uno stato di coscienza alternativo al nostro stato di veglia, un mondo creativo, un mondo di fantasia ma anche di creatività, proprio nel senso di creazione di ciò che diviene poi frutto delle nostre esperienze, parte essenziale dei nostri ricordi, del nostre emozioni, della nostra esistenza.
Il terzo mondo lavora con i sensi, con tutto quello che hai a disposizione con il nostro corpo, il movimento, e l'anello sensomotorio, arricchito di quell'esperienza descrittiva, che ci è familiare ogni volta che ci capita di agire, scegliere, progettare la nostra vita.
La nostra stessa percezione é sensibile a questo approccio, noi percepiamo con i sensi, attraverso il corpo e le sue esperienze, ma contemporaneamente riconosciamo l'esperienza passata sotto forma di ricordo e conoscenza, senza emozioni non ci sarebbe memoria e dunque conoscenza.
Ma la nostra esperienza percettiva non è solo fatta dell'anello sensomotorio percepiamo, e ci muoviamo di conseguenza, ne è solo fatta di esperienze passate, memoria e conoscenza, la nostra esperienza percettiva contemporaneamente guarda avanti e risolvere in modo utile e finalizzato il nostro saggio percettivo, cercando un possibile uso, un'utilità nella percezione stessa.
Dunque percepiamo, riconosciamo, ed utilizziamo contemporaneamente la nostra esperienza percettiva.
A questi tre monti dunque si aggiunge la percezione e tutto quanto si unisce in un unico complesso sistema che comprende il corpo fisico, col nostro secondo cervello all'altezza del plesso solare, Il cuore ed il respiro come sede della seconda parte del nostro cervello dopo quell'antica rettile, quella mammifera che possiamo considerare collegata al cuore e dal respiro nella parte centrale del nostro corpo. La terza parte il cervello, la nostra testa, sede della nostra intelligenza cognitiva collegata alla vostra esperienza fisica, l'intelligenza corporea, collegata alla nostra esperienza emotiva, la nostra intelligenza emotiva.
Tutto questo si va a unire al principio per cui il nostro cervello è ulteriormente composto di due emisferi, che portano con sé esperienze e competenze diverse, un emisfero ed una parte più razionale che pone domande, quesiti, ed una seconda parte l'emisfero non dominante cosidetto, che tenta di dare risposte per tranquillizzare l'altro emisfero razionale.
Credo si possa considerare questo gioco la nostra esistenza un continuo dialogo interno dove parti diverse del nostro cervello si interrogano, trovano esposte, allineano pensieri, creando esperienze, fissando convinzioni, credo vivendo una fede continua che mettiamo in gioco in modo creativo col confronto, in un mondo che continuamente aggiorniamo con i nostri sensi.
I neuroni specchio tanto dibattuti stanno rivoluzionando il nostro modo di intendere il reale, ci fanno rendere conto di quanto siamo emotivi nel coinvolgerci in modo empatico attraverso tutte le nostre esperienze.
Ci viene incontro il costruttivismo che ci rimette al centro di questa grande esperienza che la nostra esistenza, dicendoci dev'essere gli unici veri responsabili del nostro vivere, del nostro sentire, del nostro percepire, del nostro capire.
Pensiamo che il fenomeno patologico dello sdoppiamento della personalità (schizofrenia) non fa che rivelare un fenomeno normale secondo il quale la nostra personalità si cristallizza non solo secondo i ruoli sociali che dobbiamo rappresentare (il piccolo funzionario sottomesso di fronte al capoufficio sarà un arrogante tiranno in casa propria) ma anche a seconda delle circostanze: la collera, l'amore, l'odio, la tenerezza ci fanno realmente cambiare da una personalità ad un'altra, modificando non solo le nostre voci e i nostri comportamenti ma anche la gerarchia interna paleo-meso-neo-cefalica, ricordiamo la tripartizione dell'encefalo che risale a Mac Lean del cervello tri-unico: così abbiamo, senza dubbio, personalità diverse, una predominante e le altre che emergono occasionalmente, ricordiamo Pirandello con "Uno, nessuno e centomila". Bisogna quindi tenere conto che lo sviluppo dell'immaginario, l'ipnosi e gli Stati mentali son vissuti nel mondo immaginario, e con esso la mitologia e la magia, gli errori e il disordine lungi dall'essere stati uno svantaggio per l'uomo, sono al contrario legati al suo prodigioso sviluppo. In conclusione, la scienza deve stabilire l'articolazione tra il corpo e la cognizione in una mente unica, fra entropia e antientropia (ordine e disordine), fra la complessità macrofisica e quella microfisica. Dovrà stabilire l'articolazione tra il vivente e l'umano, tra il vivere e l'esistere, dato che l'uomo è costruttivista per eccellenza.

domenica, aprile 17, 2016

Fede speranza e carità.
Marco Chisotti
Se ho dubbi che la carità possa essere un'esperienza ancora attuale, almeno pensata come era un tempo sui bisogni essenziali delle persone, mangiare, dormire, non ho dubbi sulla fede e sulla speranza, ancora molto attuali nel panorama della psiche umana, rappresentano ancora molto bene il bisogno "spirituale" dell'umanità.
Credo che la religione sia essenzialmente il prodotto di un bisogno umano, e credo che tale bisogno si possa riportare alla struttura stessa del nostro cervello, alle sue componenti, sia un bisogno emergente dall'esperienza cosciente e consapevole dell'uomo.
Ciò che mi stupisce ed in parte mi diverte è sentire dai moderni personaggi della New Age, e non solo, dai motivatori, formatori, terapeuti vari, consigli e suggerimenti che ho sentito tante volte predicare dai nostri preti, sicuramente rivisti e corretti in chiave psicologica, umanistica, perfino neuro scientifica, ma in fondo gli stessi consigli, le stesse parole di fede e speranza.
Da buon psicologo in passato ho studiato ed ho seguito tutto il percorso della psicologia umanistica, a partire dalla psicoanalisi fino alla moderna PNL nonché Ipnosi, Gestalt e terapia Sistemica relazionale, l'intero percorso partito dal lontano mondo di comprensione dell'animo umano della religione, è attraverso la filosofia per ritornare ora attraverso la psicologia a parlare ancora di religione, dal termine res logo legare, associare, implicare le cose tra loro, il tutto in un perfetto modello di cause ed effetti.
Come leggo da alcuni punti chiave del pensiero di un personaggio della PNL americana, Roy Martina, incontrato per caso nel panorama dei programmatori neuro linguisti odierni come Antony Robbins, o il nostrano Roberto Re, personaggi che si presentano come motivatori, formatori, o terapeuti, proprio come si presentavano i preti un tempo, il mondo è posto bellissimo dove vivere una vita meravigliosa, pieno di opportunità ed occasioni da non perdere.
Se posso esser d'accordo, in linea di principio con tali pensieri, chi d'altronde, dotato di buon senso non lo crede o lo spera, sorrido con ironia alla loro prosopopea, le parole che usano ed i consigli che dispensano, la vita che suggeriscono tra amore, perdono, vita sana, son le stesse "cose" che toccano il cuore delle persone da sempre, e che non molto tempo fa portavano gli uomini di chiesa.
A veder semplicemente le cose e le persone nel panorama delle relazioni d'aiuto rivedo tutta una gamma di parole e comportamenti un tempo retaggio di preti e suore, oggi a partire dagli psicologi, a seguire tutte le altre figure professionali riconosciute o meno dallo stato "garante", rivedo tutti parlare lo stesso linguaggio di fede e speranza.
Credo dunque, al di là dell'ambasciatore di turno, che fede e speranza son due principi fondanti la stessa struttura psico fisico emotiva dell'uomo.