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giovedì, aprile 02, 2015

La leggerezza dell'esser coscienti.
https://medium.com/@chisotti/la-leggerezza-dell-esser-coscienti-5c9238dd11ff
Quale esperienza m'attende a voler parlare di coscienza, beh un incredibile momento lucido nell'essere e nel divenire.
Intanto la prima cosa che percepisco nell'essermi svegliato in piena notte è la piena consapevolezza e lucidità di un qui ed ora, la chiara memoria di un esser stato e la possibilità di pensarmi in un domani, tutta la mia "brillante", si fa per dire, intelligenza ipotetico deduttiva, una piena coscenza spazio temporale, so di essere e di esser qui ora, d'esser stato e di rimanere ancora per un po', almeno questa è la speranza.
L'addormentarsi implica uno "strano processo" che permette di comprendere il tragitto che si fa ogni volta che ci si addormenta, dal pensiero differenziato, il pensiero col quale affrontiamo le esperienze dello, stato, di veglia, al pensiero indifferenziato, momento del quale si può supporne l'esistenza senza per altro averne certezza.
Nulla di speciale, si potrebbe dire che nell'addormentarsi, esperienza a cui ci si può normalmente sottrarre per un tempo limitato, i pensieri s'assotigliano, pensi ma non ci riesci, prima esegui ancora dei piccoli movimenti, poi credi di farli ma li stai solo pensando, poi perdi il contesto di riferimento, alle volte torna per poi svanire ancora, magari ce la metti tutta ma alla fine tutto svanisce, dormire è proprio un po' come morire, ma questa pvviamente è una mia cosciente supposizione, almeno per ora mi sembra proprio così, a meno d'esser già in un'altra dimensione dove faccio i conti con una dimensione di sogno, o di sogno nel sogno, o di sogno nel sogno nel sogno, e così avanti all'infinito.....
Incredibile ma è così, almeno per me ora, e visto che tutto finisce alla fine non credo a nulla dell'aldilà di cui si parla di qua, ma solo per una mera condizione di coscienza, dal momento che son in grado di portarmelo con me l'aldilà allora è un aldilà al di qua, dopo, e per poterlo affermare dovrei esserci, ed ancora non ci sono, a meno di supporre d'esser allucinato in un sogno, magari da qualcun altro all'occasione, dopo non so come sia o sarà e dunque rimango nel campo delle ipotesi deduttive, nel campo appunto dell'intelligenza ipotetico deduttiva.
Il credere è altro che il prodotto di un esserci, fino a che ci sei sussiste, dopo è tutta fede che hai prima ma che non sei in grado di ratificare dopo. Mi sembra proprio semplice nulla di più, è poco fa mi son detto di quest'esperienza, magari ci scrivo sopra qualcosa, in fondo il mio pensiero è così non posso negarmelo.
Per chi dorme di voi ora siete voi ad esser svaniti, ad esserci in un altro mondo, un mondo di cui non avete coscienza e dunque certezza.
Se non si ha coscienza, non si ha tempo ne si ottengono risultati, non si hanno pensieri strutturati in una veglia cosciente, almeno non se ne ha consapevolezza, e di questa io sto parlando.
A voi dico a domani che è già oggi, mentre voi ora non potete replicare perché per dire, affermare, c'è bisogno d'esser coscienti, coscienti di un io e di un altro, a cui ci si rivolge, solo due coscienze necessariamente fanno un io, una da sola pensa, crede, alla fine spera d'essere, ma tutto quanto è solo un atto di fede, che possa esistere un mondo, di poter essere nel mondo e rimanerci almeno per un altro po'.
Così la penso, almeno per ora, chissà forse son limitato, forse son nel giusto, ma la mia critica mi fa pensare attraverso le mie convinzioni, le mie esperienze, e lo sto facendo attraverso la logica, che mi mette in contatto con chi di voi mi sta leggendo.
Son affascinato, quasi compiaciuto di un siffatto mondo, la mia esperienza mi permette di percepirlo coi sensi proprio così, almeno questo è ciò che posso pensare, ciò di cui son convinto.
Ma la stessa coscienza può andar oltre, nell'immaginario e supporre tante cose che posso portar alla coscienza del mio lettore, faccio tutto questo per un altro che mi ascolta, che mi legge per la precisione.
La logica permette che tutto queso avvenga, assieme a "te", il mio interlocutore in quest'istante, di quello che ha preceduto questa mia esperienza posso solo supporne l'esistenza, è frutto di una mia convinzione, di una mia esperienza passata.
Viviamo nelle convinzioni, una coscienza che mantiene il nostro senso d'identità, e viviamo in un idea fatta di convinzioni coerenti tra loro, questo è il nostro credere, o meglio il mio credere ora.
La logica e la ragione mi permettono di rendere manifesto il mio pensiero a chi mi ascolta o mi legge, nella logica ci rimaniamo ogni volta che desideriamo confezionarci delle certezze, cioè a dire delle esperienze condivise, la ricerca di un pensiero condiviso è un bisogno essenziale, ci da il senso d'appartenenza.
Ma oltre a confermare me stesso, rimanendo nelle mie convinzioni, posso passare nel mio immaginario, il regno del possibile, ma non certo, non "vero", il mondo creativo dove come in un sogno immagino appunto, sviluppo un pensiero come se fosse "vero".
È incredibile in fondo tutto questo, e lo facciamo ogni giorno, partiamo in modo logico dal constatare in modo logico e razionale l'esistenza di questo è di quello, per me oggi è stato il constatare, attraverso la mia consapevolezza, frutto delle mie convinzioni, maturate durante la mia esperienza, che ci si addormenta e si finisce nel sonno, un mondo particolare di cui abbiamo una personale coscienza solo nel momento che sperimentiamo il sogno, che è una "fuga" nell'immaginario.
Se ci fate caso tutto quello in cui crediamo è frutto di un esperienza in cui crediamo, di cui siamo convinti, tutto ciò che crediamo vero è strettamente legato alla nostra logica ed alla nostra ragione, divenendo in tal modo un mondo possibile, ma proprio per questa possibilità d'esistere il mondo è immaginato e rientra dunque nel mondo immaginario e creativo di cui supponiamo l'esistenza.
Cosa rimane di tutto questo pensare?
Per me non rimane altro che l'esperienza di uno stato mentale, un mondo di personali valori, convinzioni e credenze, che nella misura in cui son riuscito a condividerlo con altri è divenuto un mondo logico, razionale, condiviso, uno stato mentale che nel momento stesso in cui non è più strettamente condivisibile diviene un mondo immaginario, un mondo di fantasia e creatività, che se riesco a qualificare e quantificare con la logica ed in modo ragionevole agli altri, diviene un mondo a tutti gli effetti, un mondo calato in un contesto spazio temporale, un mondo di cui posso parlare ed in fondo continuare ad arricchire nel mio immaginario.
Quali sono dunque gli elementi di uno stato mentale, essenzialmente sono valori, credenze e convinzioni che affermano il pensiero logico e razionale attraverso le nostre esperienze, e ci portano nel mondo immaginario nel quale viviamo l'esperienza del come se, è nel mondo immaginario che possiamo avere coscienza delle variazioni dei nostri stati mentali, e gli elementi che usiamo per aver coscienza della nostra esperienza sono differenti.
La prima esperienza è quella dissociativa, percepiamo il mondo da punti di vista differenti e lo facciamo dissociandoci, la stessa coscienza usa la dissociazione per farci avere coscienza di un io, è un esperienza fondamentale per tutti da sempre ed in particolare per i filosofi, dal "Cogito ergo sum", di Cartesio, all'idea di coscienza di Francisco Varela che ci dice: " .... la coscienza non è nella testa .... la coscienza è un'emergenza che richiede l'esistenza di tre fenomeni o cicli: il corpo, il mondo e gli altri".
La seconda esperienza fondamentale è focalizzazione spazio temporale, la capacità di esserci nel tempo, un momento particolare, e nello spazio, un luogo preciso, l'esperienza che ha intrattenuto per tutta la sua esistenza Albert Einstein che se ne è uscito con la sua straordinaria esperienza della relatività, che io semplicisticamente considero come "tutto è relativo".
La terza esperienza fondamentale è la capacità di cogliere le differenze, aumentare e diminuire le sensazioni percettive di una data esperienza, pensiero che ha intrattenuto a lungo Gregory Bateson, la differenza che crea differenza.
La quarta esperienza che ci accompagna e completa ogni nostra esperienza di vita è l'implicazione, la più grande superstizione, ci ricorda Ludvig Wittgenstein, l'implicazione, la causa effetto, il fine e scopo alla vita stessa.
Così concludo dicendo che la vita è l'esperienza di uno Stato Mentale un esperienza di cui abbiamo coscienza attraverso un corpo, un mondo e l'esistenza degli altri, in un preciso contesto spazio temporale, attraverso un operazione di distinzione come atto di cognizione e la memorizzazione dell'esperienza avuta come conoscenza acquisita, il tutto attraverso logica e ragione che vanno a costituire il mondo cosciente dei valori, delle credenze e della convinzioni che sono le nostre personali e critiche "verità".
Ma tutto questo solo quando siamo in uno stato mentale di piena coscienza e consapevolezza, solo poco che variamo questa consapevolezza che ci troviamo nel mondo creativo dell'immaginario in cui i sensi ci guidano nel mondo che ancora non c'è del possibile, come in un sonno dove un sogno ci guida.

lunedì, marzo 02, 2015

La coscienza esiste! Un riscatto esistenziale per andar oltre la fede. Marco Chisotti


La coscienza esiste! Un riscatto esistenziale per andar oltre la fede.



Abbiamo una coscienza molto ridotta è molto limitata rispetto all’inconscio perché la coscenza è un frutto incredibilmente cosciente, unico , un frutto straordinario, speciale, ci fa essere, ci fa dire, ci sa fare, pensare, gioire, scegliere, decidere …… La coscienza è speciale, difficile, straordinaria, è l’unica cosa di cui abbiamo consapevolezza, per poco che vada fuori noi non esistiamo più, non ce la facciamo più, siamo stanchi, delusi o affranti, per poco che si c’entra per noi è siamo felici, leggeri, contenti!

La coscienza è poca cosa rispetto a tutto il resto di noi perché è il frutto evoluto di un inconscio straordinario che gli animali vivono come unica possibilità, con poco altro, una biologia di cui son solo parzialmente consapevoli, una “ragione” molto limitata anche nei primati nostri stretti parenti, una consapevolezza praticamente inesistente, non s’accorgono, non si rendono conto, non vivono un mondo, vivono il mondo, un unica forma di possibilità, di vita vivono un unica direzione, guidati da un intuito straordinario ma assolutamente unico, indivisibile, indissociabile, imperturbabile. La coscienza è il sapere, il vivere decidendo, sapendo, pensando, patendo e gioendo, la coscienza è l’unica cosa che che abbiamo e sappiamo d’avere, tutto il resto lo supponiamo, lo speriamo, lo desideriamo, lo cerchiamo ed alla fine lo creiamo, perché solo ciò che la nostra coscienza crea esiste veramente tutto il resto è fede, un unica incredibile infinita fede per un mondo di speranza ma un mondo che esiste solo perché viene sperato, solo la coscienza è qualcosa, solo la coscienza esiste.

La coscienza esiste ed è il nostro vero ed unico riscatto esistenziale, è la cosa per cui tutte le cose esistono, senza la quale nulla è se non un completo ed unico atto di fede. Io esisto, tu che sto leggendomi esisti, solo la coscienza ti permette un atto così complesso ed unico come l’esistere, e questo è straordinario.

giovedì, febbraio 12, 2015

Un mondo vago. Marco Chisotti.

Un mondo vago. Marco Chisotti.

Il mondo è sufficientemente vago da permetterci di capire, capirci ed accordarci. 


"Ama la vita più della sua logica, solo allora ne capirai il senso." Fëdor Dostoevskij

Ci sono tre mondi che si allineano e si susseguono nella nostra esperienza, il nostro mondo personale legato alla critica, un mondo che ci protegge ed alle volte ci isola, il mondo condiviso della logica, dove ci incontriamo con gli altri, ci spieghiamo e comprendiamo, ed il mondo dell'immaginario dove sogniamo, creiamo e fingiamo come se posse possibile conoscere e cambiare, fino a riuscire a farlo.

Si pensa di conoscere e capire ma in verità si approssima la comprensione, si crede di capire e proprio questa credenza, questa nostra convinzione ci permette di raggiungere l'intesa e l'accordo. 

Fateci caso ma quanto spesso domandiamo cosa le persone intendono dire con ciò che affermano, nella maggior parte dei casi la comprensione è solo approssimativa. 

Quante volte ci soffermiamo a definire i dettagli, solo in particolari circostanze lo facciamo, per la maggior parte delle occasioni viviamo di approssimazioni, siamo sufficientemente vaghi, tanto da esser proprio per questo capiti e compresi.

In verità devo dire che son affascinato da quanto son vago anche con me stesso, anzi son tranquillo perché son vago, fossi preciso sarebbe un problema, sai quanto è difficile considerare un livello ottimale di chiarezza? 

In ipnosi si conosce molto bene l'arte del comunicare usando strutture superficiali e profonde del linguaggio, il Milton Model così è chiamato il "linguaggiare" di Milton Erickson, usa un linguaggio persuasivo che, al contrario del linguaggio di precisione, è un linguaggio generico che lascia molto spazio all'interpretazione dell'altro.

Credo si possa parlare di linguaggio ipnotico quando si parla di linguaggio persuasivo, ma al di là dell'Ipnosi penso che tutti quanti usano un linguaggio di persuasione o di precisione, e diamo agli altri possibilità differenti di comprendere, nel senso di con-prendere, prendere assieme, la realtà.

Mi risulta sempre più chiaro quanto le persone costruiscano la "realtà" attraverso esperienze differenti, più o meno dettagliate, in base a quanto guidano o siano guidati dagli altri nel costruire la realtà stessa.

Il mondo è come è non per come è ma per come lo vediamo ..... il mondo è il nostro mondo unico, nella nostra dimensione critica, ma noi pensiamo sia anche il mondo degli altri, condividiamo molto del mondo ma lo facciamo dietro a delle precise indicazioni date e ricevute a livello sociale, culturale e personale.

In verità credo che il mondo sia veramente vago ed impreciso e solo per questo motivo riusciamo a condividerlo, lo affrontiamo e lo gestiamo con la logica, quando non è possibile mantenere un mondo vago si va incontro allo scontro, o ci si rifugia nell'immaginario, nel mondo creativo che ci si trova a disvelarlo passo a passo.

Quando si lavora col mondo degli altri si rimane volutamente sul vago per rispettare il loro mondo, se si accetta d'ascoltare allora ci si avvicina al mondo dell'altro e si può comprendere quanto questo mondo sia differente dal nostro.

Credo sia così che ci si ritrova in solitudine, ascoltando il nostro mondo interiore senza dar spazio al mondo dell'altro.

Pensiamo di vivere le stesse cose che vivono gli altri ma non è così, viviamo quello che pensiamo di vivere ed abbiamo bisogno di credere che gli altri vivano le nostre stesse esperienze, solo così, vivendole, possiamo capirle, comprenderle e condividerle, solo così possiamo accordarci.

Son tante le esperienze della vita che aiutano a capire e comprendere ciò che voglio intendere, una per tutte la dimensione dell'innamoramento, è sicuramente il momento in cui condividiamo facilmente il mondo, il momento in ci sentiamo sicuri di avere un mondo con l'altro.

Al di là dei momenti d'innamoramento, il resto della vita lo passiamo a cercare l'intesa, la comprensione e l'accordo, un po con noi stessi e molto col mondo esterno.

Tutto il mondo è vago e finché è vago allora è possibile ed accessibile a tanti, non appena il mondo diventa unico diventa stretto e difficile, pensiamo di vivere lo stesso mondo ma dividiamo solo la convinzione di avere un mondo condiviso.

martedì, dicembre 30, 2014

Cosa rimane del vivere. Marco Chisotti

Cosa rimane del vivere. Marco Chisotti

"Fare una comunicazione, dare o comprendere un ordine, e simili, non sono cose che possono essere state fatte una volta sola. Seguire una regola, fare una comunicazione, dare un ordine, giocare una partita a scacchi sono abitudini (usi, istruzioni). Seguire una regola è analogo a obbedire a un comando. Si viene addestrati a obbedire al comando e si reagisce ad esso in una maniera determinata. Per questo seguire una regola è una prassi." Ludwig Wittgenstein Ricerche filosofiche.

Di solito il pensiero precede le azioni, almeno questa è la sensazione che viviamo, in più se aggiungiamo la volontà, siamo convinti, o abbiamo bisogno di pensarlo, che la volontà precede le nostre scelte e le nostre decisioni.
Ma se sospendiamo per un po quest'idea ed ipotizziamo che le cose possano andar diversamente, e sopratutto ci sottraiamo al senso comune condiviso della vita succedono cose strane.
Mi piace curiosare sotto il tappeto, ogni persona ha un suo personale tappeto dove finiscono le cose che non si desidera, o non si può, sistemare.
Il tappeto che ci offe la filosofia e molto interessante, Wittgenstein in particolare lo trovo quasi come un giullare di corte, che ti fa capire che il Re è nudo, te lo rende evidente.
Ho studiato l'ipnosi perché son affascinato da ciò che è mistero, ma, mano a mano che vado avanti a conoscere e sperimentare l'ipnosi, m'accorgo che l'ipnosi non è per tutti, come anche il costruttivismo, non tutti hanno una sorta di resilienza che permetta loro di sopportare il mistero, l'ignoto, il dubbio, o semplicemente la sospensione rassicurante del "giudizio".
Ma cos'è un mistero in fondo, voglio intenderlo come qualcosa che va oltre al conosciuto, è forse la vera realtà, qualcosa che ancora non è confinato in ciò che si conosce, si percepisce e si spiega.
Alcune persone rimangono in come un limbo, dove la loro realtà ha perso i confini, quando vivono l'esperienza degli Stati mentali, dello stato di trance, dei fenomeni "misteriosi" dell'ipnosi.
Un conto è vivere la propria vita nel mondo delle idee, dove facilmente si posson modificare le cose semplicemente variando parole e frasi, un altra cosa è comprendere i fenomeni esperienziali che si vivono fuori dal mondo delle idee.
Credo che l'esperienza dell'ipnosi riesca a fare questo, raggirare il mondo delle idee e mettere a nudo il Re.
Ora credo che per apprendere e conoscere si debba per forza mettere da parte la critica, l'insieme delle conoscenze possedute, solo così si può accedere al nuovo.
Come si dice, nelle esperienze ipnotiche, si torna bambini ed assieme a questo tornar bambini si ritorna allo stato mentale di quando si era bambini.
Ora l'idea che ho personalmente è che non tutti son stati preparati a vivere serenamente un esperienza di bambino, la curiosità indomita del bambino deve essere nata in un contesto di libertà, serenità, fiducia perché il bambino possa sperimentare libero, nel piacere di farlo, in una condizione di agio, benessere e tranquillità.
In caso contrario non sarà la curiosità a guidare lo stato mentale ma l'insicurezza, il dubbio, l'instabilita, col risultato di non riuscire ad appagare il desiderio di conoscere e crescere, o, ancor peggio, di abbinare paura e sconforto alle esperienze più profonde del conoscere ed apprendere dalla vita.
Se non si apprende non si è in grado di completare la conoscenza, si rimane nella superstizione, nella paura infantile, nel timore, nel dubbio, condizioni che spesso vedo negli occhi delle persone che rimangon bloccate dalla vita.
È l'abitudine a renderci forti, l'elerienza ripetuta, collaudata, è la regola appresa, perché eseguita più e più volte, a farci tenere la rotta, ad alzare la nostra resilienza, quella forza interiore ad affrontare le vita.
Se cammini nei passi di quel bambino che sei stato, accertati d'avere accanto chi crede in te, chi ti dà fiducia e speranza, cerca la tua guida il tuo inconscio protettore, lasciati aiutare da quel mondo inconscio, che puoi sperimentare con l'ipnosi guidata da chi ti fa sentire forte ed adeguato ad affrontare la vita stessa.
Cosa rimane della vita dunque? Il bello di quel mondo curioso che ti stupisce e ti lascia a bocca aperta anche dopo anni ed anni di esperienza, un mondo intero da comprendere e costruire nell'ipnosi di quel bambino che sei stato.

mercoledì, dicembre 24, 2014

BUON NATALE E BUON INIZIO 2015 AERF SIC

Miei cari tutti vi auguro di aver tempo, perché il tempo è vita.
Vi auguro di aver tempo, per poter fare e pensare, non solo con voi stessi, ma anche con agli altri, come ogni persona che si interessa di relazioni d'aiuto dovrebbe saper fare.
Di aver tempo, anche per correre, vi auguro di trovare il tempo per giocare, sognare, un tempo per essere contenti, un tempo per poter star bene e far star bene gli altri.
Vi auguro di trovar il tempo per esser creativi, costruttivi ed intelligenti, e di trovar il tempo da condividere col vostro inconscio.
Vi auguro di trovar il tempo per costruire relazioni a voi significative, relazioni sincere ed appaganti, relazioni costruttive, autentiche e complici.
Vi auguro d'aver tempo per vivere e far vivere l'ipnosi e gli stati mentali di gioia, pace ed armonia.
Di aver tempo per divertirvi ed esser spensierati, riuscire a sorridere, finanche a ridere, un tempo che quando è impiegato bene ti lascia qualcosa, ti fa sentir soddisfatto, realizzato.
Vi auguro di aver tempo, non soltanto da viverlo, ma tempo che ti lasci curioso e ti stupisca, che ti dia coraggio, forza ed equilibrio e non soltanto un tempo da veder fuggir via.
Vi auguro il tempo per sperare ancora, aver fiducia ed amare veramente.
Non c'è più tempo per rimandare ancora, siate curiosi e pretenziosi, non accontentatevi più.
Vi auguro di aver tempo per ritrovarvi, per vivere ogni giorno, anzi ogni ora come un momento unico irreperibile.
Di aver tempo per guardare lontano
ed anche tempo per crescere, per cambiare, per risolvere ed abbracciare la vita in modo diverso, più appagante, più libera.
Vi auguro di aver tempo anche per liberare il vostro cuore da cose inutili, ed il tempo per perdonare.
Vi auguro di aver tempo ........ perché il tempo è tutta la vostra vita.
Da libera mia interpretazione del pensiero di tanti altri buone feste e buona continuazione a presto Marco Chisotti.

venerdì, ottobre 10, 2014

La vita tra vuoti e pieni. Marco Chisotti.

La vita tra vuoti e pieni.  Marco Chisotti.


C'è chi ama leggere e chi ama scrivere, ultimamente amo di più scrivere, mi sento la testa piena ed ho bisogno di svuotarla ogni tanto, poi ho bisogno di essere protagonista dei miei pensieri, ogni tanto, e per scrivere bisogna esserlo.

La vita è un po' piena e un po' vuota, è piena di gioia di allegria di passione, è vuota di malinconia, di tristezza e solitudine, almeno così mi piace pensarla, sì vive in diretta quando si pensa al mondo, si vive in differita quando lo si contempla, se ti batte il cuore sei in diretta, se osservi, pensi, ti trovi in indiretta, così mi sembra un po' piena e un po' vuota, la vita intendo.

Ogni tanto si passa il tempo a chiedersi se si sta in un periodo in cui la vita è vuota, ma forse si è già in un momento in cui la si sta riempiendo di pensieri, parole, confronti.

Ho passato diversi momenti della mia vita per lunghi periodi molto piena, in altri periodi mi è parsa vuota e non è male ne piena ne vuota sono momenti molto differenti, sono esperienze che si accumulano e ci fanno sentire diversamente le cose.

Pensando alle nostre esperienze come piene o vuote e quindi anche alla vita, partendo dall'esperienza degli stati mentali, credo siamo impossibilitati a vivere oltre i nostri stati mentali, sto scoprendo sempre più la forza degli stati mentali attraverso le piccole esperienze del mondo quotidiano, l'ipnosi con cui lavoro è indubbiamente il mezzo migliore per mettere in luce gli stati mentali, ma nel quotidiano basta un semplice momento di concentrazione per capire quanto sia facile entrare in uno stato mentale e vivere pensieri e sensazioni particolari. Gli stati mentali sono costantemente dei pieni e dei vuoti della nostra vita.

Quando si guarda un film mi piace andare dietro la storia raccontata come a rivedermi protagonista, da buon costruttivista ho imparato che tutta la vita è una storia, la nostra storia, quella che ci raccontiamo, quella che ascoltiamo dagli altri, tutte le cose che ci raccontano sono storie, sono storie quelle che si dicono agli amici, agli insegnanti, quelle che ci raccontano i maestri, sono storie quelle che ci raccontano i giornalisti, i professionisti, sono tutte storie belle, interessanti, importanti, ma non possono che restare storie raccontate da qualcuno per qualcun altro, questa la vita raccontata, questa la vita piena, il vivere la vita è un altra cosa, è esser solo con te stesso, il vivere è un vuoto che si riempie poco alla volta fino a finirla, la vita intendo.

Mi piace credere che mi sto raccontando una storia, una storia sulla mia storia, quando parlo di un mondo pieno o di un mondo vuoto racconto la storia che definisce, descrive, il mondo, la vita, forse una storia che conosco già, una storia che sto costruendo in questo momento, la vita, così alle volte la vita la conosciamo già, alle volte ci sorprende, alle volte la vita è piena, altre volte la vita è vuota.

Il vuoto si abbina all'idea del silenzio, è importante pensare al silenzio e viverlo, io ho bisogno di momenti prolungati di silenzio quasi come se nei momenti passati, nel silenzio potessi mettere ordine nei miei pensieri.

Quando si occupa il tempo con esperienze che ci guidano siamo in una vita piena, la vita piena ti rapisce, ti coinvolge, è la più diffusa, la più amata, ai bambini sì da tantissima vita piena, gli si riempie il tempo costantemente di pieni. Veniamo educati a riempire la nostra vita di pieni, il mondo occidentale e tutto quanto pieno. In oriente si hanno molti più momenti e tempi vuoti, si medita, si sta con se stessi pregando ed orientandosi al vivere, molti vuoti orientali sono anche strutturali, si dice dell'arte giapponese come di un'arte semplice, fatta di poche cose, una cultura fatta più di vuoti, che di pieni, diverso è il loro mercato di scambio con l'Occidente, è completamente pieno.

Le emozioni solitamente vengono dopo un periodo di piena, di vita piena, attività piena, testa piena, sono stati mentali intensi che spiazzano la nostra mente vuota. Credo che sostanzialmente la nostra vita sia un po' come la nostra mente e la mente di per se è vuota, come la vita, non ha un significato, siamo noi a darglielo, la vita va riempiendosi poco alla volta scegliendo, decidendo, trovando dei traguardi, costruendo, alla fine la vita si riempie di significati e diventa qualcos'altro. 
Sto aspettando che la mia vita si svuoti è un momento di piena il mio, alle volte lasciandola andare sì ottiene quello spazio e quel tempo per rivivere.

giovedì, ottobre 09, 2014

Da dove arrivano le parole ...... e i pensieri? Marco Chisotti


Da dove arrivano le parole ...... e i pensieri? Marco Chisotti

Mi fa sempre strano pensare e parlare, e non ho ma sentito alcuno porsi la domanda "Da dove arrivano le parole?" Io me lo chiedo spesso agli altri vedo suona strano, probabilmente ho un leggero sfasamento tra un azione mentale e la sua consapevolezza per cui gli altri, non avendo lo sfasamento, vivendo un sincronismo perfetto non se ne occupano.
Quante sono le cose che facciamo o non facciamo senza raggiungere la consapevolezza? Probabilmente sono tante, come son tante le cose che si fanno intuitivamente senza usare la ragione.
Le parole son dietro di me, a me sembra, da qualche parte, poi arrivano e vengono proferite, ascoltate, sentite e provate.
Ma se anche non riesco a dire da dove arrivano sento di poter dire dove vanno a finire. Probabilmente non tutto ci è dato a capire, alcune cose devono rimanere un mistero, solo così è possibile contemplare ancora la vita ed il suo significato. 
Be ho iniziato dicendo di non sapere da dove arrivano le parole, ma allo stesso modo posso pensare e dunque pormi la domanda da dove arrivano i pensieri.
Credo sia particolare il mondo interno delle persone, come il mondo delle parole o meglio il mondo delle idee. Ogni volta che penso credo che i miei pensieri vengano prodotti dalla mia mente inconscia la quale, a sua volta, E è prodotta dalla biochimica del mio cervello. Sei miei pensieri derivano dalla biochimica e dunque hanno una base strutturale, credo si possa pensare che il cambiamento dei pensieri nell'arco di una vita si è influenzato dal modo in cui il nostro cervello si modifica nel tempo. Credo che con l'andare degli anni, poco alla volta, la moltitudine di bottoni sinaptici con cui un bambino si ritrova a vivere come composto da infinite possibilità, poco alla volta si riduca favorendo una limitata quantità ripercossi neuronali, creando l'effetto concentrativo, come dei punti attrattori, che il cognitivismo ha segnalato molto bene, attorno a questi punti attrattori si sviluppano delle competenze che nel tempo determinano l'effetto di saggezza, o almeno quello che noi consideriamo la saggezza, noi viviamo costantemente dell'effetto della struttura del nostro cervello, ma la mano che la nostra esperienza si accresce si accresce il mondo intorno a noi, nella direzione in cui noi rimaniamo concentrati.
Credo che sia l'uso del nostro pensiero a generare la struttura del cervello e di conseguenza la struttura del cervello influisce sulla sto pensiero, quando diventiamo vecchi, invecchiando voglio intendere, i percorsi sinaptici che abbiamo più frequentato, divengono tracce neuronali stabili e questi tracciati di caporali poco alla volta divengono esclusivi, prendendo il posto di ciò che precedentemente erano altri pensieri.

Credo sia questo il modo con cui noi procediamo nell'esperienza generando intorno a noi la sensazione di un mondo che abbiamo costruito, ho scoperto, sempre come sensazioni, in verità al mondo è solo una costruzione nostra mente, ma che ha una sua struttura, non è possibile dunque esimersi, prescindere dalla nostra struttura interiore, anche o forse sopratutto quando la struttura è semplicemente un insieme di neuroni dedicati nel tempo a particolari esperienze.
Con questo mio discorso voglio semplicemente dire che la sensazione di un bisogno di spiritualità non alle radici della spiritualità, ammesso che esista un luogo di spirito, ma ha origine della struttura dedicata dei nostri neuroni e dello accoppiamento strutturale.
Può sembrare riduzionista questo pensiero ma la sua intenzione è quella di dare più spazio alla funzionalità, sono affascinato dall'idea che si possano cambiare tante cose della vita di una persona, credo che si debbano tenere presente tante possibilità per aiutare persone, neuroscienze stanno spiegando tanti fenomeni, ciò che mi sembra chiaro perché non possiamo più nasconderci dietro un dito, se vogliamo aiutare le persone dobbiamo tenere presente che non solo il mondo fisico cambia per un insieme di regole chimiche, fisiche, meccaniche, via dicendo, ma che anche i nostri pensieri subiscono l'influsso del cambiamento strutturale dell'elemento da cui partono, il nostro cervello.
Mi piacerebbe pensare che il nostro modo di pensare al pensiero sia troppo limitato dal metodo col quale pensiamo, dunque comode strade concrete perché sono affascinato dall'astrattismo del nostro cervello. Forse può sembrare un paradosso parlare di astratto per quel che riguarda i pensieri, non essendo in qualche modo fatti di materia li consideriamo più astratti, ma i nostri pensieri sono concreti, perlomeno considerando gli effetti che generano, dunque non possiamo considerarli astratti e dobbiamo considerarli concreti, dunque possiamo pensare che derivino da strutture altrettanto concrete.
In questo modo non togliamo nulla a quello che è il mondo delle idee, e dunque essendo la spiritualità parte del mondo delle idee, non togliamo nulla la spiritualità se dobbiamo considerare che parte di essa ha come origine una forma strutturale.
È bello pensare che nostro cervello tragga le sue origini dalla nostra capacità di rimanere concentrati a lungo su pensieri e sensazioni, il nostro cervello si modella attraverso gli stati mentali che viviamo, modellando a sua volta gli stati mentali che lo modellano.
Quando G. A. Kelly ha parlato di costrutti personali ha parlato in qualche modo di stati mentali, questa perlomeno l'idea che mi sono fatto del suo pensiero, o forse questa è semplicemente l'idea a cui sono arrivato pensando il suo pensiero, i costrutti personali sono forme che strutturati in stati mentali permettono di vivere un processo. Sono esperienze allestite in un universo la nostra identità.
I costrutti personali hanno bisogno di mantenersi in uno stato coerente, la nostra identità è un costrutto ed è processata, vissuta, attraverso una danza di costrutti di livello logico inferiore. I costrutti personali, al pari dei costrutti mentali, che io considero stati mentali, producono i pensieri nei quali ci identifichiamo, i quali pensieri producono come effetto la nostra identità. 
La metafora che usa Kelly dell’Uomo-scienziato ci fa comprendere che l’uomo è in grado di rappresentarsi (costruirsi)  l’ambiente (e non meramente di reagire ad esso), il suo scopo ultimo è fare previsioni e controllare gli eventi, e generare dunque aspettative che ci mantengono nella condizione di poter controllare l'esperienza.
Sorge il problema del significato, o senso che abbiamo bisogno di dare alla nostra vita, e di come attribuire senso e conoscibilità a sé ed al mondo, e questo avviene molto spesso attraverso la previsione.
Non solo quindi abbiamo la necessità di considerare la struttura cognitiva da cui derivano i nostri pensieri, ma dobbiamo anche considerare il metodo che il cervello usa per renderci accettabile il mondo che ci sta attorno.
Le parole arrivano da lontano si costruiscono pensieri, l'effetto che abbiamo è il mondo delle idee, la spiritualità è una necessità e rientra in quel bisogno predittivo in cui costantemente soggiorniamo.
A completare il tutto è la nostra coscienza, che pur essendo sostanzialmente il prodotto di connessioni diverse di aree differenti del nostro cervello, alla fine dipende dalla coerenza della nostra identità, o meglio del bisogno di coerenza che la nostra identità possiede, la quale dipende dalle nostre parole, che dipendono a loro volta dalla biochimica della struttura del nostro cervello, che dipende dalle esperienze che ci si trova a vivere, che sono il processo attraverso il quale noi costruiamo la forma da cui dipende il nostro vivere cosciente.
La forma, ci incorda Bateson, è una descrizione delle cose ed il nostro vivere è un processo, forma e processo sono inscindibili, sono entrambi parti del gioco della vita, la vita è un continuo formare un processo, e vivere dandogli un significato, ogni forma  richiama un processo, il vivere, ed ogni processo prende coscienza, consapevolezza attraverso la nostra identità, una forma, che è frutto dell'esperienza, un processo, è così via all'infinito.
Credo si possa pensare che il parlare sia frutto del pensare che è a sua volta frutto dell'infinito, il vivere, ma tutto questo è solo un pensare e dunque mi torna in mente quanto sia assurdo pensar di non voler far parte di un Club che accolga tra i suoi membri uno come me, e in fondo, quanto sia anche divertente pensarlo.

Da dove arrivano le parole ...... e i pensieri?

lunedì, settembre 29, 2014

Foglie d'autunno. Marco Chisotti.

Foglie d'autunno. Marco Chisotti.
Mi son fatto l'idea che esistano categorie diverse di persone e senza pretesa, in modo leggero, più per diletto provo a declinare alcune categorie di loro.
Un idea che mi son fatto è che esistano certe persone che chiamo "fondamentalisti intelligenti" son persone che non ti danno scampo e non danno scampo neppure a se stessi, dicono quello che pensano e lo sostengono ad oltranza, non si danno pace fintanto che non hanno sviscerato fino in fondo un argomento, ma senza mai prenderselo a cuore, quasi senza emozionarsi, si suggestionano ma come prendendosi un raffreddore dopo qualche giorno gli passa, i dubbi li hanno In quanto son appunto intelligenti, non vanno d'accordo con altri "fondamentalisti intelligenti", sono difficili da seguire quando entrano in merito alle loro battaglie cognitive, son caparbi e spesso hanno ragione, quella, la ragione, infatti non gli manca, sono molto interessanti, indagano analizzano ed archiviano con grande facilità e capacità. Essendo intelligenti hanno compreso che far del male fa male, per il principio ecologico se tu rendi tossico un ambiente, quello in cui vivi, l'ambiente rende tossico anche te, sono sostanzialmente buoni, ma più per intelligenza che per cuore. Naturalmente ci sono anche i fondamentalisti stupidi ma quelli son già conosciuti ne parlano tutti i giorni sui giornali e lascio a chi se ne interessa l'analisi delle loro "qualità".
Un altra categoria di persone sono i "possibilisti intelligenti" della serie vivi e lascia vivere, al massimo siediti sulla sponda ad aspettare che prima o poi passa di lì il tuo nemico, sono molto dubbiosi, scettici, ma non per questo poco curiosi, anzi proprio perché dubitano approfondiscono e studiano con interesse ed attenzione, tra loro ci sono quelli intelligenti che archiviano e memorizzano e quelli intelligenti creativi che creano e dimenticano, sono affascinati da tutto perché se ne dimenticano velocemente. Sono buoni e lo sono di cuore, Capaci di metter da parte la ragione se serve per i sentimenti, di solito va tutto bene fino a che va bene per tutti, ma vanno d'accordo alla fine con tutti. Sono pochi i "possibilisti stupidi" non vale la pena di parlarne.
Ci sono poi quelli che vorrei definire "fondamentalisti possibilisti intelligenti", hanno tanti limiti ed hanno affinato l'abilità a trovare risorse dove altri si danno per spacciati ed alla fine la loro fede e speranza li premia, credono ci sia la possibilità di capire ma si arrendono alla complessità, all'infinito della conoscenza, mi viene in mente la filosofia del protagonista del film "La leggenda del pianista sull'oceano", film italiano del 1998 con Tim Roth, regia di Giuseppe Tornatore, film molto bello da vedere, dove lui, un pianista superlativo, un giorno quando il transatlantico dove è nato e su cui ha vissuto tutta la sua vita arriva al porto di New York decide di scendere ma poi a metà della passerella si ferma osserva l'immensa città dinnanzi e torna indietro, alla fine del film racconterà il motivo, quella città era infinita una tastiera con un numero infinito di tasti non la poteva suonare, erano troppi, molto intrigante il senso dell'infinito per me e cerco di tirarmene fuori.
I "fondamentalisti possibilisti intelligenti" sono un paradosso ed un controsenso per certi versi ma sento che hanno la capacità d'adattarsi e di negoziare con la vita, qualcuno direbbe magari di vivere di compromessi, ma credo che siano sensibili all'irreversibilità del tempo e sanno quanto ne resti poco di tempo da vivere e quanto sia meglio viverselo più che fumarselo. Per loro le cose possono sempre andar bene e son legati alla filosofia funzionalista "Basta che funzioni", bellissimo film di Woody Allen del 2009 che consiglio. È per questo motivo che queste persone le considero intelligenti, riconoscono i propri limiti e cercano solo le soluzioni, solitamente sono buone proprio perché riconoscendo i propri limiti non pretendono, si accontentano e rispettano i limiti degli altri, così risulta difficile esser cattivi.
Vi lascio immaginare la categoria delle persone "fondamentaliste possibiliste stupide" ma le potete solo immaginare in quanto la selezione naturale le ha spazzate via.
Ho voluto scherzare un po' ma mi preme sottolineare che si vive sempre una filosofia di vita anche quando si pensa di non viverla, esserne consapevoli aiuta.

giovedì, settembre 25, 2014

Imparare l' "arte" dell'aiuto è imparare ad essere in relazione. Marco Chisotti

Imparare l' "arte" dell'aiuto è imparare ad essere in relazione.

Mi son trovato di recente immerso in una accurata ed intrigante lettura esperienziale che descriveva il mondo delle cose e la vita delle persone, non potendo che seguire passo passo la "storia" che mi veniva narrata, così, come spesso mi succede quando vengo guidato verso una particolare esperienza, mi son cominciato a domandare se quello che leggevo era reale, vero, come si intende nella nostra esperienza quotidiana, e li per li la mia risposta è stata un altra domanda: "Voglio che quello che leggo sia reale, vero?"
Una citazione, tra l'altro molto bella, come quella seguente:
"Io non sono se non in un campo psichico con gli altri, con la gente, gli edifici, gli animali, le piante" di James Hillman è reale, vera?
Mi accorgo che è reale senza ombra di dubbio, per me è reale nella misura in cui la prendo in considerazione, ma in quanto vera dipende, posso dire che la sento sufficientemente varia ed accettabile da non viverla come minacciosa, è senza dubbio convincente, non so quanto possa persuadermi realmente, o quanto suggestionarmi, nella misura in cui l'accetto credo cominci a lavorare i miei pensieri e le mie idee, ogni idea che prendo in considerazione si presenta al mio mondo nella misura in cui mi convince.
Apparentemente ogni idea che si presentI come espressione contestuale, denotativa, descrittiva, può essere tranquillamente vista come una dichiarazione di intenti, l'intenzione si affaccia molto spesso mascherata da espressioni descrittive o ancor più esplicative.
Quelle espressioni che sembrano contemplare il mondo, in verità lo indirizzano verso un inevitabile ed appassionata conclusione.
Allora per me il mondo non è proposto, è imposto, così lo sento, così lo vedo, e più vien argomentato ed apparentemente descritto e più insinua una costruzione dettagliata e meticolosa, potrei dire a descrizioni appassionate e meticolose seguono spesso convinzioni arrendevoli e compiacenti, nelle relazioni d'aiuto le cose cambiano, nell'ipnosi solo gli approcci rispettosi del mondo dell'altro son in grado di generare apprendimento.
Nell'approccio con le relazioni d'aiuto è necessario lavorare su di se, io considero la relazione d'aiuto un arte a tutti gli effetti, come in tutte le arti quello che c'è da imparare nelle relazioni d'aiuto è un mestiere, imparare ad aiutare è imparare un mestiere, è divenire artigiani dell'ascolto, restauratori della mente, intendendo mente il complesso di elementi che compone le relazioni interpersonali, esperti del bisogno, competenti di fede, stimatori di speranza.
Per Sara essere in relazione con l'altro dobbiamo lavorare su di noi e sviluppare un metodo: ricostruire il contesto; imparare a porre domande significative; cogliere i confini della relazione; raccogliere i dati; formulare una strategia d'aiuto che produca perturbazione e di conseguenza cambiamento.
Sostanzialmente la differenza tra un approccio razionalista classico, basato sulla persuasione, come una psicoterapia classica, e un approccio non razionalista, tipico dell'Ipnosi Costruttivista, sta nel fatto che quest'ultimo è fondato sulla comprensione, mira ad aumentare i margini di consapevolezza e di coscienza di sé del cliente, attraverso la figura di un Counsellor Ipnotista Costruttivista, un perturbatore maieutico, che usa il metodo d'insegnamento e guida proprio di Socrate, basato sul dialogo, sulla discussione, e la capacità d'ascolto tipico dell'approccio Rogersiano (Carl Rogers).

"La razionalità, invece che come realtà assoluta e un'entità universale, va vista sempre come qualcosa di interattivo e di relativo, non dal punto di vista dell'osservatore: dovrebbe essere giudicata relativamente all'organismo di appartenenza, la razionalità non riguarda mai una cosa in sé, ma ci dice se un'azione, un pensiero, uno schema emotivo sono o no razionali in riferimento all'organismo che li impiega, alla sue necessità, non in riferimento a un osservatore che li giudica rispetto a punti di vista e a parametri suoi. Per un terapista è difficile fare questo, perché significa mettersi sempre in discussione; significa che non c'è nessuna verità decodificata già a priori" Vittorio Guidano, partendo da queste considerazioni illuminanti, l'aiuto è sostenuto dalla relazione, dall'analisi, e dalle strategie d'intervento.

Il ruolo della relazione nel processo delle relazioni d'aiuto è tutto, ma è difficile da gestire in modo adeguato e coerente, è il paradosso delle relazioni d'aiuto, che si evidenzia negli aspetti emotivi della relazione interpersonale fra cliente e Counsellor nel fatto che il contenuto non conta, se non per il Counsellor, il cliente ha bisogno di un canale diretto o comunicativo che proviene dalla nostra parte mammifera, dalle emozioni e che, instaurata una sintonia, può riorganizzare i contenuti.
I cambiamenti che si vedono nelle relazioni d'aiuto son le stesse che avvengono nel contesto di una relazione di amicizia, in cui c'è un vettore, una situazione emotiva che consente un canale di comunicazione tra due persone, solo attraverso una relazione emotiva si può perturbare un sistema, e dato che il cliente, come essere umano, è un sistema chiuso, non può ricevere informazioni dall'esterno, può ricevere solo una perturbazione, ed è questa che lo aiuta a riorganizzarsi, ma la perturbazione diventa significativa solo in un rapporto emotivo.
Nella relazione d'aiuto, il Counsellor Ipnotista Costruttivista perturba il cliente, ma questo è reso possibile dalla sintonia che ha creato con lui/lei, senza la quale è impossibile perturbare il sistema.
A differenza degli interventi razionalisti, il Counsellor Ipnotista Costruttivista che è non razionalista sa che non deve essere "direttivo" nei confronti del cliente, perché il metodo da seguire è quello che appartiene all'organizzazione mentale del cliente.
Vanno limitati tutti gli aspetti del Counsellor Ipnotista Costruttivista consigliere, non è compito nostro dire cosa fare al cliente, consigliargli il divorzio o no ad esempio, anche se ce lo chiede, noi non decidiamo della sua vita, gli insegniamo a lavorare, un Counsellor Ipnotista Costruttivista non razionalista, aiuta il cliente ad organizzarsi sempre nella sua vita.

Disegno di Alice Chisotti.

lunedì, settembre 15, 2014

La solitudine degli uomini primi. Marco Chsotti.

La solitudine degli uomini primi. Marco Chsotti.


Pensare è un mestiere molto interessante, prevede di prendersi delle limitate responsabilità, sicuramente impegna molto tempo, almeno nella mia esperienza è così.
Ho cominciato a pensare in modo professionale, come "mestiere" per intenderci, 30 anni fa quando ho scritto la mia tesi di laurea, prima col ruolo di studente ero come dispensato, almeno in parte, d,al prendermi la responsabilità di quello che produce o col pensare.
Da allora mi sento sempre impegnato a portare quello che penso con me, a tenere solo quello in cui credo ed a dire solo quello che avevo pensato, così più che mai ancora oggi mi sento responsabile del mio pensiero, e da buon costruttivista, mi sento responsabile dell'intera realtà in cui mi ritrovo.
Sento quanto sia difficile chiedere alle persone di condividere questa responsabilità, sapere di essere creatori della realtà in cui ci sentiamo di vivere da spettatori é un paradosso, è difficile venir a capo di questo paradosso.
Oggi la mia generazione vive la vita che i nostri genitori hanno riscattato dalla guerra, dalla distruzione e dalla fine, viviamo una vita in cui ci é permesso pensare a lungo, pensare in modo libero ed autentico, posso dire d'essere fortunato facendo il pensatore da trent'anni ininterrottamente. 
Mi son chiesto qual'è il prezzo che paga un pensatore, mi sento tre i primi uomini a cui è stato permesso d'essere liberi di pensare per un tempo così lungo, sento anche che son solo nel mio pensare, che abito il mio stato mentale in completa solitudine, pur condividendo con altri i pensieri, per lo più penso in solitudine.
Dunque è la solitudine il prezzo che si paga a pensare, so che la consapevolezza che porto con me della mia vita mi è resa possibile dal mio dialogo, dunque non son solo, son in compagnia del mio inconscio, credo funzioni così ma è comunque questa la solitudine che sento malgrado la forza di questo continuo dialogo. 
La realtà è una costruzione della nostra mente, tutto ciò che chiamiamo col suo nome, tutto ciò che crosciamo è frutto del nostro conoscere, del lavoro di distinzione e del ricordarsi le distinzioni fatte, so di essere tra i primi uomini a cui è stato dato il permesso di pensare senza altri oneri, una bella libertà che mi rende protagonista, una grande responsabilità che mi rende solo. 
Forse può sembrare riduttivo e limitato il mio punto di vista ma non è così, son perfettamente a mio agio nel vivere la mia vita da pensatore costruttivista, felice di condividere, quando mi è data la possibilità, i miei pensieri con chi ha la pazienza di condividere il suo tempo con me, nella fortuna di poterlo continuare a fare coi corsisti della mia scuola di ipnosi costruttivista, il peso della solitudine è pienamente ripagato dal loro riconoscimento e per questo li ringrazio, son orgoglioso di portare la solitudine degli uomini primi, ed il senso del pensare costruttivista prima di tutti per loro.



Disegno a matita di Alice Chisotti (riproduzione).

giovedì, settembre 11, 2014

Siamo fatti per come ci siamo costruiti. Marco Chisotti.

Siamo fatti per come ci siamo costruiti. Marco Chisotti.

E se fosse il nostro mondo inconscio a decidere? Se facesse aspettare la mente logica, razionale, cosciente il momento opportuno per capire? Se ci mettesse a maturare prima di comprendere, potrebbe succedere che non arriviamo in tempo, che finiamo la vita prima di finirne la comprensione. Credo sia questo il mio pensiero e condivido con voi i pensieri che lo producono.


Il paradigma della complessità.
La complessità rifiuta di lasciarsi definire in modo semplice e sbrigativo. Esistono due poli della complessità: un polo empirico, un polo logico. Il polo empirico è quello dei disordini, dell'alea, dei grovigli, delle inter-retro-azioni nei fenomeni. Il
polo logico è quello della causalità retroattiva, delle contraddizioni inaggirabili a cui conduce la conoscenza razionale-empirica, delle indecidibilità in seno a dei sistemi logici, della
complessità dell'identità.
Edgar Morin.


Paragonando la personalità con l'universo lo stato mentale è possibile definirlo:


Chiuso quando porta all'atteggiamento autocentrato col mondo
Aperto quando porta nello stato di estasi lontano dal mondo
Piatto quando porta ad un equilibrio funzionale verso mondo


"Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario." Steve Jobs
Siamo una storia ordinata e coerente, abbiamo un "Io" in grado di fingere, raccontare, inventare, un io che con facilità dimentica da dove è partito, dimentica cose e persone, fatti e misfatti, per poi tornare a raccontare quello che ha lasciato dentro di se, costruito con cura e attenzione, che è diventato reale, stabile e duraturo.


I nostri antenati vivevano nella preistoria in un ambiente naturale seguendo le loro sensazioni: osservavano il cielo, le stelle, la luna, il sole, i fiori e i frutti, le pietre, e vivevano di ciò che la natura dava loro. Sapevano costruire oggetti di forme e dimensioni precise senza avere conoscenza della geometria, ne della matematica si adattavamo alle variazioni del clima o migravano verso luoghi più vivibili. Quando arrivò il linguaggio e con esso l'uso di verbi e degli aggettivi la loro mente cominciò a creare ed organizzare il mondo per come oggi lo conosciamo. 


Fu allora che cominciarono a vivere la suggestione e l'ipnosi, con il gioco degli emisferi cerebrali, nell'uso creativo della suggestione, o nella definizione precisa dell'emisfero dominante, con l'ipnosi, resa possibile dalla dissociazione innata tra ragione ed emozione, e, attraverso il linguaggio, creando esperienze cognitive e cerebrali con focalizzazioni nel tempo e nello spazio, vivendo la causa e l'effetto coi nessi causali, o implicazioni, e percependo le variazioni percettive dei colori, intensificazioni, dei profumi, dei suoni, delle sensazioni. Siamo guidati dai pensieri che una volta costruiti ed attivati proseguono facilmente e volentieri senza più noi, loro creatori.


Il pensare spesso non è altro che eseguire una funzione: agire scegliendo, tra le possibilità che abbiamo in repertorio, quella che ci sembra migliore, usare, ma questa è solo una parte del lavoro del nostro pensare.


Ma esistono almeno tre forme diverse di pensiero, ed é Popper che parla di tre mondi diversi:
Il pensiero basale, il primo mondo
Il pensiero consapevole, il secondo mondo
Il pensiero linguistico, il terzo mondo


Il primo, il pensiero basale, riguarda un attenzione di fondo inconscia, tipicamente prodotta dal nostro cervello rettile, in cui teniamo sotto controllo l'ambiente per come si presenta, sopravviviamo all'ambiente stesso, con meccanismi d'attacco o fuga, di avvicinamento o allontanamento inconsapevoli. 
Il mondo uno, come lo rappresenta Popper è fatto delle cose materiali, gli oggetti del nostro mondo, le cose fisiche, potrebbe essere visto, qualcuno direbbe che é il mondo che prende il posto dell'altro, del mondo due, quando non ci pensiamo direttamente.


Il secondo, il pensiero consapevole, ci fa ragionare con più calma e vagliare con attenzione le situazioni, ci fa decidere e scegliere. Le immagini viaggiano in modo regolare e ordinato, una dopo l'altra, come in un film dove le cose accadono con coerenza e una giusta sequenza. E' in questo secondo tipo di pensiero che si è inserito il modo di pensare tipicamente umano dopo l'invenzione del linguaggio. 
Il mondo due, come lo rappresenta Popper, é il mondo dell'esperienza soggettiva, é il mondo delle emozioni, della volontà, dei desideri, dei sogni, dei pensieri, di ogni sentimento, è il mondo del cervello mammifero, del prendersi cura, del proteggere e difendere, dell'appartenere.


Il terzo, il pensiero linguistico, è rappresentato dal mondo delle idee, con questo tipo di pensiero l'essere umano ha fatto uno grande cambiamento, lasciando indietro tutti gli altri esseri viventi. Il pensiero della neo corteccia. Le parole che esprimono immagini e concetti, possono essere dette o scritte, e soprattutto possono essere manipolate, cancellate, deformate, trasformate. Possono costruire nuovi concetti, nuove immagini, anche non esistenti nella natura, da qui è nata la creatività del pensare umano. E con la precisione con cui pensieri e immagini sono stati usati con le parole, i numeri, ed i concetti, l'uomo ha creato la scienza. E' così esplosa la trasmissione e l'evoluzione del pensiero, si è formata la cultura, la conoscenza oltre i confini del mondo uno e del mondo due, il mondo tre, che a detta di Popper é il prodotto del pensiero dell'uomo, il linguaggio che va oltre ai segni, ciò che rimane come concetto in un linguaggio che é tradotto, ad esempio in una "verità", il ghiaccio ha una temperatura sotto gli zero gradi centigradi, almeno questo é l'accordo, in qualunque lingua io traduca questa affermazione la verità descritta non cambia, è il mondo delle misure e degli accordi musicali, economici, politici, dei credo religiosi condivisi. È il mondo del divenire, a partire dal prodotto degli altri due mondi.


Alla domanda di come si può conoscere se stessi Goethe risponde:
"Mai con la meditazione ma con l'azione. Cerca di fare il tuo dovere e saprai subito che cosa vali". Goethe J.W.


L'io o identità non ha una sede specifica nel cervello, l'identità è costituito in larga parte dal contesto sociale, un mondo di parole, dialoghi, discorsi, racconti che costituiscono il palcoscenico dell'umanità, e costituiscono la nostra identità narrativa, e definiscono, supportate dal corpo con le sue sensazioni, il nostro esistere nella nostra storia che è la nostra vita.